Il mito di Amore e Psiche

amore e psiche

LA STORIA DI AMORE E PSICHE

Adattamento: Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’erano una volta un re e una regina che avevano tre figlie. Le prime due erano bellissime, ma la terza era tanto graziosa che non era possibile trovare una parola umana per descriverne il fascino. Era così bella da rivaleggiare con le divinità; il suo nome era Psiche. Tanta bellezza scatenò l’ira e – soprattutto – la gelosia di Venere, la dea dell’amore. Venere decise di punire Psiche e mandò sulla terra suo figlio, Amore, con quest’ordine: “La fanciulla deve innamorarsi dell’uomo più brutto del mondo. Ora va’ e colpiscila con una delle tue frecce”.
Le frecce di Amore, infatti, avevano il potere di far innamorare la persona colpita secondo il volere di chi le scoccava. Amore scese sulla terra e volò fino al palazzo in cui abitava la ragazza. Tuttavia, quando vide Psiche rimase incantato dalla sua bellezza, a tal punto che mentre incoccava la freccia si ferì con la punta.
E così, vittima del suo stesso potere, Amore si innamorò perdutamente di Psiche.
Amore rapì la principessa e la portò nel suo palazzo, senza dire nulla alla madre. Il dio non voleva essere riconosciuto, così incontrava la sua amata solo di notte. Psiche era tanto curiosa di conoscere quell’uomo che una notte, mentre Amore dormiva, accese una lucerna e la avvicinò al suo volto. Mentre ammirava il dio, Psiche fece cadere una goccia d’olio bollente su Amore, che si svegliò.
Tradito dalla sua amata, a cui aveva ordinato di non guardarlo mai in volto, Amore fuggì lontano, abbandonando Psiche.

La fanciulla, disperata, lo cercò in tutto il mondo, senza trovarlo. Alla fine, andò al tempio di Venere a chiederle aiuto. La dea, che aveva intenzione di liberarsi di lei, le promise il suo aiuto, ad una condizione: Psiche avrebbe dovuto superare quattro prove.
Come prima prova, Psiche avrebbe dovuto separare un mucchio di grano in due mucchi più piccoli, separando i chicchi più grandi da quelli più minuti. Nemmeno un chicco doveva essere fuori posto! La prova era tanto difficile che Psiche si gettò a terra, disperata. Un gruppo di formiche che abitavano li vicino udì il suo pianto e decise di aiutarla. Le formiche chiamarono a raccolta tutto il formicaio e si occuparono di separare i chicchi. Così, la prova fu compiuta.
Come seconda prova, Psiche avrebbe dovuto raccogliere la lana d’oro che cresceva sul manto di un gregge di pecore. La fanciulla stava per avvicinarsi agli animali, quando una canna le disse: “Fermati! Queste pecore si lasciano toccare solo dagli dei. Se ti avvicini ti uccideranno. Devi aspettare la notte: quando le pecore si saranno addormentate, raccogli la lana dorata che si sarà impigliata nei rovi e nei cespugli. Psiche fece come aveva detto la canna e riuscì anche in questa impresa.
Come terza prova, Psiche avrebbe dovuto raccogliere l’acqua di una certa fonte, che si trovava al centro di una rupe dalle pareti lisce come una lastra d’acciaio e ripidissime. Questa volta fu l’aquila di Giove ad aiutarla: prese tra i suoi artigli il recipiente che la ragazza teneva tra le mani e volò fino alla fonte; lo riempì e lo riconsegnò a Psiche.
Come quarta prova, Psiche avrebbe dovuto chiedere a Proserpina un po’ della sua bellezza. La ragazza entrò negli Inferi ed ottenne dalla dea un’ampolla dorata.
Ma Proserpina si raccomandò: “Apri quest’ampolla solo quando sarai nel tempio di Venere. Per nessun motivo devi aprirla prima di quel momento”. Psiche, tuttavia, era così curiosa che lungo la strada si fermò e l’aprì: il vapore contenuto nell’ampolla si sparse nell’aria e la ragazza cadde addormentata.
Per fortuna, il corpo di Psiche fu trovato da Amore, che passava di lì. Il dio la portò nel suo castello e la svegliò. Psiche gli raccontò delle quattro prove e di tutte le fatiche che aveva passato; Amore, colpito dal coraggio e dalla determinazione della ragazza, chiese aiuto a Giove, suo padre. Giove fece bere a Psiche il nettare degli dei: in questo modo, la principessa diventò una divinità e ottenne il permesso di abitare sull’Olimpo, insieme ad Amore e agli altri dei.

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