Troppo spesso sentiamo ancora parlare di nativi digitali: i fantomatici bambini e ragazzi nati nell’era di smartphone e tablet dalle abilità informatiche eccezionali. Ma dietro la retorica e l’immagine divertente di questi “piccoli geni dell’informatica” cosa c’è di vero? Se lasciamo perdere la stampa, che da sempre si diverte coi titoli folkloristici, ben poco!
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Chi sono i nativi digitali: definizione ed evidenze scientifiche

Il termine nativi digitali, dall’inglese digital natives, viene coniato nel 2001 da Marc Prensky, scrittore e consulente nel campo dell’educazione che pubblica il suo articolo più celebre: Digital natives, digital immigrants (ovvero nativi digitali, immigrati digitali). Secondo l’articolo, i nativi digitali, nati nell’era in cui pc e interfacce digitali sono di uso comune, sin da piccolissimi utilizzano questi strumenti

Una prima osservazione: l’articolo non è supportato da dati scientifici, non deriva da una ricerca quantitativa accurata ma unicamente dalla visione pedagogica e dalle osservazioni di Prensky. Che peraltro, ha ampiamente corretto il suo pensiero ritornando sul concetto di nativi digitali e ridimensionandolo fortemente.

nativi digitali

Quindi, il fenomeno dei nativi digitali è tutto giornalistico, non scientifico! Al contrario, gli studi scientifici mostrano un quadro assai diverso: i giovani sono sì “smanettoni”, nel senso che hanno una particolare dimestichezza con le interfacce digitali, ma questo è dovuto esclusivamente all’uso intensivo. Quanto a consapevolezza tecnica, sono ignoranti allo stesso modo degli immigrati digitali.


In altre parole: i cosiddetti nativi digitali sanno utilizzare le mille App che il mercato serve loro, ma non sono in grado di sviluppare la propria (se non in percentuale analoga al resto della popolazione). Sanno navigare in rete ma non conoscono l’HTML (il linguaggio di mark-up utilizzato dalle pagine web, proprio come questa). Si adattano all’ambiente ma non lo padroneggiano in modo consapevole. E qui si nasconde il pericolo.

I pericoli di un mondo digitale

L’ambiente in cui vivono questi nativi digitali, in cambio di una certa dimestichezza con la tecnologia, rischia però di produrre più danni che altro: disturbi dell’apprendimento, solitudine digitale (concetto che Prensky ha cominciato ad indagare più recentemente), deficit dell’attenzione e indebolimento generale del pensiero, disaffezione verso la lettura.

Insomma, questo mondo è tutt’altro che idilliaco. I nativi digitali si trovano immersi in un mondo dominato da logiche di mercato, non pedagogiche. Rischiano di essere esaltati come il futuro, ma di essere nei fatti la cavia da laboratorio di qualche grande azienda del digitale.

Media education e Gio-Coaching per valorizzare i nativi digitali

Non ci piace passare per quelli che vorrebbero abolire il digitale. Il mondo in cui viviamo è sicuramente molto migliore di quello del passato e non c’è da lamentarsi. La tecnologia rende più comode le nostre vite e pensare al ritorno al passato è assurdo. Però, abbiamo il dovere educativo di tutelare i nativi digitali, di pensare criticamente al loro benessere, presente e futuro. Ma come?

Cominciamo dalla media education, la disciplina che educa all’uso consapevole della comunicazione e dei media; purtroppo l’interesse che riscuote nella scuola, nelle istituzioni e tra le famiglie è bassissima. Ce ne siamo resi conto in questi anni, tentando di farla conoscere al grande pubblico. Eppure sarebbe un rimedio fenomenale tanto all’analfabetismo funzionale quanto alla fragilità cognitiva dei nativi digitali.

La media education si occupa di educare ad un uso critico e creativo dei media, capace tanto di potenziare e sviluppare il talento personale (oltre a promuovere l’armonia della comunicazione) quanto di generare consapevolezza dei meccanismi mediatici. Si tratta di due capacità che i nativi digitali non sviluppano in modo naturale, in quanto sono controintuitive. Eppure, sono l’unico modo per offrire una panoramica realmente utile e completa sul mondo digitale.

Vi consigliamo di approfondire il tema leggendo la nostra guida alla media education; gli esercizi proposti sono per la scuola, ma potete replicarli anche a casa:

  • MEDIA EDUCATION: un percorso a scuola (e a casa) per imparare ad usare i media







Approfondimenti sul tema dei nativi digitali

Oltre all’articolo originale di Prensky, disponibile gratuitamente in lingua inglese, vi consigliamo la lettura di un testo accademico, Le insidie dell’ovvio (peraltro fonte bibliografica di questo articolo): una panoramica sul mondo dei giovani e della tecnologia, specialmente a scuola e nella metodologia didattica. Raccoglie tutti i più interessanti studi degli ultimi anni in materia di tecnologie didattiche come anche di rapporto tra ragazzi e tecnologia.

a cura di Matteo Princivalle

   

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