Blog

I benefici dell’ottimismo

L’ottimismo è il sale della vita, ma anche dell’educazione: secondo la scienza, gli studenti ottimisti ottengono risultati migliori (a parità di QI) di quelli pessimisti; inoltre, l’ottimismo è un fattore protettivo molto importante per combattere la depressione.

La media degli studenti ottimisti
Lo psicologo e ricercatore Christopher Peterson ha condotto uno studio per verificare se l’ottimismo, in qualche misura, influenzava i risultati scolastici degli studenti. Alla fine del primo anno di scuola superiore, gli studenti con uno stile di pensiero fortemente ottimistico dimostravano una media superiore a quella degli studenti con uno stile di pensiero pessimistico o fortemente pessimistico. Una possibile spiegazione è il ruolo dell’ottimismo per gestire al meglio i grandi cambiamenti che intercorrono nella transizione alla scuola media: nuovi insegnanti, maggior rigore accademico, nuovi compagni, etc.
A partire dallo studio di Peterson, sono stati indagati altri ambiti per capire il ruolo dell’ottimismo nelle performance: in campo sportivo, per esempio, gli atleti con uno stile di pensiero ottimistico tendono a gestire la pressione e lo stress in modo molto migliore degli atleti con uno stile di pensiero pessimistico.

Ottimismo e depressione
L’ottimismo aiuta a vivere meglio e contrasta la depressione. In uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della University of Pennsylvania, è stato individuato un gruppo di studenti a rischio di depressione (gli studenti che presentavano già uno o più sintomi della depressione sono stati considerati “a rischio”). Nella maggior parte dei casi, ad angosciare gli studenti a rischio era una situazione difficile a casa: litigi, mancanza di dialogo e unità tra i genitori, mancanza di affetto. I ricercatori hanno diviso questi ragazzi in due gruppi: a un gruppo, hanno insegnato l’ottimismo. L’ottimismo si può insegnare spiegando i pensieri alla base di esso e attraverso dei set di esercizi utili ad influenzare quei pensieri. I ragazzi sono stati seguiti nel tempo ed è emerso che coloro i quali avevano “imparato l’ottimismo” presentavano meno sintomi depressivi, erano più felici e credevano in un futuro più brillante.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Milano distribuirà borracce a tutti i suoi studenti

A settembre, tutti gli studenti delle scuole elementari e medie di Milano riceveranno una borraccia di alluminio: così il Comune di Milano intende condurre la lotta alla plastica.

Eliminare la plastica
Abbiamo già parlato in numerose occasioni dell’importanza di ridurre il consumo delle bottiglie d’acqua in plastica e dell’alternativa ecologica: la borraccia. Si può usare a scuola, durante le escursioni, in campeggio e perfino in ufficio. Le borracce in alluminio erano già state distribuite gratuitamente in varie scuole italiane e agli studenti dell’Università Roma Tre. È bello vedere che anche un grande comune, come Milano, ha deciso di compiere un passo deciso nella lotta all’inquinamento da plastica.
Sempre a Milano, al termine dello scorso anno scolastico, erano state distribuite gratuitamente delle borracce di alluminio a oltre 1200 studenti impegnati in progetti di educazione ambientale.
Le bottiglie di plastica costituiscono una fonte di inquinamento importante: un costo per chi le acquista, un danno per l’ambiente. La soluzione è bere l’acqua del sindaco, che non ha nulla da invidiare alle acque dei distributori. La scelta della borraccia, infatti, è anche economica.

Educazione ambientale
Accanto alla distribuzione delle borracce, è fondamentale perseguire un programma ambizioso di educazione ambientale. Proprio a partire dall’ambiente, infatti, possiamo costruire stili di vita più sostenibili e caratterizzati da un maggiore benessere.

FONTI

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Per far leggere i ragazzi occorrono genitori-lettori

È vero che i nostri ragazzi dovrebbero leggere di più? Secondo i dati Istat, sono proprio i ragazzi – superati unicamente dagli anziani – i lettori forti del paese: il 12,7% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni legge almeno un libro al mese, mentre la percentuale di lettori tra i loro genitori (fascia di età 25-55 anni) cala drasticamente.

Ereditarietà della lettura
L’abitudine alla lettura è un fattore ereditario: l’80% dei ragazzi che provengono da una famiglia in cui madre e padre sono lettori forti (coloro che leggono almeno un libro al mese) diventano lettori a loro volta.
Tra coloro che crescono in una famiglia in cui mamma e papà non leggono, invece, solo il 36% si dedica alla lettura. La metà (con una certa dose di semplificazione statistica).
A prima vista, si potrebbe liquidare la questione sostenendo che giovani e anziani leggono perché hanno tempo libero, che manca a chi lavora. Però, è proprio nella fascia di età tra i 25 e i 55 anni che troviamo coloro che trascorrono più tempo sui social network; non è il tempo a mancare, ma l’intenzione. La “vecchia scuola” non è stata capace di educare al piacere della lettura e dell’esercizio del pensiero critico. Critichiamo il sistema attuale, ma i suoi precedenti non erano certo migliori. I benefici della scuola tradizionale andrebbero circoscritti all’aura di disciplina e compostezza, quella sì.
Tuttavia, si tratta di una disciplina illusoria: i genitori di oggi, non appena si sono liberati di quella scuola e di quel rigore, si sono guardati bene – o almeno la maggior parte di loro – dalla lettura, dalla cultura e dall’impegno intellettuale. La disciplina, al contrario, è uno stato mentale di profondo coinvolgimento, di attività e di raggiungimento degli obiettivi. Un buon esempio di disciplina applicata? Sono proprio i lettori.

Rieducare gli adulti alla lettura
I dati che abbiamo discusso ci offrono due punti di vista: il primo è quello centrato sui ragazzi. Se la percentuale di ragazzi lettori è consistente, parte del merito va attribuito alle politiche di educazione alla lettura che – pur se insufficienti – ci sono.
Il secondo è quello centrato sui genitori. Se, come abbiamo visto, è possibile attribuire alla lettura i caratteri dell’ereditarietà, perché non lanciare una grande campagna di rieducazione alla lettura rivolta agli adulti e, in particolare, ai genitori? I risultati sarebbero doppi, a cascata: trasformando mamma e papà in lettori, si produrrebbe un effetto consistente anche sui ragazzi.

FONTI

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

A Cesena la scuola senza voti

Una scuola senza voti è possibile. Nel numero 48 de “I quaderni della ricerca”, dal titolo “Una scuola senza voto” (Loescher, 2019), sarà presentata la sperimentazione del Liceo Monti di Cesena, che ha condotto il progetto “senza voti” tra il 2016 e il 2017. I professori, in collaborazione con gli esperti della Facoltà di Psicologia dell’Università di Bologna, hanno sostituito i tradizionali voti in decimi con un metodo alternativo.

Due anni fa, Simone Romagnoli, professore a contratto dell’università e co-autore del quaderno della ricerca, due anni fa aveva sottolineato: “Il progetto mira non semplicemente a un ‘insegnare concetti’ ma desidera far acquisire un metodo per apprendere. Per formare ragazzi che sappiano intraprendere con più responsabilità il percorso di crescita che li porterà ad essere i cittadini adulti di domani“.

E se da un lato l’acquisizione di un metodo e l’allenamento del pensiero critico costituiscono un sentiero in salita, va sottolineato che non sempre i voti sono lo strumento migliore per educare alla fatica e agli obiettivi.
Purtroppo, per molti studenti e per le loro famiglie il voto diventa un giudizio personale, un numero che distoglie dal benessere e dal piacere della scoperta e dell’apprendimento. Il voto diventa un fattore d’ansia e di sentimenti negativi.

La sperimentazione ha messo alla prova docenti e ricercatori: si è trattato di una sfida vera e propria, con l’obiettivo di incrementare il benessere in aula senza rinunciare alla qualità dei saperi e ai risultati accademici. La partita della scuola, infatti, non si giocherà sulla possibilità di sostituire il benessere ai saperi, ma sull’accostamento di performance e benessere. I risultati, infatti, contano (a patto che non sia la salute, fisica e psicologica, il prezzo da pagare per raggiungerli).

FONTI

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

I libri non servono per sapere, ma per pensare

“I libri vanno aperti, sfogliati, dissolti nella loro presunta unità, per offrirli a quella domanda che non chiede “che cosa dice il libro?”, ma “a che cosa fa pensare questo libro?” I libri non servono per sapere ma per pensare, e pensare significa sottrarsi all’adesione acritica per aprirsi alla domanda, significa interrogare le cose al di là del loro significato abituale reso stabile dalla pigrizia dell’abitudine; è evitare che i testi divengano testi sacri per coscienze beate che, rinunciando al rischio dell’interrogazione, confondono la sincerità dell’adesione con la profondità del sonno“.
Umberto Galimberti

Come sottolinea Galimberti, il sapere è un mezzo per raggiungere un fine più alto: l’esercizio del pensiero. Solo attraverso il pensiero possiamo diventare autenticamente sapienti. La tecnologia ha reso il sapere accessibile a tutti, in qualunque luogo e in qualsiasi momento; tuttavia, questo sapere è freddo e sterile se non è mosso dal pensiero. Oggi più che mai ci serve educare al pensiero prima che educare al sapere.

Queste riflessioni si possono trasferire anche alla nostra scuola e alla famiglia: il proliferare delle tecnologie non deve diventare l’occasione per dimenticare il pensiero, cullandoci nell’illusione del sapere (in realtà, come aveva già compreso Platone, la tecnologia non dà la sapienza né la memoria, ma solo l’illusione della conoscenza). Al contrario: i dispositivi tecnologici, con il loro potere sconfinato, dovrebbero trasformarci in sentinelle del pensiero – critico – e di una cultura incentrata su di esso.

FONTI

  • Umberto Galimberti, Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, 1989

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Così l’emergenza ambientale ha trasformato i nostri bambini

Invece di giocare a pallone, a beach volley o di costruire i castelli di sabbia, la piccola Gaia, 9 anni, pulisce le spiagge e i marciapiedi di Ischia. Il suo sforzo ha catturato l’attenzione dei responsabili dell’area marina protetta, che hanno conferito a lei e alla sua amichetta un attestato di merito.
Storie come quella di Gaia – riportata dalla sezione locale di Repubblica – sono sempre più frequenti, sulle pagine dei media come nella nostra esperienza personale. Durante le nostre vacanze al mare abbiamo buttato decine di rifiuti di plastica, su ferma indicazione dei bambini.

L’emergenza ambientale ci sta trasformando
I bambini dovrebbero giocare, ridere e scherzare. Fare i bambini, insomma. Almeno nell’immaginario comune: infatti, parlando con loro possiamo scoprire che un buon numero preferisce impegnarsi per difendere l’ambiente. E così, al posto di giocare tra le onde del mare, si cercano i rifiuti per buttarli. È evidente che l’emergenza ambientale in atto sta trasformando i nostri bambini e le nostre famiglie (sempre più impegnate nell’adozione di stili di vita eco-sostenibili).
I cambiamenti in atto presentano rischi e opportunità: da un lato, l’ansia di vivere in un mondo che sta esaurendo le sue risorse e che potrebbe trasformarsi radicalmente, ansia ed incertezza alimentate dai media. Questo potrebbe riflettersi sul benessere dei più piccoli, suscitando preoccupazioni eccessive. D’altra parte, i valori legati alla tutela ambientale offrono una grande motivazione ad agire e ad impegnarsi, a stringere relazioni sociali significative, a studiare e a porsi degli obiettivi. La necessità di salvare il nostro pianeta può trasformarsi, da fonte di preoccupazione, in un obiettivo capace di produrre benessere e di dare significato alle vite dei bambini e dei loro genitori.

La necessità di sviluppare un’abito mentale ottimistico
Il rischio più grande è il nichilismo: per i giovani, pressati dai dati allarmanti sull’ambiente, è facile arrendersi al pensiero di non poter far nulla, all’impotenza. Si tratta di una deriva pericolosa, per le sue conseguenze: disinteresse a abbandono scolastico, apatia, abuso tecnologico e di sostanze.
La soluzione c’è già, ed è l’educazione all’ottimismo. L’ottimismo non è un dono, ma un vero e proprio stile di pensiero, che si può apprendere e rafforzare. Promuoverlo nei bambini e nei ragazzi significa dotarli dell’antidoto necessario per affrontare la vita con speranza, con entusiasmo e col desiderio di fare la differenza.

FONTI

  • Ann V. Sanson, Susie E. L. Burke & Judith Van Hoorn (2018) Climate Change: Implications for Parents and Parenting, Parenting, 18:3, 200-217, DOI: 10.1080/15295192.2018.1465307

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.