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Educare i bambini? Cominciamo partendo dall’esempio

In questi giorni abbiamo parlato di bambini viziati, di bambini senza regole e di come dovremmo comportarci con loro per evitare grossi problemi da grandi, ma soprattutto per rimetterli in carreggiata, per permettere loro una vita felice. Portando avanti questa riflessione, mi è sembrato importantissimo ripartire da uno dei fondamentali dell’educazione, ovvero ciò che sta alla base dell’essere educatori: il buon esempio.

Non date consigli, date l’esempio!

Recita una vignetta di successo che abbiamo pubblicato su Facebook. Una massima che dovremmo sempre tenere presente quando abbiamo a che fare coi piccoli. Inutile dire “devi fare questo”, ” giusto fare così”. La buona guida è quella che insegna coi fatti quel che si deve fare, non a parole.

Questo punto di partenza (che peraltro si sposa alla grande con la nostra pedagogia) significa che fare l’educatore prevede in prima battuta di fare i conti con sé stessi. Dovrete imparare ad essere proprio come volete che gli altri siano. Altrimenti il vostro intervento sarà un buco nell’acqua.

Quindi:

  • Quando insegniamo il rispetto, non possiamo poi mancare di educazione insultando il verduriere, parlando alle spalle della vecchietta, facendo qualsiasi cosa violi l’altrui dignità. Dobbiamo essere rispettosi. Rispettosi degli altri, delle cose, degli ambienti e delle convinzioni. Un papà che sgrida un bambino che ha gettato la carta di una caramella nel bosco, se poi butta la carta del suo panino (esempio realmente accaduto), è incoerente, ma è anche un pessimo esempio. Quel bambino imparerà che le regole sono parole al vento, un po’ come le grida manzoniane: editti severi buoni solo a imbrattare i muri visto che nessuno li rispetta.
  • Quando insegniamo a cercare la felicità, dobbiamo essere propositivi, pieni di vita. Dovremmo imparare a guardare in modo positivo al lavoro, alle faccende di casa, senza farci abbattere e innervosire. Purtroppo è difficile e in pochi ci riescono, ma Portale Bambini promuove la felicità di tutti, piccoli e grandi. Per cui vi diamo questo consiglio: fatelo per i bambini. Siate felici per loro, affinché crescano in un ambiente stimolante. E non dimenticatevi che siete persone anche voi, oltre che genitori o educatori: prendetevi del tempo per voi stessi, non trascurate amicizie e passioni.
  • Siate propositivi, imparate a vivere con gioia!
    Siate propositivi, imparate a vivere con gioia!

Attraverso il vostro esempio, insegnate a rispettare le regole

Essere dei buoni cittadini, rispettosi delle regole, è il principale modo per abituare i bambini che le regole ci sono e sono importanti. Si comincia dallo spirito civico e dalle regole fondamentali della casa per arrivare a tutte le altre. Se siete un esempio di rispetto, i bambini assimileranno questo tratto in modo naturale, senza dover trasformare ogni piccola regola in una battaglia.

E’ importante anche diventare un modello di “anima robusta”: nella vita ci saranno tanti imprevisti, fallimenti, frustrazioni. Il modo in cui li viviamo può cambiare radicalmente la nostra vita. Fate vedere che si può reagire in modo positivo, propositivo ed educato a questi ostacoli. Trasmetterete la resilienza.

Essere, prima di apparire

Non potrete recitare per sempre la parte dei belli e buoni. O siete così, o i bambini vi scoprono prima o poi. Generalmente prima. Quindi, ogni volta che vi accingete ad educare, dovete ripensare a voi stessi, a chi siete e a come siete. Solo così potrete essere un esempio utile.

Non ignorate le vostre passioni: saprete trasmetterle con entusiasmo. Adattandole ovviamente ai bambini, con cui avrete a che fare. Se vi diverte raccontare storie, perfetto: sarete dei perfetti menestrelli con tutti gli occhietti di casa puntati su di voi. Ma se non vi viene bene, se è una cosa che vi innervosisce, meglio fare altro. Cercate di privilegiare quei momenti in cui siete naturalmente un bell’esempio.

Anche per questo ci piace che i nostri lettori sappiano come la pensiamo sull’educazione dei bambini: sarebbe un bel problema insegnare a vivere la natura se siete voi i primi a schifare gli alberi.

Compiti per tutti: una volta al giorno, sii quello che vorresti vedere in tuo figlio

Provate a fare questo semplice esercizio. Una volta al giorno, pensate a un piccolo gesto che vorreste vedere fare dai vostri bambini, poi siate i primi a farlo. Insegnate con l’esempio. Sarà il vostro momento di buona educazione quotidiana, una pratica costruttiva, semplice e scalabile: vedrete che presto ci prenderete gusto.

Tanti grandi educatori del passato hanno parlato dell’esempio, di come sia importante essere convinti della propria opera ma soprattutto partecipi. Per capire meglio l’importanza dell’esempio, ma anche per riflettere del ruolo del genitore in famiglia, perché non provate a leggere Il bambino in famiglia? E’ uno dei classici di Maria Montessori ed anche un bello spunto per vivere la genitorialità con gioia.

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Il risveglio dei sensi. Giochi e attività nella natura

I cinque sensi sono uno strumento fondamentale a disposizione dei bambini, che permette loro di scoprire la natura e il mondo. Tuttavia, la vita in città non li stimola abbastanza e diamo loro troppa poca importanza. Lo sviluppo sensoriale, di cui abbiamo già parlato, viene completato entro l’ottavo mese di vita, ma l’utilizzo dei sensi è fondamentale per una crescita serena ed armonica. 

Alla scoperta della natura: usa i tuoi sensi

Abbracciate gli alberi, annusate i fiori nel campo, chiudete gli occhi e ascoltate il rumore del vento, sentite l’erba sotto i vostri piedi. Ci sono mille attività adatte ai bambini per stimolare i loro sensi. Toccate la superficie dei sassi, assaporate i frutti di bosco appena raccolti.

Non si tocca!

Spesso impediamo ai bambini di toccare il fango, di raccogliere foglie e rametti, di andare in giro scalzi. E’ giusto? Secondo noi bisognerebbe permettere ai bambini di fare quante più esperienze possibili, anche quelle in cui ci si sporca. Quindi, se è sicuro (le pozzanghere non uccidono, mentre prima di mandare un bimbo in giro scalzo è bene accertarsi che il terreno sia pulito e privo di oggetti taglienti), perché no?

Anche i grandi!

Esplorare un po’ la natura fa bene anche ai grandi, che potranno tornare bambini per un attimo e lasciarsi trasportare dai propri sensi. Importantissimo è il coinvolgimento: cercate di attirare l’attenzione dei più piccoli, guidateli alla scoperta delle foglie, del sole e dei sassi. E perché no, stimolate la loro curiosità facendo domande e raccontandogli qualche aneddoto divertente sulla natura.

Qualche spunto: le attività nella natura suggerite da noi

Ci sono tantissimi giochi che permettono di sviluppare i sensi divertendosi. Spesso si tratta di attività che migliorano la percezione dello spazio e del proprio corpo, oltre a rasserenare l’animo. Vediamone qualcuno

1 – RICONOSCIMENTO DI OGGETTI MENTRE SI E’ BENDATI: un classico dell’animazione. A un bambino bendato si presenta un oggetto che deve riconoscere. La difficoltà consiste nel farsi una rappresentazione mentale dell’oggetto in questione, nella capacità di ricavare informazioni attraverso il tatto e di ricostruire la forma. Utilissimo come esercizio di potenziamento cognitivo, personalmente lo inserisco in quasi tutti i giochi a squadre che faccio.

Una variante consiste nel mettere gli oggetti da riconoscere in una vasca piena di sabbia o d’acqua. In questo modo aumenta la difficoltà del riconoscimento, inoltre si introduce un altro elemento che genera esperienze tattili.

2 – PERCORSO SENSORIALE NEL BOSCO: se siete frequentatori di boschi e parchi, provate a far scoprire le varie forme, superfici, colori e profumi della natura. Potete realizzare un piccolo percorso con vari tipi di alberi, oppure con i fiori o con le erbe spontanee.

3 – SABBIAIO o SABBIERA (che dir si voglia): uno di quei giochi sempreverdi, dotati di un incredibile appeal per i bambini e spesso sottovalutato. Sperimentare la sabbia è un esercizio sensoriale fantastico. Meglio se abbinato a una fontanella o alla possibilità di versarci all’interno dell’acqua. Potete usare il sabbiaio anche per nascondere oggetti per il riconoscimento sensoriale. Ne trovate in commercio di tutte le forme e dimensioni, è uno di quei giochi che, se avete un giardino, non dovrebbe mancare: sarà il compagno dei vostri bimbi per anni. Fortunatamente anche molti parchi pubblici si stanno attrezzando.

4 – CATALOGAZIONE DEI FIORI: un ulteriore esercizio per allenare la vista e il riconoscimento visivo. Raccogliere fiori e imparare a distinguerli l’uno dall’altro (potete farlo anche con l’erba) è un ottimo modo per insegnare ai bambini l’attenzione ai dettagli e la concentrazione. Inoltre, facendo leva sul piacere di collezionare, riuscirete facilmente a riempire un bell’erbario.

E voi, avete delle vostre attività per risvegliare i sensi dei vostri bimbi con la natura?

Le immagini con i bambini sono tratte dalla bellissima galleria su: http://icggrassi.altervista.org/scopriamo-la-natura-attraverso-i-cinque-sensi/

 

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Pensiamo positivo: daremo le ali ai nostri bambini

Di tante parole e teorie che ruotano intorno al bambino, forse questa frase del poeta Khalil Gibran rappresenta la miglior sintesi:

Due cose può dare un adulto ad un bambino: le radici e le ali.

 

Questa frase racchiude anche il nostro pensiero sul genitore e, più in generale, su tutte le figure di riferimento per il bambino: essi rappresentano dei comunicatori e mediatori, dei coach, dei pilastri nella vita del piccolo, da cui trarre il profondo convincimento che ogni essere umano può modificare strutturalmente il proprio modo di vivere, di comprendere, di apprendere.Si insegna ad imparare, educando in primo luogo noi stessi alla positività, alla fiducia, alla valorizzazione della nostra autostima.

E’ facile leggere, imparare poesie, pagine di storia, espressioni e logaritmi: ma il vero apprendimento è una strada verso l’autonomia, con una buona stima e un sano senso di appartenenza, con solidi affetti e abilità sociali da usare nel mondo circostante.

Prendiamo spunto, in questo senso, dalla Positive Discipline, una tendenza contemporanea che abbraccia molti metodi educativi.

Riteniamo regole e confini coesistano con attenzione e amorevolezza: il rispetto tra genitore e figli è reciproco e rappresenta la base per supportare un percorso di crescita condiviso. Per cambiare, occorre ammettere l’errore, negando sia le eccessive punizioni sia la permissività, cercando di lavorare con il bambino sugli atteggiamenti negativi e modificarli senza un eccessivo intervento.

Impariamo ad essere trasparenti. Capiremo le emozioni

Alla base di ogni comportamento, da adulto o da bambino, ci sono specifiche emozioni. La Positive Discipline si propone di intervenire su di esse, utilizzandole come chiave di lettura per prevenire azioni scorrette o comportamenti lesivi. Ma anche, più semplicemente, per riflettere su se stessi e raggiungere il proprio equilibrio. Sicuramente, nel ruolo di genitori, è importante imparare ad essere trasparenti: favorire l’autonomia e l’indipendenza del piccolo, come tante volte abbiamo ribadito, attraverso un comportamento equilibrato, contenendo eccessivi interventi correttivi.

Tra i consigli che sentiamo di dare per lavorare su questo concetto, segnaliamo i seguenti punti:

  • troviamo un bilanciamento tra dolcezza e fermezza: mostriamo contemporaneamente gentilezza verso il bambino e fermezza verso le decisioni prese. Troppa dolcezza induce la permissività, troppa fermezza porta alla perdita del controllo e alla mancanza di rispetto.
  • promuoviamo il senso di appartenenza e significato di sé: si tratta di due bisogni emotivi fondamentali al raggiungimento della serenità e dell’equilibrio. Se mancano, il rischio è di andare a cercare una compensazione in atti dannosi o lesivi. Usiamo il dialogo e l’apertura all’altro, sempre.
  • adottiamo strumenti a lungo termine: a nostro avviso, le punizioni e la violenza non sono strumenti validi. Così come non lo sono i ricatti, che spesso vengono poi riutilizzati dal bambino contro i genitori. Genitori e figli sono alleati, e l’alleanza è data dal confronto e dalla capacità di affrontare e risolvere insieme i problemi.
  • promuoviamo abilità sociali: aiutiamo i nostri figli a sviluppare abilità di problem solving e a pensare con la loro testa, a comunicare, a gestire le proprie emozioni.
  • incentiviamo l’autostima: la stima di sé e la stima delle proprie capacità aiutano a gestire i rapporti personali, nella vita privata e professionale e sono tra i cardini del benessere personale.

Insegniamo i valori … vivendo i valori

Insegnare i valori ai propri figli è una missione, un compito meraviglioso, realizzabile sono se gli adulti sono in grado di vivere per primi i valori che cercano di trasmettere.

Per fare questo, è necessario concedersi del tempo: troviamo un momento della giornata da condividere con i figli, giocando a imparare qualcosa. Mai dare nulla per scontato, solo con l’insegnamento, la pratica e l’esempio riusciranno a comprendere e vivere un certo valore.
In quest’ottica, utilizziamo le nostre passioni. Amiamo gli scacchi? Insegniamo ai nostri figli a giocare, usando il gioco per dare insegnamenti di vita.




Citiamo a questo proposito e a conclusione di questa riflessione, un esempio concreto:

Un padre guarda i suoi due figli giocare uno contro l’altro a scacchi. Uno dei due ottiene una superiorità schiacciante, ma inizia a mangiare solo le pedine meno importanti senza pensare nemmeno allo scacco matto. Così il padre lo fa riflettere, dicendogli che mangiando tutte quelle pedine stai ignorando la cosa più importante: nella vita, se ci si concentra troppo sulle cose minori, quelle importanti si allontanano. Occorre mantenere sempre l’obiettivo finale in mente, senza farsi distrarre dal resto!

Si tratta solo di un piccolo esempio e probabilmente, riflettendo sulla nostra quotidianità, ne ritroveremo molti altri, tratti dai momenti che abbiamo condiviso o stiamo condividendo con i bambini. Facciamone tesoro, ricordandoci sempre che il nostro compito è fornire ali e radici.
E, a volte, non avendo il libretto delle istruzioni pronto all’uso, il confronto ci può aiutare a riflettere su noi stessi e a migliorarci.

a cura di Alessia de Falco

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L’educazione è felicità, non perfezione: l’importanza degli errori

La maggior parte delle donne e degli uomini di successo non ha affatto cercato ad ogni costo di emergere. Sembrerà strano, ma molti scienziati, attori, politici, personaggi di spicco non hanno mai aspirato alla perfezione. Invece, un’altra caratteristica li rende simili: le persone di successo sanno sempre rialzarsi dopo un errore. Sbagliano, poi vanno avanti. L’essenza della felicità si potrebbe racchiudere in questi punti:

  • fare
  • sbagliare
  • rifare 

Il tutto senza mai perdere l’entusiasmo e la determinazione. Fare perfettamente è un’utopia. Il desiderio di fare perfettamente una sciocchezza: ci porterà nelle paludi dell’infelicità, in un mondo grigio di insoddisfazione perenne. E pensate che rabbia quando qualcun altro, senza badarci, raggiungerà e supererà i nostri risultati. La strada per il successo non passa per la perfezione, ma dal sentiero della felicità. Questo è un insegnamento importante per i bambini.

LA SINDROME DEI GENITORI ESIGENTI

Ogni genitore desidera il meglio per il proprio figlio. Implicitamente, desidera però anche il meglio per se stesso: un bambino bello, bravo, intelligente, talentuoso.

Da un lato è un’attitudine naturale, dall’altro rappresenta un pericolo: si rischia di orientare i piccoli verso il futuro dimenticando che la cosa più importante per loro è il “qui” ed “ora”, la felicità del momento. Bisogna che i bambini godano della propria infanzia, raggiungendo un equilibrio ideale dato dall’educazione del cuore e non da rigide regole o aspettative prefissate.

Ognuno di noi ha dei desideri e delle aspirazioni: lasciamoli coesistere con una sana accettazione di quello che la vita è, ossia imperfetta. Il perfezionismo nocivo viola i diritti dell’infanzia, porta sofferenza e non felicità. Come possiamo fare per non incappare in un perfezionismo estremo?

LASCIALI TRIONFARE, MA ANCHE FALLIRE

Il primo insegnamento che possiamo applicare alle nostre vite riguarda i fallimenti: come genitori e come figli si può sbagliare. Ecco, non è mai una catastrofe. Tolleranza, comprensione, autostima e fiducia sono le basi per affrontare gli errori che inevitabilmente si commettono nella vita. Si può cadere, occorre imparare a rialzarsi.

Occorre permettere ai bambini di realizzare i loro desideri, permettendo loro di sbagliarsi. Occorre insegnare ai bambini a fidarsi di noi, ad avere il privilegio di poter sbagliare sapendo di trovare un domani comprensione. Viviamo oggi in un’epoca di crisi sociale, di fragilità diffusa, dove l’aspirazione al meglio convive con un’altrettanta generalizzata incapacità di vivere i cambiamenti, le sfide, gli ostacoli.

Insegna ai bambini ad essere ben preparati al fatto che la vita non è sempre felicità, che spesso nasconde insidie, ma anche opportunità. Insegna loro che, rialzandosi dopo una caduta, la vita offre sempre una seconda chance, una nuova opportunità. Questo non significa accantonare il valore della felicità come fine ultimo, ma insegnare che non si può essere sempre felici. Anche se si può provare a farlo, realizzando i nostri sogni.

LA METAFORA DELL’ALBERO

Martin Seligman, il fondatore della psicologia positiva, parlando di felicità usa un concetto molto potente ed efficace, il flourishing. E’ facilmente assimilabile con l’immagine di un albero. Proviamo ad immaginarcelo: guardiamo il tronco, i rami, le foglie, le gemme. Ne riconosceremo la bellezza non soltanto durante la massima fioritura, ma anche nel corso delle diverse stagioni.

C’è un senso nel vivere l’autunno, con le foglie che iniziano a cadere, e persino l’inverno, quando i rami restano inevitabilmente spogli. Noi, i nostri figli, siamo quell’albero: magari senza foglie ci piacerà un po’ meno, ma questo non significa che non sia in salute, pronto a germogliare di nuovo.  

COACHING CREATIVO: LA FELICITÀ VALE PIÙ DELLA PERFEZIONE

Ormai avrai imparato a risolvere quasi tutti i piccoli problemi pratici con i tuoi figli. Ci riescono tutti i genitori, in un modo o nell’altro. E’ il momento di mettersi al lavoro con le emozioni. Come si fa? Può sembrare strano, ma il primo punto è imparare a godersi la vita come genitori:

  • impara ad apprezzare i piccoli momenti di felicità che la vita offre
  • aiuta gli altri ad apprezzare questi momenti
  • non criticare i bambini se commettono un errore, ma soprattutto, non sentirti in colpa se qualche volta sbagli: non esistono genitori perfetti, ma solo genitori felici (e purtroppo, troppi genitori infelici)

Cerca la felicità e, al tempo stesso, metti i tuoi figli su questa stessa strada: impareranno molto di più che non inseguendo un dieci in pagella o una medaglia.

Non che quel voto non sia fondamentale: insegnerà loro a far bene. Però, non bisogna vivere in funzione di esso, ma per inseguire le nostre passioni! 

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Smettiamo di focalizzarci sui metodi educativi. Il dialogo è ridere insieme

Sempre più spesso, sul web, in libreria, troviamo testi che ci spiegano i pro ed i contro dei diversi metodi educativi, fornendo linee guida su come crescere un figlio.Sicuramente confrontarsi con degli esperti è utili nel proprio percorso di genitore: sappiamo che nessuno di noi nasce “imparato” e pertanto è fisiologico che, di fronte a un figlio, sorgano dubbi e interrogativi ai quali magari da soli non sappiamo dare risposta.

Ricordiamoci tuttavia che non è il metodo educativo a fare il bravo genitore o il bravo insegnante: anzi, porre un eccessivo accento sulle regole, sui limiti da imporre e su come farlo può essere assolutamente controproducente.

Educare un figlio significa significa innanzitutto rendersi conto di cosa incide maggiormente sulla sua crescita. Attraverso il nostro comportamento noi trasmettiamo i principali messaggi che un figlio assimilerà e farà propri: qualsiasi cosa diciamo non ha lo stesso effetto di quello che facciamo e di come lo facciamo.

Il miglior metodo educativo: l’amore!


Spesso dimentichiamo che l’elemento fondamentale dell’educazione di un bambino è l’amore. Un sentimento che viene percepito, giorno dopo giorno, non solo nelle grandi cose, ma anche nei piccoli gesti quotidiani. Ci focalizziamo su cosa insegnare, convinti che la vita, che il divenire adulti, sia un susseguirsi di step predeterminati: studiare, trovare lavoro, fare una famiglia, invecchiare. Ma crescere non significa affatto questo: è molto, molto di più. E’ diventare a nostra volta esempi d’amore, di rispetto, così come qualcuno è stato prima per noi, nel susseguirsi degli anni che ci hanno portato alla maturità. Ecco perché è importante, come genitori, essere capaci di educare, nell’accezione di far diventare i nostri figli persone ricche d’amore, capaci di amare veramente e profondamente. Per riuscirci, dobbiamo imparare per primi ad osservare i bambini, a viverli come esseri eccezionali e non come persone incomplete. Non sono, né saranno mai, una copia del nostro essere, non potremo mai paragonare il loro modo di agire al nostro. Nell’accettazione della diversità, pur facendo da guide nel loro percorso, saremo in grado di aiutarli a tracciare la loro strada e percorrerla. Sono frasi molto banali, ma spesso ce ne dimentichiamo, troppo presi dall’assillo di aver fatto la cosa giusta, scelto il giusto metodo, adottato l’approccio più adeguato: noi siamo adulti imperfetti e i nostri figli lo saranno al pari nostro. Ma se le regole che diamo saranno accompagnate dall’amore, dalla fiducia, saranno empatici, forti, capaci di sostenere le prove della vita. 
Sto educando mio figlio ad essere libero?

Per crescere i figli è indispensabile saper concedere la libertà che serve per diventare autonomi. Siamo come piante: abbiamo radici, ma i rami vengono proiettati verso il cielo, lontani dalla base da cui siamo partiti. Solo valorizzando le potenzialità, non riducendo tutto a schemi, valorizzeremo risorse e potenzialità dei più piccoli. Le “nostre piantine” che germogliano e crescono avranno bisogno della luce data dalla libertà, dalla responsabilità, dall’amore.
Noi, come esempio pratico di persone libere, dobbiamo dimostrarci capaci di essere come vogliamo essere e non come gli altri ci impongono. Parallelamente, dobbiamo essere capaci di dare la stessa libertà a chi ci sta vicino.

Non possiamo educare alla libertà, come all’amore, se per primi non ci impegniamo per essere persone libere o capaci di amare. Il compito di genitori è di guidare il bambino nella crescita: non possiamo farlo, se ciò che stiamo insegnando è per noi un territorio sconosciuto. Educhiamo i bambini a scegliere, senza imporre la nostra visione, senza forzare verso i nostri desideri e le nostre pretese, senza pretendere rispetto, obbedienza, ma insegnando a pensare con la propria testa in qualsiasi situazione. Questo, solo questo, è amore. Dobbiamo insegnare ai nostri figli a essere liberi e indipendenti, a ragionare con la propria testa coinvolgendoli, ad esempio, nelle decisioni di casa, non scegliendo per loro come vestirsi ma spingendoli a valutare e aiutandoli a identificare i parametri su cui stabilire come agire. Dobbiamo aiutare i figli a comprendere le decisioni che prendiamo, il perchè agiamo in un dato modo: così permettiamo loro di partecipare attivamente alle scelte comuni.

La domanda, il compito per tutti noi, è: sto educando mio figlio ad essere libero?
Prima di tutto libertà … Poi gioia di vivere. Perchè il dialogo è ridere insieme.
La libertà è uno degli aspetti fondamentali dell’educazione: sono in molti a pensare che i bambini troppi liberi tendano ad essere irresponsabili o tirannici. In realtà è vero il contrario. La vita familiare non deve essere un’imposizione: ci si ribella a qualcosa che non si accetta o non si condivide. Vogliamo pensare a una famiglia come a una squadra, un team di persone che si confrontano. E’ ovvio che è compito dei genitori dare le linee guida, ma vanno spiegate e soprattutto esemplificate. Non si può dire a un figlio di non guardare la tv a cena mentre magari siamo a tavola con l’Iphone di fianco a chattare. E’ un paradosso, che però sempre più spesso accade. La regola viene accettata se chi la propone è un esempio valido: il compito del genitore è dimostrarsi parte attiva della regola che governa la famiglia, condividendo le motivazioni per cui si agisce in un determinato modo. Le regole non devono essere un peso, un sacrificio. Devono essere parte integrante di uno stile di vita: noi, mamme e papà, agiamo così perché pensiamo che sia il modo migliore per vivere insieme ed essere felici. Ricordiamoci sempre che la felicità è la leva fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi: un adulto sereno, positivo, sarà in grado di confrontarsi in maniera equilibrata con i figli. Non dimentichiamoci mai il sorriso: la vita sembra scorrere secondo schemi prefissati, ma la gioia di vivere è in grado di scardinare qualsiasi logica preconfezionata.Insegnamolo ai nostri figli, ricordiamoci quello che diceva Gianni Rodari:

Il bambino bisogna farlo ridere.
E’ più importante farlo ridere che rivelargli chissà quali misteri.

Il dialogo è ridere insieme.

Il riso è la cosa in più, il dono inatteso, l’al di là della protezione e della sicurezza.

Ridete con lui, è vostro per la vita.

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Impariamo a scrivere una fiaba con i nostri bambini: mini lab di scrittura creativa

Capita spesso, anche nei nostri articoli, di sottolineare quanto sia importante leggere fiabe ai più piccoli.
Le favole sono una vera e propria palestra emotiva: offrono la possibilità di esplorare il proprio mondo interiore, apprendendo schemi nuovi di comportamento e riflettendo su come affrontare situazioni difficili o di disagio.

Per i bambini, il mondo delle favole è il primo modo di riflettere su se stessi: identificarsi nei protagonisti, identificano le proprie emozioni ed imparano a dar loro un nome e ad esprimerle, senza rimanerne vinti. 
Leggere è sicuramente uno strumento che possiamo mettere a disposizione dei nostri figli per interpretare il mondo ed affrontare le sfide che li attendono.

Un adulto che legge ad alta voce ad un bambino compie un atto d’amore, agendo sullo sviluppo della personalità del piccolo sul piano relazionale, emotivo, cognitivo, linguistico, sociale e culturale. 

Dal punto di vista relazionale, nell’esperienza condivisa della lettura e dell’ascolto, adulto e bambino entrano in sintonia reciproca, rinsaldando il loro legame affettivo.
Dal punto di vista emotivo, leggere una storia ad un bambino gli consente di esplorare le sue emozioni più intime in compagnia degli adulti che possono contenerlo, rassicurarlo, fornirgli spiegazioni.
Dal punto di vista cognitivo, la lettura offre al bambino un canale alternativo di conoscenza, oltre all’esperienza diretta, favorendo come si è detto in precedenza la comprensione di sé e del mondo.
Creiamo un momento speciale per i bambini, inventando con loro

Farsi raccontare una storia, magari accoccolati tra le braccia di mamma e papà è sicuramente un momento speciale, molto importante per la relazione tra genitori e figli. 
Significa regalare e regalarsi tempo ricco di presenza, capace di parlare di generosità e del piacere del dare e del ricevere. È un tempo che manifesta affetto e pazienza. 

Perchè non proviamo ad arricchire ulterioremente questo momento, lasciando libera l’immaginazione ed inventando una fiaba con i nostri bambini?

Si tratta di un modo di stare insieme che può attingere dalle domande del quotidiano, dai racconti su come è andata la propria giornata, riflessioni, fantasie e immagini. 

Sicuramente, rappresenta uno spazio fecondo in cui possono crescere la fiducia verso se stessi, la capacità di superare piccole paure, insicurezze e conflitti.

Come fare ad inventare e, perchè no, scrivere una fiaba, anche se non si è scrittori per bambini di mestiere? E’ molto semplice: basta lasciare la parola ai più piccoli, cogliere gli spunti dai loro racconti. Paradossalmente, se ci pensiamo bene, siamo noi stessi talvolta ad improvvisare dei brevi racconti la sera, quando i più piccoli ci chiedono che fine ha fatto la lumaca nel parchetto o il cagnolino che hanno visto in mezzo alla strada. Ecco questo può essere un buon punto di partenza. Se poi volete compiere un passo aggiuntivo e fissare su carta le vostre storie, magari illustrate dai vostri piccoli artisti, leggete il laboratorio creativo che segue.

Diventiamo scrittori di favole: qualche suggerimento

Non tutti siamo scrittori di best seller, lo sappiamo, ma tutti possiamo inventare una fiaba. Anzi, probabilmente lo abbiamo già fatto. Di seguito vi diamo qualche spunto per razionalizzare le idee ed inventare una favola con i vostri bambini.Buttiamo giù delle idee per la storia. 


In questo i bambini ci vengono in aiuto, per cui è divertente ed interessante trarre spunto da loro chiedendo: “Cosa fareste se doveste mettere a letto il vostro gattino e lei non volesse? Cosa gli direste?” oppure, “Cosa farebbe un cane per non mangiare le sue verdure?”. Non stupitevi delle risposte: il bello dei bambini è che hanno una fantasia infinita!

Immagiamo i personaggi. 
Chi sono i protagonisti della storia? Come sono fatti? Ce n’è più di uno? I personaggi sono umani, animali o di fantasia o hanno elementi di tutti e tre i tipi? Fatevi raccontare dai bambini come si immaginano i loro beniamini.

Definiamo il livello di complessità
Una favola deve essere tarata sull’età dei piccoli, privilegiando trame e parole semplici o inesistenti. Il livello di complessità può essere gradualmente aumentato per i più grandicelli.

Imbastiamo la storia
E’ consigliabile pianificare la struttura della storia in anticipo, usando appunti, disegnando o scrivendo una traccia standard. E’ fondamentale avere un’idea generale dell’inizio, dello svolgimento e della fine della storia e di come i personaggi interagiranno ed evolveranno.

Troviamo il nostro stile narrativo
I bambini riconoscono lo stile di un racconto, specialmente se condito con umorismo o passaggi che li colpiscono. A questo proposito è utile usare parole inventate e rime semplici.

Illustriamo il nostro racconto
Non c’è nulla di più bello di coinvolgere i bambini nell’illustrare la storia. E’ un modo per personalizzarla ulteriormente e aumentare il livello di coinvolgimento nella creazione del racconto.

Chiaramente con questi consigli non pretendiamo di trasformare tutti in scrittori da Premio Andersen. Ma tentare di ritagliarsi uno spazio per lasciar libera l’immaginazione insieme ai bambini può avere riscontri positivi. Per noi e per loro.
Quindi … Buon lavoro scrittori! E aspettiamo le vostre storie!

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