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Contiamo con il Sole

Hai mai provato a contare i raggi del Sole? Noi sì, insieme ai bambini! Avevamo un po’ di cartoncino da riciclare e lo abbiamo trasformato in un conta-Sole.
Per cominciare, dovrai realizzare un bel sole con tanti raggi separati. Il Sole va disegnato su un foglio di carta o, per una tavola più resistente, su un foglio di cartone da imballaggi. Per i raggi, noi abbiamo utilizzato dei piccoli rettangoli di cartoncino bianco colorati.
A parte, dovrai realizzare le carte conta-Sole: ciascuna carta conterrà un numero. Ai bambini si distribuisce la tavola col Sole, un numero sufficiente di raggi e una carta conta-Sole: loro dovranno disporre intorno al Sole tanti raggi quanti ne indica la loro carta conta-Sole.
Il conta-Sole si può utilizzare anche come gioco didattico, per aiutare i bambini ad associare una quantità fisica alla cifra numerica corrispondente. Si tratta di un esercizio particolarmente importante nel percorso di studi matematici, poiché rappresenta la prima tappa dell’astrazione matematica.
Utilizzando un numero maggiore di raggi, il conta-Sole si potrebbe utilizzare anche come supporto per introdurre al concetto di addizione.
È questo lo straordinario potere dell’educazione: generare strumenti potenti a costo zero (meglio se riciclando quel che ci avanza), giocando.

Ecco i template stampabili:

Clicca qui per stampare il Sole e i raggi.

Clicca qui per stampare le carte conta-Sole.

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Il calendario degli obiettivi

Il calendario degli obiettivi è un progetto che si può integrare all’interno del quaderno della crescita. Esso, infatti, è legato alla mentalità di crescita ed in particolare al monitoraggio degli obiettivi. Per lavorare sulla mentalità di crescita è fondamentale prefiggersi degli obiettivi (realizzabili e progressivi) e tenere sotto controllo il loro raggiungimento.

IL CALENDARIO DEGLI OBIETTIVI

Questo calendario si compone di due schede differenti: nella prima dovremo stilare una lista di obiettivi per il mese in corso; nella seconda, andremo a monitorare il loro raggiungimento. Noi abbiamo utilizzato il coloring per tener traccia degli obiettivi: ogni volta che si raggiunge un traguardo (o una parte di esso), si colora la porzione corrispondente sul foglio.

Cominciamo con gli obiettivi del mese: stiliamo una lista di 4 o 5 obiettivi che desideriamo raggiungere. Noi, ad esempio, abbiamo inserito: 1) leggere almeno un libro, 2) andare al parco due volte a settimana, 3) mangiare un frutto al giorno, 4) giocare ai videogiochi per massimo 30 minuti al giorno, 5) fare colazione con calma.

calendario degli obiettivi

Clicca qui per stampare la prima scheda del calendario (con gli obiettivi da scrivere, naturalmente!).

Adesso, obiettivo per obiettivo, coloreremo progressivamente il nostro calendario. Le nuvole sulla destra e sulla sinistra vanno completate inserendo il mese e l’anno di compilazione. Gli obiettivi quotidiani (nel nostro caso erano quello legato ai videogiochi e quello legato al consumo di frutta) si possono tracciare utilizzando i girasoli: ogni giorno si colora una porzione del fiore o dello stelo (ci sono petali e foglie per tutti i giorni del mese!). Gli obiettivi “singoli”, come la lettura del libro, si possono tracciare utilizzando il sole o il fungo; in alternativa, si può colorare un intero girasole.

Clicca qui per scaricare la seconda scheda del calendario degli obiettivi.

Sei pronta/o per cominciare? Ricordati sempre che siamo nati per crescere e migliorarci. Individuare i propri obiettivi è il primo passo per farcela.

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Il robot del rispetto

Abbiamo ideato questo robot del rispetto per introdurre i bambini a un tema così delicato e tanto complesso. Il rispetto non è facile da definire e non è neppure un valore unitario: somiglia piuttosto a una galassia di valori e comportamenti, dall’unione dei quali nasce una relazione positiva con gli altri.

IL ROBOT DEL RISPETTO

La pancia del robot è vuota; questo per permettere a ciascun bambino di inserire le proprie parole del rispetto, dando inizio a un percorso di riflessione individuale e di discussione collettiva su questo tema.
Si potrebbe introdurre la discussione presentando il robot: “Questo robot si chiama … ed è molto particolare. Infatti, i suoi circuiti non sono alimentati dalla corrente elettrica, ma da una riserva di rispetto, che si trova nella pancia del robot“.
Questa è solo una proposta di lavoro, esistono tante altre strade ugualmente piacevoli da percorrere. Ed ecco un espediente per portare i bambini all’azione: “Purtroppo, nel corso di una missione sul pianeta Terra, il nostro robot ha esaurito le riserve di rispetto e si è disattivato. Per riattivarlo, dobbiamo riempire la sua pancia scrivendo tante parole legate al rispetto“.

E così, nel corso di una prima sessione di lavoro, chiederemo ai bambini di individuare le parole e le azioni che, secondo loro, identificano il rispetto. Possiamo anche offrire loro qualche domanda guida:

  • cosa significa per te rispettare gli altri?
  • chi ti rispetta? Perché?

Per liberare il potenziale creativo e formativo nascosto in questo robot non è sufficiente limitarsi a riempirgli la pancia; dovremo poi discutere insieme della sua dieta e delle parole/frasi che ciascun bambino ha introdotto. La metodologia migliore per riuscirci è quella del circle time.

Ecco alcune tra le parole che ci aspettiamo di leggere all’interno del robot:

  • empatia
  • gentilezza
  • onestà
  • responsabilità
  • aiuto
  • fiducia

Naturalmente, qualsiasi altro termine proposto dai bambini può andar bene; anzi, quanto più il raccolto sarà vario, tanto più la discussione sarà ricca e proficua. Ti lasciamo anche due riflessioni per arricchire la discussione:

  • hai mai analizzato l’etimologia del termine rispetto? Deriva dal latino respicere, che significa guardare indietro; il rispetto, infatti, è prima di tutto una virtù riflessiva, che si esercita ripensando – giorno dopo giorno – alle proprie azioni e a come ci siamo relazionati con gli altri;
  • esiste una definizione unica e comprensiva di rispetto? Secondo noi no: si tratta piuttosto di una galassia composta da tante buone abitudini che, messe insieme, danno vita a delle relazioni ricche di rispetto.

Abbiamo realizzato un template stampabile per il robot del rispetto:

Clicca qui per scaricare questa scheda.

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Il primo triumvirato

Nel 60 a.C. a Roma erano tre gli uomini politici influenti:

  • Caio Giulio Cesare, nipote di Mario e leader dei popolari;
  • Pompeo, condottiero che aveva riportato grandi vittorie in Asia e nel Mediterraneo contro i pirati;
  • Crasso, generale che aveva sconfitto Spartaco; Crasso era un uomo ricchissimo, che aveva fatto fortuna sequestrando i beni confiscati ai nemici politici di Silla, inseriti nelle liste di proscrizione.

Questi tre uomini, nel 60 a.C. formarono un triumvirato, ovvero un accordo per governare senza contrasti. L’accordo prevedeva che Pompeo e Crasso avrebbero sostenuto la candidatura di Cesare come console. In cambio, Cesare avrebbe approvato una legge per distribuire le terre ai veterani di Pompeo e per garantire a Crasso e ai suoi cavalieri la gestione degli appalti pubblici a Roma.
Cesare, Crasso e Pompeo stipularono segretamente questo accordo, che prese il nome di primo triumvirato, a Lucca.
Cesare mantenne i patti e, inoltre, si fece assegnare i territori della Gallia Cisalpina (l’Italia settentrionale), della Gallia Narbonense (Francia meridionale) e dell’Illiria.
Si trattava di province povere, poste ai confini del territorio romano. Cesare le aveva scelte proprio per questa ragione: erano poco ambite dagli altri uomini politici e gli avrebbero permesso di conquistare i territori confinanti, guadagnandosi il supporto dell’esercito.
Prima di partire per la Gallia, Cesare eliminò da Roma i suoi principali nemici politici: Cicerone e Catone. Cicerone fu esiliato per aver violato le leggi di Roma, Catone fu inviato sull’isola di Cipro con un modesto incarico politico.
Tra il 58 a.C. e il 56 a.C. Cesare guidò l’esercito alla conquista della Gallia, territorio che oggi corrisponde alla Francia e a parte della Germania. Cesare approfittò del fatto che i Germani, popolazione venuta dal Nord, stavano attaccando i villaggi dei Galli. In questo modo, l’esercito romano riuscì ad allearsi con molte tribù galliche, mettendo insieme una forza militare notevole. In due anni sbaragliò i nemici e conquistò un territorio immenso.
Le vittorie sul campo e l’abile utilizzo della diplomazia resero Cesare un comandante vittorioso e stimato. Tuttavia, il Senato gli era avverso, poiché rappresentava il fronte dei popolari.
Al suo rientro a Roma, Cesare rinnovò il patto con Pompeo – che invece godeva del supporto del Senato – e con Crasso; il generale, infatti, aveva bisogno di altri cinque anni per sottomettere tutte le Gallie e mentre era impegnato nella sua campagna di conquiste aveva bisogno di una situazione politica stabile a Roma.
Cesare tornò in Gallia; tra il 56 a.C. e il 51 a.C. riuscì nella sua impresa di conquista: tutti i territori abitati dai Galli vennero romanizzati. Il generale si spinse in Britannia, dove sottomise le popolazioni locali imponendo pesanti tributi. Nel 51 a.C. tornò a Roma con le sue legioni vittoriose.

Nel frattempo, Crasso era morto in Siria, ucciso dai Parti e il Senato, per contrastare la figura di Cesare, aveva nominato Pompeo console senza collega, una novità per la repubblica di Roma. Pompeo, in sostanza, rivestiva l’incarico di console ma aveva pieni poteri, alla pari di un dittatore. Pompeo approfittò dei suoi poteri per far richiamare Cesare a Roma, togliendogli il governo delle province che aveva conquistato.
Cesare decise di opporsi a questa decisione: tornò a Roma, ma non lo fece come privato cittadino; marciò insieme alle sue legioni, con l’intenzione di muovere guerra a Pompeo. Quando i soldati attraversarono il fiume Rubicone, in Romagna, scoppiò la seconda guerra civile nella storia della repubblica di Roma (la prima era stata quella scatenata da Silla).
Pompeo, tuttavia, non era preparato ad affrontare Cesare e i suoi legionari e fuggì in Grecia, insieme ad un gruppo di senatori. Cesare entrò a Roma e costituì un nuovo governo, assumendo la carica di console insieme a un uomo di fiducia. Poi, sbarcò in Grecia dove sconfisse duramente Pompeo, a Farsalo (nel 48 a.C.). Pompeo fuggì in Egitto, dove il re Tolomeo lo fece assassinare; con questa mossa, il re sperava di ottenere la simpatia di Cesare. Ma Cesare, invece di premiarlo, lo fece deporre e nominò Cleopatra, sorella di Tolomeo, regina d’Egitto.
Con il governo di Cleopatra anche l’Egitto divenne un’area controllata da Roma. Da lì, Cesare inseguì i figli di Pompeo e i suoi nemici politici in Africa, dove furono sconfitti a Tapso. Cesare approfittò delle vittorie in Africa per conquistare nuovi territori e costituire la provincia Africa Nova.
I pompeiani erano stati sconfitti in più occasioni e i pochi superstiti si rifugiarono in Spagna, dove Cesare li sconfisse un’ultima volta, a Munda. Con la battaglia di Munda, nel 54 a.C. si concluse la seconda guerra civile.

Con la fine della seconda guerra civile, Cesare trasformò la repubblica di Roma in una monarchia: assunse il pieno potere politico ed esecutivo. Il Senato gli aveva conferito la carica di dictator per dieci anni, ma Cesare istituì una nuova carica, quella di imperator. L’imperator aveva i pieni poteri consolari, fungeva da tribuno della plebe e da pontefice massimo, oltre ad essere a capo dell’esercito; questa carica, inoltre, veniva mantenuta a vita.

Cesare, tuttavia, non si comportò da tiranno e non perseguitò i suoi nemici; al contrario, fu benevolo con tutti i nobili e i senatori pompeiani che avevano deciso di accettare la sua autorità. La sua intenzione era quella di conquistarsi così il favore del Senato e dei patrizi. Durante il suo impero, Cesare inviò molti uomini nelle colonie, assegnò terre ai veterani, aumentò il numero dei senatori e riformò il sistema della giustizia. Tra i progetti politici dell’imperator c’era la volontà di eliminare la differenza netta tra Roma e le province, concedendo la cittadinanza e pieni diritti a tutti gli abitanti dei territori più lontani da Roma.

Questi progetti non erano benvisti dai senatori, che vedevano nell’estensione dei diritti la fine della supremazia di Roma; fu organizzata una congiura per assassinare Cesare e ripristinare l’oligarchia che aveva caratterizzato la repubblica. Il 15 marzo del 44 a.C. Cesare fu assassinato mentre entrava in Senato. Tra i suoi assassini c’era anche Bruto, suo figlio adottivo.

Schede di storia:
🔴 Storia – Classe prima
🟠 Storia – Classe seconda
🟡 Storia – Classe terza
🟢 Storia – Classe quarta
🔵 Storia – Classe quinta
↩️ Storia – Tutte le schede

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Per sviluppare la creatività ci vuole il coraggio di fallire

Un insegnante di ceramica decise di fare un esperimento interessante: durante la prima lezione del suo corso divise i suoi allievi in due gruppi. Al primo gruppo diede il compito di produrre venti chili di vasi nel corso della lezione. Solo producendo venti o più chili di vasi avrebbero ottenuto un voto eccellente. Al secondo gruppo diede il compito di realizzare un solo vaso. Questo, però, doveva essere perfetto.
Ma come andò a finire? Il gruppo al quale era stata richiesta la realizzazione di un unico capolavoro aveva realizzato vasi mediocri, banali. Al contrario, coloro i quali si erano concentrati sulla quantità, avevano prodotto vasi di ottima fattura. Dopo gli errori iniziali, infatti, avevano trovato soluzioni creative per produrre i vasi: la loro creatività aveva trovato terreno fertile per esprimersi.

Questo esperimento è stato raccontato da David Bayles e Ted Orland nel libro “Art and Fear”. La conclusione? Perché vi sia un processo creativo di successo, bisogna trovare il coraggio di fallire. La perfezione non si raggiunge cercandola: concentrarsi su di essa, al contrario, finisce per bloccarci in un circolo vizioso. Al contrario, solo chi comincia con tentativi relativamente semplici e aggiusta il tiro lungo il cammino può sperare di eccellere.
La lezione degli studenti di ceramica, che si può sintetizzare nel motto “Fallisci più in fretta che puoi” (è la traduzione, più o meno letterale, del metodo descritto da Andrew Stanton, direttore artistico di due capolavori come “Alla ricerca di NEMO” e “WALL-E”), andrebbe portata nelle nostre vite. Non tentiamo di fare del nostro meglio: facciamo e basta, più che possiamo. L’eccellenza passa attraverso un gran numero di fallimenti.

Molte aziende di successo hanno già portato questo principio all’interno della loro cultura d’impresa, dei loro valori. Google, Pixar e Apple sono solo tre esempi di una lista molto più lunga. Queste imprese hanno raggiunto i gradi più alti del loro settori grazie a questa mentalità di crescita.
Anche noi possiamo sviluppare un simile potenziale creativo: dobbiamo imparare a fallire rapidamente e a riprovarci.

FONTI

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Una torta per chiedere scusa

Imparare a scusarsi e a riconoscere i propri errori è una competenza chiave, che entra nella galassia – assai più complessa e articolata – del rispetto. Perché facciamo tanta fatica a scusarci e ad imparare anche dai contrasti? Questione di orgoglio, ma anche – e forse soprattutto – della mancanza di una procedura per trasformare questi contrasti in strumenti di crescita.

Per parlare ai bambini dell’importanza di chiedere scusa, abbiamo realizzato questo template a forma di torta. Abbiamo pensato che, a volte, le rappresentazioni grafiche possono essere d’aiuto e così ci siamo inventati la “torta delle scuse”. Si tratta di un esercizio molto semplice: per ogni strato della torta, abbiamo inserito uno spunto di riflessione per indagare le vere ragioni del nostri agire. Come vedete, l’obiettivo non è solo imparare a fare un passo indietro e chiedere scusa, ma anche trarre una lezione su come migliorare in futuro, facendo tesoro delle esperienze passate.
Di fronte a un litigio, grande o piccolo che sia, si può ricorrere a questa torta per analizzare la situazione e per indirizzare al meglio la reazione emotiva e comportamentale.

Si comincia dalla base della torta, che identifica un problema emotivo: mi dispiace perché…
Ferire qualcuno è sempre spiacevole, così come è sgradevole sentirsi feriti. Per questa ragione i litigi e le discussioni ci fanno male. Il primo passo per risolvere la situazione è capire cosa ha provocato la nostra reazione e, al tempo stesso, empatizzare con quella dell’altro.

Il secondo strato della torta prevede invece un approfondimento razionale: ho sbagliato perché…
Riconoscere i propri errori a caldo è impossibile, specialmente per via del prevalere delle emozioni. Il cervello emotivo, molto più immediato di quello razionale, antepone i suoi sentimenti e ci impedisce di guardare con lucidità. Dopo aver ragionato sulle emozioni, è il momento di passare all’analisi dei nostri errori. È buona regola guardare ai propri errori, lasciando che siano gli altri a pensare ai loro.

L’ultimo strato della torta è legato all’azione: come posso sistemare le cose? 
Infatti, dopo aver analizzato le cause che hanno scatenato un litigio o una situazione di tensione, è indispensabile passare all’azione, cucendo una toppa sullo strappo e rinsaldando le relazioni sociali. Se manca questa fase proattiva, tutto il discorso sulle emozioni è perfettamente inutile. Ecco perché questo strato si trova al di sopra di quello legato alle emozioni e a quello legato alla razionalizzazione.

Per finire, c’è la ciliegina sulla torta: la prossima volta farò…
Guardiamo a ogni piccolo incidente sociale come ad un maestro prezioso. Tutti i fallimenti lo sono, nella misura in cui ci meditiamo sopra e li utilizziamo come linee guida, capaci di modificare positivamente i nostri pensieri e comportamenti futuri. Ragionare su come, in futuro, affronteremo una situazione simile significa trasformare un episodio spiacevole in un momento altamente educativo.

Qui sotto potete trovare il template della nostra torta delle scuse, pronta da stampare e colorare:

Cliccate qui per stampare il template della torta delle scuse in bianco e nero.

UN LIBRO PER VOI: L’ALMANACCO DEL CUORE

Se siete genitori o educatori che amano mettersi in gioco, vi raccomandiamo il nostro Almanacco del Cuore.
Si tratta di un percorso di crescita della durata di 90 giorni: attraverso 90 pensieri illustrati da colorare (accompagnati da un manuale di istruzioni e vari modi d’uso) potrete focalizzarvi su ciò che conta davvero. Questo libro è un vero e proprio eserciziario di coaching creativo per riscoprire la semplicità del benessere.
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