Il Carnevale nell’arte e un lab creativo ispirato a Picasso

In questi giorni, il grigiore invernale è interrotto qua e là dai coriandoli che appaiono sui marciapiedi, sempre più fitti, a inondare di colore le strade cittadine.

Il Carnevale è una sferzata di energia dopo il lento torpore di gennaio, di un inverno che raggiunge il suo compimento: forse anche per questo, per la sua esplosione di colori, il Carnevale ha ispirato in diversi modi gli artisti contemporanei.

Oggi vi proponiamo un brevissimo excursus ispirato alla figura di Arlecchino e ad alcuni artisti che lo hanno reinterpretato. Proveremo anche a cimentarci in un laboratorio creativo.

CARNEVALE: UN PO’ DI STORIA

Carnevale deriva dall’espressione latina carnem levare, “eliminare la carne”. Il martedì grasso, ultimo giorno del Carnevale, veniva allestito un succulento banchetto che segnava l’inizio della Quaresima, periodo di digiuno e penitenza.

La cosa bella è che il Carnevale è stato introdotto ed interpretato un po’ in tutto il mondo, ciascuno con le proprie tradizioni, legate alla cultura popolare e al teatro di strada. Ricordiamo tra gli altri il Carnevale di Venezia, di Viareggio, ma anche di Rio de Janeiro.

Probabilmente il fascino delle maschere è legato alla possibilità di trasformarsi in altro, di recitare una parte, proprio come a teatro. Forse è questa la suggestione che ha influenzato molti artisti. Le maschere (non dimentichiamoci che la Commedia dell’Arte ha avuto grande popolarità in ambito europeo) hanno affascinato Picasso, ma anche Cezanne o Juan Gris.

Vediamo la figura di Arlecchino nei tre autori e come hanno reinterpretato questo personaggio stravagante e scapestrato, ma altrettanto furbo e coraggioso, pigro, ma sempre pronto alla battuta.

PAUL CÉZANNE: PIERROT E HARLEQUIN (MARTEDI’ GRASSO)

Conservato al Museo Puskin di Mosca, il dipinto venne realizzato a Parigi, nello studio che Paul Cézanne aveva affittato in Rue du Val-de-Grâce, su commissione di Victor Chocquet, un funzionario di dogana, appassionato d’arte e collezionista, nonché amico del pittore, che lo conobbe grazie a Renoir.

Il pittore si ispirò a suo figlio Paul, avuto nel 1872 da Hortense Fiquet, che posò per l’Arlecchino, e all’amico Louis Guillaume nei panni di Pierrot. Come con I giocatori di carte, viene esasperata la contrapposizione dei due personaggi, dei loro movimenti, degli atteggiamenti e perfino dei colori.

JUAN GRIS: HARLEQUIN WITH GUITAR

All’epoca in Juan Gris dipinse il suo “Arlecchino con la chitarra” nel 1919, il suo stile cubista era pienamente sviluppato e aveva cominciato a catturare l’attenzione del pubblico. In quest’opera vediamo il ribaltamento dell’immagine standard di Arlecchino: colori più tenui e cadenti, con la figura un tempo identificabile che si fonde con lo sfondo, una con il tavolo, la sedia e l’ambiente circostante.

L’impressione è che Gris voglia lasciare spazio ai dettagli e, allo stesso tempo, alla libertà di dipingere uno stile che sembra provenire dalla memoria. Sebbene le scene e i colori si sovrappongano, hanno comunque un aspetto realistico per loro, fedele all’esperienza.

PABLO PICASSO: ARLECCHINO ALLO SPECCHIO

Il quadro risale al 1923 e appartiene alla serie di Arlecchini seduti realizzati in quell’anno da Pablo Picasso (1881-1973). All’inizio si pensò che questo quadro facesse parte di un serie di Arlecchini che avevano come soggetto il pittore catalano Jacinto Salvadò e invece questo qui si discosta molto dagli altri per via dei suoi tratti iconografici e in realtà si tratta solo in parte di Arlecchino.

La scena in un’ambiente chiuso con a sinistra una finestra che affaccia su un cielo azzurro e presumibilmente una tenda bianca accostata, la figura è in primo piano seduta e posta nell’atto di guardarsi allo specchio, mentre con la mano destra si sistema il cappello.

L’opera ricorda i precedenti periodi blu e rosa, nei quali le opere di Picasso avevano come soggetto artisti del circo e insieme alle maschere di Arlecchino e Pierrot simboleggiavano la condizione di emarginazione dell’artista stesso.

UN LAB CREATIVO ISPIRATO A PICASSO

Vi abbiamo dato tre spunti per riflettere su come ognuno di noi rielabora ciò che vede: nella pittura è un concetto immediato, ma fondamentalmente è ciò che accade nella vita di ciascuno di noi, anche in maniera non necessariamente artistica. Dopo questo spunto, vi chiediamo di essere portavoce della pedagogia creativa, creando a vostra volta. Noi in questi giorni ci siamo ispirati ad un’altra opera di Picasso, Paul vestito da Arlecchino.

Provate come prima cosa a chiedere ai bambini cosa ne pensano, noi abbiamo ricevuto le seguenti risposte:

Il bambino vestito da Arlecchino non mi piace perché è di due colori
Disegna tutto storto

Superato questo momento di “grande critica d’arte”, stiamo provando a realizzare il nostro arlecchino, con i colori che più ci piacciono. Potrebbero essere quelli del quadro o … a voi la scelta. Sul web abbiamo trovato questo, magari vi può ispirare.

http://catemaestra.blogspot.it/