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Apatia in pillole

Più simile a un sasso che ad un animale. Definizione di apatia.

Anonimo

L’epigramma è un tantino drastico, ma non vi è mai capitato di incontrare persone così? Persone che non si scompongono di fronte a nulla, ma che non hanno nemmeno passioni o obiettivi?

Tra la morte e l’apatia, sceglierei cento volte la prima. La morte ti coglie una volta per tutte, l’apatia ti consuma un poco alla volta, facendoti morire ogni giorno un poco di più.

C. Livo

Come vedete, i contemporanei non sono certo teneri con l’apatia, che viene vista come una malattia terribile, in grado di consumare una persona rendendola simile in tutto e per tutto ad uno zombie.

Cos’è l’apatia?

Secondo i filosofi antichi, l’apatia era una virtù: teneva lontani dagli eccessi di passioni (oggi li chiameremmo “picchi emotivi”) ed era sinonimo di equilibrio, di saggezza. L’apatico, libero dalle emozioni, poteva esercitare al massimo grado l’esercizio della ragione.

Oggi, invece, è considerata il grande male del nostro mondo: dopo due millenni passati ad evitare le emozioni in favore della razionalità pura, ci siamo resi conto che siamo ugualmente infelici. Quindi, ci tocca cambiare rotta e rimetterci in cammino verso il sentiero della felicità.

Per comprendere appieno l’apatia, dobbiamo partire dal concetto di motivazione, ovvero il motivo che spinge un individuo a compiere delle azioni finalizzate a raggiungere uno scopo. Ad esempio, chi è spinto dalla motivazione della fame, cercherà di procurarsi del cibo. E così via. Pensate ad una persona apatica come a qualcuno che non avverte la fame, dunque non ha nessun interesse a nutrirsi. Rischia di morire di fame, e per giunta, senza rendersene conto! Questa è la definizione psicologica di apatia: difficoltà ad esprimere la motivazione.



Definizione

L’apatia è una condizione caratterizzata da una difficoltà ad esprimere le proprie motivazioni. Da questo derivano i tratti tipici: assenza o scarsità di reazioni emotive, fiacchezza, scarso interesse verso il mondo e le attività quotidiane, indifferenza.

apatia

L’apatia in psicologia

Vi starete chiedendo: ma è una malattia? No, l’apatia è una condizione non patologica. In quanto tale non necessita di cure mediche o psicologiche. L’apatia, però, è anche un sintomo presente in varie patologie: dal disturbo depressivo alla sindrome di Alzheimer; alle volte, invece, è causata da uno squilibrio fisico. La linea di confine è quella del benessere psicologico: una persona apatica non soffre per la sua condizione (semplicemente, riducendosi le motivazioni si riducono le fonti di emozioni positive e appagamento: leggi “la vita diventa monotona e noiosa”), non pensa al suicidio né ha crisi di panico o attacchi d’ansia. Se l’apatia diventa un elemento di sofferenza, probabilmente c’è dell’altro: in questo caso è bene consultare il proprio medico.

Questo è un piccolo identikit della persona apatica:

  • sembra non provare emozioni per nulla
  • mostra profondo disinteresse verso l’ambiente, le persone e la vita
  • non ha obiettivi, non persegue alcuna passione
  • non reagisce di fronte agli stimoli

E voi, vi sentite apatici?

Alcune domande a cui è utile rispondere per fare il punto quando vi sentite stanchi, senza forze o indifferenti a tutto e tutti:

  • Avete dei progetti per la vostra vita?
  • Qual è il prossimo obiettivo che intendete raggiungere?
  • A che punto del vostro traguardo siete arrivati?
  • Vi sentireste felici se…

Se siete riusciti a rispondere – con sincerità – a ciascuna domanda, rallegratevi: non siete apatici. Alla peggio, avete subito qualche scossone che vi ha fatto traballare e dovete ancora riprendervi dal trauma.

In questo caso, sarà sufficiente allenare la vostra resilienza, ovvero la capacità di resistere agli urti e alle batoste rialzandosi, cambiando e tornando in condizioni di armonia (abbiamo scritto un MINI-SAGGIO sulla resilienza, con tanto di esercizi, che vi consigliamo!).

Mini-kit di allenamento per mamme e papà: sconfiggere l’apatia in 3 mosse

Se invece vi siete resi conto di non avere progetti, priorità e di non sapere bene cosa vi potrebbe rendere felici, significa che state attraversando un momento apatico della vostra vita. Ecco da dove ripartire:

Datevi un obiettivo: fondamentale per alimentare la motivazione. Se non riuscite a trovarne uno stimolante, ve lo diamo noi. Inventate una storia, proprio come proponiamo nel Gio-Coaching.

Leggete: la lettura è in grado di rigenerare l’amore per la bellezza, così come sa suscitare grandi emozioni.

Ripartite dal dialogo: potreste provare con una metodologia come il circle time (noi lo abbiamo analizzato a scuola, ma è efficace anche a casa); un modo democratico per esprimervi e far capire agli altri i vostri bisogni. Eccellente soprattutto per stimolare i bambini ad esporre i propri bisogni e le motivazioni.

Combattere l’apatia in famiglia

Per vincere l’apatia bisogna ricominciare dall’idea che la famiglia è una squadra. Bisogna motivarsi e sostenersi gli uni con gli altri, ma anche considerare il proprio benessere come un elemento essenziale per l’insieme. Spesso l’apatia colpisce mamma e papà se per troppo tempo sono costretti a rinunciare a tutte le loro passioni e al tempo libero. Quindi:

  • riflettete sul concetto di famiglia-squadra: proprio come dei veri allenatori, imparate a conoscere la vostra formazione
  • non uccidete passioni e motivazioni: non c’è nulla di male nel lasciare i bambini con la baby sitter per ritagliarsi un pomeriggio per sé; l’importante è farlo con buonsenso, solo dopo aver analizzato con cura le esigenze della squadra
  • cercate di coinvolgere i piccoli: attività e dialogo sono il migliore antidoto alla solitudine digitale e all’apatia che ne deriva
  • coltivate l’amore per la bellezza: secondo Galimberti nell’arte e nella letteratura sono nascoste tante passioni tutte da vivere

Gio-Coaching: giocare per ritrovare le passioni

Il principale nemico dell’apatia è il gioco, sapete perché? Semplice: il gioco, per definizione, è libero. Quindi, se scegliete di giocare, state già esprimendo una motivazione. Naturalmente, potete giocare anche a fare arte.

Il nostro Gio-Coaching per combattere l’apatia è ispirato a un caso celebre, che certamente conoscete. Stiamo parlando della scrittrice K. Rowling. Sì, proprio lei, la penna che ha dato vita a Harry Potter, il best-seller più venduto di sempre. Dovete sapere che i personaggi della serie, nonché l’intreccio, sono nati e cresciuti in un periodo grigio della sua vita: appena divorziata, con una bimba piccola e senza lavoro, la Rowling ha ritrovato la voglia di vivere e la motivazione nella scrittura. I risultati parlano chiaro! Dovreste provare:

  • LA GUIDA PER ASPIRANTI SCRITTORI: che contiene suggerimenti utili per inventare e scrivere una storia per bambini (oltre a qualche consiglio se deciderete di farla pubblicare)
  • STORIE PER BAMBINI, la sezione narrativa all’interno degli strumenti pratici per il Gio-Coaching

Una volta che avrete letto tanto, buttatevi: prendete la salutare abitudine di inventare storie e personaggi insieme ai bambini. E’ un ottimo modo per lavorare sulla famiglia, sull’arte e sul dialogo.







Libri sull’apatia

Un autore che ha ampiamente trattato il tema dell’apatia, accanto a quello dell’analfabetismo emotivo e delle passioni tristi è Galimberti. Ne L’ospite inquietante parla proprio di come il mondo contemporaneo rischia di minare profondamente le nostre motivazioni e le emozioni.
Secondo Galimberti, due sono le strade per combattere l’apatia: vivere la vita come un progetto, ricco di aspettative e tensione (intesa in senso positivo, come “slancio”) per il futuro e riscoprire la bellezza. Arte, letteratura, natura sono grandi maestri di bellezza; quella bellezza che, un poco alla volta, raggiunge il cuore riscaldandolo.

Tuttavia, se vi sentite apatici non è detto che la saggistica sia la soluzione migliore. Potreste invece provare con un romanzo, oppure un albo illustrato che sappia emozionarvi.

a cura di Matteo Princivalle

   

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