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Giona nella balena

Giona nella balena è un classico bans (ballo animato) da sperimentare divisi in due gruppi.

GIONA NELLA BALENA

GRUPPO 1: Giona nella balena felice fu
GRUPPO 2: Felice fu!
GRUPPO 1: Benché in prigion
GRUPPO 2: Benchè in prigion
GRUPPO 1: Perchè sebbene in pena potea mangiar
GRUPPO 2: Potea mangiar
GRUPPO 1: Dello storion
GRUPPO 2: Dello storion
GRUPPO 1: Ma il terzo dì (la “i” è lunga: “diiiiii”)
GRUPPO 2: Piripippippi
GRUPPO 1: Lo vomitò (la “o” è lunga: “vomitoooooo”)
GRUPPO 2: Poropoppoppo
GRUPPO 1: Senza pietà (la “a” è lunga e in crescendo “pietaaaaAAAAA”)
GRUPPO 2: aaaaaaaaa (il secondo gruppo si unisce sulla “a”)

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Quattro pirati nel Mar dei Sargassi

Quello dei quattro pirati è un bans (un ballo animato) estremamente popolare tra i più piccoli.

QUATTRO PIRATI NEL MAR DEI SARGASSI

Quattro pirati nel mar dei Sargassi
sopra una zattera fatta di assi
vanno remando, dicono loro,
alla ricerca di un grande tesoro.

Però:
Uno è alto, uno è basso, uno è zoppo,
ed il quarto ha la benda sull’occhio;
vanno remando, dicono loro,
alla ricerca di un grande tesoro.

Abbiamo realizzato anche una versione illustrata di questa filastrocca. Eccola qui:

quattro pirati nel mar dei sargassi

Vuoi stamparla o scaricarla? Clicca qui.

QUATTRO PIRATI NEL MAR DEI SARGASSI: ANIMAZIONE

Ecco come animare la canzone:

Ai versi:

“Quattro pirati nel mar dei Sargassi
sopra una zattera fatta di assi”

è possibile ondeggiare le mani e le braccia imitando il mare.

Ai versi:

“vanno remando, dicono loro,
alla ricerca di un grande tesoro”.

è possibile mimare il gesto di remare con le braccia.

La seconda strofa è un tantino più articolata:

“Uno è alto,” e ci si alza tutti in piedi
“uno è basso” e ci si abbassa piegandosi sulle ginocchia
“uno è zoppo,” si torna in piedi tenendosi per le mani e rimanendo su una gamba sola
“ed il quarto ha la benda sull’occhio;” ci si copre un occhio con una mano.

I versi conclusivi

“vanno remando, dicono loro,
alla ricerca di un grande tesoro”.

hanno la stessa gestualità di quelli della prima strofa: si mima il gesto di remare con le braccia.

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CRISANTEMI DI CARTA

Oggi realizziamo insieme un semplice crisantemo di carta. Si tratta di un fiore di carta adatto anche ai bambini più piccoli e alla scuola dell’infanzia. Con un po’ di pratica, sarà possibile realizzare dei fantastici cartoncini da regalare ad amici e parenti. Noi abbiamo pensato a questo laboratorio in occasione del 2 novembre, giorno in cui si commemorano i defunti: ci piaceva l’idea di realizzare un piccolo dono per chi non è più tra noi.

CRISANTEMI DI CARTA: ISTRUZIONI

Prima di cominciare, assicurati di avere con te:

  • Fogli di carta A4;
  • Pennarelli o matite;
  • Forbici;
  • Righello;
  • Colla stick;
  • Fogli di carta o cartoncino da utilizzare come base.

Per cominciare dovrai dividere un foglio A4 in tante striscioline di dimensioni uguali: puoi farlo aiutandoti con il righello e con la penna tecnica (ma potresti utilizzare anche il lapis, o una biro).

Dopo aver diviso il foglio in strisce, colorale con le matite o con i pennarelli. Noi abbiamo utilizzato due colori, ma sentiti libera/o di sperimentare:

Quando avrai terminato con i colori, ritaglia tutte le strisce di carta.

Adesso, aiutandoti con il manico di un pennello o con un pennarello, dovrai arrotolare ciascuna striscia di carta su se stessa, come nella foto (si tratta di una tecnica simile a quella utilizzata per il quilling):

Le strisce, piegate su se stesse, assumeranno una forma a spirale. Dopo aver preparato un cartoncino da utilizzare come base, potrai cominciare ad incollarle al foglio con la colla stick.

Ecco il nostro crisantemo di carta, pronto per essere appeso o regalato:

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AI BAMBINI INSEGNIAMO IL VALORE DELLA FELICITA’

educare alla felicità e alla gioia

Uno dei problemi che vengono evidenziati più spesso (da Camilleri a Crepet) a proposito della nostra società è la mancanza di valori di riferimento, capaci di guidare genitori ed insegnanti nell’educazione dei giovani. Questa situazione è aggravata dall’etica dominante di tipo performativo: oggi, i valori di riferimento sono il capitale economico e la felicità, intesa come potere d’acquisto libero dalla “fatica” necessaria ad ottenere quel capitale. Questi valori hanno lo svantaggio di lasciare la persona e la comunità ai margini.

A quest tipo di valori, noi preferiamo gioia e felicità, intesi come benessere di ciascuno all’interno di una comunità. Quando parliamo di educazione alla felicità e alla gioia, non intendiamo una semplice “disciplina scolastica”, ma un vero e proprio cambio di paradigma, non fondato sulla competenza e sulla capacità di produrre reddito ma sulla capacità di riconoscere e perseguire il benessere.

Attenzione però: educare alla felicità e alla gioia non significa lasciare libertà assoluta. Alla base di una famiglia serena (e di una persona serena) ci sono delle regole condivise e necessarie. Nessuna comunità può sopravvivere in assenza di regole chiare.

I PILASTRI DELL’EDUCAZIONE ALLA FELICITÀ E ALLA GIOIA

Quali dovrebbero essere i punti chiave per educare alla felicità e alla gioia? Noi ne abbiamo individuati sei:

  • Pensiero critico: in una società felice, il pensiero critico è la stella polare di ciascun individuo, la luce capace di guidarlo nel riconoscimento dei propri bisogni e di quelli di chi lo circonda;
  • Intelligenza emotiva: è la chiave per stare bene insieme agli altri; l’intelligenza emotiva è necessaria per riuscire a mantenere in equilibrio l’Io e il Noi;
  • Collaborazione: per cui serve una buona dose di intelligenza emotiva, per cui si ricollega al punto precedente;
  • Educazione alla salute e ad uno stile di vita sano, perché non c’è felicità senza salute;
  • Esaltazione della fatica e del far bene: una persona felice non ha bisogno di scorciatoie o tantomeno di ingannare il prossimo; l’educazione a far bene è ben diversa dal perfezionismo competitivo, in quanto crede nel valore formativo dell’errore e del fallimento.
  • Rispetto delle regole, intese come elementi essenziali per la convivenza civile.

 

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EDUCARE NON SIGNIFICA DARE, MA INSEGNARE IL VALORE DELLA CONQUISTA

togliere non dare educazione

Come siamo arrivati a riempire i nostri figli di regali e ad accontentare ogni loro desiderio? Forse abbiamo male interpretato i diritti dei bambini, forse abbiamo pensato che dare, dare, dare potesse renderli felici. Eppure, questa politica educativa è fallimentare.

“Studiare è un lavoro, quindi bisogna farlo con dedizione e profitto. I genitori non sono sponsor e neppure bancomat. Tra i giovani di oggi sono sempre di più coloro che hanno solo pretese e non fanno nulla. Noi genitori dobbiamo cominciare a non dare più tutto. Solo così possiamo sperare che nasca in loro il desiderio, che è il motore della vita, produce le passioni, quindi un progetto di vita. Il coraggio di educare non è dare, dare e dare, ma togliere. Non dobbiamo avere come obiettivo un figlio fotocopia. L’isolamento perché manca qualcosa è pura fantasia. Se mancano delle cose i figli maturano altre sensibilità ed il loro talento viene fuori”.
Paolo Crepet

Educare con coraggio oggi significa togliere: significa insegnare ai nostri figli il valore della conquista, il piacere della fatica e dell’impegno, finalizzati a raggiungere i propri traguardi.

Quest’educazione si può impartire tramite l’esempio, ma anche attraverso una serie di regole ben definite, finalizzate a mettere dei paletti alle continue richieste dei figli: un esempio era la paghetta dei nostri nonni. Un piccolo budget prestabilito con cui acquistare una rivista o un piccolo giocattolo. In questo modo, i bambini sono costretti a compiere delle scelte, a darsi delle priorità; solo così imparano cosa conta davvero (per loro). Dobbiamo recuperare le buone pratiche per educare alla parsimonia: in esse si nasconde il segreto della gioia e quello della passione.

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Rebecca

Rebecca è un nome femminile italiano.

REBECCA: SCHEDA DEL NOME

Questa è la scheda del nome Rebecca di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:

rebecca origine significato nome onomastico

Vuoi stampare la scheda del nome RebeccaClicca qui.

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME REBECCA

Rebecca è un nome di origine ebraica. Deriva dal nome “Ribqah”, la cui origine è incerta. Si tratta di un nome biblico: Rebecca era la moglie di Isacco e la madre di Giacobbe.

ONOMASTICO DEL NOME REBECCA

L’onomastico si festeggia il 23 settembre, giorno in cui viene ricordata Santa Rebecca, moglie di Isacco.

CURIOSITÀ

Il colore legato al nome Rebecca è il verde, mentre la pietra portafortuna è lo Smeraldo.

SCOPRI I LIBRI DEI NOMI DI PORTALE BAMBINI

Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.

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