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Le mini-storie: il pinguino ballerino

IL PINGUINO BALLERINO

Mini-storia, in rima

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Rododendro voleva diventare un ballerino,
cosa strana per un piccolo pinguino.
Ma gli amici, sempre a nuotare dietro ai pesci
gli dicevano «Rododendro lascia stare; che tanto non ci riesci!

Il piccino, triste, sconsolato,
si gettò nel mar ghiacciato.
«Qual è il senso di pescare,
se non giochi un po’ a danzare?»

Vita triste quella dei pinguini; ma la Luna e le stelle, che vedevano tutto, vollero aiutare Rododendro: gli donarono ciascuna una briciola del suo cuore.

Grazie al magico portento,
poté sognar contento.
L’indomani canticchiando
chiamò tutti e volteggiando
disse loro: «Se è felice,
un pinguino ballerino non stupisce!»

 

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Le mini-storie: Il cactus e la lampadina

IL CACTUS E LA LAMPADINA

Mini-storia

C’era una volta un piccolo cactus molto triste. Passava le giornate da solo perché, con tutte quelle spine, nessuno riusciva ad abbracciarlo.
Siccome i cactus non mangiano Nutella, non riusciva nemmeno ad affogare i suoi dispiaceri in un bel cucchiaio di crema alle nocciole.
In realtà le piante stanno bene anche senza essere abbracci
ate, ma lui era diverso: alla luce e al sole preferiva due chiacchiere in compagnia di qualche altro esserino curioso come lui.

Sulla stessa scrivania del cactus, all’interno di un’abat-jour, viveva una lampadina. La sera faceva luce dalla scrivania mentre il suo proprietario lavorava. Anche lei era triste: quando era sveglia e faceva luce nella stanza, non poteva essere avvicinata da nessuno perché il suo calore era troppo fastidioso. Così era lì tutta sola.

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Si guardavano sempre più spesso, la povera piantina spinosa e la sua luminosa amica. E si parlavano, scoprendosi via via più simili: al cactus piaceva la musica jazz come alla lampadina, il caminetto che crepitava, il rumore della tastiera del computer. Un giorno, la lampadina capì che aveva voglia di stare più vicina al suo amico; ma non sapeva come abbracciarlo.

Fu così che le venne un’idea: chiese al gatto, raggomitolato sul divano, di tirare un po’ le tende, così da oscurare la camera.
Quando entrò il loro proprietario, distratto spostò la lampadina, per illuminare i documenti a cui stava lavorando, proprio vicino al piccolo cactus. E così la luce ed il calore finirono sulla sua testolina, riempendolo di tepore e felicità.


Per quante spine abbiate, per quanto il calore della vostra luce sia intenso, basta un piccolo gesto per sentirsi vivi e apprezzati.

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Sperimentare: I colori nel sacchetto

Buona domenica a tutti i nostri lettori artisti. Oggi prendiamo spunto da una preziosa idea che ci ha suggerito la Maestra Dani, ovvero quella di giocare a mescolare i colori su un cartoncino infilato dentro un sacchetto di plastica. 

Pasticciare coi colori 

E’ una delle attività preferite dai bambini, che si divertono a spargere le tempere, mescolarle con tutto quello che trovano (compresi materiali assolutamente non adeguati, tipo erba, sabbia, sassi e altro ancora) e dipingere la casa e il resto della mobilia! In questo modo riescono a sperimentare la consistenza e l’uso del colore, quindi si tratta di una cosa perfettamente naturale e anzi utilissima.

Come possiamo aiutarli evitando che ripassino sopra le nostre preziose tele del ‘600? Vediamo un’idea arrivata sulla PAGINA FACEBOOK DEL PORTALE ieri!

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Cosa ci serve?

  • Fogli di cartoncino bianco
  • Colori a tempera
  • Sacchetti di plastica (tipo quelli per il freezer), non troppo spessi

L’accortezza sarà quella di utilizzare un cartoncino di dimensioni adatte per essere infilato nel sacchetto. Non serve null’altro.

Pronti, Partenza, Arte!

Mettete qualche goccia di colore sul cartoncino; io direi di farle scegliere ai bambini, in base ai loro gusti; sarà bene non esagerare, ma ce ne deve essere una quantità sufficiente ad essere spalmata e mescolata con le mani dei ragazzi.

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A questo punto, infilate il cartoncino dentro il sacchetto di plastica, che poi dovrà essere chiuso in modo che il colore non possa uscire. E’ anche possibile pinzare il cartoncino al sacchetto, in modo che resti ben fermo. Concluso questo passaggio, si darà il via alla fase creativa: i bambini mescolano i colori con le mani (che non si sporcano, visto che il colore è dentro il sacchetto, aiutandovi a tenere pulito!), sperimentando le varie miscele di colori e provando a dargli una forma e un senso. 

Una volta terminato il lavoro, potrete tirare fuori il cartoncino e farlo asciugare. Gli insegnanti più fantasiosi potranno utilizzare questo sistema per insegnare ai bambini i colori secondari e il modo di ottenerli. Ciò che ci è sembrato più intelligente è l’ambiente protetto fornito dal sacchetto!

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Ed eccoci alla fine. Ti è piaciuta questa idea creativa? Tutti i nostri laboratori li trovi nella SEZIONE ARTE di Portale Bambini.

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Blu mare, verde bosco

Un’altra storia di Alessia e del piccolo Edoardo per il nostro contest di scrittura “Il mare in mezzo al bosco

Blu mare, verde bosco

C’erano una volta, nemmeno poi così lontana, due animaletti dispettosi che vivevano nascosti nel bosco Ratapam!
Che nome strano per  un miscuglio di arbusti e muschi che sapevano di antico.
Eppure il bosco si chiamava così perché spesso il silenzio era interrotto dagli squittii degli scoiattolo ma, soprattutto, dalle corse degli animaletti che giocavano e spesso ruzzolavano sulle foglie umide facendo, appunto, Ratapam!
Tra scoiattoli, gufetti, formiche birichine e cerbiatti spiccavano loro due, i più monelli del gruppo: il Riccio Matto e la Tartaruga Melodia. A dirla tutta, non andavano d’accordo nemmeno un po’.
Il primo era spigliato, la battuta sempre pronta, uno sguardo al bosco e uno alla luce fuori dalla radura.
Non stava fermo un minuto e non riusciva proprio a capire perché la sua amica dalla ruvida corazza non amasse correre in giro e parlare con tutti come faceva lui.
La seconda era mite e taciturna, passava il tempo a guardarsi intorno sbattendo le lunghe ciglia e a canticchiare le strofe che le venivano in mente.
Passava il tempo vicino ai funghi a insegnare nuove rime alle farfalle, che poi si libravano leggere nell’aria disperdendo la sua musica ai quattro venti.
Se ne stava lì, buona buona, e non riusciva proprio a sopportare quel fanfarone che le sembrava una grancassa con tutto quel vociare in giro.
Il bosco Ratapam!, quando quei due bisticciavano, risuonava delle loro voci dalla mattina alla sera. E non c’era modo di riappacificarli: ci provavano senza risultati Ugo l’Orso, Serafina la Marmotta, la Coccinella Caramella. Ma niente, litigavano e litigavano senza sosta e senza risparmiarsi un colpo.

“Monella, non mi ascolti!!!”

“Il monello sei tu che parli a vanvera!!!”
Ad un certo punto gli amici del Riccio Matto e della Tartaruga Melodia decisero che bisognava fare qualcosa.
“Quei due non possono continuare così” disse Serafina la Marmotta.
“Hai ragione, qui non fanno altro che passare le giornate a discutere. E con tutto questo blablabla non si combina nulla” osservò Ugo l’Orso.
Fu così che la Coccinella Caramella si infilò dentro il tronco nodoso di una quercia e ne uscì, aiutata dal Picchio Rimpiattino, con un sacchetto di stoffa iridescente.
Dentro c’era la polvere “Chiama-fatine”. Era potentissima: ne bastava un minuscolo, impalpabile pizzico per far apparire una creatura magica e chiederle aiuto.
Fu così che in men che non si dica, la Fata Principianta, la più bella e dolce di tutte le creature fatate, si trovò lì, con le ali iridescenti che sbattevano velocissime, in mezzo al gruppo di amici.
“Come posso aiutarvi?” chiese agli animaletti del bosco.
“Il Riccio Matto e la Tartaruga Melodia devono fare la pace e non litigare più”.
La fatina si fece spiegare bene la situazione, annuì e poi si volatilizzò in un batter baleno così come era apparsa.
In men che non si dica apparve alle spalle della Tartaruga Melodia. La osservò per qualche attimo in silenzio, prima di avvicinarsi a lei. Aveva il collo tirato per specchiarsi nelle acque di un piccolo stagno, assorta come sempre nei suoi pensieri.

“Cosa ti turba, mia piccola amica?” le chiese Principianta.
“Sono triste. Il Riccio Matto non mi ascolta. E io non so come fare a spiegargli che c’è un mare in mezzo al bosco” rispose Melodia, prima di rivolgere alla fata la sua domanda: “Tu lo vedi il mare in mezzo al bosco?”
“Certo” disse sicura la fata “E’ proprio lì, sotto le foglie, se chiudo gli occhi posso sentire il rumore delle onde e, se li riapro, vedo lo scintillio delle acque sotto le foglie e un mondo incantato che ci aspetta”.
“Ed infatti è così” esclamò la tartarughina “Ma il Riccio Matto dice che mi invento le cose, non mi capisce. E io non so come fare”.

La fatina poggiò una delle sue delicate manine sulla corazza di Melodia, intenerita da quelle parole.

“Non ti preoccupare, ci penso io”. E non finì la frase, perché era già volata via. Per riapparire, in un baleno, accanto al Riccio Matto, che stava tenendo banco presso il ruscello, dibattendo con la Trota Argentina e l’Anatra Moretta. Principianta non perse tempo: “Ehi tu, posso avere l’onore di parlarti un minuto?”
“Ma certo” rispose il Riccio mostrando il musetto impertinente circondato da un’aureola di aculei.
“Ho parlato con la Tartaruga Melodia, che è molto triste perché non la ascolti”.
“Ah, quella sognatrice … Lei vede il mare in mezzo al bosco, ma io continuo a dirle che è il bosco ad essere in mezzo al mare. Guarda: è proprio lì, sotto le foglie … Se chiudi gli occhi puoi sentire il rumore delle onde e, se li riapri, vedere lo scintillio delle acque sotto le foglie e un mondo incantato che ti aspetta”.

La fatina sorrise: “Ma è la stessa cosa che dice la Tartaruga Melodia!”

“Non è così” sbuffo il Riccio “Io vedo il bosco in mezzo al mare, lei vede il mare in mezzo al bosco. No, no e ancora no! Non è la stessa cosa!”

Principianta gli chiese di chiudere gli occhi, lo sollevò come se fosse una piuma anche se in realtà era decisamente più grande di lei e, in un batter d’occhio, lo posò accanto alla Tartaruga Melodia che, nel frattempo, era rimasta a specchiarsi mogia nelle acque dello stagno e a guardare un gruppo di girini che facevano le piroette.

“Melodia, guarda chi c’è!”

“Uffa ancora lui” esclamò stizzita la tartaruga.

“Non fare così” esortò la fata “Ascolta me! Chiudi gli occhi e descrivimi a voce alta il mare in mezzo al bosco. E tu, sì, dico a te Riccio Matto, fai lo stesso: chiudi gli occhi e descrivi il bosco in mezzo al mare”.

Le parole si sovrapposero armoniosamente: “E’ proprio lì, sotto le foglie … Se chiudi gli occhi puoi sentire il rumore delle onde e, se li riapri, vedere lo scintillio delle acque sotto le foglie e un mondo incantato che ti aspetta”.

Non c’è da stupirsi se, riaperti gli occhi e incrociati gli sguardi, il Riccio Matto e la Tartaruga Melodia si ritrovarono senza accorgersi con le zampette posate una sopra all’altra.

“Vedi le stesse cose che vedo io” disse Melodia.

“Sì! Le chiamo soltanto in modo diverso” osservò il Riccio Matto.
Da quel giorno, i due si ritrovarono, guardati a distanza dalla fatina Principianta, radiosa come non mai, a osservare insieme lo scintillio sotto le foglie e a fantasticare su quali pesciolini potevano nuotare in quel mare incantato. C’erano tritoni, sirene, delfini e conchiglie colorate. Non importava se non tutti potevano vederli. L’importante è che, con l’aiuto della fantasia, loro riuscissero a parlare una lingua comune.
Principianta era felice di quel risultato e con lei tutti gli amici dei due animaletti che si riunivano in un colorato girotondo accanto a loro, cercando di vedere il blu del mare e il verde del bosco.
Da quel momento, non ci fu più il bosco in mezzo al mare o il mare in mezzo al bosco. Solo blu mare e verde bosco, mischiati in un’unica tavolozza magica.

“Non siamo tutti uguali” si dissero la tartaruga e il riccio sorridendo “Ma il mondo sarà più bello se impareremo a voler bene anche a chi è diverso da noi”.

Alessia de Falco – Edoardo Riela

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Straluccio il cavalluccio e la stella Martina

Straluccio il Cavalluccio passava le giornate nascosto vicino a un anemone.
Non sembra tanto divertente detto così, ma a lui piaceva; infatti, dietro ai tentacoli spugnosi della pianta marina, c’era lei, a guardarlo, poggiata alla ruvida ostrica Perla.
Straluccio il cavalluccio non sapeva se quella stella marina di cui non conosceva il nome amava giocare a nascondino o cosa.Ma se ne stava sempre lì, a guardarlo dritto dritto negli occhi senza parlare.“Chissà cosa pensa di me?” Si chiedeva, a volte incuriosito, a volte imbarazzato.Incerto se fare un passo avanti oppure retrocedere, faceva passare le giornate così. Ad osservarla pensoso.Ogni tanto lei si allontanava, perché Ricciolo il Paguro la chiamava o Orione il Barracuda rapiva il suo sguardo.
Però a fine giornata tornava sempre lì a parlare con Perla e a guardarlo di sottecchi, ridendo per il solletico che le facevano i tentacoli dell’anemone intrecciati alle sue lunghe braccia arancioni.Un giorno la stellina sparì. Non per poche ore, come spesso accadeva, ma per un tempo che dire infinito sembrava poco.Straluccio il Cavalluccio era inquieto. E’ vero che non si parlavano, per dir la verità nemmeno conosceva il suo nome.
Ma se lei non c’era era come se gli mancasse un pezzetto, non capiva bene cosa stesse succedendo, era come avere un buchetto nel cuore.
“Cosa le sarà capitato?”. E fu così che andò a cercarla.Grande fu la sorpresa quando se la ritrovò davanti, solo pochi metri più in là. Lo aspettava dietro ad un piccola roccia incrostata di muschi verdi e azzurri. “Perché te ne sei andata?” chiede Straluccio.“Perché mi hai seguito?” lo sfidò lei.
“Perché non ti vedevo. E senza di te mi manca un pezzetto di cuore”.
“Mi chiamo Martina. E se tu non ci sei anche a me manca un pezzetto di cuore”.
Allora Straluccio prese un bel respiro e ci mise tutto il coraggio che aveva nel dirle queste poche parole che a lui sembravano un lungo racconto: “Tanto piacere Martina. Io sono Straluccio. Non ho molte pretese, ma, se tu lo vuoi, possiamo diventare amici e fare insieme un pezzetto di strada”.
“Sì Straluccio, mi faresti felice. Però non deludermi, non deludermi mai. E sarai sempre mio amico”.Il cavalluccio marino non capì bene il senso di quella frase, ma le parole uscirono più in fretta del pensiero: “Non ti deluderò mai, prometto. Non ci riuscirei nemmeno provandoci”. Fu così che divennero amici. Non importava quanto sarebbe stato lungo il percorso e se avrebbe to trovato lungo la strada il famelico pesce Vampiro o l’antipatica murena Violetta.
Il fatto di sapersi vicini, tra l’anemone giallo e la ruvida ostrica, rendeva più piacevole il cammino.

AUDIOFIABA

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Lavoretti con le cannucce

In questa guida abbiamo raccolto qualche idea per realizzare dei lavoretti con le cannucce a casa, alla scuola dell’infanzia o alla scuola primaria. Si tratta di semplici laboratori artistici, adatti a tutti i bambini e utili per esprimersi liberamente, lontano dai vincoli formali della pittura tradizionale.

ACTION PAINTING CON CANNUCCE E COLORI A TEMPERA

Uno dei lavoretti con le cannucce più semplici e al tempo stesso più spettacolari è l’action painting. Per sperimentarlo ti servirà:

  • Un foglio da disegno (meglio un A4 con grammatura elevata)
  • Qualche cannuccia
  • Colori a tempera
  • Piattino per mescolare e diluire i colori
  • Un telo o una tovaglietta per proteggere il piano di lavoro dagli schizzi che, inevitabilmente, ci saranno

Esistono principalmente due modi di stendere il colore con una cannuccia: stendere qualche goccia di colore diluito e spargerlo sul foglio soffiando con la cannuccia, o utilizzare la cannuccia come un pennello, per stendere il colore più denso. Noi ci siamo divertiti ad alternare queste due tecniche: si è trattato di un action painting in piena regola.

lavoretti con le cannucce

OGGETTI REALIZZATI CON LE CANNUCCE

Le cannucce sono un supporto straordinario per realizzare costruzioni e piccoli oggetti. Noi, ad esempio, abbiamo provato a realizzare un flauto fai da te con le cannucce. Per scoprire come fare, leggi la nostra guida per realizzare un flauto fai da te.

Scoprite i coloring book di Cuorfolletto: all’interno troverete tutti i nostri personaggi doodle più amati da colorare.

L’almanacco del cuore
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Perché proporre i lavoretti creativi

  • Sviluppo della motricità fine, attraverso azioni come ritagliare, incollare e piegare con precisione;
  • Sviluppo cognitivo, perché il bambino nella realizzazione di un lavoretto deve risolvere numerosi problemi legati a dimensioni come lo spazio e la progettazione;
  • Sviluppo sensoriale, perché i lavoretti coinvolgono una varietà di sensi contemporaneamente;
  • Grinta e perseveranza, necessarie a portare a termine l’esecuzione del lavoretto. Realizzare un lavoretto creativo è un ottimo allenamento per l’attenzione e la progettualità.

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