Il Teatro dell’Oppresso e i suoi risvolti educativi

Oggi riparliamo di teatro, un tema a noi caro e spesso richiamato nei nostri approfondimenti. A nostro avviso il teatro avvicina adulto e bambino e permette di trasformare l’esperienza artistico/ludica in esperienza formativa (con una doverosa premessa: tutto è educazione a nostro avviso). A questo proposito avevamo scritto alcuni approfondimenti che qui vi segnaliamo:

Portiamo i bambini a teatro e facciamoli recitare
Teatro: una nuova disciplina a scuola!

Più nello specifico, oggi andremo a parlare del Teatro dell’Oppresso e delle sue rielaborazioni in ambito educativo. Si tratta di un metodo teatrale ideato da Augusto Boal, direttore del Teatro Arena di Saõ Paulo a partire dagli anni ’60, prima in Brasile e poi in Europa. L’obiettivo di questa tecnica teatrale è valorizzare una precisa presa di posizione, a favore degli “oppressi” e, parallelamente a Paulo Freire, su un lavoro di coscientizzazione.

Per conseguire questo scopo, Boal elaborò varie tecniche (teatro giornale, teatro forum, teatro immagine, teatro invisibile…) in grado di valorizzare la cultura dei contadini. Tutte, a vari livelli, cercano di de-professionalizzare il teatro, rompendo la barriera attore-spettatore, tant’è che si parla di “spett-attori”.

TUTTO IL CORPO PENSA: LE FINALITA’ DEL TEATRO DELL’OPPRESSO

Il Teatro dell’Oppresso si basa su una concezione “globale” dell’uomo, visto nel suo complesso come interazione reciproca di corpo, mente, emozioni. Il metodo fornisce strumenti d’analisi, liberazione e coscientizzazione attraverso un approccio non direttivo e ad una relazione dialogica, che annulli gli aspetti di violenza. Si tenta in questo modo di sviluppare le capacità intuitive e sensoriali, oltre che razionali.

In origine, questa forma di teatro veniva utilizzata per far scaturire i grandi problemi sociali e collettivi, ma, più nello specifico, può costituire per ciascun individuo un modo per esplorare, mettere in scena, analizzare e trasformare la propria realtà.

L’ipotesi di fondo è che la “recita” di una soluzione può stimolare ad agire anche nella vita quotidiana. Il conflitto viene così valorizzato perché permette all’oppresso di liberarsi dall’oppressione. II Teatro dell’Oppresso condivide con l’educazione alcuni fondamenti teorici, l’impegno etico-politico e l’obiettivo di attivare le coscienze in modo critico e creativo.

Analizzando le connessioni tra il metodo teatrale e le prassi educative è possibile sperimentare nuovi mezzi e linguaggi, portando il teatro attivo a scuola.

IL METODO UTILIZZATO

Il Teatro dell’Oppresso è usato in parecchie nazioni del mondo, come uno strumento per forgiare scoperte circa se stessi e circa l’Altro e per chiarificare ed esprimere i nostri desideri.

Il metodo prevede:

  • Giochi-esercizi: tecniche di integrazione, fiducia, sensibilizzazione (dal toccare al sentire, dal guardare al vedere, dall’udire all’ascoltare) e de-meccanizzazione. Il gioco è un esercizio ricreativo singolo o collettivo che impegna la mente e l’abilità fisica.  Nel Teatro dell’oppresso i giochi-esercizi sono strumenti di preparazione teatrale per sciogliere le nostre rigidita’ corporee e percettive. L’esercizio e’ una riflessione fisica su se stessi
  • Teatro immagine: attraverso le sculture corporree e successive dinamizzazioni l’allenamento su osservazioni/interpretazione e l’esplorazione dei linguaggi analogici
  • Esercizi per la creazione dei personaggi: l’evocazione dei personaggi attraverso metodi interpretativi, in particolare Stanislavskij
  • Teatro forum: dalla rappresentazione di situazioni oppressive riconoscibili dal pubblico alla trasformazione dello stesso in attore-protagonista, dall’azione individuale al dibattito
  • Teatro invisibile: la coscientizzazione riguardo determinate problematiche attraverso azioni teatrali nelle quali il pubblico è inconsapevolmente coinvolto
  • Teatro giornale: la lettura di notizie pubblicamente per coscientizzare gli uditori

Si tratta soltanto di alcuni esempi, da cui trarre spunto per approfondire ed eventualmente sperimentare.