empatia

“La civiltà dell’empatia è alle porte. Stiamo rapidamente estendendo il nostro abbraccio empatico all’intera umanità e a tutte le forme di vita che abitano il pianeta. Ma la nostra corsa verso una connessione empatica universale è anche una corsa contro un rullo compressore entropico in progressiva accelerazione, sotto forma di cambiamento climatico e proliferazione delle armi di distruzione di massa. Riusciremo ad acquisire una coscienza biosferica e un’empatia globale in tempo utile per evitare il collasso planetario?”
J. Rifkin

Oggi il termine empatia è usato di frequente sulla stampa e sul web, alla stregua di una moda stagionale. E’ come se tutto d’un colpo si fosse scoperta la necessità di accostarsi all’altro, di mettersi nei suoi panni. Perché questo bisogno? Non dovrebbe essere qualcosa di assolutamente naturale?

In un mondo che va molto di fretta, probabilmente no. Ecco, allora, l’esigenza non solo di riscoprire un concetto, di approfondirlo, ma anche di farlo nostro, tornando a sentire. Del resto, non è un tema esclusivo della modernità: ne parlavano già nell’Ottocento gli autori romantici tedeschi, come ad esempio Herder e Novalis, descrivendo l’esperienza di fusione dell’anima con la natura.

Nel 1906 è il filosofo e psicologo tedesco Theodor Lipps, con il saggio “Empatia e godimento estetico”, a definire questa funzione psicologica, fondamentale per l’esperienza estetica: empatia è la percezione delle proprie energie, forze vitali, ricongiungimento dell’individuo con l’universo. Lo spunto più interessante, che poi è forse il motivo per cui oggi si parla tanto di empatia, viene da un’idea dello psicologo americano R.H. Woodworth.
Lo studioso sottolinea come l’osservatore tenda ad identificarsi con una parte di ciò che vede, restandone emozionalmente coinvolto.

Guardando un tempio greco, veniamo colpiti dalle cariatidi, immedesimandoci nell’atto, letterale o metaforico, di sopportare il peso sovrastante. Ma si tratta pur sempre di una parte, non del tutto. Ecco perché, forse, oggi parliamo tanto di empatia. Nella frenesia, nell’apatia del quotidiano, abbiamo un bisogno lancinante di emozioni e, contemporaneamente, sperimentiamo la paura di esserne travolti. Cosa che, a volte, ci fa circoscrivere ciò che sentiamo, distorcendolo o, a volte, negandolo, come accade con l’analfabetismo affettivo, di cui abbiamo parlato in un approfondimento correlato.

Empatia significa sentire l’altro ma, per farlo, è necessario prima sentire noi stessi, nella nostra complessità. Avere occhi più grandi e cuore più aperto, per vedere quel tutto che spesso riduciamo volontariamente ad una parte, ad un pilastro dell’edificio. L’empatia permette di avere una panoramica sull’intero edificio e sul paesaggio che lo circonda.

COS’È L’EMPATIA

L’empatia rappresenta lo strumento per leggere le emozioni altrui. Come “animale sociale”, l’uomo ha bisogno di confrontarsi con l’altro, di relazionarsi con chi gli sta intorno. Per farlo, non serve solo quella che viene definita capacità di mentalizzazione (o anche teoria della mente).

La teoria della mente è una caratteristica tipica dell’uomo e serve a comprendere gli stati mentali e affettivi dell’altro, senza esserne davvero partecipi. L’empatia porta oltre questo concetto, permettendo la valorizzazione dei sentimenti: insegna a capire la persona nella nella situazione in cui si trova, anche se noi, nella stessa circostanza, la penseremmo in modo diverso. In questo senso, essa rappresenta contemporaneamente una competenza emotiva (una componente fondamentale dell’intelligenza emotiva) ed un’abilità sociale.

L’assenza di empatia produce effetti nefasti: isolamento, infelicità, incapacità di coltivare relazioni virtuose e durature. In altre parole, se manca l’empatia siamo in presenza di analfabetismo emotivo.

DEFINIZIONE DI EMPATIA

La parola empatia affonda le sue radici nell’antichità: in greco en-pathos vuol dire “sentire dentro”, comprendere le emozioni degli altri come se fossero proprie, Questo è un punto fondamentale: comprendere è diverso da riconoscere. Una persona può intuire che il proprio interlocutore è, per un qualsiasi motivo, preoccupato o, al contrario, euforico, senza condividere i suoi sentimenti.

Dell’empatia gli studiosi, Freud e Kohut in primis, hanno evidenziato inizialmente la componente emotiva ed affettiva. Successivamente, negli Anni Trenta del secolo scorso, Mead ha focalizzato l’attenzione sulla componente cognitiva dell’empatia, concetto poi ripreso ed ampliato dalle teorie dei neuroni a specchio. In particolare è Gallese, tra gli studiosi italiani scopritori dei neuroni specchio, a spiegare che, per percepire un’azione, bisogna simularla internamente, con un meccanismo di modellizzazione prelinguistico ed automatico.

Ecco un piccolo identikit della persona empatica (sulla base della definizione di Choi-Kain e Gunderson, le persone empatiche hanno tre caratteristiche, riscontrabili nelle diverse teorie in materia):

  • sono capaci di una reazione emotiva di condivisione dello stato d’animo altrui
  • riescono, attraverso le loro capacità cognitive, ad immaginare la prospettiva altrui
  • mantengono stabilmente la distinzione sé-altro

Spendiamo due parole sull’ultimo punto. L’empatia porta sicuramente vantaggi nella vita sociale: favorisce la comunicazione ed anche il problem solving. Bisogna però non incappare nell’estremo opposto, il rischio di empatizzare eccessivamente.

In questo è necessario allenarsi: se da un lato mettersi nei panni dell’altro serve a capire ed anche aiutare, non dobbiamo mai dimenticare di non scollegarci dal nostro io più profondo. Sentire troppo significa farsi travolgere. Al contrario, per sentire bene, dobbiamo prenderci innanzitutto cura di noi stessi.

E TU, SEI EMPATICA/O?

Per misurare la tua empatia, prova con sincerità a rispondere a queste domande, facendo riferimento ad esperienze vissute e a come ti sei comportata/o. E’ un piccolo test per capire come lavorare su di te, prima ancora che insieme ai tuoi bambini:

  • Sai ascoltare e comprendere i sentimenti degli altri , sospendendo la tua valutazione?
  • Sei in grado di consolare con un abbraccio, senza limitarti alle parole?
  • Sai sdrammatizzare, anche usando l’ironia?

Ricordati sempre che, come tutte le componenti dell’intelligenza emotiva, anche l’empatia può (e deve) essere allenata, a prescindere dalla dotazione emotiva di ciascuno. Di seguito una serie di piccoli esercizi da sperimentare su te stessa/o e da riproporre in famiglia.

MINI KIT DI ALLENAMENTO PER L’EMPATIA

Scendiamo dal piedistallo: non sono solo i nostri problemi ad essere importanti.

Pesiamo le parole: feriscono a volte più di una spada … Mai scordarsi il “grazie”.

Non dimentichiamo di sorridere alla vita: è gratis e fa bene!

EMPATIA IN FAMIGLIA

L’empatia è un membro della famiglia, facciamola entrare nelle nostre case. Come? Con piccoli gesti quotidiani:

  • Sorriso: siamo ciò che le nostre azioni dicono di noi, le intenzioni sono solo decorazioni. Per cui affrontiamo la vita pensando positivo e con un bel sorriso per i nostri bimbi
  • Comunicazione: parlare e comunicare sono due concetti completamente differenti, bisogna imparare il linguaggio del cuore
  • Ascolto: per ascoltare ci vuole innanzitutto disponibilità verso l’altro, chiunque egli sia e di qualunque problema voglia parlarci
  • Gratitudine: le parole sono importanti, anche da piccoli. E’ fondamentale insegnare le norme di cortesia: educare al rispetto significa educare all’amore

La scuola già si sta attrezzando con appositi percorsi di educazione emotiva; potete prendere spunto proprio dalla nostra rassegna di educazione emotiva a scuola e riadattare il tutto a casa.

COACHING CREATIVO: L’EMPATIA ATTRAVERSO L’ARTE, IL GIOCO E LA LETTURA

Che fare tutti insieme per mettere in pratica quello che ci siamo detti? Noi ci abbiamo provato attraverso il coaching creativo e il gio-coaching: inventando esercizi, giochi e laboratori per condividere esperienze con gli altri diventa facile sentire le emozioni.

Ad esempio: hai mai pensato a quanto siamo simili ad una tavolozza di colori, in cui ciascuno si amalgama agli altri, dando vita a nuove sfumature? Così siamo noi, un grande, incredibile, patchwork! Se non sai da dove partire, leggi qui qualche esempio di coaching creativo per scoprire l’empatia:

Se vuoi riscoprire l’empatia leggendo, dai un’occhiata anche ai libri sull’empatia.

   

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