resistenza al cambiamento

Il cambiamento è l’unica cosa immutabile“.
Arthur Schopenauer

Abbiamo già detto (in questo articolo) che per crescere e vivere felici dobbiamo necessariamente cambiare. Eppure, la mente umana oppone una forte resistenza al cambiamento. Perché abbiamo tanta paura del cambiamento?
Possiamo rispondere a questa domanda dicendo che la mente umana è progettata per funzionare come un sistema omeostatico: cerca di mantenere i suoi valori costanti, in uno stato di equilibrio. Questa omeostasi interna, di solito, è molto utile nella vita quotidiana; ma cosa succede quando l’equilibrio che è stato costruito dalla nostra mente non funziona più? Alla forza del cambiamento si opporrà la resistenza al cambiamento esercitata dalla nostra mente: si genererà un autentico conflitto.
Parte di questa resistenza dipende da fattori psicologici, ma siamo convinti che sia possibile sviluppare un approccio positivo al cambiamento anche attraverso l’educazione.
Infatti, è possibile analizzare la resistenza al cambiamento associandola alla concezione che abbiamo della nostra intelligenza e delle nostre abilità.
Chi è cresciuto sentendosi dire “quanto sei intelligente!” ed è stato abituato a misurare il valore di una persona sulla base dei suoi successi (ovvero quelle persone che hanno sviluppato un’idea “unitaria” della propria intelligenza), sarà naturalmente restio al cambiamento. Cosa succederebbe, infatti, se dovesse fallire? Il peso di un possibile insuccesso, per queste persone, è schiacciante a tal punto che si rifiuteranno di cambiare e di mettersi in gioco, a costo di sopportarne le conseguenze.
Al contrario, chi è stato educato con una mentalità di crescita, è abituato a cercare sfide sempre nuove per crescere: queste persone non solo non avranno timore di cambiare, ma ricercheranno il cambiamento in modo attivo.

Come fare? Vogliamo proporti un metodo alternativo per affrontare il problema.
La prossima volta che ti capiterà di domandarti: “Perché dovrei cambiare“? fermati un attimo.
Rispondi alla domanda opposta: “Cosa succederà se sceglierò di non cambiare?“.
Questo modo di procedere è tipico del pensiero laterale e ti permetterà di osservare le cose da un punto di vista diverso; in più di un caso, si tratta di un esercizio mentale utilissimo. Prova a rispondere alla domanda su un taccuino, in modo da fissare i pensieri sulla carta e avere una traccia per riflettere.
Scoprirai che spesso ci focalizziamo su un ipotetico “futuro negativo” senza pensare che, se ci rifiutiamo di agire, accetteremo conseguenze altrettanto negative (se non peggiori).

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