Viviamo in una società individualistica, nella quale il valore della comunità è celebrato soltanto a parole. In questo contesto sociale, l’educazione alla socialità e al valore della comunità diventa una vera e propria sfida pedagogica. All’interno di una società solidale è più semplice per ciascuno di noi trovare la propria collocazione ed esprimersi in modo autentico.
Le relazioni positive con gli altri non devono essere trascurate: da un lato sono ben conosciuti gli svantaggi legati alla condizione di solitudine, dall’altro le ricerche nel campo della psicologia positiva hanno rivelato che una rete fitta di amici ci aiuta a vivere meglio.
Vivere e muoversi all’interno dei contesti sociali non è affatto semplice: sono molte le occasioni di contrasto e di conflitto che possono emergere. È facile essere solidali con i propri affetti e con gli amici più stretti, mentre è più difficile costruire relazioni significative con le persone più distanti da noi. Contrasti e piccoli episodi di “intolleranza” sono frequenti anche tra i più piccoli; non si tratta di casi drammatici ed è bene che i bambini si abituino a non temere i conflitti e a muoversi all’interno di essi per risolverli.
Una favola contro l’intolleranza
Per educare i bambini a riconoscere il valore degli altri abbiamo adattato una favola, quella de “La rosa e il ranocchio” e l’abbiamo inserita nel primo volume delle nostre Favole sagge, una raccolta di favole illustrate per educare i bambini in modo positivo. Il libro, interamente a colori, si può acquistare su AMAZON.IT (prezzo di copertina €8,84). Cliccate qui per acquistarlo.
La favola ha come protagonista una rosa che vuole scacciare il ranocchio che abita tra le sue radici: infatti, è un animaletto troppo brutto per convivere con il fiore più bello del giardino! La rosa, però, ha sottovalutato il valore del ranocchio, che nonostante il suo aspetto si rivela un alleato indispensabile.
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Una delle cause più comuni di infelicità tra i bambini e i ragazzi è la credenza, errata, di “non essere intelligenti”. Questa credenza nasce a causa dell’influenza – spesso inconsapevole – della scuola e della famiglia, che tende ad usare l’aggettivo “intelligente” contrapposto a quello di “sciocco” per definire i bambini.
Per rimediare, dobbiamo cercare nella “cassetta degli attrezzi” dell’educazione positiva: lì possiamo trovare il concetto di mentalità di crescita, indispensabile per educare all’intelligenza.
Cosa vuol dire educare all’intelligenza?
Vuol dire trasmettere ai bambini una visione realistica e corretta di essa, ovvero non illuderli che il mondo sia popolato da “persone intelligenti” e “persone non intelligenti”, ma piuttosto da “persone che coltivano la propria intelligenza” e persone che non lo fanno.
Come possiamo educare all’intelligenza? I primi passi
Noi abbiamo scritto il racconto de “I due semi” per farlo. La favola si trova nel secondo volume delle nostre Favole sagge ed in particolare della favola “I due semi”. Il libro, interamente a colori, si può acquistare su AMAZON.IT (prezzo di copertina €8,84). Cliccate qui per acquistarlo.
Attraverso un semplice esperimento le due sorelle protagoniste del racconto scoprono che non è sufficiente piantare un seme per ottenere una pianta rigogliosa: bisogna prendersi cura di lei giorno dopo giorno, innaffiandola e lavorando il terreno. Quella del seme e della pianta è una metafora semplice e calzante per descrivere l’intelligenza (o meglio, la visione dell’intelligenza tipica della mentalità di crescita). Utilizzare una storia permette di trasmettere la nozione di intelligenza grazie al pensiero narrativo, uno degli strumenti sociali più forti a disposizione dei bambini e degli educatori. Se vi interessa approfondire il concetto di pensiero narrativo, vi suggeriamo di leggere i nostri appunti sull’argomento.
Come possiamo educare all’intelligenza? Dopo il racconto
Comprendere la natura dell’intelligenza è soltanto l’inizio del viaggio! Quando i bambini avranno interiorizzato il racconto e la metafora dell’intelligenza-pianta, bisognerà spingerli a prendersene cura giorno dopo giorno. Per riuscirci, vi consigliamo di leggere i nostri esercizi per sviluppare la mentalità di crescita. Sono semplici spunti di riflessione educativa che possiamo portare nella quotidianità attraverso il dialogo e che permetteranno a tutta la famiglia/classe di cambiare prospettiva, acquisendo un formidabile strumento per la felicità.
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Molto tempo fa, la Primavera trovò un seme che non aveva mai visto prima e decise di seminarlo nel suo giardino. Nacque una piccola rosa con le foglie brillanti e un unico fiore, bianco come la neve.
“Come sei bella” disse la Primavera alla pianticella; “Adesso sei piccolina, ma quando sbocceranno tutti i tuoi fiori, diventerai la principessa del giardino”.
Durante la notte, la rosa, che era una pianta terribilmente vanitosa, si sforzò di far crescere tante altre gemme: voleva superare in bellezza tutti i fiori.
Purtroppo fu troppo frettolosa e nacquero soltanto spine.
La mattina seguente la Primavera uscì in giardino e si avvicinò alla rosa; allungò una mano per accarezzarla ma le spine la graffiarono tutta.
“Ahi” strillò la Primavera ritirando la mano.
“Scusaci” mormorò la rosa, arrossendo per la vergogna, “Sono una pasticciona. Volevo far sbocciare tanti altri fiori per mostrarti quanto erano belli e invece sono cresciute solo spine. Mi dispiace tanto”.
“Ci vuole pazienza” le disse con calma la Primavera, “presto sbocceranno tanti altri fiori, ma devi imparare ad aspettare”.
La vergogna fu tale che la poveretta, da bianca che era, divenne rossa, paonazza.
“Che bel colore che hai preso: sei vivace come il fuoco e nobile come il rubino. Adesso sei davvero la principessa di questo giardino. A volte, anche dai pasticci nasce qualcosa di buono”!
AUDIOFIABA
SCOPRITE LE FAVOLE SAGGE
Due favole illustrate per insegnare a grandi e bambini i segreti di una vita felice e in armonia con la Terra e con i suoi abitanti. Cliccate sulla copertina qui sotto per scoprire l’anteprima del libro:
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Questa sezione è ancora in costruzione: stiamo realizzando un’offerta completa di laboratori artistici per la scuola primaria.
Una serie di schede per imparare a conoscere e riconoscere i colori. Ogni scheda contiene le pagine stampabili con le illustrazioni che abbiamo realizzato a mano.
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Giuseppe Arcimboldo è stato un pittore italiano contraddistinto da uno stile unico: ha realizzato una serie di ritratti umani ottenuti accostando frutti e verdure.
LABORATORIO ARTISTICO
In questo laboratorio artistico vi proponiamo due delle opere più conosciute di Arcimboldo accomunate da una caratteristica incredibile: queste opere sembrano ritratti umani, ma se le girate dall’altra parte, si “trasformeranno” in cesti di frutta e verdura.
Cliccate sui disegni con il mouse per scaricare il file PDF stampabile. Dopo averli stampati potrete farli colorare ai bambini utilizzando le matite o i pennarelli.
Dopo aver colorato i disegni, potrete divertirvi a “trasformarli” girandoli da una parte e dall’altra.
Età: questi disegni possono essere colorati dai bambini dalla scuola primaria in poi (indicativamente dai sei-sette anni).
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La Primavera, dopo aver fatto sbocciare le gemme sugli alberi e i fiori di campo, andò a riposare e lasciò la lepre di Pasqua a controllare che tutto andasse per il meglio.
Due giorni dopo, la lepre bussò alla sua porta strillando: “Aiuto! Aiuto! I fiori stanno seccando”.
La Primavera uscì in pigiama, tutta trafelata.
“Cosa è successo?” chiese assonnata alla lepre.
“I fiori e le piante hanno sete. Non ricevono acqua da giorni”.
“Accipicchia” esclamò la Primavera colpendosi la fronte con un buffetto, “Non ci ho proprio pensato”.
Per rimediare, tirò fuori dalla sua borsa a fiori un uovo bianco punteggiato di macchioline azzurre.
“Che cos’è?” chiese curiosa la lepre di Pasqua.
“È un uovo di drago. Drago di primavera”.
“Accipicchia” le fece eco la lepre.
La Primavera posò l’uovo sul divano e si sedette sopra di esso, per covarlo.
Tre giorni dopo la lepre tornò a bussare alla sua porta.
“Si è schiuso l’uovo? I fiori e le piante non resistono più, stanno morendo di sete”.
In quell’istante l’uovo si schiuse, esplodendo in mille pezzi. La lepre si buttò a terra, in tempo per evitare una scheggia che passò sopra di lei sibilando e andò a schiantarsi contro il vetro della finestra, infrangendolo.
Dall’uovo uscì un draghetto bianco a macchioline azzurre. I draghi di primavera sono piccoli creature fantastiche – grandi all’incirca come una mucca – assolutamente inoffensive, che al posto di sputare fuoco lanciano pioggia e pioggerella. Sfortunatamente sono draghi timidi, molto timidi, anzi, timidissimi.
“Che carino” esclamò la lepre.
Il draghetto, scambiando la Primavera per la sua mamma, la salutò come si usava tra i draghi: aprì la sua piccola bocca affilata e le morsicò un braccio, scambiandolo per la coda. Vi chiederete il perché di questo bizzarro saluto, ed eccolo spiegato: i draghi hanno la coda dura come l’acciaio e sentono solo un piacevole solletico.
“Ahi” strillò la Primavera, e si infuriò contro il draghetto; “Ti sembra il modo di trattarmi, piccolo maleducato?”
Urlò con tanta rabbia che il drago di primavera, terrorizzato, volò fuori dalla porta e si nascose nel Sole.
Dovete sapere che i draghi non temono il calore e il magma incandescente del Sole era come un comodo sofà per il piccolo.
“Accipicchia” disse la Primavera. “Il drago di primavera ci è scappato. E adesso chi innaffierà i fiori e le piante?
Torna qui! Mi dispiace, non volevo spaventarti” strillò la Primavera al drago, con una voce così squillante che si udì perfino sul Sole.
“No” rispose il drago, “Ho paura di te e sulla Terra non torno più”.
“Che disastro” disse la lepre.
“Che disastro” eslamarono in coro i fiori e le piante, disperati.
“Forse ho un’idea” esclamò la Primavera.
Con un incantesimo, fece comparire nel cielo le nuvole, poi disse al drago: “Nasconditi tra le nuvole. Noi non riusciremo a vederti e tu non dovrai più avere paura di noi”.
Il drago uscì dal Sole, tornò sulla Terra e si nascose in un grosso banco di nuvole bianche.
“Grazie” mormorò timidamente rivolto alla Primavera.
Poi fece quello che facevano tutti i draghi di primavera: scatenò un bel temporale e le piante furono salve.
Da allora, il drago di primavera viaggia da un paese all’altro, portando la pioggia.
Si dice che centinaia di bambini abbiano provato ad avvistarlo, ma che nessuno ci sia mai riuscito.
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