Blog

Pupazzi mangiapensieri: gli amici speciali dei bambini

Per quanto possa essere difficile da gestire e a volte da comprendere, la paura è un emozione funzionale e non sempre negativa. Ci indica, anzi, che il nostro sistema psichico reagisce bene agli eventi, avverte il pericolo e di conseguenza si regola, attivando una serie di meccanismi di difesa.

Ma che fare quando ad aver paura di qualcosa sono i nostri bambini?

Paura

Ovviamente, da genitori, vorremmo essere onnipotenti e vorremmo che i nostri bambini non avessero mai paura  di niente e crescessero forti, ma questo, si sa, non è possibile e, per quanto sia difficile da credere, è un bene. L’importante è, invece, donare ai nostri bambini gli strumenti e le capacità per gestire i loro primi timori, prima che diventino paure più grandi.

Soprattutto nei bambini piccoli, che passano da una situazione di calore e unione nel grembo materno, ad una nuova realtà da esplorare e conoscere, le paure sono quelle primitive e innate che si manifestano, in genere, con la paura di separarsi dalla madre e di abbandono.

Ovviamente, il bambino non è ancora in grado di definire quali sono le paure reali e quelle immaginarie o percepite da lui come tali. Per questo, hanno bisogno di una guida che riesca a canalizzare le loro percezioni e aiutarli ad affrontarle.

I genitori, in questo caso, fanno da ponte tra la realtà e la fantasia.

I timori più comuni, via via che crescono i bambini, sono quelli del buio, degli sconosciuti, dei luoghi nuovi, delle immagini che non conoscono nella realtà ( mostri, streghe a volte anche alcuni cartoni animati), del lupo sempre nominato, purtroppo, come animale avverso e cattivo.

E così, un giorno, mi sono imbattuta in un pupazzetto che a vederlo sembrava come tutti gli altri, fin quando ho scoperto la sua geniale funzione: una zip al posto della bocca, all’interno della quale si inseriscono bigliettini con scritte le paure dei bambini, che “magicamente” e con l’aiuto della mamma ( che deve ricordarsi poi di toglierli!) vengono mangiati dal piccolo pupazzetto.

Io l’ho trovata una cosa davvero geniale, non so quante mamme conoscessero questi simpatici pupazzi, con questa funzionalità che permette al bambino di spostare la sua paura da lui al suo amico di pezza, trasferendo così la sua percezione di paura.

Come possiamo utilizzare questo Pupazzetto per esorcizzare le paure con il nostro bambino o con i bambini di una classe?

Prima di tutto, possiamo scegliere un nome per il nostro amico speciale, perché si sa che anche ai pupazzi, se si da un nome, assumono un valore diverso anche per i bambini, perché li riconoscono tra gli altri, dandogli così un valore diverso.

Poi, iniziamo a farli familiarizzare con questo nuovo amico, mettendoci in gioco noi mamme o educatrici per prime, scrivendo una nostra paura su un fogliettino ( meglio se colorato) e mostrando ai bambini come, aprendo la zip, il nostro amico speciale mangia la nostra paura e invitiamo  a fare lo stesso!

Alla fine, riponiamo il nostro pupazzo speciale in un luogo diverso dagli altri giochi, proprio per avvalorare ancora di più la sua funzione e per far comprendere ai bambini che, attraverso questo “amico” possiamo parlare di paure, possiamo scriverle e vederle, tanto poi le mettiamo nella sua bocca così simpatica e spariscono !

Ovviamente non faccio pubblicità a questo simpatico pupazzo in particolare, tanto che io, per mia figlia, ho utilizzato un altra versione creata da me e così potete fare voi, semplicemente dando valore diverso e visibilmente utile a un oggetto , un gioco, una bambola o qualcosa che abbia la capacità di  “far sparire”, poi, la paura scritta !

           

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Le mini-storie: la piovra Flora

LA PIOVRA FLORA

Mini-storia

La piovra Flora era sempre molto indaffarata e stanca. Era mamma di tre piccoli polipetti, che le riempivano il cuore e le giornate. Li accompagnava a lezione dalla maestra Ostrichetta e gli preparava succulenti pranzetti a base di zuppa di alghe, riempendoli di coccole ogni volta che se li ritrovava accanto. Nonostante questo, le sembrava che i suoi lunghi tentacoli non bastassero mai: vai a lavorare all’ospedale del mare, passa a prendere i piccoli e portali agli allenamenti di palla-polpo, corri a casa a preparare la cena. Insomma non una, ma molte attività, che la rendevano spesso stanca e nervosa. Un giorno particolarmente grigio, mentre stava mettendo a posto le conchiglie che usava come piatti, le apparve davanti la strega Onda, con una lunga gonna fatta di alghe scintillanti, un corpetto di coralli intrecciati e una chiocciola chignon sulla testa. La perfida creatura la convinse che la soluzione a tutti i suoi problemi era la magia “moltiplica tentacoli”. In questo modo avrebbe potuto fare molte più cose contemporaneamente. Flora decise di provare l’incantesimo e, in men che non si dica, si trovò con un bel po’ di tentacoli in più. Ogni qualvolta ci fosse qualcosa di nuovo da fare, subito appariva un nuovo tentacolo. Presto, però, la piovra si trovò in difficoltà: all’inizio era contenta di avere un tentacolo per ogni cosa da fare, ma, con il passare del tempo erano diventati un impiccio: faceva fatica persino a entrare in casa, tanti erano i suoi tentacoli. Disperata, Flora cercò la strega Onda, ma invano, visto che era sparita chissà dove. Per fortuna il pianto della piovra arrivò alle orecchie del mago Paguro, che se ne stava nascosto sul fondale. Il buon crostaceo le preparo un antidoto e sciolse l’incantesimo. Così. Flora, tornata quella di sempre, poté abbracciare i suoi polipetti e ricominciare la vita di prima.

12722309_10154036695527369_256458918_o

In fondo non servono tanti tentacoli e non occorre fare troppe cose insieme. Per stare bene basta un cuore grande e Flora, come tutti i polpi, ne aveva ben tre, che pulsavano incessantemente. Noi ne abbiamo uno solo ma, ascoltato a dovere, ci aiuta a fare le cose giuste al momento giusto. Forse meno di quelle che vorremmo, ma l’importante è che ci rendano davvero felici.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Le mini-storie: il pinguino ballerino

IL PINGUINO BALLERINO

Mini-storia, in rima

12637382_10154021458942369_1268300246_o

Rododendro voleva diventare un ballerino,
cosa strana per un piccolo pinguino.
Ma gli amici, sempre a nuotare dietro ai pesci
gli dicevano «Rododendro lascia stare; che tanto non ci riesci!

Il piccino, triste, sconsolato,
si gettò nel mar ghiacciato.
«Qual è il senso di pescare,
se non giochi un po’ a danzare?»

Vita triste quella dei pinguini; ma la Luna e le stelle, che vedevano tutto, vollero aiutare Rododendro: gli donarono ciascuna una briciola del suo cuore.

Grazie al magico portento,
poté sognar contento.
L’indomani canticchiando
chiamò tutti e volteggiando
disse loro: «Se è felice,
un pinguino ballerino non stupisce!»

 

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Le mini-storie: Il cactus e la lampadina

IL CACTUS E LA LAMPADINA

Mini-storia

C’era una volta un piccolo cactus molto triste. Passava le giornate da solo perché, con tutte quelle spine, nessuno riusciva ad abbracciarlo.
Siccome i cactus non mangiano Nutella, non riusciva nemmeno ad affogare i suoi dispiaceri in un bel cucchiaio di crema alle nocciole.
In realtà le piante stanno bene anche senza essere abbracci
ate, ma lui era diverso: alla luce e al sole preferiva due chiacchiere in compagnia di qualche altro esserino curioso come lui.

Sulla stessa scrivania del cactus, all’interno di un’abat-jour, viveva una lampadina. La sera faceva luce dalla scrivania mentre il suo proprietario lavorava. Anche lei era triste: quando era sveglia e faceva luce nella stanza, non poteva essere avvicinata da nessuno perché il suo calore era troppo fastidioso. Così era lì tutta sola.

12696858_10154025921172369_1376997167_o

Si guardavano sempre più spesso, la povera piantina spinosa e la sua luminosa amica. E si parlavano, scoprendosi via via più simili: al cactus piaceva la musica jazz come alla lampadina, il caminetto che crepitava, il rumore della tastiera del computer. Un giorno, la lampadina capì che aveva voglia di stare più vicina al suo amico; ma non sapeva come abbracciarlo.

Fu così che le venne un’idea: chiese al gatto, raggomitolato sul divano, di tirare un po’ le tende, così da oscurare la camera.
Quando entrò il loro proprietario, distratto spostò la lampadina, per illuminare i documenti a cui stava lavorando, proprio vicino al piccolo cactus. E così la luce ed il calore finirono sulla sua testolina, riempendolo di tepore e felicità.


Per quante spine abbiate, per quanto il calore della vostra luce sia intenso, basta un piccolo gesto per sentirsi vivi e apprezzati.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Sperimentare: I colori nel sacchetto

Buona domenica a tutti i nostri lettori artisti. Oggi prendiamo spunto da una preziosa idea che ci ha suggerito la Maestra Dani, ovvero quella di giocare a mescolare i colori su un cartoncino infilato dentro un sacchetto di plastica. 

Pasticciare coi colori 

E’ una delle attività preferite dai bambini, che si divertono a spargere le tempere, mescolarle con tutto quello che trovano (compresi materiali assolutamente non adeguati, tipo erba, sabbia, sassi e altro ancora) e dipingere la casa e il resto della mobilia! In questo modo riescono a sperimentare la consistenza e l’uso del colore, quindi si tratta di una cosa perfettamente naturale e anzi utilissima.

Come possiamo aiutarli evitando che ripassino sopra le nostre preziose tele del ‘600? Vediamo un’idea arrivata sulla PAGINA FACEBOOK DEL PORTALE ieri!

tempere_sacchetto_3

Cosa ci serve?

  • Fogli di cartoncino bianco
  • Colori a tempera
  • Sacchetti di plastica (tipo quelli per il freezer), non troppo spessi

L’accortezza sarà quella di utilizzare un cartoncino di dimensioni adatte per essere infilato nel sacchetto. Non serve null’altro.

Pronti, Partenza, Arte!

Mettete qualche goccia di colore sul cartoncino; io direi di farle scegliere ai bambini, in base ai loro gusti; sarà bene non esagerare, ma ce ne deve essere una quantità sufficiente ad essere spalmata e mescolata con le mani dei ragazzi.

tempere_sacchetto

A questo punto, infilate il cartoncino dentro il sacchetto di plastica, che poi dovrà essere chiuso in modo che il colore non possa uscire. E’ anche possibile pinzare il cartoncino al sacchetto, in modo che resti ben fermo. Concluso questo passaggio, si darà il via alla fase creativa: i bambini mescolano i colori con le mani (che non si sporcano, visto che il colore è dentro il sacchetto, aiutandovi a tenere pulito!), sperimentando le varie miscele di colori e provando a dargli una forma e un senso. 

Una volta terminato il lavoro, potrete tirare fuori il cartoncino e farlo asciugare. Gli insegnanti più fantasiosi potranno utilizzare questo sistema per insegnare ai bambini i colori secondari e il modo di ottenerli. Ciò che ci è sembrato più intelligente è l’ambiente protetto fornito dal sacchetto!

tempere_sacchetto_2

Ed eccoci alla fine. Ti è piaciuta questa idea creativa? Tutti i nostri laboratori li trovi nella SEZIONE ARTE di Portale Bambini.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Blu mare, verde bosco

Un’altra storia di Alessia e del piccolo Edoardo per il nostro contest di scrittura “Il mare in mezzo al bosco

Blu mare, verde bosco

C’erano una volta, nemmeno poi così lontana, due animaletti dispettosi che vivevano nascosti nel bosco Ratapam!
Che nome strano per  un miscuglio di arbusti e muschi che sapevano di antico.
Eppure il bosco si chiamava così perché spesso il silenzio era interrotto dagli squittii degli scoiattolo ma, soprattutto, dalle corse degli animaletti che giocavano e spesso ruzzolavano sulle foglie umide facendo, appunto, Ratapam!
Tra scoiattoli, gufetti, formiche birichine e cerbiatti spiccavano loro due, i più monelli del gruppo: il Riccio Matto e la Tartaruga Melodia. A dirla tutta, non andavano d’accordo nemmeno un po’.
Il primo era spigliato, la battuta sempre pronta, uno sguardo al bosco e uno alla luce fuori dalla radura.
Non stava fermo un minuto e non riusciva proprio a capire perché la sua amica dalla ruvida corazza non amasse correre in giro e parlare con tutti come faceva lui.
La seconda era mite e taciturna, passava il tempo a guardarsi intorno sbattendo le lunghe ciglia e a canticchiare le strofe che le venivano in mente.
Passava il tempo vicino ai funghi a insegnare nuove rime alle farfalle, che poi si libravano leggere nell’aria disperdendo la sua musica ai quattro venti.
Se ne stava lì, buona buona, e non riusciva proprio a sopportare quel fanfarone che le sembrava una grancassa con tutto quel vociare in giro.
Il bosco Ratapam!, quando quei due bisticciavano, risuonava delle loro voci dalla mattina alla sera. E non c’era modo di riappacificarli: ci provavano senza risultati Ugo l’Orso, Serafina la Marmotta, la Coccinella Caramella. Ma niente, litigavano e litigavano senza sosta e senza risparmiarsi un colpo.

“Monella, non mi ascolti!!!”

“Il monello sei tu che parli a vanvera!!!”
Ad un certo punto gli amici del Riccio Matto e della Tartaruga Melodia decisero che bisognava fare qualcosa.
“Quei due non possono continuare così” disse Serafina la Marmotta.
“Hai ragione, qui non fanno altro che passare le giornate a discutere. E con tutto questo blablabla non si combina nulla” osservò Ugo l’Orso.
Fu così che la Coccinella Caramella si infilò dentro il tronco nodoso di una quercia e ne uscì, aiutata dal Picchio Rimpiattino, con un sacchetto di stoffa iridescente.
Dentro c’era la polvere “Chiama-fatine”. Era potentissima: ne bastava un minuscolo, impalpabile pizzico per far apparire una creatura magica e chiederle aiuto.
Fu così che in men che non si dica, la Fata Principianta, la più bella e dolce di tutte le creature fatate, si trovò lì, con le ali iridescenti che sbattevano velocissime, in mezzo al gruppo di amici.
“Come posso aiutarvi?” chiese agli animaletti del bosco.
“Il Riccio Matto e la Tartaruga Melodia devono fare la pace e non litigare più”.
La fatina si fece spiegare bene la situazione, annuì e poi si volatilizzò in un batter baleno così come era apparsa.
In men che non si dica apparve alle spalle della Tartaruga Melodia. La osservò per qualche attimo in silenzio, prima di avvicinarsi a lei. Aveva il collo tirato per specchiarsi nelle acque di un piccolo stagno, assorta come sempre nei suoi pensieri.

“Cosa ti turba, mia piccola amica?” le chiese Principianta.
“Sono triste. Il Riccio Matto non mi ascolta. E io non so come fare a spiegargli che c’è un mare in mezzo al bosco” rispose Melodia, prima di rivolgere alla fata la sua domanda: “Tu lo vedi il mare in mezzo al bosco?”
“Certo” disse sicura la fata “E’ proprio lì, sotto le foglie, se chiudo gli occhi posso sentire il rumore delle onde e, se li riapro, vedo lo scintillio delle acque sotto le foglie e un mondo incantato che ci aspetta”.
“Ed infatti è così” esclamò la tartarughina “Ma il Riccio Matto dice che mi invento le cose, non mi capisce. E io non so come fare”.

La fatina poggiò una delle sue delicate manine sulla corazza di Melodia, intenerita da quelle parole.

“Non ti preoccupare, ci penso io”. E non finì la frase, perché era già volata via. Per riapparire, in un baleno, accanto al Riccio Matto, che stava tenendo banco presso il ruscello, dibattendo con la Trota Argentina e l’Anatra Moretta. Principianta non perse tempo: “Ehi tu, posso avere l’onore di parlarti un minuto?”
“Ma certo” rispose il Riccio mostrando il musetto impertinente circondato da un’aureola di aculei.
“Ho parlato con la Tartaruga Melodia, che è molto triste perché non la ascolti”.
“Ah, quella sognatrice … Lei vede il mare in mezzo al bosco, ma io continuo a dirle che è il bosco ad essere in mezzo al mare. Guarda: è proprio lì, sotto le foglie … Se chiudi gli occhi puoi sentire il rumore delle onde e, se li riapri, vedere lo scintillio delle acque sotto le foglie e un mondo incantato che ti aspetta”.

La fatina sorrise: “Ma è la stessa cosa che dice la Tartaruga Melodia!”

“Non è così” sbuffo il Riccio “Io vedo il bosco in mezzo al mare, lei vede il mare in mezzo al bosco. No, no e ancora no! Non è la stessa cosa!”

Principianta gli chiese di chiudere gli occhi, lo sollevò come se fosse una piuma anche se in realtà era decisamente più grande di lei e, in un batter d’occhio, lo posò accanto alla Tartaruga Melodia che, nel frattempo, era rimasta a specchiarsi mogia nelle acque dello stagno e a guardare un gruppo di girini che facevano le piroette.

“Melodia, guarda chi c’è!”

“Uffa ancora lui” esclamò stizzita la tartaruga.

“Non fare così” esortò la fata “Ascolta me! Chiudi gli occhi e descrivimi a voce alta il mare in mezzo al bosco. E tu, sì, dico a te Riccio Matto, fai lo stesso: chiudi gli occhi e descrivi il bosco in mezzo al mare”.

Le parole si sovrapposero armoniosamente: “E’ proprio lì, sotto le foglie … Se chiudi gli occhi puoi sentire il rumore delle onde e, se li riapri, vedere lo scintillio delle acque sotto le foglie e un mondo incantato che ti aspetta”.

Non c’è da stupirsi se, riaperti gli occhi e incrociati gli sguardi, il Riccio Matto e la Tartaruga Melodia si ritrovarono senza accorgersi con le zampette posate una sopra all’altra.

“Vedi le stesse cose che vedo io” disse Melodia.

“Sì! Le chiamo soltanto in modo diverso” osservò il Riccio Matto.
Da quel giorno, i due si ritrovarono, guardati a distanza dalla fatina Principianta, radiosa come non mai, a osservare insieme lo scintillio sotto le foglie e a fantasticare su quali pesciolini potevano nuotare in quel mare incantato. C’erano tritoni, sirene, delfini e conchiglie colorate. Non importava se non tutti potevano vederli. L’importante è che, con l’aiuto della fantasia, loro riuscissero a parlare una lingua comune.
Principianta era felice di quel risultato e con lei tutti gli amici dei due animaletti che si riunivano in un colorato girotondo accanto a loro, cercando di vedere il blu del mare e il verde del bosco.
Da quel momento, non ci fu più il bosco in mezzo al mare o il mare in mezzo al bosco. Solo blu mare e verde bosco, mischiati in un’unica tavolozza magica.

“Non siamo tutti uguali” si dissero la tartaruga e il riccio sorridendo “Ma il mondo sarà più bello se impareremo a voler bene anche a chi è diverso da noi”.

Alessia de Falco – Edoardo Riela

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.