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La leggenda della camomilla

la leggenda della camomilla

LA LEGGENDA DELLA CAMOMILLA

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

C’era una volta un prato in collina, a ridosso del mare, là dove la terra d’estate è gialla di girasoli; non parliamo di un campo di quelli che si spingono fin dove l’occhio riesce ad arrivare, era soltanto un praticello di collina. Nonostante il Sole splendesse il prato dall’alba al tramonto, non vi crescevano alberi da frutto, né grano o null’altro di rigoglioso; soltanto una minuscola pianticella dalle foglie frastagliate aveva fatto capolino da una fessura nella terra. Piccola e senza fiori.
Il Sole, tuttavia, prese in simpatia quella piantina e cominciò a parlarle: oggi discutevano del tempo e del clima, domani dei corvi e dopodomani chissà di cos’altro; la pianticella era felice di avere un compagno tanto speciale: un amico, come si dice, “bello come il Sole”.
Presto, però, la pianta cominciò a sentirsi in imbarazzo ad avere un amico così speciale; le pareva che i girasoli e gli ulivi la guardassero di sottecchi e dicessero: “che razza d’amica s’è scelta il Sole, rinsecchita e senza fiori”. La pianticella si convinse di non meritare il Sole, smise di parlargli e cominciò ad evitarlo, volgendo lo sguardo a terra dall’alba al tramonto.
In Sole si accorse del cambiamento e si preoccupò: “Forse le ho detto qualcosa che l’ha offesa? Forse le ho fatto uno sgarbo?”.
Dopo mille indecisioni finalmente prese coraggio e chiese alla piantina: “Cosa c’è che non va? Sei risentita verso di me?”.
La piantina sporse il capo, timidamente, dalla fessura in cui era nascosta e rispose con un fil di voce: “No di certo, è solo che tu sei così…bello, e io sono una pianticella da nulla, con quattro foglie secche e niente di più”.
Il Sole trattenne una risata, per non ferire ulteriormente la piantina, ch’era già tanto abbattuta, e le rispose con dolcezza: “Non importa; tu m’ispiri con i tuoi pensieri sul mondo e col sorriso che avevi fino all’altro giorno. Splendeva più dei miei raggi, sai?”.
Il Sole avrebbe voluto continuare, ma era giunto il tramonto e dovette lasciare il posto alla Luna, ch’era una signorina tremendamente pignola; prima di andare, aggiunse soltanto: “Ti ho detto quello che penso; ma ti prego, domani mi dirai se anche tu mi vuoi bene come te ne voglio io?”.
Quella notte la pianticella rimase sveglia, riflettendo sulle parole del suo amico. Il Sole era così nobile e ottimista. Anche lei avrebbe voluto avere un po’ della sua energia e del suo coraggio; avrebbe tanto desiderato regalare alla Terra un caldo abbraccio, come una stella, ma si sentiva così fragile e brutta. All’improvviso, però, sentì che i raggi del suo amico avevano riscaldato anche il suo cuore e che si sentiva diversa: si voleva bene. E voleva bene anche al Sole, col cuore.
Quella notte accadde un prodigio: sullo stelo della pianticella si schiuse una corona di fiori bianchi e profumati.
All’alba, quando il Sole rischiarò la Terra, non trovò più l’amica che aveva lasciato la sera prima: adesso era alta e bella, si era trasformata in un cespuglio di camomilla
“Sei bellissima” disse il Sole alla camomilla, “era questo il tuo destino e sono proprio felice che l’abbia capito anche tu”.
Da allora, il Sole e la camomilla hanno continuato a volersi bene e a trascorrere insieme le calde giornate d’estate. E d’inverno, quando il giorno è breve e l’aria è gelata, la camomilla regala agli uomini i suoi fiori essiccati, perché possano farci una buona tisana che porti il calore e l’energia del Sole nelle proprie case. È così che ringrazia la natura per averle offerto un amico tanto speciale.

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Ginestra e il solstizio d’estate

ginestra e il solstizio d'estate

GINESTRA E IL SOLSTIZIO D’ESTATE

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

La notte più corta dell’anno si avvicinava.
Gli uomini la chiamano solstizio e ogni anno, quel giorno, festeggiavano l’arrivo dell’estate; i bambini si rincorrevano nei prati e si arrampicavano sugli alberi per raccogliere le prime ciliegie acerbe.
Ma quella notte non era magica solo per gli umani: nelle grotte, nei boschi e perfino nelle vecchie case abbandonate, le streghe e i folletti si preparavano a festeggiare l’estate.
Anche Ginestra, una giovane streghetta col faccino costellato di lentiggini, si stava preparando con entusiasmo a quella notte magica. “Quest’anno raccoglierò più erbe di tutte le altre streghe!” pensava.
Dovete sapere che il passatempo preferito dalle streghe è collezionare erbe magiche, che custodiscono nei loro erbari dalla copertina d’oro massiccio. Nella prima notte d’estate si trovavano certe erbe rare, introvabili durante il resto dell’anno, come lo stramonio.
Per qualche strano motivo, però, gli esseri umani non le vedevano di buon occhio: anche loro raccoglievano erbe durante le prime notti d’estate, ma erano mazzi d’iperico per scacciare le streghe (o almeno, così credevano gli esseri umani).
Ginestra non si era mai preoccupata dei pensieri degli umani e si incamminò nel bosco spensierata, per raccogliere un bel cesto d’erbe durante quella notte tanto speciale.
E ne trovò, – ah se ne trovò! – però perse qualcosa di altrettanto prezioso: la strada del bosco. Le streghe non sono ricordate per il loro senso dell’orientamento, per questo di solito volano in cielo: così è più facile trovare la via del ritorno. Ginestra giunse in una piccola radura, nella quale sorgeva una casetta di legno: era una casa abitata dagli esseri umani.
“Accipicchia! Una strega nel folto del bosco; se mi vedono, finirò arrostita come una quaglia”.
Mentre si disperava, udì una voce alle sue spalle: “Ma tu sei… una strega!”
Era una bambina umana, alta all’incirca come Ginestra, con i riccioli biondi tutti arruffati e il naso sporco di terra; tra le mani reggeva un mazzolino giallo di iperico.
“S-ì-ì, sono una strega” balbettò Ginestra, col cuore in gola, “ma ti prego, non farmi del male; ho soltanto smarrito la strada di casa, non volevo disturbarvi”.
“Farti del male?” domandò la bambina.
“Sarà meglio piuttosto che TU non ci faccia del male con le tue strambe magie” le disse severa, fissandola con gli occhietti socchiusi e dimenando il mazzo giallo che reggeva tra le manine.
Le due creature si fissarono a lungo, intensamente. Infine, compresero: Ginestra non avrebbe fatto nulla di male all’altra, e viceversa. Erano soltanto due bambine, uscite di casa al calare del sole per raccogliere dei mazzolini d’erbe profumate, nulla di più.
“Forse ci siamo fraintese. Perché non andiamo insieme nel bosco a cercare le erbe?” si giustificò Ginestra.
“Va bene”, convenne con entusiasmo l’altra.
E così fecero: trascorsero la notte raccontandosi segreti su come preparare infusi e tisane e cogliendo le erbe più rare e evitando quelle avvelenate.
Quando l’alba si affacciò all’orizzonte, la streghetta disse: “Adesso devo andare. È tardi e la mia mamma sarà in pena per me”.
“Tornerai?” chiese la bambina.
“Lo vuoi?”
“Ma certo!”
“Aspettami domani, al tramonto: ci aspettano tante altre erbe incantate”.
Entrambe, la streghetta e la bambina umana, tornarono a casa col cuore pieno di gioia e energia: quella notte avevano condiviso la magia più potente di tutte, quella dell’amicizia.

Audiofiaba

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I folletti della frutta e le parole belle

I FOLLETTI DELLA FRUTTA E LE PAROLE BELLE

Alessia de Falco & Matteo Princivalle

Tutti nel bosco aspettavano l’estate. Chi per ascoltare il soffio del vento leggero tra le foglie, chi per riscaldarsi davanti ad un falò, chi per godere di tramonti sempre più lunghi e sempre più accesi. L’allegria si percepiva ovunque: gli scoiattoli si rincorrevano, le upupe canticchiavano, le fragoline facevano capolino tra le felci con la loro testolina rossa. Solo una creatura, una soltanto, non riusciva a trarre piacere da tutto quel movimento e da quei colori brillanti. Era un rovo, abbarbicato su un tronco cavo, tutto mesto nel suo groviglio. “Che c’è che non va?” gli chiedevano le coccinelle. Ma lui non apriva bocca: se ne stava lí, tutto solo, senza mai parlare con nessuno. “Cosa mai sarà successo a quella povera creatura?” Si chiedevano preoccupati i merli che svolazzavano da quelle parti. Il segreto è presto svelato: il rovo, un gomitolo di spine e legni, avrebbe tanto desiderato avere come compagno fidato un folletto della frutta. Del resto, c’era Fra, il folletto delle fragole, Cili, quello delle ciliegie e anche Albi, il folletto delle albicocche che passava ogni giorno davanti al rovo con le sue buffe guance rosate. “Che cosa ho di sbagliato per non meritarmi un amico, un amico vero?” si chiedeva il rovo, senza darsi pace. Un giorno passò di lì un folletto mai visto: era vestito di foglie secche, pallido e aveva l’aria di chi farebbe volentieri a meno di fare qualsiasi cosa. Il rovo strinse gli occhietti come fessure per guardarlo meglio e poi si disse: “Accipicchia, qui qualcuno sta peggio di me!”. E così decise di essere gentile e fare conversazione: “Buongiorno Signor folletto, quali affari ti portano in questo punto così desolato del bosco? Ah, mi presento, io sono un rovo e tu?” Il folletto alzò il faccino emaciato per osservarlo a sua volta, poi si presentò: “Sono un folletto senza frutta. Devi sapere che noi folletti veniamo assegnati al nostro frutto solo dopo aver superato alcune prove. A me hanno chiesto di credere in me stesso, ma non so proprio come si fa.” “Ah non chiederlo a me, rispose il rovo, Io sono qui da anni e ogni giorno che passa mi piaccio di meno”. “Ma cosa dici, lo interruppe il folletto, sei così bello con quel groviglio di spine. Ci vorrebbe solo una spuntatina qua e là per renderti più alla moda!”. “Dici davvero? Disse il rovo. E all’improvviso, si sentì bene, pieno di energia. Fu tale la felicità che successe una cosa inaspettata: di colpo il rovo sentì un gran caldo, poi un gran prurito, finché non si riempì di piccoli frutti scuri e succulenti”. “Ehi, cosa sta succedendo!”. Il folletto lo guardò stupito: “È la magia delle parole belle! Ti ho detto quello che pensavo e di colpo hai iniziato fiorire!”. “Ma ti rendi conto che non sono mai stato così bene? Che bello, anche io posso offrire i frutti ai passanti che si avventurano lungo il sentiero. Grazie!”. “Figurati, disse il folletto, per così poco. Sarei lieto di essere il tuo folletto, ma purtroppo non credo abbastanza in me stesso”. “Dovresti farlo invece, lo rassicurò il rovo, ormai rivestito di un fitto manto di foglie e frutti viola “hai fatto una magia potentissima, hai sciolto la mia tristezza, hai il dono di vedere oltre le apparenze. E poi sei mio amico”. La guancia del folletto si rigò di una piccola lacrima di commozione. Era felice. “Grazie di aver creduto in me”. E di colpo successe quello che desiderava: sentì caldo, poi freddo, poi le vertigini finché la magia delle parole belle lo trasformò. Ora era scintillante, con un lungo mantello violetto e un cappello a forma degli strani frutti del rovo. “Sono diventato il tuo folletto, ma come si chiamano i tuoi frutti?”. “Uhm, vediamo. I miei frutti sono scuri, quasi neri, sono mori. Ma sì, li chiameremo more!”. Quel nome piacque al rovo e al folletto che da quel giorno si fecero compagnia nelle lunghe giornate estive, raccontando a tutte le creature del bosco la magia delle parole belle.

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La leggenda del cardo

la leggenda del cardo

LA LEGGENDA DEL CARDO 

Leggenda popolare scozzese (adattamento di: Alessia de Falco & Matteo Princivalle)

Tanto tempo fa, nelle brughiere scozzesi crescevano i cardi selvatici: erano alti e pieni di spine, con un piccolo fiore viola sulla sommità del loro stelo. Nessuno si curava di loro perché non avevano fiori profumati e colorati come i gigli e le rose. Così, mentre gli altri fiori abitavano nei giardini delle case e avevano per casa dei bei vasi di terracotta dipinta, i cardi vivevano soli nella terra umida della brughiera.
Una notte, l’esercito vichingo sbarcò sulle spiagge scozzesi; nessuno nel villaggio si accorse di loro: né le rose, che dormivano nei giardini né le sentinelle scozzesi, che dormivano accanto ai falò.
I vichinghi decisero di togliersi i pesanti stivali chiodati e di avanzare nella brughiera a piedi scalzi: in questo modo le sentinelle non li avrebbero sentiti arrivare e avrebbero colto gli scozzesi nel sonno.
Il loro piano sarebbe andato a buon fine ma i cardi selvatici, che si erano accorti degli invasori nella brughiera, cominciarono a pungere i piedi dei vichinghi con le loro spine acuminate. I soldati cominciarono a gridare per il dolore e le loro urla svegliarono le sentinelle scozzesi, che diedero l’allarme al villaggio e sconfissero i nemici in battaglia.
Da allora, gli scozzesi chiamano i cardi della brughiera “Sentinelle” e li rispettano al pari degli altri fiori, anzi, hanno scelto proprio il cardo come simbolo del loro paese.

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Quattro strategie per coltivare la resilienza

quattro strategie per coltivare la resilienza

Per la maggior parte di noi gli eventi negativi tendono ad essere più incisivi e a prendere il sopravvento su quelli positivi. Se ieri è successo qualcosa di triste, la maggior parte delle persone dimenticherà che il giorno prima era capitato qualcosa di piacevole. Per le persone resilienti non è così: chi riesce ad affrontare le difficoltà con successo e a rialzarsi dopo una caduta, secondo i ricercatori, trae la sua forza dalla capacità di non dimenticare le gioie della vita, anche di fronte ad un ostacolo apparentemente insormontabile. Le persone resilienti non sono “insensibili” alle emozioni negative: provano ansia, paura, solitudine come tutti noi. La differenza è che continuano a provare quelle positive (amore, gioia, speranza e gratitudine, etc.) anche nel mezzo della tempesta.

QUATTRO “STRATEGIE DI RESILIENZA”

La resilienza non è un tratto immutabile: può crescere o diminuire e questo significa che possiamo coltivarla. La resilienza – così ha scoperto il team di ricercatori guidato da Barbara Fredrickson – cresce se una persona sperimenta più emozioni positive. La spirale positiva che viene innescata dalle emozioni positive influenza positivamente anche la resilienza.
Ma come possiamo aumentare la quantità e la qualità delle emozioni positive che proviamo nel corso della giornata? Ecco quattro idee suggerite dal Positive Emotions and Psychophysiology Lab dell’a University of North Carolina at Chapel Hill:

  1. Trovate il tempo per prendervi cura di voi stessi: chi si dedica a passatempi creativi, meditazione, hobby o attività sportiva non impiega semplicemente il tempo libero; lo impiega per vivere dei momenti piacevoli che contribuiranno al suo benessere. Una strategia utile per fare tesoro del tempo libero è quella di pianificarlo utilizzando un calendario.
  2. Aiutate gli altri: prendersi cura di sé è molto importante, ma bisogna trovare il giusto bilanciamento tra se stessi e gli altri. Un gran numero di ricerche mostrano che le persone che aiutano gli altri sperimentano emozioni positive in misura maggiore rispetto a chi rimane chiuso in se stesso. La connessione sociale con gli altri è fondamentale per il benessere.
  3. Incontratevi e coltivate le relazioni positive con gli altri: esiste un legame molto solido tra le frequentazioni sociali e le emozioni positive. Chi dedica più tempo ai propri amici e ai propri affetti sperimenta emozioni positive intense e durevoli. Di questi tempi incontrarsi è più importante che mai, nel pieno rispetto delle indicazioni per tutelare la propria salute e quella degli altri.
  4. Evitate di consumare il vostro tempo sui social media in modo passivo: i social media, come qualsiasi altro mezzo di comunicazione, non sono buoni né cattivi. I ricercatori però hanno individuato una tendenza che genera ansia e stress, ed è la consumazione passiva dei social media, ovvero la tendenza a trascorrere molto tempo (addirittura più ore nell’arco di una giornata) scorrendo gli aggiornamenti e guardando le bacheche degli altri alla ricerca di novità. Al contrario, l’utilizzo dei social media per diffondere messaggi di solidarietà e di speranza, così come per connettersi con i propri amici, sono buone pratiche che contribuiscono al benessere di chi le pratica.

SCOPRITE LE NOSTRE FAVOLE SULLA RESILIENZA

All’interno delle Favole Sagge, la nostra collana di racconti per educare alla felicità, ci sono vari racconti che hanno come tema proprio la resilienza. Scopriteli tutti:

favole sagge 5

BIBLIOGRAFIA
https://greatergood.berkeley.edu/article/item/four_ways_to_feel_good_on_a_hard_day_in_lockdown

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Le attività creative favoriscono il benessere

passatempi creativi e benessere

Le piccole attività creative generano una spirale positiva che favorisce il benessere. L’hanno scoperto i ricercatori dell’Università di Otago, analizzando i diari tenuti da un gruppo di un gruppo di 658 studenti universitari. Un numero crescente di ricerche sta rivelando che la creatività è ben più di un passatempo o di un’abilità utile nei processi aziendali: essa infatti è associata ad un buon funzionamento cognitivo ed emotivo.

I ricercatori hanno indagato il rapporto tra i passatempi creativi e il PA (“positive affect”, termine che include le emozioni positive, il coinvolgimento, la gioia e l’entusiasmo e che misura il benessere in un momento specifico): gli studenti che durante una giornata si erano dedicati ad attività creative stavano meglio (mostravano livelli di PA più elevati) il giorno successivo. La creatività, insomma, metteva in moto il benessere e generava quello stato che la psicologia positiva chiama flourishing (ovvero uno stato di profondo benessere e funzionamento ottimale dell’essere umano).

Ma quali sono queste attività creative? I ricercatori hanno individuato tra le più comuni (riportate dagli studenti):

  • Scrittura (racconti, romanzi e poesia)
  • Canto e composizione di canzoni
  • Uncinetto e lavoro a maglia
  • Cucina
  • Disegno, arti grafiche e pittoriche (inclusa l’arte digitale)
  • Musica

PILLOLE DI EDUCAZIONE

La ricerca scientifica mette in luce il profondo legame tra benessere e creatività: trovare il tempo e lo spazio per dedicarsi ai propri passatempi creativi non è soltanto un modo per impiegare il tempo libero, ma innesca una vera e propria spirale positiva.
Inoltre, non esistono attività creative di serie A e B per la mente umana: sono ugualmente benefiche a patto di appassionare chi le pratica.

SCOPRITE ANCHE LE FAVOLE SAGGE

Una raccolta di favole per educare alla felicità a partire dai suoi pilastri fondamentali. Cliccate sulla copertina qui sotto per scoprire tutti i volumi della serie.

favole sagge 5

BIBLIOGRAFIA
https://www.otago.ac.nz/news/news/otago627504.html

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