Ti capita spesso di lodare i tuoi figli per via della loro intelligenza? Dietro questo riconoscimento si nasconde una pericolosa contraddizione: rischiamo infatti di trasmettere un’idea di intelligenza fissa piuttosto che una mentalità di crescita.
A proposito di mentalità di crescita, ecco cosa puoi leggere ne “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni”, in riferimento agli studi della psicologa statunitense Carol Dweck:

La lode è strettamente collegata al modo in cui i bambini valutano la loro intelligenza. Se vengono lodati di continuo perché sono intelligenti di natura, talentuosi, o dotati (vi suona familiare?), sviluppano la cosiddetta mentalità “fissa” (la loro intelligenza è un fatto acquisito, ce l’hanno e basta). Al contrario, i bambini a cui viene detto che la loro intelligenza può essere sviluppata attraverso l’impegno e l’istruzione sviluppano una mentalità “di crescita” (possono sviluppare le loro abilità perché lavorano e si impegnano molto). Le ricerche di Dweck mostrano che i bambini che hanno una mentalità fissa, a cui è stato detto di continuo che sono intelligenti, tendono a interessarsi prima di tutto a come verranno giudicati: intelligenti o non intelligenti. Hanno paura se devono impegnarsi troppo, perché impegnarsi li fa sentire stupidi. Credono che, se si hanno le capacità, non c’è bisogno di sforzarsi. E dal momento che è stato sempre detto loro che hanno le capacità, temono che se devono impegnarsi davvero sforzandosi per fare una cosa, perderanno il loro status di “intelligenti”. I bambini con una mentalità di crescita, invece, tendono a interessarsi all’apprendimento. Coloro che sono stati incoraggiati incoraggiati a concentrarsi sui propri sforzi piuttosto che sulla loro intelligenza considerano l’impegno come una cosa positiva, che stimola la loro intelligenza e la fa crescere. Davanti a un insuccesso, si impegnano ancora di più e cercano nuove strategie di apprendimento piuttosto che arrendersi. Ecco il paradigma della resilienza“.

Le ricerche di Carol Dweck sono uno spunto di lavoro molto interessante per qualsiasi genitore: invece di definire i tuoi figli intelligenti, non intelligenti o intelligenti “n”, passa alla mentalità di crescita: l’intelligenza è la nostra posizione lungo un percorso, non è un numero. Se adottiamo questa visione, successi ed insuccessi dei nostri bambini assumono una prospettiva molto, molto diversa. Una tecnica pratica per portare a casa questa mentalità di crescita è la tecnica del “non ancora”.

FONTI

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