Blog

La nascita di Arlecchino

la nascita di arlecchino

Testo di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Una mattina, uno straniero bussò alle porte del paese di Carnevale. C’era di guardia Brighella, che aprì le porte allo straniero per dargli il benvenuto.

Nel paese di Carnevale non si domandava “Chi sei?” ai visitatori, perché erano tutti mascherati e a nessuno interessava sapere chi fossero gli altri. Non si domandava nemmeno “Cosa vuoi”, perché chi arrivava nel paese di Carnevale desiderava una cosa soltanto: divertirsi in buona compagnia.

Immaginate lo sgomento di Brighella quando vide un ragazzino magro, vestito di stracci e… senza maschera. Rimase senza parole.
“Buongiorno” lo salutò il visitatore. “Potrei fermarmi per un po’ in questo paese? Non ho niente da mangiare né un letto in cui dormire”.
“Vorrei tanto farti entrare” disse Brighella, “ma tu sei senza maschera”.
“Ma ho fame” protestò l’altro, che aveva sentito storie favolose sul paese di Carnevale: si diceva che nel palazzo di re Carnevale ci fossero tavoli di cioccolato, sedie candite e che le stoviglie avessero un buon gusto d’arrosto.
Brighella scosse la testa.
“Senza maschera non posso farti entrare. Questo è un paese di maschere, ma siamo maschere serie: rispettiamo le regole importanti”.
Gli occhi dello straniero si velarono di lacrime.
“Anch’io ho fame seriamente, ma pazienza. Se non posso entrare, andrò altrove”.
“Aspettami qui”.
Brighella corse nella casetta di guardia e incartò il suo pranzo, un piatto di frutta e carne arrostita, poi lo donò volentieri al visitatore.
“Per adesso, è tutto ciò che posso darti, ma tu aspettami qui davanti alle porte. Tornerò presto”.

Poi radunò tutte le maschere nel grande teatrino al centro della piazza. Nel paese di Carnevale, le decisioni importanti si prendevano tutte a teatro: chi recitava meglio degli altri, decideva.
Cominciò la riunione.

“Poco fa ero di guardia alla porta ed è arrivato un tale, che non ha il becco d’un quattrino, ha fame e vorrebbe entrare” disse solenne Brighella.
“E tu cosa aspetti? Fallo entrare subito” lo rimproverò Colombina.
“Nel paese di Carnevale ogni straniero è il benvenuto” rincalzò Balanzone. “E se è povero, è benvenuto due volte”.
“Anch’io la penso così” continuò Brighella. “Ma c’è un fatto: quel tale è senza maschera”.
“Senza maschera? Ma è impossibile” esclamò Stenterello.
“Tutti hanno una maschera” appuntò Balanzone.
“Ve l’assicuro: è nudo e crudo, così com’è nato. E io, che faccio?”
“Non possiamo farlo entrare senza maschera” dissero bruschi Gianduja e Meneghino. “Se Re Carnevale dovesse vederlo, lo arrostirebbe. Noi siamo maschere di buonsenso, ma con lui non si può ragionare”.
Le maschere si voltarono verso Pantalone. Lui era ricco e avrebbe potuto comprare una bella maschera per lo straniero.
“Ah no. Proprio no. No e poi no. Non se ne parla. Il mio denaro m’è costato fatica, non penserete che lo scialacqui così”.

“Io un’idea ce l’avrei” disse Brighella, rivolgendosi a tutto il teatro. “Ognuno di noi potrebbe tagliare un piccolo pezzo di stoffa dal suo costume; ne basterà poca, la grandezza di una noce. Colombina e Meneghino li cuciranno insieme e prepareranno un costume da regalare allo straniero. Così anche lui avrà finalmente una maschera e potrà entrare”.

“Che ottima idea” dissero in coro tutte le maschere. “Applausi, applausi per Brighella”. Perfino Pantalone accettò di donare un pezzetto del suo mantello nero (un pezzo così piccolo che a stento si riusciva a vederlo). Poi si misero subito all’opera con ago e filo per cucire insieme tutti gli scampoli di stoffa colorata. O meglio: Meneghino e Colombina cucivano e tutti gli altri guardavano, ma si sa, anche a guardare ci si stanca.
Per fortuna anche Meneghino sapeva cucire, o Colombina avrebbe impiegato un’eternità.
In men che non si dica, il costume fu pronto: era di mille colori e si intravedevano le sfumature dell’amicizia, della gentilezza e della speranza.

Brighella corse alle porte della città e consegnò il costume, nuovo di zecca, allo straniero. Poi lo accompagnò in città. Fu così che nacque Arlecchino e che Brighella divenne il suo amico inseparabile.

Vi piace il Carnevale con i suoi colori? Scoprite le più belle maschere della tradizione italiana nel nostro speciale dedicato alle maschere di Carnevale:

LE MASCHERE

Novità! Activity Book di Carnevale a soli € 3,90

Scoprite il nostro activity book di Carnevale, con tante maschere da colorare e ritagliare e 25 pagine da completare. Lo trovate su amazon.it, con spedizione in 1 giorno lavorativo.

Link per l’acquisto: Libri da Colorare per Bambini (ACTIVITY BOOK DI CARNEVALE)

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Giocare ci rende felici

Per molto tempo il gioco è stato messo in secondo piano nei processi educativi. Oggi sappiamo che il gioco libero insegna alcune competenze fondamentali: empatia, autocontrollo, capacità relazionali, pensiero critico e strategico e tante altre ancora.

Il potere del gioco è enorme. Non è esagerato dire che il gioco plasma le persone: costruisce schemi per le interazioni sociali, permette di raccogliere un bagaglio emotivo ricchissimo, influisce sulla motivazione, sulla grinta e sull’autocontrollo.

Gioco libero e gioco educativo

Non dobbiamo dimenticare che non esiste un solo modo per giocare; ce ne sono almeno due: il gioco libero e il gioco guidato. Il primo è quello che sorge spontaneamente quando una o più persone decidono di giocare a qualcosa; scelgono a cosa giocare e poi si cimentano. Il secondo è il gioco proposto da qualcuno – solitamente un adulto – a qualcun altro, secondo uno schema di trasmissione dall’alto verso il basso, proprio come avviene a scuola. Il gioco guidato si potrebbe riassumere così: “Giochiamo a questo gioco. Le regole sono queste. Io farò questo ruolo e tu quell’altro. Pronti, partenza, via”.

Oggi tendiamo a favorire il “gioco educativo” (una variante del gioco guidato) al gioco libero spontaneo. Attraverso il gioco, cerchiamo di insegnare qualcosa, convinti che il gioco sia un altro modo – innovativo e divertente – per fare scuola.

E così, da una società in cui il gioco era malvisto siamo passati ad una società che promuove il gioco guidato e educativo. Tuttavia, soltanto il gioco libero è capace di sprigionare appieno il suo potenziale. Come ha scritto Jessica J. Alexander ne Il metodo danese per giocare con tuo figlio, “la vera sfida oggi è credere davvero al potere del gioco”. Del gioco libero, quello improvvisato, anche rischioso, il gioco in cui ci si sporca, in cui non ci sono obiettivi a priori, in cui si fa ciò che piace.

“Nel gioco libero non esistono premi, trofei o elogi. Di base i bambini vogliono giocare per negoziare e ri-negoziare le regole ed esercitare l’empatia e l’autocontrollo per restare nel gioco. Imparano ad essere creativi e sono internamente motivati a continuare a giocare”. Potremmo desiderare di più?

Giocare in famiglia genera felicità

Da uno studio condotto da LEGO, è emerso che su 10 famiglie in cui i genitori giocavano almeno 5 ore ogni settimana insieme ai propri figli (un tempo che ci si può ritagliare anche nel week-end!) 9 si descrivevano come famiglie felici. Il rapporto scendeva a sole 7 famiglie tra quelle che dedicavano minor tempo al gioco.

Dunque, ecco un consiglio: giocate coi vostri bambini. Dedicate un po’ del vostro tempo al gioco libero in famiglia. Lasciate che siano loro a scegliere a cosa giocare: mettete da parte la pretesa di educare. Il gioco libero insegna più di tanti libri. E se non sapete da dove cominciare, nessuna paura: è normale per noi genitori rimanere spiazzati vedendo i nostri figli giocare liberamente. Provate a osservarli, non giudicateli e imitate lo stile di gioco dei vostri figli: sarà bellissimo.

Per approfondire

  1. LEGO Play Well Report 2018: lego.com
  2. Jessica J. Alexander, Camilla S. Andersson, Il Metodo Danese per giocare con tuo figlio in modo sano e intelligente, Newton Compton Editori, 2020

Acquisti consigliati:

Il Metodo Danese per giocare con tuo figlio in modo sano e intelligente

il metodo danese per giocare con tuo figlio

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Le due figlie del contadino

Esopo, a cura di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un contadino che aveva due figlie. Quando furono grandi abbastanza, le diede in mogli a un ortolano e ad un vasaio del paese. Trascorse del tempo e un giorno il contadino decise di andare a trovare le due figlie, per sapere come stavano coi nuovi mariti.

La più piccola delle due, quella che era andata in sposa all’ortolano, era in ottima forma.
“Papà”, disse, “sto benissimo. Mio marito è dolce e premuroso e il cibo non manca mai dalla tavola. Però, se posso, ti chiederò un piccolo favore”.
“Qualsiasi cosa”, la accontentò il padre.
“Chiedi agli che facciano piovere”.
“Un acquazzone? E perché mai?” domandò il contadino incuriosito.
“Guarda quei campi: li abbiamo appena seminati. Con un po’ di pioggia le piantine crescerebbero a meraviglia; ma se arrivasse la siccità, morirebbero tutte”.

Il padre salutò la figlia e le promise che avrebbe chiesto agli dei di mandare un acquazzone, poi proseguì lungo la strada che portava dalla più grande, quella che era andata in sposa al vasaio.

“Papà”, gli disse la figlia maggiore, “sto benissimo. Mio marito è un vero galantuomo e facciamo ottimi affari vendendo vasi. Però, se posso, ti chiederò un piccolo favore”.
“Qualsiasi cosa” la accontentò il padre.
“Chiedi agli dei di far splendere il Sole”.
“Il Sole? E perché mai?” domandò il contadino preoccupato.
“Guarda quei vasi in giardino: mio marito li ha appena terminati e l’argilla è ancora fresca. Se il Sole splenderà, seccheranno e li venderemo, ma se scoppiasse il temporale, la pioggia li deformerà e sarà un bel guaio per noi due”.

“Perbacco” sospirò il contadino, tornando a casa. “Una vuole il Sole e l’altra la pioggia. Cosa dovrei chiedere agli dei?”
E così chiese un po’ di Sole e un po’ di pioggia, per non scontentare nessuna delle due.

Questa favola insegna che non si possono svolgere due compiti allo stesso tempo se sono uno l’opposto dell’altro. 

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Mary Poppins: le frasi e le canzoni più belle

Mary Poppins è il primo romanzo della serie di libri per ragazzi scritti da Pamela Lyndon Travers e illustrati da Mary Shepard. Considerato un classico, è divenuto il soggetto per il film e il musical Mary Poppins.

Trama di Mary Poppins

Siamo a Londra, nei primi del ‘900. Giovanna e Michele hanno avuto parecchie bambinaie, ma tutte si sono dimesse dato che due bimbi molto vivaci e pestiferi. I genitori sono molto indaffarati e non riescono ad occuparsi di loro: la madre Winnifred è impegnata nelle lotte delle suffragette, e il signor Banks, il padre, è un severo impiegato di banca.

Tutto cambia quando una strana donna scende inaspettatamente dal cielo e plana con un ombrello nel Viale dei Ciliegi, il posto dove i fratelli abitano. Dice di chiamarsi Mary Poppins: apparentemente ha un’aria severa, ma sa anche essere coinvolgente e simpatica. Presto i bambini si accorgono che Mary è una sorta di maga, capace di parlare con gli uccelli e far animare gli oggetti; benché severa ha degli ottimi metodi di educazione, e ama raccontare delle storie con una morale.

Dopo tante peripezie, accompagnati anche dal vagabondo Bert, i due bambini tornano ad essere bambini modello e, soprattutto, i loro genitori comprendono il vero valore dell’amore, tornando ad essere una famiglia. Così Mary Poppins può prendere il volo per nuove avventure, lasciando tutti felici e contenti.

 

Frasi e canzoni dal film “Mary Poppins”

“Le persone praticamente perfette non si lasciano confondere da sentimenti”.

“Non giudicare mai le cose dal loro aspetto”.

“Lo sai quale differenza c’è fra un serpente a sonagli e una coscia di pollo?”
“Che differenza c’è? No, non lo so”.
“Dovresti stare più attento a quello che mangi”.

“Sai io conosco un tipo con una gamba di legno di nome Smith”.
“E come si chiama quell’altra gamba?”

Un poco di zucchero

In tutto ciò che devi far
il lato bello puoi trovar.
Lo troverai e. Hop!
Il gioco vien!
Ed ogni compito divien
più semplice e seren
dovrai capir
che il trucco è tutto qui!

Con un poco di zucchero la pillola va giù,
la pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più.

Se il pettirosso il nido fa
un po’ di sosta mai non ha.
Che compito scappar di qua e di là.
Ma nonostante il suo daffar non cessa mai di cinguettar
Lui sa, che allor, più lieve è il suo lavor.

Con un poco di zucchero la pillola va giù,
la pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più.

Allorchè vola avanti e indietro un’ape intenta al suo lavor
non si stanca mai né smette di ronzar.
Poiché ogni tanto può sostar
Un po’ di miele ad assaggiar
E ancor
[specchio:] “E ancor”
Trovar
[specchio:] “Trovar”
[Insieme:] Che dolce è lavorar!

Con un poco di zucchero al pillola va giù,
la pillola va giù, pillola va giù.
Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
Tutto brillerà di più.

SUPERCALIFRAGILISTICHESPIRALIDOSO

[Coro]

Am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.
E am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.

[Bert]

Ricordo che a tre anni per convincermi a parlar
mio padre mi tirava il naso ed io giù a lacrimar
Finché un bel giorno dissi quel che in mente mi passò,
rimase così male che mai più ci riprovò!

[Coro]

Ooh! Supercalifragilistichespiralidoso
Anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso
Se lo dici forte avrai un successo strepitoso
Supercalifragilistichespiralidoso

Am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.
E am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.

[Mary Poppins]

Lui gira in lungo e in largo il mondo
e sempre, ovunque va,
la sua parola magica gli dà notorietà.

[Bert]

Coi duchi e i marajà, coi mandarini e i vicerè,
mi basta appena dirla che mi invitan per il tè.

[Coro]

Ooh! Supercalifragilistichespiralidoso
Anche se ti sembra che abbia un suono spaventoso
Se lo dici forte avrai un successo strepitoso
Supercalifragilistichespiralidoso

Am delelelelelam de lelà
e am delelelelelam de lelà.

[Mary Poppins, parlato]

Sai si può dire anche all’inverso: dosoraliespilistifagicalirepus,
ma sarebbe un po’ esagerato, non credi?
Senza dubbio!

[Mary Poppins]

Se tu non sai che dire non ti devi scoraggiar,
ti basta una parola e per un’ora puoi parlar.
Ma attento a usarla bene o la tua vita può cambiar!

[Vecchietto, parlato]

Per esempio..

[Mary Poppins, parlato]

Si?

[Vecchietto]

L’ho detto un giorno a una ragazza e quella mi ha sposato.
Ed è veramente deliziosa!

[Coro]

Eeeh, supercalifragilistichespiralidoso,
supercalifragilistichespiralidoso,
supercalifragilistichespiralidoso,
supercalifragilistichespiralidoso.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Educare significa far riscoprire la vita

Due riflessioni che prendono le mosse dal pensiero di Vittorino Andreoli, noto psichiatra e scrittore italiano sul senso dell’educazione. Perché, al di là dei metodi (che sono tutti, ugualmente limitanti, pur avendo svariati pregi) rimane il dilemma di capire cosa significhi educare.

EDUCAZIONE COME SCOPERTA DELLA VITA

“Il primo requisito per rendere possibile l’educazione è far scoprire la vita e la sua bellezza”.
Vittorino Andreoli

Questo passaggio è il più difficile: la vita e la bellezza, infatti, sono straordinariamente complesse. L’educazione moderna, spesso, semplifica fino all’eccesso. Prendiamo un esempio: quando parliamo di sviluppo sensoriale, pur toccando un tema nodale all’interno dello sviluppo psicologico, non possiamo dimenticare che ci sono infinite altre sfere della persona e della sua crescita bisognose di attenzione. Il rischio dell’educazione moderna è quello di risultare sbilanciata, a favore di alcuni elementi quali sensorialità, socialità, logica. Sono elementi essenziali, è vero, ma lo sono anche tutti gli altri.

Il Prof. Andreoli si sofferma spesso sul tema dell’unicità dell’uomo, che va considerato nel suo insieme, in termini olistici: non possiamo ridurlo ad una sequenza di sintomi (per quanto attiene alla psichiatria), comportamenti o linee di sviluppo.

Dunque, nello sforzo di educare, dovremmo innanzitutto trasmettere il nostro amore per la vita, la nostra ricerca per la bellezza. Inevitabilmente chi farà propri questi elementi li modificherà; alle volte saranno stravolti rispetto a come noi li intendevamo. Eppure, se saremo riusciti a trasmettere la passione, il nostro sforzo sarà produttivo.

EDUCAZIONE COME RELAZIONE

“L’educazione è una relazione tra due persone di generazioni diverse. Un buon educatore deve essere fragile. La fragilità è la forza della relazione”.
Vittorino Andreoli

Questo passaggio è particolarmente significativo per comprendere come l’educazione non si possa limitare ad una staffetta di valori. Educare significa accettare il rischio di mescolare i propri valori con quelli dell’altro, di contaminarsi. Non possiamo in alcun modo educare se rinunciamo a comprendere il mondo dell’altro; questo è specialmente valido quando si parla di adolescenza, oppure di relazioni difficili.

Prima di Andreoli, un altro grande (tra i tanti) aveva trattato il tema della relazione nei termini della fragilità: Antoine de Saint-Exupéry; ne “Il Piccolo Principe”, infatti, il dialogo con la Volpe, mette proprio in evidenza come le relazioni siano qualcosa che ha a che fare con la fragilità della nostra natura, capaci anche di fare soffrire; le relazioni si costruiscono giorno dopo giorno, un mattoncino sopra l’altro. E ogni tanto, inevitabilmente, qualcuno di essi cede.
Proprio la lettura (e rilettura) di questo testo può aiutarci a capire meglio l’importanza della fragilità, intesa non come debolezza ma come consapevolezza.

NOTA: le citazioni contenute in questo passo sono “riadattate” mettendo insieme alcuni stralci dell’intervista che Andreoli ha rilasciato a febbraio 2017 al SIR (Servizio Informazione Religiosa) e che potete leggere integralmente qui.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Perché i bambini dovrebbero aiutarci nelle faccende domestiche

Da: Il Metodo Danese per giocare con tuo figlio in modo sano e intelligente, Newton Compton Editori, 2020
(Jessica Joelle Alexander con Camilla Semlov Andersson)

Molti genitori saranno felici di sapeere che, secondo una recente scoperta, esiste un segreto per avere successo da grandi. Le faccende domestiche! In uno studio di Harvard Grant, che è uno dei più grandi studi longitudinali della storia (copre un arco di 75 anni, dal 1930 ad oggi), i ricercatori hanno scoperto che esistono due cose di cui abbiamo bisogno per avere successo. La prima è l’amore e la seconda è l’etica del lavoro. Analizzando le esperienze di 724 persone affermate, partecipanti allo studio, sono giunti alla conclusione che una mentalità collaborativa è alla base del successo. Lo studio ha rilevato che il successo professionale deriva anche dall’aver sbrigato le faccende domestiche da piccoli.

Secondo il Center for Parenting Education, i bambini che aiutano nelle faccende sono più capaci di gestire la frustrazione e di rimandare la gratificazione; hanno livelli di autostima più alti e sono più responsabili di quelli che non sbrigano le faccende domestiche.

Se c’è sempre un adulto che se ne occupa al posto loro, sono dispensati non solo dal lavoro, ma anche privati della possibilità d’imparare che il lavoro va fatto e che ciascuno di noi deve fare la sua parte per il bene generale. I lavori domestici non solo rafforzano i legami famigliari ma offrono ai ragazzi la possibilità di restituire qualcosa ai genitori, e così si sentono utili alla famiglia. È proprio questa linea di demarcazione del fællesskab (senso di comunità), di cui abbiamo già parlato. E prima si comincia, meglio è! Il 99% dei genitori danesi pensa che i figli debbano partecipare alla cura della casa.

È importante precisare che non sempre i bambini faranno le cose per bene e che, talvolta, il lavoro potrà sembrare più faticoso della volta precedente: pertanto, anche noi dobbiamo mostrarci flessibili. Magari ci saranno ancora dei segni sulle finestre e il pavimento non sarà spazzato a dovere, o i piatti in lavastoviglie saranno sbeccati, ma è solo così che imparano. Anche se siete in grado di svolgere il lavoro in maniera impeccabile, dovete tollerare che lo facciano in maniera accettabile se volete che continuino a provarci.

Per approfondire

  1. Benefits of chores. Su: centerforparentingeducation.org

Acquisti consigliati:

Il Metodo Danese per giocare con tuo figlio in modo sano e intelligente

il metodo danese per giocare con tuo figlio

Leggete anche:

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.