Questa è la scheda del nome Linda di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:
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ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME LINDA
Linda è un nome di origine germanica, nato dall’abbreviazione di nomi come Rosalinda e Teodolinda. “Lind”, nelle lingue germaniche, indica il drago, mentre “Linde” indica la tenerezza. Ciascuno può scegliere l’etimologia che preferisce!
ONOMASTICO DEL NOME LINDA
L’onomastico si festeggia il 1 novembre, nel giorno di Ognissanti. Infatti, non esistono sante né beate col nome Linda.
CURIOSITÀ
Il colore legato al nome Linda è il verde, mentre la pietra portafortuna è lo Smeraldo.
Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.
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“Se la mattina vi fate il letto, avrete portato a termine il primo compito della giornata. Questo vi darà una sensazione di orgoglio e vi incoraggerà a concluderne un altro, e poi un altro ancora. Farsi il letto, inoltre, rimarca la consapevolezza che nella vita le piccole cose contano. Se non sapete fare bene le piccole cose, non ne farete mai di grandi”.
Così ha detto l’ammiraglio William H. McRaven durante la cerimonia di consegna dei diplomi dell’Università del Texas, che ha scritto anche un libro sull’argomento, “Fatti il letto” (Piemme, 2018). Il libro nasce dalla convinzione che ci siano una serie di buone abitudini utili anche al di fuori del mondo dei marines. Farsi il letto è un piccolo gesto, ma sono proprio i piccoli gesti a cambiare il mondo.
L’abitudine di rifare il letto ogni mattina non è esclusivamente legato al mondo militare: secondo i ricercatori, si tratta di un’abitudine chiave, un piccolo gesto capace di conferire un senso di benessere profondo, oltre a migliorare la produttività e la capacità di gestire il proprio tempo e le proprie risorse. Charles Duhigg ha affrontato questo argomento nel suo libro “Il potere delle abitudini” (TEA, 2014).
Le abitudini, a loro volta, sono legate al concetto di cambiamento e alla nostra capacità di generare e vivere il cambiamento. Insomma, rifarsi il letto la mattina non è solo un’abitudine legata alla buona educazione e non è soltanto un gesto legato all’autonomia personale. È invece il primo passo verso uno stile di vita più sano e soprattutto, più consapevole.
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Elisabetta è un nome femminile di origine ebraica. Deriva dal nome ebraico “Elisheva”, che significa “Il Signore è il mio giuramento”. Si tratta di un nome di origine biblica: Elisabetta era il nome della madre di Giovanni Battista.
ONOMASTICO DEL NOME ELISABETTA
L’onomastico si può festeggiare il 23 settembre, in memoria di Sant’Elisabetta, madre di Giovanni Battista, oppure il 17 novembre, in ricordo di Sant’Elisabetta d’Ungheria.
CURIOSITÀ
Il colore legato al nome Elisabetta è l’arancio, mentre la pietra portafortuna è l’Ambra.
Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.
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Giovanni Bollea è considerato il padre della moderna neuropsichiatria infantile: il suo merito è stato principalmente quello di fondere il momento pedagogico e il momento psichiat.
Le sette regole d’oro per educare i bambini
Dategli meno. Hanno troppo, non c’è dubbio. Il consumismo fa scomparire il desiderio e apre le porte alla noia.
Quella che conta è l’intensità, non la quantità di tempo passato con i bambini. I primi venti minuti del rientro a casa dal lavoro sono fondamentali. Devono essere dedicati al colloquio e alle coccole. E non certo a chiedere dei compiti o dei risultati.
I giochi più educativi sono quelli che passano attraverso la fantasia della madre e le mani del padre: bastano due pezzi di legno, ma i genitori ormai non sanno più inventare.
Dai tre ai cinque anni è bene avviare i bimbi ai lavoretti a casa, assieme ai genitori. È utile che sappiano stirare con un piccolo ferro o attaccare un bottone.
Sport. Prima di tutto deve essere lui a desiderarlo. Meglio se lo fa in gruppo, facendo capire che agonismo significa emergere con fatica e non diventare campioni. Ottime due o tre ore di palestra alla settimana. Poca competizione, grande beneficio fisico.
Va incoraggiata la cultura artistica abituandoli al bello. Teatro, musica, arti visive creano il desiderio di migliorare. I soldi spesi per la cultura sono quelli che rendono di più.
Ultimo suggerimento: ho una mia teoria e forse mi prenderanno in giro. La chiamo: la donna a tre quarti del tempo. Le donne che lavorano, la maggioranza, a fine giornata pensano già ai figli, alla spesa, agli impegni di casa e rendono poco. Non sarebbe meglio lasciarle uscire mezz’ora prima? I figli, tornando da scuola, le avrebbero a casa meno stressate e più disponibili. Più che di corsi, è di questo che i bimbi hanno bisogno.
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Questa è la scheda del nome Fabio di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:
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ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME FABIO
Fabio è un nome di origine latina. Deriva da “Fabius”, termine con il quale si indicavano i membri della Gens Fabia, che si diceva discendente di un figlio di Ercole. Probabilmente questo nome deriva dalla fava, che in latino era detta “faba”. Molte antiche famiglie romane portano il nome di un legume.
ONOMASTICO DEL NOME FABIO
L’onomastico si festeggia l’11 maggio, in ricordo di San Fabio.
CURIOSITÀ
Il colore legato al nome Fabio è il giallo, mentre la pietra portafortuna è il Quarzo.
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Ti sei mai chiesta/o quale sia la correlazione tra studio e movimento? Quando insistiamo affinché nella scuola primaria italiana (e possibilmente già all’infannzia, con modi e tempi diversi) venga introdotta l’educazione motoria non lo facciamo perché siamo fanatici dello sport, ma con solidi argomenti.
L’Università dell’Illinois, ad esempio, ha dimostrato che nei ragazzi tra i 9 e i 10 anni che praticavano sport l’ippocampo (zona cerebrale importante nei processi di memorizzazione) era più sviluppato rispetto ai compagni sedentari. Questa recente scoperta scientifica consolida quanto già sostenuto dai ricercatori della Medical University of South Carolina Children’s Hospital, che avevano rilevato come l’aumento delle ore di attività fisica durante l’orario scolastico avesse come effetto collaterale l’incremento delle prestazioni cognitive dei ragazzi.
Forse, proprio nello sport potremmo trovare una risposta al dilemma che abbiamo posto in questo articolo. Perché gli studenti italiani studiano quasi cinque volte rispetto ai ragazzi coreani (o svedesi, o finlandesi, o di tanti altri paesi del mondo) e ottengono risultati nettamente inferiori? Forse, perché rispetto ai loro compagni, anche a causa della mole eccessiva di studio, sono troppo sedentari. Quel che è certo è che dobbiamo fondare una cultura del movimento e dello sport, in cui l’attività sportiva non sia assimilata ad una perdita di tempo o ad uno svago ma diventi un’attività essenziale per vivere bene.
Ma quanta attività occorre fare per vederne i benefici? Ce lo dice Franco Carnelli, primario della Unità operativa di ortopedia e traumatologia dell’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni: “Tre sedute settimanali, ognuna di circa un’ora, preferibilmente di attività aerobica, sono più che sufficienti per far bene alla mente dei ragazzi oltre che al corpo“.
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