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mito di prometeo

IL MITO DI PROMETEO

Dopo aver dato vita a tutte le creature viventi, Zeus incaricò il titano Epimeteo, fratello di Prometeo, di distribuire tra loro poteri e qualità, in modo che ognuno avesse qualcosa.

E così, Epimeteo diede le zanne e gli artigli ai leoni, il veleno ai serpenti e agli insetti, le ali agli uccelli; ad alcuni animali diede quattro zampe veloci con cui scappar via, ai pesci la capacità di respirare sott’acqua e così via. Epimeteo continuò a distribuire poteri e qualità finché non furono terminati tutti.

Solo allora si accorse che aveva dimenticato l’uomo: senza armi né doti particolari, era totalmente indifeso e incapace di sopravvivere. Allora, Prometeo, rubò agli dei l’intelligenza e la memoria e le diede agli uomini. Questo gesto causò l’ira di Zeus, che odiava gli uomini e disprezzava il titano Prometeo per la gentilezza con cui li trattava.

Un tempo gli uomini partecipavano ai banchetti degli dei sull’Olimpo, durante i quali ricevevano la parte peggiore del cibo. Non appena toccò a Prometeo fare le parti, il titano lasciò agli uomini la carne migliore; agli dei, invece, lasciò le ossa e le interiora, dopo averle nascoste in una crosta di grasso dorato. Era un affronto troppo grande per Zeus, che pieno di collera tolse il fuoco agli uomini e li scacciò dall’Olimpo.

Senza il fuoco, gli uomini soffrivano il freddo ed erano costretti a nascondersi nelle caverne. Inoltre, la notte non potevano muoversi ed erano facili prede per le bestie selvatiche. Prometeo era tanto dispiaciuto per loro che decise di rubare il fuoco per restituirglielo. Così, salì sull’Olimpo di notte, mentre tutti gli dei dormivano; prese una torcia dal carro di Elio, la accese e la rubò, per restituirla agli uomini.

Non appena Zeus si accorse del furto, decise di punire Prometeo per l’eternità: lo fece incatenare sulla cima di una montagna, completamente nudo. Ogni giorno, un’aquila piombava su di lui, gli squarciava il petto con i suoi artigli e gli divorava il fegato; la notte, ogni notte, la ferita si rimarginava.

 

 

 

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