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ORIGAMI STELLA

L’origami stella è un origami per i più esperti: le piegature non sono difficili, ma richiede quasi 30 passaggi. Prima di realizzare la stella, ti suggeriamo di esercitarti con qualche origami più semplice (cane, gatto, tulipano).

ORIGAMI STELLA: ISTRUZIONI

Prima di cominciare, assicurati di utilizzare dei fogli di carta per origami. La carta origami è di forma quadrata (solitamente 10×10 cm o 15×15 cm) e bicolore, ovvero le due facce del foglio hanno colori diversi; questo ti permetterà di ottenere effetti cromatici interessanti, ma anche di verificare le piegature in modo più semplice. Noi ti consigliamo di utilizzare questa carta per origami.

Questo origami è piuttosto complesso. Per realizzarlo, ti suggeriamo di utilizzare questo video. Se hai dei dubbi sui singoli passaggi, sotto il video trovi le foto di ciascun passaggio della realizzazione, fatte da noi.

ORIGAMI STELLA: LE FOTO PASSO-A-PASSO

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PERCHE’ GRIDIAMO?

Qual è il senso delle urla? Perché ci capita di gridare alle persone a cui vogliamo bene o di cui ci prendiamo cura? Ecco un breve racconto per riflettere su di ciò:

PERCHÉ GRIDIAMO?

Un giorno, un pensatore chiese ai suoi discepoli: “Perché le persone, quando sono arrabbiate, gridano?”
Uno di loro disse: “Gridano perché perdono la calma”.
“Ma perché gridare, se l’altra persona sta al suo fianco? Non ha senso” rispose il pensatore.
“Gridiamo perché desideriamo che l’altra persona ci ascolti” disse un altro.
E il maestro replicò: “Ma in questo caso, non sarebbe meglio parlargli a bassa voce?”
Nessuna tra le risposte dei discepoli convinse davvero il pensatore.
“Sapete perché si grida contro un’altra persona quando siamo arrabbiati? Il punto è la distanza: quando due persone si arrabbiano, i loro cuori si allontanano. Gridiamo perché cerchiamo di colmare questa distanza e così, quanto più ci si arrabbia, tanto più bisogna gridare”.
“Adesso pensate a due innamorati: loro non gridano, anzi, sussurrano. I loro cuori, infatti, sono vicini tra loro. Ci sono innamorati che non hanno nemmeno bisogno di parlarsi: i loro cuori, infatti, possono toccarsi”.
Il pensatore concluse con questo messaggio: “Vi capiterà di discutere, di litigare. Tutti gli uomini litigano tra loro. Però, quando vi troverete a litigare, ricordatevi di queste parole e non lasciate che i vostri cuori si allontanino. Ma soprattutto, non dite parole che allontanino un cuore dall’altro, perché prima o poi la distanza sarà troppo grande e allora non basterà più gridare: quei due cuori perderanno la strada e non riusciranno più a ritrovarsi”.

 

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L’educazione per un mondo migliore

Cosa dovremmo imparare a scuola? Quali dovrebbero essere gli obiettivi primari dell’educazione: competenze e conoscenze oppure un carattere forte e la capacità di vivere bene all’interno della società?

Il grande compito dell’educazione consiste nel cercar di salvare la normalità che, con la sua forza, tende verso il centro della perfezione. Ora invece non si fa che preparare artificialmente uomini anormali e deboli… La massa degli illetterati, che copre per metà la superficie della terra, non pesa veramente sulla società; ciò che pesa è il fatto che noi senza avvedercene ignoriamo la creazione dell’uomo e calpestiamo i tesori depositati da Dio stesso in ogni bambino, perché la si trova la sorgente dei valori morali e intellettuali che possono portare il mondo intero su di un piano più alto“.
Maria Montessori

Sarebbe davvero bello se l’educazione prendesse a cuore il concetto di gioia, inteso come la felicità non di un singolo, ma di un gruppo di persone, della società intera. Non si tratta di un’idea nuova: Maria Montessori parlò di progresso sociale e di amore più di settant’anni fa; le sue intuizioni, sono state avallate e corroborate dalla ricerca psicologica e neuroscientifica. Quando parliamo di intelligenza emotiva, non dobbiamo dimenticare che il suo fine ultimo è quello di portare ad una società della gioia e dell’equilibrio.

Si tratta di una prospettiva sufficientemente differente da quella odierna, che pensa ai bambini di oggi come ai lavoratori del domani. Il lavoro (inteso come occupazione in grado di garantire un reddito) è un aspetto importante della vita, ma ve ne sono altri che non sono da meno: la famiglia, la ricerca spirituale, la ricerca del benessere e del progresso sociale.

FONTI

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A PROPOSITO DI AIUTO E BUONE MANIERE

Oggi vogliamo riflettere sulla necessità di aiutare e di essere aiutati.

Abbiamo già detto che i bambini risolvono da soli i loro problemi, ma non abbiamo detto come. Se noi li osserviamo senza intervenire, vediamo una cosa apparentemente strana; e cioè, che i bambini non si aiutano l’uno con l’altro come facciamo noi. Vi sono ragazzini che portano oggetti pesanti e nessuno degli altri si muove ad aiutarli. Si rispettano reciprocamente e intervengono solo quando l’aiuto è necessario. Questo ci illumina veramente, perché è evidente che essi intuiscono e rispettano il bisogno essenziale del bambino: quello di non essere aiutato inutilmente“.
Maria Montessori

Secondo Maria Montessori, i bambini hanno una grande capacità di comprendere quando qualcuno ha davvero bisogno di essere aiutato e quando invece il loro intervento non è necessario. Quello che manca al bambino, secondo la studiosa, è la capacità di distinguere un’emergenza reale da un’emergenza soggettiva. Purtroppo, invece di insegnare loro a riconoscere le situazioni di emergenza, gli adulti pretendono di trasformarli in gentiluomini, insegnando loro ad aiutare in situazioni nelle quali non ve ne sarebbe alcun bisogno.

Spesso un gentiluomo, in virtù delle buone maniere, sposterà una seggiola a tavola quando una signora deve sedersi, mentre quella può benissimo sedere senza aiuto. Ma quando si affaccia la vera necessità tutto cambia. Quando ci vuole aiuto nessuno soccorre, quando di aiuto non c’è bisogno, aiutano tutti”.
Maria Montessori

Questo ci porta a due considerazioni: la prima, sull’utilità delle buone maniere (sia chiaro, noi siamo favorevoli a coltivare la gentilezza, intesa come atto di cura verso di sé e verso il mondo), la seconda, sul fatto che noi adulti non dovremmo aiutare i bambini se non è strettamente necessario. Solo lasciandoli liberi di compiere il massimo sforzo li aiuteremo davvero a crescere.

BIBLIOGRAFIA
Maria Montessori, La mente del bambino, Garzanti, 1999 (ed. originale 1948)

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I nostri bimbi soffrono di fame mentale

Quale consiglio possiamo dare alle madri? Di fornire ai loro bambini lavori e occupazioni interessanti, di non aiutarli senza necessità e di non interromperli quando essi hanno iniziato un lavoro intelligente. Dolcezza, severità, medicine non aiutano: i bimbi soffrono di fame mentale. Se uno ha fame di cibo, non lo chiamiamo stupido né lo picchiamo, né facciamo appello al sentimento: non servirebbe a nulla, egli ha bisogno di mangiare. Anche in questo caso, né durezza, né dolcezza risolveranno il problema. L’uomo è una creatura intellettuale, e ha bisogno di cibo mentale quasi più che di pane. A differenza degli animali, egli deve costruirsi il suo comportamento. Se il bambino viene avviato su una strada che gli permetta di costruire la sua condotta e la sua vita, tutto andrà bene: spariranno i malesseri, spariranno gli incubi, la digestione diventerà normale e sparirà la ghiottoneria. Egli diventerà normale perché la sua psiche sarà normale“.
Maria Montessori

Il regalo migliore che possiamo fare ai nostri bambini è donare loro del cibo mentale: delle occupazioni e dei lavori che sappiano stimolare la loro mente. Ma che forma dovrebbe avere questo cibo mentale?

Ecco qualche consiglio per individuare un bambino al lavoro: “è facile riconoscere un bimbo che sta lavorando: il suo viso è serio, il suo corpo è composto, le sue mani si muovono lentamente e distrarlo è difficile. Un bambino che non è impegnato costruttivamente in un’attività è disordinato, caotico, parla e agisce in contemporanea, distoglie lo sguardo dal lavoro, non usa con attenzione il materiale e necessita di essere accompagnato verso la ricerca di un’attività costruttiva“.

FONTI

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PER EDUCARE DAVVERO SERVONO CLASSI DI 12/15 RAGAZZI

umberto galimberti

Per educare e seguire davvero l’educazione servono classi di 12/15 ragazzi. Finché avremo 30/35 persone vorrà dire che abbiamo deciso che nelle nostre scuole non si educa. L’ educazione è educare la parte emotiva dei ragazzi, vedere le differenze delle intelligenze tra i ragazzi. Altrimenti si resta al livello impulsivo“.

Secondo il filosofo Umberto Galimberti, perché un insegnante possa lavorare in modo efficace, non bastano competenza e passione: ci vuole un’istituzione scolastica che garantisca classi di dimensioni più contenute.

Ad oggi, esistono dei limiti alle cosiddette “classi pollaio”: per fare un esempio, in presenza di alunni con disabilità il numero di studenti per classe non deve essere superiore a 20.
Purtroppo, questi regolamenti vengono spesso disattesi. Cosa possiamo fare? In primo luogo, dobbiamo batterci perché le normative esistenti vengano rispettate. A questo proposito ti segnaliamo una pagina particolarmente interessante, curata dall’Associazione Italiana Persone Down, che riporta una sentenza del TAR con cui una classe pollaio è stata sdoppiata. Alle volte, la giustizia funziona.

In secondo luogo, dovremmo coltivare una coscienza collettiva dell’educazione: la scuola non è un affare da pedagogisti ed esperti. La scuola è politica: è l’investimento più importante che un paese mette in campo per assicurarsi un futuro. Non possiamo e non dobbiamo metterla in secondo piano.

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