È possibile educare alla felicità? Sicuramente sì, a patto di riuscire a definire la felicità e gli elementi di cui è costituita. Per educare alla felicità, dobbiamo considerare questo termine in modo serio, senza banalizzarlo.
Nel 2011 lo psicologo americano Martin Seligman ha formulato la Teoria del benessere nel tentativo di scomporre il benessere in una serie di “elementi costituenti”, sui quali le persone potessero lavorare per migliorare le proprie condizioni di vita. Questa teoria serve anche per superare il luogo comune che identifica la felicità con il buon umore: tutti noi sperimentiamo emozioni positive e negative, una vita col sorriso stampato sulle labbra è irreale. Per questo motivo Seligman accantona il termine “felicità”, tuttora molto in voga sui media, sostituendolo con l’espressione, più equilibrata, di benessere. Secondo la Teoria del benessere, questo deriva dall’interazione di cinque fattori:

  • le emozioni positive, come la gioia, il piacere e la gratificazione;
  • il coinvolgimento, ovvero l’insieme delle attività che permettono di vivere il flow, il flusso d’interesse e assorbimento tipico di chi fa qualcosa che lo appassiona;
  • l’attribuzione di un significato alla propria vita;
  • la realizzazione personale; realizzare i propri obiettivi, anche se non produce emozioni positive, è un elemento chiave del benessere. Spesso intraprendiamo una sfida per il semplice gusto di metterci alla prova;
  • le relazioni positive; infatti, senza una rete sociale di sostegno nessuno può definirsi davvero felice, né godere di un autentico benessere; la solitudine, al contrario, è una condizione che aumenta i livelli di stress, causa ansia, rabbia e umore negativo.

L’interazione di questi cinque elementi produce il benessere e porta gli individui a svilupparsi al massimo grado possibile. In inglese, questo sviluppo ottimale prende il nome di flourishing, il termine con cui si indica l’atto della fioritura; in italiano il termine è intraducibile; per questo motivo gli psicologi positivi hanno preferito l’espressione “funzionamento ottimale” (meno poetico ma sufficientemente chiaro).

Ma come si arriva al flourishing? Sempre Seligman ha provato a spiegarlo ricorrendo alla formula della felicità (di cui abbiamo parlato in questo articolo). Il modo migliore per costruire la felicità è lavorare sui fattori interni, quelli che dipendono dal nostro controllo. In particolare, dobbiamo:

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E se stai pensando che vincere alla lotteria potrebbe renderti molto più felice di quanto non potrebbe fare un percorso di crescita personale, dovrai ricrederti: nel 1978 un gruppo di ricercatori (tra le fonti trovi il link per leggere l’articolo originale, in lingua inglese) analizzarono il grado di felicità di alcune persone che avevano vinto grosse somme di denaro alla lotteria e confrontandolo con il grado di felicità di altrettante persone, che non avevano vinto nulla. Coloro che avevano vinto alla lotteria avevano sì modificato il loro stile di vita (adattandolo alla loro nuova disponibilità economica), ma non erano più felici rispetto agli altri.

FONTI

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