Siamo nati per giocare, tanto che lo studioso tedesco Johan Huizinga coniò l’espressione “homo ludens“. Il gioco è presente in tutte le culture, sin dagli albori dell’umanità; da sempre è un canale privilegiato per stimolare sia l’individuo (nel corpo e nella mente) che la società. Giocare fa bene; il neuropsicologo Giuseppe Alfredo Iannoccari, presidente di Assomensana (associazione attiva nella ricerca e nella pratica della stimolazione mentale) ricorda che “i giochi da tavolo, compresi quelli con le carte, ma con più di due giocatori, arricchiscono le reti neurali, ovvero i legami tra le cellule, e stimolano i neuroni a prendere contatti tra loro, accrescendo importanti “riserve” del cervello. Un recente studio, condotto al Max Planck Institute di Berlino, ha messo in evidenza come il gioco aumenta le capacità di pianificazione, memoria, attenzione e ragionamento”.
I giochi da tavolo, in particolare, richiedono al giocatore di mantenere l’attenzione su uno stesso compito per un lasso di tempo piuttosto lungo, anche superiore all’ora; in questo senso, esercitano un’azione opposta (e benefica) rispetto ai videogiochi e allo streaming video, che si concludono nell’arco di pochi minuti.
I giochi da tavolo, proprio come le storie, sono un’ottima occasione per trascorrere del tempo insieme ai bambini impegnandosi in un’attività divertente; questi giochi sono un’ancora di salvezza in tutti quei momenti (ad esempio durante le festività natalizie) in cui non abbiamo idee e laboratori creativi da proporre e al tempo stesso non vogliamo abbandonare i bambini con tablet e Youtube.
Noi, ad esempio, abbiamo giocato e continuiamo a giocare con: Dobble, Dixit, Labirinto, Mercante in fiera, Story cubes. Si tratta di giochi classici, che potete reperire facilmente in qualsiasi negozio di giocattoli e anche online. Questa non vuole essere una classifica: ci sono centinaia di altri giochi da tavolo altrettanto validi e divertenti; divertitevi a scoprirli e a provarli insieme ai vostri bimbi.
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Tutti noi, più o meno frequentemente, desideriamo cambiare qualcosa nella nostra vita; che sia dedicare più tempo alla lettura o allo sport, perdere peso o trascorrere più tempo insieme ai bambini. Il modo in cui affrontiamo questi piccoli cambiamenti rivela molto della nostra mentalità. Certe persone pensano che solo chi ha una grande forza di volontà possa cambiare; queste persone solitamente finiscono per arrendersi e per giudicarsi in modo molto severo. La verità è che la forza di volontà va sostenuta con una mentalità orientata alla crescita: per cambiare dobbiamo adottare la “filosofia del giardiniere”; dobbiamo prenderci cura del cambiamento con piccoli – anche piccolissimi – gesti quotidiani (proprio come un giardiniere, che annaffia ogni giorno le sue rose ed estirpa le erbacce); quei gesti aiutano la nostra forza di volontà a germogliare, a crescere e a fiorire.
Alessia de Falco, Matteo Princivalle
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Gli smartphone costituiscono una fonte di distrazione notevole, a casa e a scuola. Avere uno smartphone sul banco o sulla scrivania è una fonte di distrazione molto potente, che rende lo studio più lungo, faticoso e meno efficiente. I docenti si scontrano da anni con il problema degli smartphone, che ormai fanno parte della dotazione personale di molti ragazzi fin dagli ultimi anni della scuola primaria.
Ma come si potrebbe risolvere questo problema? L’Istituto Bona, nel biellese, ha proposto, a partire dall’anno scolastico 2019-2020, una soluzione semplice ed efficace: all’ingresso di ogni classe è stato appeso un pannello a tasche, con una tasca numerata per ciascuno studente. Gli studenti depositano i loro telefoni durante la prima ora di lezione e possono riprenderli durante l’intervallo e al momento di uscire. Questa soluzione è pratica ed economica: i pannelli con le tasche sono facili da reperire e da realizzare in modo artigianale; inoltre è semplice verificare che tutti i telefoni siano stati depositati. Inizialmente i ragazzi hanno reagito con fastidio; però, dopo le reazioni iniziali, hanno compreso che si trattava di una misura progettata per la tutela del loro percorso formativo e della qualità dell’apprendimento.
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Oltre a promuoverne il senso di responsabilità, offrire ai bambini la possibilità di scegliere li aiuta a costruire la propria autostima. Un bambino che vede costantemente limitate dai genitori le proprie scelte, riceve questo messaggio: “Non solo tu sei piccolo, ma i tuoi desideri non contano molto”. Se il bambino accetta questo messaggio, può forse diventare obbediente e accondiscendente, ma avrà un concetto di sé assai scarso. Certamente, dare ai bambini la possibilità di scegliere e rispettare i loro desideri richiede tempo e pazienza. Ricordate che un ricercatore ha rilevato che i bambini in età prescolare avanzano tre richieste al minuto. Non è necessario rispondere a tutte queste richieste, ma molte di esse non esigono per essere soddisfatte un grosso sforzo da parte dei genitori.
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Leggete insieme ai vostri figli: la lettura condivisa offre ai genitori un canale di comunicazione per così dire “facilitato”; spesso incappiamo in argomenti difficili: la morte, la nascita dei bambini, la solidarietà e la giustizia; ci sono domande che ci mettono in difficoltà, a cui non sapremmo come rispondere. I libri ci permettono di affrontare questi temi a partire dalla riflessione di una persona esterna, aiutano noi grandi a trovare le parole giuste e i bambini a comprendere; i libri ci guidano nella costruzione della nostra verità e nell’esplorazione delle nostre emozioni. Leggere insieme fa bene ai genitori almeno quanto ai loro figli.
A. DE FALCO, M. PRINCIVALLE
PAROLE CHIAVE Comunicazione, Emozioni, Genitori,Intelligenza emotiva, Libri, Lettura
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Il dialogo educativo è il tentativo di tracciare insieme una mappa dei desideri del soggetto. Questo tentativo agisce sulla patosfera, ovvero sull’insieme dei desideri, dei sentimenti e delle emozioni individuali (espliciti e impliciti). Attraverso il dialogo educativo possiamo aiutare l’altro a diventare consapevole di ciò che percepisce, a orientare i propri desideri e a dare un nome a questi desideri; si tratta di un’opera di alfabetizzazione affettiva e morale. Il fine ultimo di questo processo è la ricerca della felicità ma soprattutto di un significato da attribuire alla propria vita.
Testo di: Alessia de Falco, Matteo Princivalle
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