Blog

IL SEGRETO DEL METODO MONTESSORI

Lettura scelta da “Il segreto dell’infanzia” (Maria Montessori, Garzanti, 2018):


Il metodo non si vede: ciò che si vede è il bambino. Si vede l’anima del bambino che, liberata dagli ostacoli, agisce secondo la propria natura. Le qualità infantili intraviste, appartengono semplicemente alla vita come lo sono i colori degli uccelli e i profumi dei fiori: non sono affatto la conseguenza di un «metodo di educazione». È però evidente che quei fatti naturali possono essere influenzati dall’opera di educazione che abbia lo scopo di proteggerli, di coltivarli in modo di aiutarne lo sviluppo. Anche sui fiori, che sono naturali nei colori e nei profumi, l’uomo può agire con la coltivazione: può assicurare la comparsa di certi caratteri o anche fare svolgere in forza e in bellezza i caratteri primitivi che la natura presenta. Ora quei fenomeni presentati nella Casa dei Bambini sono caratteri psichici naturali. Essi però non sono apparenti come i fatti naturali della vita vegetativa, perché la vita psichica è così mobile, che i caratteri suoi possono addirittura sparire per condizioni inadatte dell’ambiente, e venire sostituiti da altri caratteri.

È quindi necessario, prima di procedere a uno svolgimento educativo, di porre le condizioni di ambiente che favoriscono l’affioramento dei caratteri normali nascosti. A tale scopo basta solo «allontanare gli ostacoli» e questo deve essere il primo passo e il fondamento dell’educazione. Dunque non si tratta di svolgere i caratteri esistenti, ma di scoprire prima la natura, e soltanto dopo aiutare lo svolgimento della normalità. Se si studia quella prima impostazione di condizioni, che si produssero casualmente, e che causarono l’affioramento dei caratteri normali, se ne possono riconoscere alcuni di speciale rilievo.
Uno è l’ambiente piacevole offerto ai bambini, dove essi non avevano costrizioni. Ed estremamente piacevole doveva essere per quei bambini cresciuti in luoghi miserabili, la casa bianca e pulita, con i tavolini nuovi, le piccole sedie e poltroncine costruite per loro e i piccoli prati del cortile soleggiato.
L’altro era quel carattere negativo dell’adulto; i genitori analfabeti, la maestra operaia, senza ambizioni né preconcetti. Questa situazione si potrebbe considerare come uno stato di «calma intellettuale». Si è sempre riconosciuto che un educatore dovrebbe essere calmo. Ma questa calma era piuttosto considerata nel carattere, negli impulsi nervosi. Ma si tratta qui di una calma più profonda: uno stato di vuoto o meglio di sgombero mentale che produce limpidezza interiore. È «l’umiltà spirituale» che si avvicina alla purezza dell’intelletto, che prepara a comprendere il bambino e che dovrebbe essere perciò la preparazione essenziale della maestra.
Altra circostanza notevole è la offerta ai bambini di un materiale scientifico adatto e attraente, perfezionato per la educazione sensoriale, e di mezzi, come le allacciature, che permettono una analisi e un raffinamento dei movimenti e provocano il concentrarsi dell’attenzione, irrealizzabile quando l’insegnamento fatto a viva voce pretendesse destare le energie con richiami esterni. Dunque: l’ambiente adatto, il maestro umile e il materiale scientifico. Questi sono i tre punti esterni.


FONTI

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

La preparazione del maestro

Lettura scelta da “Il segreto dell’infanzia” (Maria Montessori, Garzanti, 2018):


Sbaglierebbe dunque il maestro che pensasse di potersi preparare alla sua missione soltanto per mezzo di nozioni e studio: prima di tutto si richiedono da lui precise disposizioni di ordine morale. Il punto essenziale della questione dipende dal come si deve osservare il bambino e dal fatto che non ci si può limitare a un esame esteriore, come se si trattasse di una conoscenza teorica circa il modo d’istruire e di educare l’infanzia. Insistiamo sull’affermazione che il maestro deve prepararsi interiormente studiando sé stesso con metodica costanza per giungere a sopprimere i propri difetti più radicati, quelli che costituiscono un ostacolo per le sue relazioni con i bambini.

[…]

Ecco qui un ammonimento efficace: «Il peccato mortale che ci domina e c’impedisce di comprendere il bambino è l’ira». E siccome un peccato non viene mai solo, ma ne porta seco altri, all’ira si associa un altro peccato, in apparenza nobile, ma in realtà diabolico: l’orgoglio. Le nostre cattive tendenze possono essere corrette in due modi: uno interiore, che consiste nella lotta dell’individuo contro i propri difetti, chiaramente visti, e uno esteriore, che è la resistenza esterna alle manifestazioni delle nostre tendenze cattive. La reazione delle forme esteriori ha molta importanza, poiché, rivelando la presenza dei difetti morali, è generatrice di riflessione. L’opinione del prossimo vince l’orgoglio dell’individuo; le circostanze della vita soggiogano l’avarizia; la reazione del forte piega la collera; la necessità di lavorare per vivere vince i pregiudizi; le convenzioni sociali vincono la lussuria; la difficoltà d’ottenere il superfluo mitiga la prodigalità; la necessità della propria dignità sconfigge l’invidia, e tutte coteste circostanze esteriori non cessano di agire come una continua e salutare avvertenza. Le relazioni sociali servono a mantenere il nostro equilibrio morale.

[…]

Quando qualcuno di noi è attaccato per i propri difetti, è evidente l’abilità con cui il male si sforza di dissimularsi ai nostri stessi occhi. Non è già la vita che difendiamo, ma sono i nostri errori: e siamo pronti a difenderli con le maschere che chiamiamo «necessità», «dovere» ecc. E lentamente ci andiamo convincendo d’una verità che la nostra coscienza riconosceva per falsa, e che ogni giorno diventa più difficile rettificare. Il maestro e in generale tutti coloro che aspirano a educare i bambini devono liberarsi da cotesto insieme d’errori che insidiano la loro posizione nei riguardi dell’infanzia. Il difetto fondamentale, composto di orgoglio e di ira, tende a presentarsi nella coscienza del maestro totalmente scoperto. L’ira è il principale difetto e a essa l’orgoglio presta una maschera seducente, la toga della dignità, che arriva persino a esigere rispetto. Ma l’ira è uno dei peccati che più facilmente trovano resistenza da parte del prossimo. Perciò bisogna frenarla, e chi soffre l’umiliazione di tenerla nascosta finisce col vergognarsi di essa. Il cammino non è difficile, ma facile e chiaro: abbiamo di fronte delle creature come i bambini, incapaci di difendersi e di comprenderci e che accettano tutto quanto loro si dice. Non solo accettano le offese, ma persino si sentono colpevoli di tutto ciò di cui li accusiamo. L’educatore deve riflettere profondamente sugli effetti di cotesta situazione nella vita del bambino. Questi non comprende l’ingiustizia con la ragione, ma la sente nello spirito, e si deprime e si deforma. Le reazioni infantili – timidezza bugie, capricci, pianti senza causa apparente, insonnie, timori eccessivi – rappresentano un inconscio stato di difesa del bambino stesso, la cui intelligenza non riesce a determinare la causa effettiva, nelle sue relazioni con l’adulto.

[…]

La preparazione che il nostro metodo esige nel maestro è l’auto-esame, la rinuncia alla tirannia. Egli deve espellere dal proprio cuore l’ira e l’orgoglio, deve sapersi umiliare e rivestirsi di carità. Queste sono le disposizioni che il suo spirito deve acquisire, la base essenziale della bilancia, l’indispensabile punto d’appoggio per il suo equilibrio. In ciò consiste la preparazione interiore: il punto di partenza e la meta. D’altra parte ciò non significa che si debbano approvare tutti gli atti del bambino, né che ci si debba astenere del tutto dal giudicarlo, e neppure che si debba tralasciare di sviluppare l’intelligenza e i sentimenti: al contrario, il maestro non deve mai dimenticare d’esser tale e che la sua positiva missione è quella di educare. Ma è necessario un atto di umiltà, è necessario cancellare un pregiudizio annidato nei nostri cuori.


FONTI

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

APPASSIONARE I BAMBINI ALLA LETTURA? ECCO COME FACEVA MARIA MONTESSORI

Lettura scelta da “Il segreto dell’infanzia” (Maria Montessori, Garzanti, 2018):


Mentre stavamo preparando del materiale per insegnare l’alfabeto stampato e ritentare la prova dei libri, i bambini cominciarono a leggere tutte le stampe che si trovavano nella scuola: e c’erano alcuni scritti veramente difficili a decifrare, come un certo calendario dove erano stampate parole scritte in lettere gotiche. Al tempo stesso i genitori vennero a dire che per la strada i bambini si fermavano a leggere le insegne delle botteghe e non si poteva più andare a spasso con loro. Era evidente che i bambini si interessavano a decifrare i segni alfabetici, non a sapere quelle parole. Vedevano una scrittura diversa, e si trattava di conoscerla, riuscendo a ricavarne il senso di una parola. Era uno sforzo di intuizione paragonabile a quello che induce gli adulti a rimanere lungamente studiando i segni di scritture preistoriche scolpite sulla pietra, fino a che il senso che ne deriva dà la prova di aver decifrato i segni sconosciuti. Questo era il movente della nuova passione che nasceva nei bambini.

Troppa fretta da parte nostra nello spiegare i caratteri stampati, avrebbe spento quell’interesse e quell’energia intuitiva. Anche una intempestiva insistenza a far leggere delle parole sui libri, sarebbe stato un aiuto negativo, che avrebbe, per una finalità senza importanza, abbassato l’energia di quelle menti dinamiche. E così i libri rimasero per lungo tempo nelle credenze.
Fu solo più tardi che i bambini si misero in rapporto coi libri. Cominciò da un fatto proprio interessante. Un bambino tutto eccitato venne a scuola, nascondendo nella mano un pezzo di carta sgualcita e si confidò a un compagno: «Indovina che cosa c’è in questo pezzo di carta…». «Non c’è niente, è un pezzo di carta rotta.» «No, c’è un racconto…» «Un racconto lì dentro?» Questo attirò una folla di bimbi interessati: il bambino aveva raccolto il foglio in un mucchio di immondizie. E si mise a leggere: lesse il racconto. Allora fu compreso il significato di un libro: e dopo questo si può dire che i libri andarono a ruba.


FONTI

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

COSTRUIRE UNA COLOMBA DI CARTA

In questo articolo scoprirai come realizzare una colomba di carta tridimensionale. Si tratta di un semplice laboratorio creativo, adatto anche ai bambini più piccoli (purché siano in grado di ritagliare).

COLOMBA DI CARTA: ISTRUZIONI

Per realizzare questo laboratorio ti serviranno:

  • fogli di carta A4;
  • forbici;
  • pennarelli o matite;
  • colla stick, colla vinilica o nastro di carta.

Comincia piegando due fogli a metà, come nella foto: su uno dei fogli dovrai disegnare la sagoma della colomba, dal lato della piega (dovrai disegnare solo mezza colomba, una volta ritagliato il foglio l’altro lato diventerà l’altra metà); sul secondo foglio, invece, dovrai disegnare le ali (anche in questo caso, un’ala soltanto).

Ecco i fogli di carta una volta ritagliati. Le linee tratteggiate sono quelle lungo cui dovrai piegare la sagoma.

Ecco come assemblare la colomba: le ali vanno posizionate sul dorso Per fissare la sagoma delle ali al corpo della colomba puoi utilizzare la colla stick, la colla vinilica o del nastro di carta.

Ecco la nostra colomba, in posa accanto ai fiori di tarassaco:

costruire una colomba di carta 4

Con l’esperienza, potrai realizzare delle varianti personalizzate della colomba di cartoncino. Per esempio, potresti modificare la forma del corpo e delle ali.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

LA STRADA DEI PENSIERI

La strada dei pensieri è un laboratorio artistico che si ispira all’idea di “flusso di pensieri”, ovvero l’operazione mentale di lasciare che i propri pensieri fluiscano in libertà sul foglio.

STRADA DEI PENSIERI: ISTRUZIONI

Siamo partiti da un foglio bianco in formato A4. Lì abbiamo tracciato la nostra strada dei pensieri (che in verità è un reticolo di strade). Successivamente, abbiamo riempito le aree tra le strade con dei motivi geometrici astratti. Abbiamo colorato queste aree e infine abbiamo dato un titolo al nostro lavoro. Abbiamo deciso di chiamarlo “PASQUA È …”, in occasione della Pasqua, ma la strada dei pensieri si adatta ad una grande varietà di altri temi.  Per finire, abbiamo riempito le strade dei pensieri con frasi e parole sciolte, che simboleggiano i nostri primi pensieri a proposito del tema scelto.

Questa è la nostra strada dei pensieri di Pasqua. L’abbiamo colorata e completata in digitale, per ottenere dei colori più brillanti.

Questa è la strada dei pensieri bianca, da completare. Sotto l’immagine puoi trovare il iink per scaricarla e per stamparla.

Clicca qui per scaricare questa scheda.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

La leggenda del salice piangente

LA LEGGENDA DEL SALICE PIANGENTE

Un tempo, il salice piangente aveva una bella chioma slanciata: i suoi rami, rivolti all’insù, arrivavano a toccare il cielo. Un giorno, il salice vide una grande folla venirgli incontro. C’erano soldati, sacerdoti e tanta gente comune. Al centro, un uomo camminava lentamente portando sulle spalle una grande croce di legno. Era Gesù, che era uscito dalle porte di Gerusalemme e stava percorrendo la strada che conduceva al Golgota, il luogo in cui sarebbe stato crocifisso.

Ad un certo punto, Gesù cadde per terra. Provò a rimettersi in piedi, ma il peso della croce lo faceva stramazzare. Intorno a lui si radunarono alcuni soldati, armati di fruste e pungoli, minacciandolo e intimandogli di rimettersi in piedi. Fu allora che il salice, vedendo quell’uomo soffrire così, chinò la sua chioma e allungò i suoi rami verso di lui, in modo che potesse afferrarli per rialzarsi. Da quel giorno il salice, rattristato da tanto dolore e dalla cattiveria di cui solo gli uomini sono capaci, non ha più rialzato la chioma; per questo motivo viene chiamato salice piangente.

storie per bambini la leggenda del salice piangente

Clicca qui per stampare o scaricare questa leggenda.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.