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La gatta che venne in casa

La gatta che venne in casa

Nelson Mandela

C’era una volta una gatta tutta sola, che viveva nella boscaglia. Dopo qualche tempo si stufò della solitudine e decise di trovarsi un marito. Così, cercò un altro Gatto selvatico e andò a vivere con lui.

Ma un giorno, mentre passeggiavano nella giungla, un Leopardo saltò addosso al gatto e lo lasciò steso nella polvere.
“Oh!” disse la gatta “Mio marito è finito nella polvere e non è più la creatura più deliziosa della giungla. Ma quel Leopardo, sì che lo è”. E così, la gatta andò a vivere con il Leopardo.
Vissero insieme felici e contenti, finché un Leone non divorò il Leopardo. La gatta disse: “Oh! Il Leopardo, a quanto pare, non è più l’animale più delizioso della giugla, ma il Leone sì che lo è”. E così, la gatta andò a vivere con il Leone.
Un giorno, però, un Elefante schiacciò il Leone sotto il peso del suo corpo. “Oh! Il Leone è finito schiacciato e non è più l’animale più delizioso della giungla, ma l’Elefante, sì che lo è.” E così, la gatta si arrampicò sulla testa dell’Elefante e cominciò a vivere con lui.

Mentre attraversavano un fiume, la gatta sentì un’esplosione lontana e vide l’elefante accasciarsi a terra. Cosa lo aveva colpito? Eccolo lì, tra le canne, un omino con un fucile e una giubba da cacciatore. “Oh! L’Elefante è stato ucciso, non è più l’animale più delizioso della giungla, ma l’Uomo, si che lo è”. E la Gatta si arrampicò sul tetto della capanna dell’Uomo e da quel giorno abitò lì, dando la caccia ai topi.

Ma un giorno, la Gatta sentì le urla dell’Uomo e di sua moglie provenire dalla capanna: si fecero sempre più forti, finché l’uomo uscì e rotolò nella polvere. “Adesso so chi è la creatura più deliziosa di tutta la giungla: è la Donna” disse la Gatta. Poi, scese giù dal tetto della capanna ed entrò all’interno; si accoccolò vicino al fuoco e da allora è rimasta lì per sempre.

 

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La bussola del cuore

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Un giovane andò da un saggio poiché voleva conoscere il segreto per vivere bene. Il saggio gli regalò una bussola e gli disse: “Ogni mattina, guarda attentamente verso ciascuna delle quattro direzioni cardinali”. “Perché mai?” domandò il giovane.

“Guarda a Nord, dritto avanti a te, per sapere dove stai andando e per essere certo di non calpestare nessuno.
Guarda a Sud, alle tue spalle, per non dimenticare da dove vieni e per essere certo di non lasciare indietro nessuno.
Guarda a Est, alla tua destra, per esser certo di avere un amico sincero.
Infine guarda a Ovest, alla tua sinistra, perché di amici sinceri è meglio averne due”.

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La streghetta della pervinca e l’elisir dell’amore

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Con i primi freddi settembrini, nel bosco era spuntata una pervinca; era un piccolo fiore azzurro-violaceo, che spiccava tra i verdi cespugli. La pervinca era la casa di una streghetta un po’ altezzosa.
“Nessuno nel bosco prepara filtri magici e pozioni come so fare io!”, era solita esclamare con orgoglio.
Ciò che diceva corrispondeva al vero: la streghetta era davvero abile a miscelare erbe e fiori. Peccato che poi passasse il suo tempo a vantarsene, causando malumori tra le altre creature del bosco che la tenevano a debita distanza.

Un giorno da quelle parti arrivò un elfo del mare: si era perso facendo surf su un refolo di vento e non sapeva come tornare a casa. La streghetta lo vide e se ne innamorò perdutamente; come darle torto, era davvero bellissimo.
Gli promise che lo avrebbe aiutato a trovare a casa, ma si mise a preparare un filtro d’amore per conquistarlo: mescolò tutti gli ingredienti segreti che conosceva solo lei e in breve l’elisir fu pronto.

“Ora non mi resta che invitarlo per il tè del pomeriggio” si disse soddisfatta la streghetta. E così fece: quando furono le cinque l’elfo si presentò con un mazzolino di fiori in mano e si accomodò vicino a un tronco.
“Ho preparato un tè speciale ed una buona torta di more”, gli disse la streghetta con aria furba. L’elfo assaggiò tutto senza far complimenti e poi la guardò speranzoso: “Come farai a riportarmi al mare?”.

Cosa? Ma che domande sono mai queste?!? La streghetta non capiva davvero: l’elfo avrebbe dovuto innamorarsi perdutamente di lei, giurarle eterno amore e …
E invece niente! L’elisir d’amore non aveva avuto alcun effetto?
La streghetta gli promise che il giorno dopo lo avrebbe teletrasportato l’indomani e lo congedò bruscamente, con la scusa di voler riposare.
Quando rimase sola scoppiò a piangere: “Perché non mi ama? Dove ho fallito?”.

Fu allora che una vocina le disse: “Da quando le streghe si disperano in modo così esasperante da disturbare il mio sonno?”.
Era la pianta di pervinca accanto a lei che parlava, con un tono molto severo.
“Ma io soffro …”.
“Lo vedo”, continuò la pianta, con tutti i suoi fiorellini violacei puntati verso di lei come occhietti curiosi.
“Però una soluzione c’è: mostrati per quello che sei. Non esiste elisir capace di imbrogliare il cuore. L’unica magia che puoi fare è lasciare che il cuore sia libero e lui troverà la strada”.

“Dici che funzionerà?” chiese la streghetta.
“Non posso promettertelo”, risposte la pervinca, “ma la libertà è l’unica magia davvero efficace per il cuore”.
L’indomani la streghetta si presentò all’appuntamento con l’elfo.
“Sei pronto a partire?” Gli chiese. Poi lo prese per mano e scomparvero, alla volta del mare.

Giunti a questo punto, una fiaba che si rispetti vi rivelerebbe anche com’è andata a finire questa storia. Ma questa non è una storia come tutte le altre, per cui lasceremo che siate voi ad immaginare il finale.

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Some – Any

1. Uso di SOME e ANY

SOME e ANY sono due pronomi e aggettivi indefiniti che hanno lo stesso significato, ma si utilizzano in due contesti diversi.

  • SOME: significa “qualcuno, un po’ di, del”.
    Si usa nelle frasi affermative.

There is some coffee in the cup.
C’è un po’ di caffè nella tazzina.

I have some milk in the fridge.
Ho del latte in frigo.

Carla has some kitten at home.
Carla ha alcuni gattini a casa.

  • ANY significa “qualcuno, alcuno, un po’ di, del”.
    Si usa nelle frasi interrogative e negative.

I haven’t got any book in my backpack.
Non ho alcun libro nel mio zaino.

Do you have any pencil? 
Hai qualche matita?

She hasn’t got any doll. 
Lei non ha alcuna bambola.

Utilizzare ANY all’interno di una frase affermativa o SOME all’interno di una frase negativa o interrogativa è scorretto ed è considerato un errore.
Vi è un’unica eccezione a questa regola grammaticale: possiamo utilizzare SOME in una frase interrogativa se siamo convinti che la risposta sia positiva.

Have you got some new toys?
Hai ricevuto dei nuovi regali?

Per evitare di fare confusione, tuttavia, è sufficiente utilizzare esclusivamente ANY nelle frasi interrogative.

SCOPRITE ANCHE:

2. Schede didattiche

Di seguito potete trovare alcune schede didattiche per ripassare l’uso di SOME e ANY. Potete anche utilizzarle come verifiche, assegnando 1 punto per ciascuna frase completata correttamente.

Cliccate su ciascuna scheda per stamparla.

Per approfondire questo tema vi consigliamo di consultare questa pagina del Cambridge Dictionary: Some and any

Schede di inglese:
🔴 Inglese – classe prima
↩️ Inglese – tutte le schede

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La rafflesia e la vite

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta una pianta di vite che desiderava un bel fiore colorato, ma sui suoi rami crescevano soltanto delle piccole gemme verdi, poco più grandi dei chicchi di grano. Un giorno il vento portò sul suo tronco un piccolo seme.
“Buon pomeriggio” disse il nuovo arrivato alla vite.
“Buongiorno a te” ricambiò la vite. “Chi sei? Non ho mai visto un seme come te”.
“Vengo da lontano e sono una rafflesia; non mi hai mai visto perché non ho foglie, tronco né radici”.
“Sei forse una pianta invisibile?”
“No, niente affatto. Prima di germogliare scelgo una pianta con cui vivere; il mio corpicino esile cresce all’interno del tronco di quella pianta, per questo non si vede. Poi, arriverà il momento della fioritura e allora tutti riusciranno a vedermi: il mio fiore è il più grande del mondo”.
Sentendo quelle parole la vite si riempì di gioia.
“Vorresti crescere insieme a me? Ho sempre desiderato un bel fiore colorato”.
La rafflesia fu felice di accontentare la vite: le spiegò che avrebbe avuto bisogno di un po’ di linfa tutti i giorni per crescere e per far germogliare il suo fiore e la vite acconsentì.
Per sei lunghi mesi le due piante condivisero le loro giornate dal risveglio fino a notte fonda: si confidarono segreti, si scambiarono consigli, sognarono insieme e divennero grandi amiche. La loro convivenza non fu sempre facile: infatti, la rafflesia beveva moltissima linfa e per la vite era una faticaccia prepararne abbastanza per tutte e due.
Una mattina, svegliandosi, la vite vide un bocciolo rosso che faceva capolino sul suo tronco. “Stai per fiorire!” esclamò, svegliando l’amica.
Quando il Sole illuminò i loro rami, i grandi petali rossi si schiusero; erano così grandi da coprire interamente il tronco della vite; tutti gli animali della foresta vennero ad ammirarlo e fecero un sacco di complimenti alle due piante.
Fu così che la vite, finalmente, ebbe il suo fiore: il fiore più grande del mondo.

 

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Si scrive: soprattutto o sopratutto?

Si scrive: soprattutto o sopratutto? Quante T occorrono per scrivere correttamente questa parola?

Risposta

La grafia corretta è soprattutto. Questa parola deriva dall’unione di sopra e tutto, a cui segue un rafforzamento sintattico (o consonantico). Questo processo fa sì che la T di tutto diventi una doppia T. Sia la grafia sopratutto che la grafia sopra tutto sono da considerarsi errate.

Esistono alcune altre parole italiane nelle quali si verifica il raddoppiamento sintattico sono: cosicché, cosiddetto, neppure, dapprima, oddio.

FONTI

Schede di italiano:
🔴 Italiano – Classe prima
🟠 Italiano – Classe seconda
🟡 Italiano – Classe terza
🟢 Italiano – Classe quarta
🔵 Italiano – Classe quinta
↩️ Italiano – Tutte le schede

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