Speranza: colorare il futuro con le emozioni

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Speranza in pillole

La speranza è riuscita a colorare di emozioni anche la più grossolana delle nostre fantasie.

C. Mina

Sperare significa emozionarsi; significa mescolare gioia e timore e legarli a filo doppio a un evento futuro che ci piacerebbe vedere realizzato. Senza speranza, probabilmente, non ci sarebbe progresso se non per serendipità. E nemmeno per quello, perché quanti scienziati sperimentano solo con la certezza di un determinato risultato e non con la sua speranza?

Eterna risorge sempre la speranza, come un fungo velenoso.

Charles Bukowski

E in effetti, è una condizione tipica dell’uomo, forse una delle più tipiche. Ma sarà davvero come un fungo velenoso o piuttosto ci aiuta a vivere un’esistenza soddisfacente?

Cos’è la speranza?

Definizione

La speranza è l’aspettativa di qualcosa di buono, sufficientemente incerto per distinguerla dall’attesa (se la mamma mi ha telefonato dicendomi che sta tornando a casa la attendo, ma non nutro speranza nel suo ritorno, quanto piuttosto una ragionevole certezza) e sufficientemente probabile per distinguerla dall’impossibile (nessuno spera di svegliarsi con le ali, al massimo lo sogna, al più lo desidera). Al crescere della speranza, come per riflesso, cresce il timore della sua evanescenza, la paura che l’evento possa non realizzarsi.


La speranza abita una terra colorata di gioia e di timore, mescolati in parti uguali. Anzi, si potrebbe dire propriamente che la speranza sia il sentimento derivante dalla fusione di gioia e timore verso qualcosa. E’ quindi profondamente legata alle emozioni.

Perché l’uomo spera nel futuro?

Sulla speranza si sono espressi i più illustri filosofi, da Aristotele a Cartesio, ma anche teologi e tanti altri intellettuali. Secondo la teologia cristiana, la speranza è una delle tre virtù teologali, quelle che mettono l’uomo nelle condizioni di avvicinarsi alla Trinità. Esiste addirittura una Teologia della Speranza.

La speranza esiste in quanto gli uomini vivono progettando il futuro (questa tesi è stata sostenuta sempre da un filosofo, Edmund Husserl): essa nasce dalla capacità di immaginare un evento o uno stato prima che questo si compia. Da un lato vi è la capacità di immaginare, che utilizza risorse cognitive e creative, dall’altro la speranza, che compie un lavoro analogo ma con le emozioni.

E voi, siete pieni di speranza?

Qualche domanda per centrare l’attenzione sul tema. Siete persone a cui piace sperare?

  • Che esperienze avete con la speranza? 
  • Secondo voi sperare in qualcosa ci rende più forti o ci rende solo degli illusi? 
  • I pensieri influenzano la realtà? 

Speranza in famiglia

E’ necessaria in famiglia un’educazione alla speranza? Secondo noi, no: la speranza è il risultato, naturale e perlopiù spontaneo, del nostro pensiero. Anche le persone che dicono di non sperare mai in nulla (a parte qualche caso di apatia piuttosto grave) nella realtà, in qualcosa, sperano eccome. Quel che piuttosto andrebbe educato è proprio il modo in cui pensiamo. Morin ha detto di preferire una testa ben fatta ad una ben piena. Ecco, in questo caso, per riempirci il cuore e la mente di buone speranze per il futuro non serve altro che abituarci a pensar bene.

In questo senso, è fondamentale educar-si a dirigere i propri pensieri in modo positivo. A questo proposito, vi invitiamo a leggere il MINI-SAGGIO dedicato al pensiero positivo. Si tratta di una dote tanto rara quanto utile: è la chiave di volta per essere felici.

Gio-Coaching per chi spera in un mondo migliore

Gli esercizi di Gio-Coaching per la speranza rientrano nel gruppo più ampio degli esercizi per riscoprire la felicità attraverso il cambiamento e la progettazione del futuro. Sono giochi che insegnano a pensare positivamente, a tirar fuori risorse quali il pensiero laterale ed il pensiero creativo







a cura di Matteo Princivalle