Canzone d’autunno [Federico García Lorca]

Kustodiev, B. M. (1915). Autunno

Attraverso le immagini della natura, García Lorca racconta le sue emozioni. Questo parallelismo ci aiuta a lavorare sull’introspezione a partire dall’osservazione del mondo intorno a noi.

Tratto da: García Lorca, F. (1979). Poesie. Newton Compton

Canzone d’autunno

Federico García Lorca

Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell’anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell’idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.
La neve cade dalle rose,
ma quella dell’anima resta
e l’artiglio degli anni
ne fa un sudario.
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose più perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c’insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
E se l’amore c’inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
Se l’azzurro è un sogno,
che ne sarà dell’innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l’Amore non ha frecce?
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che piú nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.

Canzone d’autunno [Paul Verlaine]

Van Gogh, V. (1884). Avenue of popolars in Autumn. Van Gogh Museum, Amsterdam

L’autunno evoca malinconia e a volte tristezza, ma sa toccare le corde più profonde del nostro animo con una musica nostalgica e potente.

Tratto da: Verlaine, P. (1986). Poesie. BUR

Canzone d’autunno

Paul Verlaine

I lunghi singulti
dei violini
d’autunno

mi lacerano il cuore
d’un languore
monotono.

Pieno d’affanno
e stanco, quando
l’ora batte

io mi rammento
remoti giorni
e piango.

E mi abbandono
al triste vento
che mi trasporta

di qua e di là
simile ad una
foglia morta.

Autunno mansueto

Afremov, L. Senza titolo

Anche nella natura che sfiorisce si cela una profonda e struggente bellezza che ci aiuta a ricongiungerci con noi stessi.

Tratto da: Quasimodo, S. (2016). Ed è subito sera. Mondadori

Autunno mansueto

Salvatore Quasimodo

Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d’alberi e d’abissi.

Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:

povera cosa caduta
che la terra raccoglie.

Le stagioni umane

Monet, C. (1873). Autunno ad Argenteuil

La nostra vita appare simile allo scorrere delle stagioni. Di ciascuna dobbiamo imparare a cogliere il meglio, pur nell’incedere inesorabile del tempo.

Tratto da: Keats, J. (2017). Poesie. Mondadori

Le stagioni umane

John Keats

Quattro stagioni fanno intero l’anno,
quattro stagioni ha l’animo dell’uomo.
Egli ha la sua robusta Primavera
quando coglie l’ingenua fantasia
ad aprire di mano ogni bellezza;
ha la sua Estate quando ruminare
il boccone di miel primaverile
del giovine pensiero ama perduto
di voluttà, e così fantasticando,
quanto gli è dato approssimarsi al cielo;
e calmi ormeggi in rada ha nel suo Autunno
quando ripiega strettamente le ali
pago di star così a contemplare
oziando le nebbie, di lasciare
le cose belle inavvertite lungi
passare come sulla soglia un rivo.
Anche ha il suo Inverno di sfiguramento
pallido, sennò forza gli sarebbe
rinunciare alla sua mortal natura.

Cambiare significa osare

Picasso, P. (1939). Pesca notturna ad Antibes

Cambiare è difficile: la nostra mente oppone una forte resistenza verso il nuovo, legandosi a tradizioni, idee già metabolizzate, preconcetti. Questa attitudine umana è presente da sempre, tant’è che ne parla Arthur Schopenhauer in uno scritto del 1851. È passato più di un secolo e pare non sia cambiato proprio nulla. Però una buona notizia c’è: se lo vogliamo, possiamo allenarci al cambiamento, ad esempio coltivando il cambiamento intenzionale. Si intendono “cambiamenti intenzionali” tutti quei processi di cambiamento che scegliamo di percorrere e sui quali esercitiamo la nostra volontà (iniziare un corso sportivo, aumentare le ore di sonno, trascorrere più tempo all’aria aperta, etc.). Si tratta di piccoli gesti, ma il mondo si cambia un passo alla volta.

Tratto da: Schopenhauer, A. (1851). Parerga e paralipomena

Quando una verità fondamentale nuova e perciò paradossale fa la sua apparizione in questo mondo, essa incontrerà sempre un’opposizione generale che sarà tenace e durerà il più a lungo possibile; anzi, si cercherà di negare quella verità perfino quando l’opposizione avrà cominciato a vacillare e sarà già quasi sconfitta.

Intanto essa continua la sua azione di nascosto e come un acido corrode tutto intorno a sé, finché tutto non sia minato: allora si sentirà di tanto in tanto un’esplosione che spazza via tutti gli errori, finché, d’un tratto, si ergerà dinnanzi a noi, simile a un monumento disvelato, la nuova costruzione del pensiero, ora riconosciuta e ammirata da tutti.

Nessuno può capire nessuno, se non con il cuore

Lewis, C. J. (1880). Reading at the window

Questa sera riflettiamo sulla comunicazione,  con un brano tratto da Palomar, di Italo Calvino, a partire da una domanda: perché risulta così difficile comprendersi? Svelare il nostro mondo interiore agli altri o, al contrario, rendere intellegibile il nostro sembra un compito particolarmente arduo. Eppure un “traduttore” comune esiste, ed è una sorta di esperanto del cuore. Il suo nome è empatia.

Tratto da: Calvino, I. (1983). Palomar

Nessuno può capire nessuno: ogni merlo crede d’aver messo nel fischio un significato fondamentale per lui, ma che solo lui intende; l’altro gli ribatte qualcosa che non ha nessuna relazione con quello che lui ha detto; è un dialogo tra sordi, una conversazione senza capo né coda. Ma i dialoghi umani sono forse qualcosa di diverso? […]

La vita d’una persona consiste in un insieme d’avvenimenti di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme, non perché conti di più dei precedenti ma perché inclusi in una vita gli avvenimenti si dispongono in un ordine che non è cronologico, ma risponde a un’architettura interna.