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Chi scarabocchia impara di più

Gli scarabocchi non sono nemici dell’attenzione: studi scientifici rivelano che essi hanno la funzione importante di mantenere l’attenzione sul presente e che sono utili per memorizzare meglio le informazioni che ascoltiamo o leggiamo.

Lo scarabocchio (o “ghirigoro”, per utilizzare un’espressione più ricercata, alternativa all’inglese doodle) è da sempre malvisto all’interno della nostra società: a scuola molti insegnanti proibiscono di scarabocchiare su un foglio bianco durante le loro lezioni, derubricandoli a inutile distrazione. La scienza, tuttavia, è di un altro parere: gli scarabocchi sono tutt’altro che inutili o irrispettosi; si tratta di una strategia elaborata dalla mente per mantenere l’attenzione in contesti poco stimolanti.

Gli scarabocchi? Aiutano la memoria

In uno studio del 2009, lo psicologo Jackie Andrade ha chiesto a 40 persone di ascoltare un messaggio vocale della durata di 2 minuti e mezzo, senza trascriverlo e senza prendere appunti. Tra i partecipanti, 20 persone hanno disegnato degli scarabocchi mentre ascoltavano il messaggio mentre le altre 20 no.
In un secondo momento, ha chiesto a tutti i partecipanti allo studio di ripetere tutto ciò che ricordavano del messaggio: sorprendentemente, le 20 persone che avevano disegnato degli scarabocchi sul loro blocco delle note ricordavano molti più dettagli del messaggio. Analizzando i dati è emerso che ricordavano il 29% di informazioni.

Non sappiamo con precisione perché gli scarabocchi producano questo effetto positivo. Gli psicologi ritengono che lo scarabocchio aiuti il cervello a mantenere l’attenzione, evitando di “disconnetterci”.
Quando ascoltiamo una lezione noiosa o un elenco di informazioni scarsamente interessanti, scarabocchiare aiuta il cervello a rimanere vigile: in questo modo tratteniamo più informazioni rispetto a chi si assopisce o a chi sogna ad occhi aperti (vagabondaggio mentale).

A proposito di scarabocchi, una curiosità: su 46 presidenti degli Stati Uniti d’America, ben sono stati “scarabocchiatori”: Theodore Roosevelt disegnava piccoli animali, Ronald Reagan cowboy e giocatori di football mentre John F. Kennedy schizzava puzzle e labirinti.

La professoressa Shaaron Ainsworth dell’Università di Nottingham, autrice di un ulteriore studio che è giunto alle stesse conclusioni di Andrade, mette in guardia gli insegnanti a non impedire tout court lo scarabocchio in classe: esso non si associa necessariamente a una cattiva qualità dell’ascolto. Anzi, solitamente avviene proprio il contrario.

Per approfondire

  1. The “thinking” benefits of doodling, su: www.health.harvard.edu

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I benefici del coloring

i benefici del coloring

Colorare è una delle attività più diffuse tra i bambini; si tratta di un piacevole passatempo che permette di affinare importanti abilità motorie e di sviluppare le prime competenze artistiche (legate al riconoscimento e all’uso dei colori, ma anche alle principali tecniche di colorazione). Da qualche anno, tuttavia, anche gli adulti si stanno appassionando al coloring, la pratica di colorare fogli o albi colorabili.

Colorare riduce lo stress

Il coloring non è una pratica terapeutica ed è una cosa ben distinta dall’arte-terapia. Si tratta però di un compito ripetitivo e relativamente semplice: l’ideale per “staccare la spina” e rilassarsi, riducendo lo stress. Dunque, il coloring, anche senza guarire nessuno, è altamente benefico. Secondo diversi studi, colorare disegni e mandala, è un’attività capace di liberare la mente dallo stress e dall’ansia. In effetti, si tratta di un’attività che porta a staccarsi dalla routine e dalle preoccupazioni, immergendosi completamente in un compito senza altro fine che svagarsi un po’.
Principalmente, gli effetti benefici del coloring sono due:

  • Distrarre la mente dai pensieri negativi e dalle fonti di stress;
  • Regolare l’umore attraverso un’attività positiva.

Pur senza alcuna pretesa terapeutica, è proprio la capacità di vincere lo stress a rendere il coloring tanto prezioso: nel mondo occidentale, infatti, lo stress è un serio fattore di rischio per la salute, nonché causa di svariate patologie.

Tra i primi ad aver riconosciuto il coloring come uno strumento benefico troviamo lo psichiatra e psicoterapeuta Carl Gustav Jung, che suggeriva ai suoi pazienti di scarabocchiare e colorare (in particolare, molte sue analisi si sono concentrate sul disegno e sulla colorazione dei mandala). Lo stesso Jung era solito disegnare e colorare mandala come strumento di autoanalisi.

E allora, via libera ai disegni da colorare, meglio se ricchi di particolari e motivi intricati e geometrici. Nella nostra sezione di disegni da colorare puoi trovare centinaia di disegni pronti da stampare e adatti al coloring. Per cominciare, potresti cominciare dai disegni di alberi da colorareL’importante è che il coloring risulti un piacevole momento di svago; non deve diventare un “lo faccio perché fa bene”, ma piuttosto un modo per passare il tempo; un po’ come la maglia e l’uncinetto per le nostre nonne.

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A partire da gennaio sono disponibili i nostri Libri da Colorare per Bambini: 50 disegni da colorare per ciascun albo, per piccoli artisti da 3 anni in su. All’interno di ciascun albo troverete anche tanti disegni tratteggiati da ripassare e dei semplici esercizi di pregrafismo.

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Per approfondire:

  1. Jennifer Forkosh & Jennifer E. Drake (2017) Coloring Versus Drawing: Effects of Cognitive Demand on Mood Repair, Flow, and Enjoyment, Art Therapy
  2. Jessica L. Northcott & Scott T. Frein (2017) The Effect of Drawing Exercises on Mood When Negative Affect Is Not Induced, Art Therapy
  3. http://www.jhunewsletter.com/article/2016/03/coloring-can-be-therapeutic-for-students/

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La volpe e le viole

Testo di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

La terra dormiva avvolta da una bianca coperta di neve. I bambini leggevano accanto ai caminetti e gli animali riposavano nelle loro case di terra e di legno. Tutti dormivano, tranne la volpe: lei non era capace di fare il letargo come i ricci e le marmotte. Ogni mattina usciva dalla sua tana e cercava qualcosa da mangiare scavando nella neve gelata con le sue zampine. La sua era una vita dura.

Un giorno vide in lontananza il re dell’inverno, insieme alla regina. La volpe andò a lamentarsi col sovrano:
“Fa freddo e la terra è coperta di neve ma io non posso andare in letargo. Perché devo soffrire il freddo e la fame?”
Il re disse alla volpe: “Vorrei tanto aiutarti, ma non posso cambiare le leggi. Mi dispiace”.

La regina dell’inverno, invece, le promise il suo aiuto: “Mio marito ha ragione, ma posso darti una buona ragione per uscire dalla tua tana d’inverno”.
Quella notte, mentre tutti dormivano, salì tra le nuvole e chiese alla principessa di neve certi semi. Poi tornò nel bosco e li sotterrò sotto la neve.

Il giorno dopo, quando la volpe si svegliò e uscì dalla sua tana, vide le viole fiorite che facevano capolino tra la neve. I loro petali colorati sembravano tante pietre preziose.
“Che bei fiori!” esclamò la volpe, piena di meraviglia. Andò a caccia contenta, fermandosi ad ammirare tutte le viole lungo il sentiero e così si dimenticò del freddo e del gelo.

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L’Inverno e la primavera

Esopo, testo a cura di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Un giorno l’inverno andò dalla primavera e le disse: “Cara fanciulla, mi permetto di dirti che, secondo me, non ti fai rispettare”. Poi continuò: “Al tuo arrivo gli uomini e gli animali escono dalle loro tane, strappano i i tuoi fiori, mangiano i tuoi frutti, si sdraiano a dormire al Sole. Io invece incuto timore: copro la terra di ghiaccio e costringo tutti a nascondersi e a cercare un po’ di calore. Con me, nessuno si permette di oziare sotto la neve. Questo significa essere rispettati”.

La primavera rispose all’inverno: “Hai ragione, tu incuti paura. Io no, ma non mi interessa. A che vale essere rispettati se nessuno ti ama? Tutti mi aspettano (e chi aspetta, rispetta); chi mangia i miei frutti non lo fa per vendetta, ma perché sono dolci. Chi coglie i miei fiori li dona ai suoi cari. E il calore del Sole non si può rubare: ce n’è per tutti. Sono fatta così: mi piace vivere con dolcezza e condividere un poco d’amore con chi mi sta intorno.

L’Inverno tacque; in cuor suo aveva compreso perfettamente il discorso della Primavera. Il rispetto non si ottiene con la paura: sono l’amore e la sensibilità che producono i risultati migliori.

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Andare a letto a un orario regolare è fondamentale per i bambini

Andare a letto ad un orario regolare e seguendo una precisa routine è molto importante: dai 3 agli 11 anni le ore e la regolarità del sonno influenzano direttamente il comportamento dei bambini. Un sonno di cattiva qualità è associato a disturbi del comportamento.

Uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics ha analizzato un campione di oltre 10.000 bambini per verificare gli effetti sul comportamento associati al sonno. Per i bambini che frequentano la scuola dell’infanzia, l’orario ideale per andare a dormire è compreso tra le 20:00 e le 20:30 e le ore di sonno raccomandate sono 11. Per i bambini che frequentano la scuola primaria, l’orario giusto per andare a dormire è compreso tra le 20:30 e le 21:30 e le ore di sonno raccomandate sono 10.

Purtroppo, oggi tendiamo a posticipare sempre di più l’ora della nanna. I bambini si intrattengono con la tv o con i videogiochi, gli adulti con lo smartphone e il tempo passa; è naturale, ma si tratta di un comportamento che produce conseguenze negative e che fortunatamente si può correggere con un minimo sforzo.

Nel campione di bambini partecipanti allo studio, una routine del sonno irregolare si associava frequentemente a disturbi comportamentali, rilevati dai genitori e dagli insegnanti dei bambini. I bambini che hanno regolarizzato la propria routine del sonno, invece, hanno mostrato evidenti segni di miglioramento.

Due consigli per ristabilire la routine del sonno

Come cambiare la routine del sonno? Ecco due consigli:

  1. Mantenete il controllo della situazione. Quando è in gioco la salute psicofisica dei bambini, sono i genitori a decidere. In questi casi non è corretto lasciare la libertà di scelta ai più piccoli, perché loro sanno bene ciò che vogliono, ma non sempre riescono a capire ciò di cui hanno bisogno (ricordate sempre che i bambini sono persone in formazione, la cui psicologia è ancora immatura).
  2. Parlatene con loro. Spiegategli perché volete anticipare l’orario della nanna, discutete insieme sull’importanza del sonno e aiutateli a capire che si tratta di una scelta inoppugnabile ma motivata da ragioni di salute. Il dialogo vi aiuterà a non essere considerati dei “genitori tiranni” o dei rompiscatole: non è detto che azzeri i conflitti, ma li riporterà in una dimensione più ragionevole.
  3. Attenzione al momento pre-nanna: si tratta di una fase delicata della giornata, durante la quale è importante favorire il rilassamento dei bambini. Un classico intramontabile è la storia della buonanotte, mentre andrebbero evitati gli schermi nei 30 minuti precedenti al sonno.

Per approfondire

  1. Changes in Bedtime Schedules and Behavioral Difficulties in 7 Year Old Children, su pediatrics.aappublications.org

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La nascita di Arlecchino

la nascita di arlecchino

Testo di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Una mattina, uno straniero bussò alle porte del paese di Carnevale. C’era di guardia Brighella, che aprì le porte allo straniero per dargli il benvenuto.

Nel paese di Carnevale non si domandava “Chi sei?” ai visitatori, perché erano tutti mascherati e a nessuno interessava sapere chi fossero gli altri. Non si domandava nemmeno “Cosa vuoi”, perché chi arrivava nel paese di Carnevale desiderava una cosa soltanto: divertirsi in buona compagnia.

Immaginate lo sgomento di Brighella quando vide un ragazzino magro, vestito di stracci e… senza maschera. Rimase senza parole.
“Buongiorno” lo salutò il visitatore. “Potrei fermarmi per un po’ in questo paese? Non ho niente da mangiare né un letto in cui dormire”.
“Vorrei tanto farti entrare” disse Brighella, “ma tu sei senza maschera”.
“Ma ho fame” protestò l’altro, che aveva sentito storie favolose sul paese di Carnevale: si diceva che nel palazzo di re Carnevale ci fossero tavoli di cioccolato, sedie candite e che le stoviglie avessero un buon gusto d’arrosto.
Brighella scosse la testa.
“Senza maschera non posso farti entrare. Questo è un paese di maschere, ma siamo maschere serie: rispettiamo le regole importanti”.
Gli occhi dello straniero si velarono di lacrime.
“Anch’io ho fame seriamente, ma pazienza. Se non posso entrare, andrò altrove”.
“Aspettami qui”.
Brighella corse nella casetta di guardia e incartò il suo pranzo, un piatto di frutta e carne arrostita, poi lo donò volentieri al visitatore.
“Per adesso, è tutto ciò che posso darti, ma tu aspettami qui davanti alle porte. Tornerò presto”.

Poi radunò tutte le maschere nel grande teatrino al centro della piazza. Nel paese di Carnevale, le decisioni importanti si prendevano tutte a teatro: chi recitava meglio degli altri, decideva.
Cominciò la riunione.

“Poco fa ero di guardia alla porta ed è arrivato un tale, che non ha il becco d’un quattrino, ha fame e vorrebbe entrare” disse solenne Brighella.
“E tu cosa aspetti? Fallo entrare subito” lo rimproverò Colombina.
“Nel paese di Carnevale ogni straniero è il benvenuto” rincalzò Balanzone. “E se è povero, è benvenuto due volte”.
“Anch’io la penso così” continuò Brighella. “Ma c’è un fatto: quel tale è senza maschera”.
“Senza maschera? Ma è impossibile” esclamò Stenterello.
“Tutti hanno una maschera” appuntò Balanzone.
“Ve l’assicuro: è nudo e crudo, così com’è nato. E io, che faccio?”
“Non possiamo farlo entrare senza maschera” dissero bruschi Gianduja e Meneghino. “Se Re Carnevale dovesse vederlo, lo arrostirebbe. Noi siamo maschere di buonsenso, ma con lui non si può ragionare”.
Le maschere si voltarono verso Pantalone. Lui era ricco e avrebbe potuto comprare una bella maschera per lo straniero.
“Ah no. Proprio no. No e poi no. Non se ne parla. Il mio denaro m’è costato fatica, non penserete che lo scialacqui così”.

“Io un’idea ce l’avrei” disse Brighella, rivolgendosi a tutto il teatro. “Ognuno di noi potrebbe tagliare un piccolo pezzo di stoffa dal suo costume; ne basterà poca, la grandezza di una noce. Colombina e Meneghino li cuciranno insieme e prepareranno un costume da regalare allo straniero. Così anche lui avrà finalmente una maschera e potrà entrare”.

“Che ottima idea” dissero in coro tutte le maschere. “Applausi, applausi per Brighella”. Perfino Pantalone accettò di donare un pezzetto del suo mantello nero (un pezzo così piccolo che a stento si riusciva a vederlo). Poi si misero subito all’opera con ago e filo per cucire insieme tutti gli scampoli di stoffa colorata. O meglio: Meneghino e Colombina cucivano e tutti gli altri guardavano, ma si sa, anche a guardare ci si stanca.
Per fortuna anche Meneghino sapeva cucire, o Colombina avrebbe impiegato un’eternità.
In men che non si dica, il costume fu pronto: era di mille colori e si intravedevano le sfumature dell’amicizia, della gentilezza e della speranza.

Brighella corse alle porte della città e consegnò il costume, nuovo di zecca, allo straniero. Poi lo accompagnò in città. Fu così che nacque Arlecchino e che Brighella divenne il suo amico inseparabile.

Vi piace il Carnevale con i suoi colori? Scoprite le più belle maschere della tradizione italiana nel nostro speciale dedicato alle maschere di Carnevale:

LE MASCHERE

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