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Quando la Primavera arrivò sulla Terra con tutta la sua corte di fiori e animali, la trovò coperta di neve.
“Brrr, che freddo!” dissero con voce tremolante i fiori di campo, scaldandosi con le loro foglie sottili.
“Dobbiamo sciogliere il ghiaccio” disse alla Primavera la Lepre di Pasqua.
“Hai ragione” rispose lei, e agitando nell’aria le sue braccia sottili, chiamò il Sole, perché tornasse a splendere sulla Terra. L’aria si fece calda e la luce avvolse i tronchi degli alberi, i prati e i ruscelli; i fiocchi di neve presero a brillare, come un cielo stellato.
“Evviva, è arrivata la primavera” esclamò la Lepre di Pasqua, saltando qua e là insieme ai fiori.
Mentre correvano e danzavano, udirono una vocina che singhiozzava: “Aiuto! Aiuto!”
Era un piccolo fiocco di neve, posato su un filo d’erba, che si stava sciogliendo al Sole.
“Cosa c’è?” chiese la lepre.
“Non voglio sciogliermi! Questo prato è così bello, io voglio rimanere qui” disse il fiocco di neve.
La lepre si grattò il capo pensierosa.
“Questo sì che è un bel problema”.
Siccome non sapeva come comportarsi, strappò delicatamente il filo d’erba con il fiocco di neve e lo portò alla Primavera, per chiederle consiglio.
“C’è qui un fiocco di neve che non vuole sciogliersi; cosa dovremmo fare?”
“Che storia buffa!” sorrise la Primavera. “In tanti anni è la prima volta che un fiocco di neve viene a chiedermi di non sciogliersi”.
Il fiocco di neve la guardava con gli occhi lucidi; “Ti prego, aiutami”
“Lo farò” disse la Primavera, poi estrasse dalla sua borsetta a fiori un minuscolo seme.
“Questo è un seme magico; prendilo, e abbraccialo forte”.
Il fiocco di neve si strinse al semino con le poche forze che gli restavano.
“Adesso cara” disse alla Lepre la Primavera, “riporta il nostro nuovo amico nel prato in cui l’hai raccolto e coprilo con un poco di terra”.
“E tu, piccolino” continuò rivolgendosi al fiocco di neve, “non preoccuparti, rivedrai presto il prato. Dormirai per una settimana appena”.
La Lepre di Pasqua fece ciò che le era stato chiesto.
La settimana seguente la Primavera tornò a visitare il prato; c’era un fiore mai visto prima, che faceva capolino tra l’erba: proprio dove la lepre aveva sotterrato il fiocco di neve, era sbocciata una bellissima margherita, dai petali bianchi e candidi.
AUDIOFIABA
UN LIBRO PER VOI: I FOLLETTI DEI FIORI E IL DONO DELL’AMICIZIA
Se siete genitori o educatori che amano leggere ai propri bambini, vi raccomandiamo il nostro I folletti dei fiori e il dono dell’amicizia.
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Leggenda irlandese. Testo: Alessia de Falco & Matteo Princivalle
Nei tempi antichi, i boschi d’Irlanda erano popolati da fate, gnomi e altre creature incantate. Un giorno, arrivarono gli uomini e cominciarono ad abbattere gli alberi e a distruggere i boschi. Fate e gnomi furono costretti a fuggire, perché gli uomini non avevano alcun riguardo per le piccole creature della natura. Gli gnomi, che erano del colore della terra, riuscirono a nascondersi nelle fessure tra le rocce del bosco.
Le fate, però, avevano ali e vestiti troppo colorati per riuscire a nascondersi; così, si trasformarono in denti di leone: in questo modo mantennero il loro giallo sgargiante e il vento le avrebbe fatte volare sui campi in estate.
Si dice che i denti di leone possano crescere su qualsiasi terreno, anche sui più inospitali, proprio perché sono animati dallo spirito magico delle fate.
EDUCARE CON LE FIABE
“Le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidati al solo intelletto: si pensi ai momenti di grande pericolo, alle perdite dolorose, alla capacità di perseverare nei propri obiettivi nonostante le frustrazioni, allo stabilirsi del legame di coppia e alla costruzione del nucleo familiare. Ogni emozione ci predispone all’azione in modo caratteristico; ciascuna di esse ci orienta in una direzione già rivelatasi proficua per superare le sfide ricorrenti della vita umana“.
D. Goleman
Riconoscete queste parole nella leggenda che vi abbiamo raccontato? I denti di leone sono nati come reazione resiliente alla più grande delle difficoltà, il rischio di estinguersi. Ciononostante, le fate sono riuscite a superare la difficoltà e a crescere, grazie alla bellezza. Ecco che questa fiaba diventa uno strumento per indagare la realtà attraverso il pensiero narrativo, un dispositivo complesso che coinvolge pensieri, emozioni e socialità.
Fiabe e leggende sono strumenti straordinari per conoscere e padroneggiare il reale grazie all’intelligenza emotiva.
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Tutti i lunedì mattina, il Bruco Mangianoia prendeva le forbici e tagliava l’erba che cresceva ai piedi dell’Albero della Gioia, in cui abitava. Lavorava fino al tramonto, perché era un bruco piuttosto preciso e odiava vedere le erbacce fare capolino in giardino. Un giorno, però, si accorse di un’ape, che stava raccogliendo i suoi bagagli ai margini del prato, stipandoli in una piccola valigetta a fiori. Sembrava in partenza. “Dove vai, amica Ape?” domandò il Bruco Mangianoia curioso. “Cambio casa, perché qui non posso più fermarmi”. “E perché? Forse non ti piace questo giardino?” “Ma no, il fatto è che…” “Che…?” “Che tutti i lunedì tu tagli l’erba, e insieme all’erba tagli i fiori selvatici di cui mi nutro. Noi api siamo molto diverse da voi bruchi: voi vi nutrite di foglie, mentre noi raccogliamo il nettare dai fiori e lo trasformiamo in dolce miele. Tu, però, tagli gli steli dei fiori e così io non ho più niente da mangiare. Il Bruco Mangianoia rimase senza parole: non aveva mai immaginato che il suo prato verde e ordinato creasse un simile problema alla povera ape. “Mi dispiace…” balbettò, ma l’ape scrollò una delle zampine: “Figurati, al giorno d’oggi, chi si cura più di noi api”. Poi chiuse la valigetta e partì. Il Bruco corse in casa, prese i suoi attrezzi da giardiniere e corse fuori: scelse una bella aiuola soleggiata ai margini del giardino e la ripulì. Poi cercò nel mucchio delle erbacce i fiori che aveva tagliato, raccolse i loro semi e li interrò nell’aiuola. Innaffiò la terra soffice e aspettò che i fiori selvatici crescessero di nuovo. Quando l’aiuola fu pronta, partì alla ricerca dell’ape: attraversò il ruscello che scorreva oltre l’Albero della Gioia, i campi di grano, gli orti dei contadini e infine riuscì a trovarla. L’ape aveva trovato riparo in una fioriera, sul davanzale di una finestra e stava riposando all’ombra di una grossa primula gialla e viola. “Puoi tornare” sussurrò il Bruco Mangianoia. “Che?” chiese l’ape, levandosi dal suo riparo. “Dico che puoi tornare nella tua vecchia casa” disse il bruco, schiarendosi la voce. L’ape lo guardò con gli occhi che luccicavano per la nostalgia. “E i fiori?” “Torna con me e vedrai”. L’ape si alzò in volo e seguì il bruco. Insieme attraversarono gli orti dei contadini, i campi di grano, il ruscello e infine videro l’erba verde del prato. Quando l’ape vide l’aiuola piena di fiori selvatici ai margini del giardino, non riuscì a trattenere una lacrima di gioia. “Grazie” disse piano al bruco, “che bell’aiuola”. “Guarda” disse il bruco mostrandole il giardino: sto preparando tante altre aiuole, qui, qui e anche laggiù. Presto saranno pronte, così potrai scegliere i fiori che preferisci”. Grazie alla cura del bruco, l’ape poté tornare alla sua vecchia casa, e non solo: invitò ad abitare con le anche le sue cugine, che erano fuggite qua e là nel mondo. Costruirono un alveare scintillante su uno dei rami più bassi dell’Albero della Gioia e vissero per molti anni, felici e contente. Ma il lavoro del Bruco Mangianoia non era ancora finito: infatti, voleva che tutti sapessero dei fiori e delle api. Così andò dal suo amico il Pulcino Pasqualino, di professione postino, e gli fece diffondere questo messaggino: “Se le api vogliamo salvare, tanti fiori dobbiamo piantare”.
AUDIOFIABA
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Il bruco 3D è un simpatico lavoretto creativo che si realizza in 5 minuti (è adatto anche ai bambini più piccoli) e che si può utilizzare per tanti semplici giochi da tavolo.
OCCORRENTE
Per la sagoma: foglio di carta bianca A4 e pennarello nero (o penna tecnica)
Per colorare: pennarelli, matite colorate o pastelli ad olio
TUTORIAL
Nel tutorial abbiamo realizzato tre bruchi dei colori dell’arcobaleno. Naturalmente potete utilizzare i colori che preferite per dare vita al vostro Bruco 3D.
GIOCARE CON IL BRUCO 3D
Il Bruco 3D si può utilizzare per allestire un semplice gioco da tavolo: La corsa dei bruchi. Ecco come si fa:
La corsa dei bruchi. Si gioca in due, su un tavolo o sul pavimento. Preparate una pista, delimitandola con il nastro di carta o con oggetti vari (libri, indumenti, scatole, etc.); per cominciare potete realizzare un percorso rettilineo, poi, una volta che i giocatori saranno più esperti, aggiungere curve e ostacoli. Posizionate i bruchi sulla linea di partenza: al “VIA” i giocatori dovranno far muovere il proprio bruco soffiando sul retro. Per un risultato ottimale, vi consigliamo di utilizzare dei bruchi leggermente più piccoli di quelli che vedete nel nostro tutorial (approssimativamente lunghi quanto metà di un foglio A4 per il verso della lunghezza).
I NOSTRI BRUCHI 3D
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Un semplice esercizio di disegno creativo per dare vita alle coloratissime Galline Geometriche. Guardate il nostro video-tutorial per imparare a realizzarle (bastano pochi tratti di pennarello).
OCCORRENTE
Per la sagoma: pennarello nero, penna tecnica nera o lapis
Per colorare le galline e le uova: matite o pennarelli
TUTORIAL
GIOCARE CON LE GALLINE GEOMETRICHE
Bastano 10 minuti di esercizio per imparare a disegnare delle galline geometriche super! Ma come possiamo trasformare in gioco questo semplice esercizio di disegno? Ecco qualche idea:
La sfida delle galline geometriche. Si gioca in due, con un foglio; per cominciare, dividete il foglio a metà. Ciascun giocatore, nella sua metà, dovrà disegnare una gallina geometrica, in modo che le due galline si fronteggino faccia a faccia. Dopo aver disegnato la gallina, dovrete disegnare un uovo: vincerà il giocatore che riuscirà a disegnare l’uovo più grande e a colorarlo tutto.
Quante galline? Si gioca in due, con un foglio; anche in questo caso, dividete il foglio a metà. Ciascun giocatore, nella sua porzione del foglio, dovrà disegnare il maggior numero di galline geometriche possibile. Attenzione: ciascuna gallina dovrà avere il suo uovo e né uova né galline dovranno toccarsi. Questo gioco non è facile come sembra!
LE NOSTRE GALLINE GEOMETRICHE
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