Il noto etologo Konrad Lorenz diceva che “Vivere è imparare”. E’ un’affermazione molto sintetica, ma molto vera: sin dalla nascita, la vita si trasforma in un processo di apprendimento continuo, attraverso ascolto, domande, osservazione e memoria. L’apprendimento spontaneo nasce dall’istinto e dalla sperimentazione del bambino.

Le cose cambiano un po’ quando si affronta il tema dello studio. Studiare, lo sappiamo bene, richiede metodo e, anche, coinvolgimento e motivazione. Nello studio spesso ci troviamo ad imparare cose che non scegliamo e che non necessariamente ci piacciono. Ed è difficile, lo sappiamo bene, suscitare l’interesse se non si scatena la curiosità.

E’ un tema delicato con cui si scontrano molti genitori, costretti a costringere i figli a studiare.
Noi crediamo che, affinchè lo studio si trasformi in un’opportunità, e non in un’occasione persa, serva lavorare sul metodo, con una doverosa premessa: non esiste un metodo universalmente valido per tutti e, quindi, ogni studente deve individuare quello a lui/lei più congeniale.

Diverse intelligenze, diversi metodi

Vi ricordate quando parlavamo della teoria di Howard Gardner relativa alle intelligenze multiple? Lo psicologo e professore della Harvard University ha identificato almeno sette tipi di intelligenza: intelligenza logico-matematica, linguistica, spaziale, musicale, cinestetica o procedurale, interpersonale, intrapersonale. Questo si traduce in diversi stili di apprendimento, sulla base dell’intelligenza predominante (ricordiamo che non esiste mai una netta distinzione fra i diversi tipi di intelligenza, ma una promiscuità con tratti caratteristici)

Di questo tema ha parlato anni fa anche la psicologa clinico-dinamica Anna La Guzza del centro Amamente in un articolo su nostrofiglio.it, individuando alcuni tratti caratteristici per ciascun tipo di intelligenza e, di conseguenza, alcuni suggerimenti per favorire l’apprendimento, che qui sintetizziamo:

Il bambino verbale visivo
E’ attento al linguaggio, è visivo, ama le nuove parole e le filastrocche. Può essere utile proporgli di ripetere un testo per fissare le idee, usare le parole chiave e riassumere.

Il bambino visivo-non verbale
Possiede la così detta ‘memoria per immagini’ (senza necessariamente implicare la parola scritta). Gli si possono proporre mappe concettuali o disegni degli argomenti da imparare, proprio perchè fissa le idee attraverso disegni, video e fotografie. Un utile strumento sono le flash card (carte con disegni o foto su un tema, usate, spesso, nella primaria per lo studio dell’inglese).

Il bambino uditivo musicale
E’ sensibile alle assonanze e portato per le lingue. In questo caso la voce è una preziosa alleata per modulare le informazioni, anche attraverso il ritmo e le filastrocche.

Il bambino cinestetico corporeo
Impara volentieri attraverso i giochi di movimento. Per cui un utile consiglio è di dislocare diverse attività nello spazio, in giro per casa (o all’aperto!). Sembra assurdo, ma avete mai pensato di inventare una caccia al tesoro con tracce per ripassare qualche capitolo di storia? Ci vuol tempo, ma si può fare.

Il bambino logico matematico
E’ spiccatamente attratto dai numeri, dalle formule matematiche e, in genere, pone tante domande. Ha una forte predisposizione per il ragionamento ipotetico. È capace di dedurre informazioni, per esempio, in base a indizi che trova in un testo.

Il bambino emotivo
Il bimbo manifesta una profonda empatia e “sente di pancia”. L’esperienza pratica è molto importante per lui e apprende dai suoi errori. Quando è possibile, è di grande aiuto portarlo a studiare direttamente le cose: una ricerca sull’autunno, per esempio, è più stimolante raccogliendo le foglie che solo sul libro.

SPUNT-ESERCIZIO: Compiti per genitori

L’elenco che vi abbiamo proposto deve essere interpretato come una sorta di mappa di orientamento: nessuno ha la pretesa di classificare i bambini né tantomeno di preconfezionare schemi di apprendimento. L’abbiamo proposta per focalizzare l’attenzione sul fatto che ogni bambino (così come ogni adulto) è una realtà a sè. Non possiamo pretendere di valorizzarlo, se non ne indivuiamo a pieno le caratteristiche.

Detto questo, il compito più impegnativo che spetta ad un genitore (ma anche a un insegnante) è aiutare il bambino a trovare la sua strada, a imparare con interesse e non semplicemente “perché deve farlo”.

Per mamme e papà il modo migliore è accompagnare il proprio figlio alla ricerca del proprio metodo di studio, standogli accanto in maniera propositiva:

  • aiutando ad organizzare lo spazio e il tempo per lo studio
  • dando ai bambini la responsabilità di concentrarsi da soli sul testo
  • ascoltandoli ripetere la lezione tutte le volte che serve, finché non si sentono sicuri
  • facendo domande per guidare il loro ragionamento e per verificare che abbiano compreso il corretto significato di alcune parole, cosa che non sempre possiamo dare per scontata
  • facendo notare collegamenti tra gli argomenti, le diverse materie e anche la realtà che ci circonda, con esempi che solletichino il loro interesse

Infine, per aiutare i vostri figli a conoscersi meglio e quindi a sviluppare il proprio metodo, mettetevi sullo stesso piano: provate a raccontare di voi, della vostra storia scolastica, delle materie preferite. Ai bambini piace accostare la loro esperienza a quella di mamma e papà e l’empatia è sempre un ottimo incentivo. A scuola e nella vita.

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