Il mondo delle emozioni e dei sentimenti non è di facile interpretazione. Là dove cuore e parole si mescolano, molti di noi fanno una grande fatica per rimanere a galla. Purtroppo, capita spesso che si provi un sentimento e che, per una serie di – anche valide – ragioni ci si comporti in tutt’altra maniera. Questo è tanto più vero con i bambini.
Come abbiamo ribadito tante volte, il giudizio è uno degli strumenti più pericolosi tra quelli a disposizione dell’uomo: tutti noi lo utilizziamo largamente e non potremmo farne a meno. Tuttavia, se il giudizio si trasforma in pregiudizio, rischia di portarci a conclusioni ed azioni sbagliate. A questo proposito, abbiamo recuperato un passaggio dell’VIII capitolo de “Il Piccolo Principe, vero e proprio scrigno di spunti di riflessione educativa:

Così l’aveva ben presto tormentato con la sua vanità un poco ombrosa. Per esempio, un giorno, parlando delle sue quattro spine, gli aveva detto:
“Possono venire le tigri, con i loro artigli!”
“Non ci sono tigri sul mio pianeta”, aveva obiettato il piccolo principe, “e poi le tigri non mangiano l’erba”.
“Io non sono un’erba”, aveva dolcemente risposto il fiore.
“Scusami…”
“Non ho paura delle tigri, ma ho orrore delle correnti d’aria… Non avresti per caso un paravento?”
“Orrore delle correnti d’aria? E’ un po’ grave per una pianta”, aveva osservato il piccolo principe. “E’ molto complicato questo fiore…”
Alla sera mi metterai al riparo sotto a una campana di vetro. Fa molto freddo qui da te… Non e’ una sistemazione che mi soddisfi. Da dove vengo io…”
Ma si era interrotto. Era venuto sotto forma di seme. Non poteva conoscere nulla degli altri mondi. Umiliato di essersi lasciato sorprendere a dire
una bugia cosi’ ingenua, aveva tossito due o tre volte, per mettere il piccolo principe dalla parte del torto…
“È questo un paravento?”
“Andavo a cercarlo, ma tu non mi parlavi!”
Allora aveva forzato la sua tosse per fargli venire dei rimorsi. Così il piccolo principe, nonostante tutta la buona volontà del suo amore, aveva cominciato a dubitare di lui. Aveva preso sul serio delle parole senza importanza che l’avevano reso infelice.
“Avrei dovuto non ascoltarlo”, mi confidò un giorno, “non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e respirarli. Il mio, profumava il mio pianeta, ma non sapevo rallegrarmene. Quella storia degli artigli, che mi aveva tanto raggelato, avrebbe dovuto intenerirmi.”
E mi confidò ancora: “Non ho saputo capire niente allora! Avrei dovuto giudicarlo dagli atti, non dalle parole. Mi profumava e mi illuminava. Non avrei mai dovuto venirmene via! Avrei dovuto indovinare la sua tenerezza dietro le piccole astuzie. I fiori sono così contraddittori! Ma ero troppo giovane per
saperlo amare”.

E quando innaffio’ per l’ultima volta il suo fiore, e si preparo’ a metterlo al riparo sotto la campana di vetro, scopri’ che aveva una gran
voglia di piangere.
“Addio”, disse al fiore.
Ma il fiore non rispose.
“Addio”, ripeté.
Il fiore tossì. Ma non era perché fosse raffreddato.
“Sono stato uno sciocco”, disse finalmente, “scusami, e cerca di essere felice”.
Fu sorpreso dalla mancanza di rimproveri. Ne rimase sconcertato, con la campana di vetro per aria. Non capiva quella calma dolcezza.
“Ma sì, ti voglio bene”, disse il fiore, “e tu non l’hai saputo per colpa mia. Questo non ha importanza, ma sei stato sciocco quanto me. Cerca di essere felice. Lascia questa campana di vetro, non la voglio più”.
“Ma il vento…”
“Non sono così raffreddato. L’aria fresca della notte mi farà bene. Sono un fiore”.
“Ma le bestie…”
“Devo pur sopportare qualche bruco se voglio conoscere le farfalle, sembra che siano così belle. Se no chi verrà a farmi visita? Tu sarai lontano e delle grosse bestie non ho paura. Ho i miei artigli”.
E mostrava ingenuamente le sue quattro spine. Poi continuò:
“Non indugiare così, e’ irritante. Hai deciso di partire e allora vattene”.
Perché non voleva che io lo vedessi piangere. Era un fiore cosi’ orgoglioso…”

Ti sei mai trovata/o in una situazione simile a quella del Piccolo Principe?

FONTI

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