Oggi ragioniamo sulla questione dei compiti di punizione che, a discapito degli evidenti svantaggi pedagogici, continuano ad essere utilizzati (noi ne siamo testimoni). Quest’aberrazione educativa ha due infelici declinazioni.

Il primo caso è quello in cui il compito viene assegnato a tutta la classe. Quest’eventualità dovrebbe essere dichiarata perfino incostituzionale! Leggiamo infatti all’art. 27 della nostra Costituzione che: “La responsabilità penale è personale”. E allora, qual è il senso di castigare indiscriminatamente tutta la classe? Purtroppo, dalla parte del genitore il problema è serio, perché o difende il concetto di giustizia (affermando che l’insegnante si è comportato in modo ingiusto e discutibile) o difende la figura dell’insegnante (che in virtù del suo ruolo educativo dovrebbe essere comunque difesa).

Nel caso in cui il compito di punizione sia individuale, invece, il problema è un altro: se si utilizza come strumento punitivo un esercizio, si genera nello studente il rifiuto del compito, dell’esercizio. Questa condizione è particolarmente grave. Altro che effetto Pigmalione e autostima! Il compito di punizione sembra progettato espressamente per far detestare la scuola e lo studio ai ragazzi. Il problema non è la punizione, che potrebbe anche servire, ma il fatto di associare lo studio a una punizione. È come dire ai nostri studenti: “studiare fa schifo a tal punto che lo usiamo come punizione”.

Con Portale Bambini ci schieriamo ogni giorno a difesa degli insegnanti e del loro prezioso lavoro. Oggi, però, siamo qui a chiedervi di evitare i compiti di punizione. Si tratta di uno strumento obsoleto, che non riesce a correggere un comportamento sbagliato ma che ha un’unico effetto: mettere in difficoltà gli studenti e le loro famiglie. Esistono tante altre alternative per lavorare sulla disciplina in classe, che è necessaria; qualche tempo fa, per citare un esempio, avevamo approfondito la Assertive Discipline.

NOTA (per evitare malintesi): diverso è il caso dell’esercizio assegnato a fronte di un errore didattico (ad esempio riscrivere dieci volte una parola per impararne la grafia); questo strumento, se viene utilizzato ai fini didattici, senza svilire lo studente, non ha nulla a che vedere con la punizione.