LA TECNICA DELLA PAUSA ATTIVA

Art: Mark Bird

La lezione frontale rimane da sempre uno dei metodi più utilizzati dagli insegnanti: si tratta di un modello collaudato, relativamente semplice e che – non ce ne vogliano i fautori dell’apprendimento collaborativo – offre buoni risultati.

Tuttavia, non bisogna pensare alla lezione frontale come ad un momento di pura noia; esiste un filone di ricerca educativa che si è concentrato proprio sulle tecniche da inserire all’interno della lezione frontale per mantenere alta l’attenzione degli studenti. Un esempio è la tecnica delle carte delle risposte; un’altra proposta è la pausa attiva.

UN ESEMPIO DI PAUSA ATTIVA: PORTIAMO IL MOVIMENTO IN CLASSE

La pausa attiva nasce dalla considerazione che il movimento fa parte della vita di tutti i bambini; i bambini imparano muovendosi molto più di quanto potrebbe sembrare. E allora, perché non utilizzare proprio il movimento per realizzare dei micro-intervalli all’interno delle lezioni frontali, trasformando lo svago in un’occasione per potenziare gli apprendimenti?

Ecco un esempio:

IL GIOCO DELLE PALLE DI NEVE

Partecipanti: intera classe
Occorrente
: un foglio di un vecchio giornale per ciascun bambino
Tipologia: competitivo e collaborativo

  • Ad ogni bambino viene dato un foglio di giornale, che dovrà appallottolare per formare una “palla di neve”
  • Si divide la classe in due aree; poi si dividono gli studenti in due gruppi che si sistemeranno nelle due aree
  • Al “VIA!”, ciascuno studente lancia la sua palla di neve nell’area della squadra avversaria; i giocatori devono stare fermi e non possono buttare le palle di neve avversarie fuori dalla propria area
  • Trascorsi 30 secondi, il gioco si interrompe: vincerà la squadra che ha lanciato più palle di neve nell’area avversaria
  • Mentre gli studenti tornano ai loro posti, due di loro, uno per squadra, raccoglieranno le palle di neve e le butteranno nel cestino

Questo gioco ha una durata complessiva di 3-5 minuti; il lancio di palline inoffensive, in realtà, è un esercizio di potenziamento oculo-motorio che offre ai ragazzi un’occasione di movimento sempre più rara al giorno d’oggi (specialmente nelle grandi città).
L’insegnante dovrà stabilire precise regole all’inizio: evitare urla e strepiti, tornare al proprio posto in modo ordinato al termine della partita.

Il primo libro divulgativo in lingua italiana per promuovere la tecnica delle pause attive è “Maestra facciamo una pausa?” di Raffaella Mulato e Stephan Riegger, che offrono ai lettori una panoramica sulle sperimentazioni in atto oltre a dedicare un intero capitolo agli esempi pratici. Le pause attive sono esercizi brevi e sicuri, da svolgere in classe; possono durare uno o due minuti, massimo cinque. Il libro contiene anche un supporto multimediale, contenente diversi filmati che mostrano proprio come mettere in pratica la tecnica delle pause attive.

Se sei curioso di saperne di più, puoi leggere gratuitamente le prime 20 pagine del libro su Issuu, cliccando qui.

PRO E CONTRO DELLA PAUSA ATTIVA

I punti di forza di questa tecnica didattica sono:

  • Il fatto che piacerà moltissimo ai bambini 
  • Il mantenimento dell’attenzione attraverso le micro-pause 
  • La stimolazione motoria, che migliora la qualità dell’apprendimento ed è sempre più necessaria a bambini e ragazzi

Il principale svantaggio, invece, è:

  • La difficoltà di organizzare delle pause attive “disciplinate”; infatti, se i bambini si disperdono e non rientrano nei ranghi al termine di ciascuna pausa, si rischia di perdere molto più tempo. Inoltre, se non giocano in silenzio, potrebbero disturbare le classi vicine

Per ovviare a questo inconveniente, è necessario un certo allenamento da parte dei docenti. Da un lato, è una buona pratica la lettura attenta del testo “Maestra facciamo una pausa?”, che contiene numerose testimonianze ed esempi pratici; dall’altro, ci vorrà un po’ di esercizio.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA