La maschera di Arlecchino

Indice dei contenuti

  1. Origini della maschera
  2. La nascita di Arlecchino (storia per bambini)
  3. Disegni da stampare
  4. Filastrocche

    arlecchino la maschera

La maschera di Arlecchino

Arlecchino è una delle maschere più famose del carnevale italiano, originaria di Bergamo. La sua maschera comprende:

  • il vestito a losanghe di tutti i colori;
  • la maschera nera;
  • il batocio, o battacchio: questo bastone, composto da due listelli di legno uniti insieme ad un’estremità, era una sorta di strumento musicale che veniva utilizzato dalle maschere della Commedia dell’Arte per colpirsi facendo rumore (senza farsi male).

Arlecchino è una maschera nata in seno alla Commedia dell’Arte. Arlecchino (Arlechì in dialetto bergamasco) rappresenta il servo astuto, mescolando tra loro la figura dello Zanni (un’altra maschera della Commedia dell’Arte con caratteristiche simili) e le figure degli Arlequin francesi. Gli Arlequin erano demoni farseschi, dai quali è ripresa la maschera nera col lungo naso adunco (in origine rappresentava un corno demoniaco). Nella Commedia dell’Arte questo personaggio è un servo imbroglione, pigro e non troppo intelligente. Arlecchino non riesce quasi mai ad ingannare il suo padrone o gli altri servi.

Se vuoi approfondire le origini della maschera di Arlecchino nella Commedia dell’Arte e le sue radici storiche popolari, ti suggeriamo di leggere la scheda che gli ha dedicato l’Enciclopedia Treccani.

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Disegni di Arlecchino da stampare e colorare

arlecchino da stampare e colorare

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maschera di arlecchino da colorare

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arlecchino disegno da colorare maschera

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arlecchino maschera bergamo

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arlecchino la maschera

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Filastrocche su Arlecchino

Di seguito potete leggere alcune filastrocche sulla maschera bergamasca. La sua figura offre molteplici spunti di riflessione; su tutti, uno: anche partendo da cenci colorati e assemblati con fantasia, può nascere un costume meraviglioso.

Arlecchino

Testo di: Antonella Berti

Oh mio povero piccino
non avrai un vestitino,
Carnevale è già arrivato
ma tu non sei preparato.
I tuoi amici son già pronti
e tra loro fan confronti
sulla maschera più bella.
“Vince questa o vince quella.”
Mentre tu, stai, là, in disparte
a te spetta un’altra sorte,
ma un amico ad un tratto:
“Lui non può, gli manca tutto”
dice triste alla sua mamma
“Su, mio caro, non è un dramma”
Per magia saltano fuori
pezze di tutti i colori:
rosse, gialle, verdi ,arancioni
tinta unita, bolle e striscioni,
lana, organza, raso o cotone
pronte per la confezione.
E con un lavoro d’esperto cucito
la mamma, felice, gli prepara un vestito.
È dall’amore dei compagni
che un bambino vive i suoi sogni.
È così che nacque Arlecchino
povero, timido un po’ birichino.

Filastrocca di Carnevale

Danza lieta, mascherina,
danza fino a domattina!
Son coriandoli le stelle!
e i panini son frittelle.
Sono tutti sorridenti,
sono tutti assai contenti.
Lo sapete che Arlecchino
fu vestito, poverino,
con cenci regalati
dai bambini fortunati?
Arlecchino sorridente
è l’immagine vivente
dell’aiuto che può dare
chi anche agli altri sa pensare.
Danza lieta, mascherina,
danza fino a domattina!

Arlecchino

L. Maraldi

Con un saltello e un inchino
eccomi a voi: sono Arlecchino.
Son tra le maschere di Carnevale
la più festosa, la più geniale.
Il mio vestito? Fu una sorpresa,
lo cucì mamma con poca spesa
perché potessi ben figurare
al gran ballo di Carnevale.
So far scherzetti, son birichino,
rido alla vita come un bambino.
Saluto tutti anche a distanza
con un leggero passo di danza

Il vestito di Arlecchino

Gianni Rodari

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”.

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