Il mito di Aracne

il mito di aracne

Il mito di Aracne

Testo (a cura di): Alessia de Falco, Matteo Princivalle

C’era una volta una ragazza di nome Aracne, che viveva in Lidia ed era una tessitrice, figlia di un famoso tintore. Aracne era così brava a ricamare la tela che i suoi lavori erano conosciuti in tutto il mondo.

Un giorno la ragazza disse a un’amica: “Nemmeno gli dei sono capaci di tessere come me”. La dea Atena udì le sue parole e si offese profondamente: come si permetteva quella ragazzina di mettere in ridicolo gli dei?

Atena cercò di far cambiare idea ad Aracne con le buone maniere: si travestì da vecchietta e si presentò all’uscio della tessitrice. “Fanciulla mia, ieri ho sentito quello che hai detto, ma credo che tu abbia esagerato: nessuno può competere con le divinità. Sei una bravissima tessitrice, la migliore tra gli uomini, ma non dovresti sfidare gli dei”.

“Cosa stai dicendo?” esclamò Aracne, posando la tela che stava ricamando. “Se la dea Atena, o qualche altra divinità, pensa di essere più brava di me, dovrebbe farsi viva e sfidarmi. O forse hanno paura di me?”.
Atena, sentendo queste parole, gettò a terra il travestimento da vecchietta e si rivelò alla fanciulla: “Sei un’insolente! Ti sfiderò in una gara di tessitura, come desideri”.

Atena e Aracne si misero a sedere nel laboratorio e cominciarono a tessere; Atena ricamò sulla sua tela le proprie imprese, mentre Aracne ricamò tutti gli dei dell’Olimpo e le loro avventure.

Quando la sfida fu conclusa, Atena esaminò attentamente le due tele: quella di Aracne era molto più bella della sua. Gli dei erano ricamati con colori così vivaci che sembravano vivi.

La dea Atena non poteva tollerare che una creatura mortale fosse più brava di lei: infuriata, prese la tela di Aracne e la strappò in mille pezzi. Aracne scappò via dal laboratorio, in lacrime, ma la dea la seguì e le disse: “Dove pensi di scappare? Pagherai per la tua insolenza; visto che ti piace tessere, potrai farlo per tutta la vita”.

Poi Atena lanciò addosso ad Aracne una pozione stregata e la ragazza si trasformò in un piccolo ragno nero. Da quel giorno non fa altro che tessere la sua tela, di giorno e di notte.

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APPROFONDIMENTI SU QUESTO MITO

Il mito di Aracne si può considerare come un mito eziologico: si tratta di una narrazione che ha lo scopo di spiegare l’origine dei ragni e della loro tela. Per approfondire il mito come genere letterario e le sue funzioni, ti invitiamo a leggere la nostra guida al mito.
Tuttavia, l’importanza e l’insegnamento di questo mito è altrove, nella colpa di Aracne. La fanciulla, il cui talento era straordinaria, aveva però la presunzione di essere superiore agli dei. Questa presunzione, che gli antichi greci chiamavano “hybris”, era considerata una tra le colpe più gravi di cui un individuo potesse macchiarsi, al punto che spesso gli dei lo punivano in modo terribile.
Proprio il concetto di “hybris” potrebbe essere un buon punto di partenza per riflettere, a casa o in classe, sull’arroganza della nostra società: ci riteniamo superiori agli altri? Quali sono le autorità che rispettiamo?