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La materia

Con il nome materia si indica un oggetto che abbia una massa e occupi uno spazio. Si può utilizzare il termine materia anche per indicare la sostanza di cui è composto un oggetto.

  • Una palla di piombo è materia: infatti occupa uno spazio e ha una certa massa. La materia di cui questa palla è costituita è il piombo, che è un metallo;
  • L’aria è materia: occupa uno spazio e ha una massa, anche se per noi è molto difficile riconoscerle. La materia di cui è costituita l’aria è una miscela di gas (ossigeno, anidride carbonica e azoto);
  • La sabbia è materia: occupa uno spazio e ha una massa. La materia di cui è costituita la sabbia è un miscuglio di rocce e minerali.

Possiamo fare moltissimi esempi di cosa è materia e della materia di cui sono costituiti gli oggetti. Ma esiste qualcosa che non sia materia? Sì: è l’energia. L’energia non è materia.

La parola materia deriva dalla parola latina mater, che significa madre. La materia, infatti, è la “madre degli oggetti”: in un mondo senza materia, non potrebbe esistere alcun oggetto, nemmeno noi.

STATI DELLA MATERIA

La materia può assumere diversi stati a seconda delle sue caratteristiche. Ne abbiamo parlato nell’articolo (e nelle schede) sugli stati della materia.

Ed ecco la materia spiegata da Atomo. Abbiamo cercato di semplificare i testi e ridurre le slide all’essenziale:

Schede di scienze:
🔴 Scienze – Classe prima
🟠 Scienze – Classe seconda
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🟢 Scienze – Classe quarta
🔵 Scienze – Classe quinta
↩️ Scienze – Tutte le schede

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LABORATORIO DELLE BALLERINE DI CARTA

LABORATORIO DELLE BALLERINE DI CARTA: ISTRUZIONI

Per realizzare questo laboratorio ti serviranno:

  • fogli di carta di vari colori;
  • pennarello nero (o, in alternativa, matite e pennarelli di vari colori);
  • nastro di carta, graffettatrice o spago;
  • colla stick o colla vinilica.

Per cominciare dovrai tagliare un foglio di carta A4 a metà. Piega questa metà del foglio a fisarmonica e fermala a metà con il nastro di carta o con lo spago, in modo che il centro resti chiuso e che la piega a fisarmonica si apra alle estremità.

Incolla la sagoma di carta a fisarmonica su un foglio di carta di colore diverso con la colla. Infine, disegna le braccia, le gambe e il volto della ballerina con il pennarello.

Ecco un’altra ballerina realizzata con la medesima tecnica:

Noi abbiamo realizzato due ballerine perché abbiamo sperimentato questo laboratorio per la giornata mondiale della danza. Naturalmente, a partire dal foglio di carta piegato a fisarmonica è possibile realizzare moltissime altre figure:

  • clown;
  • cavalieri;
  • animali

E molto altro ancora. L’unico limite, come sempre, è la tua fantasia.

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Il problema della disciplina

Lettura scelta da “Un genitore quasi perfetto”, di Bruno Bettelheim:


Molti genitori si preoccupano, giustamente, di dare una buona educazione ai loro figli: di instillare in loro il senso della responsabilità e di insegnargli a essere ubbidienti e disciplinati nelle loro azioni e reazioni.
Si pongono, cioè, il problema della disciplina, il che è molto comprensibile, data la sua diffusa mancanza nella nostra società, soprattutto tra i giovani.
Le teorie al riguardo sono oggi spesso contrastanti e l’idea stessa di disciplina sembra incontrare meno favore di un tempo. Nella grande maggioranza, i genitori che si sono rivolti a me per sapere come ottenere dai figli la disciplina, in realtà volevano sapere la mia opinione sull’opportunità delle punizioni, su come e quando darle, con particolare riferimento alle punizioni corporali.
Quei genitori, sinceramente desiderosi di educare in modo giusto i figli e di ottenere la loro ubbidienza nei modi più consoni, avevano però trascurato di considerare il vero significato della parola disciplina.

Nessuna disciplina degna di essere acquisita può essere inculcata; anzi l’idea stessa di forza è estranea e contraria all’idea di discepolato. In realtà, il modo migliore, anzi forse l’unico modo, per diventare persone “disciplinate” è di emulare l’esempio di qualcuno che si ammira, e non già di venire istruiti verbalmente (che può essere al massimo un mezzo complementare) né tanto meno di esservi indotti con le minacce.
Se poi ci sentiamo il discepolo prediletto (o uno dei discepoli prediletti) del maestro, siamo ancora più motivati a plasmarci a sua immagine e somiglianza, in altre parole a identificarci con lui.

[…]

Sta dunque al genitore sfruttare il bisogno di attaccamento del bambino, per stimolare l’autocontrollo nelle situazioni concrete e, ancora più importante, per far nascere in lui l’impegno duraturo a essere, o comunque a diventare, un essere umano capace di disciplina. L’autodisciplina non si conquista facilmente, neppure quando il bambino ammira i suoi genitori, li ama, e, sentendosi amato da loro, desidera essere come loro. Non è un’impresa facile, perché molti genitori mancano a loro volta di autodisciplina, e perciò non possono fornire al figlio un’immagine chiara, sotto questo profilo, da emulare.
Inoltre, molti genitori cercano di insegnare ai figli l’autocontrollo con sistemi che provocano la loro resistenza, anziché suscitare in loro il piacere di imparare.

[…]

Esiste poi un’altra difficoltà: i bambini tendono a rispondere più prontamente, in senso sia positivo che negativo, quando avvertono la forza del coinvolgimento emotivo del genitore; ma l’autodisciplina preclude di norma l’effusione delle emozioni, anche quando queste sono intense. È quando il genitore perde il controllo che i bambini ne vengono più impressionati, perché allora ricevono segnali più intensi. Il paradosso sta appunto nel fatto che l’insegnamento dell’autocontrollo richiede grande pazienza da parte del maestro, ma la pazienza è una virtù poco vistosa e non fa quella profonda e immediata impressione che si ottiene invece quando la si perde. Occorre un numero si direbbe infinito di esempi di autocontrollo e di pazienza da parte del genitore per insegnare e fare interiorizzare ai bambini i valori di questo tipo di comportamento.


FONTI

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Ciclamina ballerina

In un prato abitava una ciclamina graziosa, che sognava da sempre di diventare una ballerina. Le api, quando si posavano sui suoi petali bianchi, le facevano tanti complimenti: “Sei la ciclamina più bella del prato” e “Quanto sei graziosa”, ma lei, sospirando, rispondeva: “Grazie apine care; eppure, baratterei volentieri la mia bellezza per due gambe con cui ballare. Ah se solo fossi nata ballerina”.
Un giorno Ciclamina appassì. “Ecco, è la fine” pensò la poveretta “me ne andrò senza aver mai danzato”.

Ma il destino aveva in serbo altri progetti per lei. Infatti, fu raccolta da una bambina appassionata di fiori e amante dell’arte, che la portò a casa e la mise ad essiccare nel suo diario dei fiori.
Qualche tempo dopo, la bimba aprì il diario e si accorse che quel fiorellino non stava per niente bene. Prese Ciclamina per lo stelo e la esaminò con attenzione: non c’era nulla che non andasse in lei. E allora, perché era tanto triste?
La bambina provò ad esaminarla col cuore, che vede molto più lontano degli occhi e della mente. Finalmente capì: Ciclamina aveva un sogno nel cassetto, un sogno mai realizzato.
Ma lei, piccola artista, poteva aiutarla a realizzarlo: prese dal cassetto una matita e disegnò a Ciclamina due gambe slanciate e sottili; erano le gambe ideali per danzare.
Da quel giorno, Ciclamina potè ballare libera sulle pagine del diario e mai ballerina fu più felice di lei.


Abbiamo anche realizzato questa versione illustrata della storia di Ciclamina ballerina:

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LE 8 R DELLA DECRESCITA E IL LORO VALORE EDUCATIVO

Lettura scelta, tratta da un intervento di Serge Latouche:


La “società della decrescita” presuppone, come primo passo, la drastica diminuzione degli effetti negativi della crescita e, come secondo passo, l’attivazione dei circoli virtuosi legati alla decrescita: ridurre il saccheggio della biosfera non può che condurci ad un miglior modo di vivere. Questo processo comporta otto obiettivi interdipendenti, le 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare. Tutte insieme possono portare, nel tempo, ad una decrescita serena, conviviale e pacifica.

  • Rivalutare. Rivedere i valori in cui crediamo e in base ai quali organizziamo la nostra vita, cambiando quelli che devono esser cambiati. L’altruismo dovrà prevalere sull’egoismo, la cooperazione sulla concorrenza, il piacere del tempo libero sull’ossessione del lavoro, la cura della vita sociale sul consumo illimitato, il locale sul globale, il bello sull’efficiente, il ragionevole sul razionale. Questa rivalutazione deve poter superare l’immaginario in cui viviamo, i cui valori sono sistemici, sono cioè suscitati e stimolati dal sistema, che a loro volta contribuiscono a rafforzare.
  • Ricontestualizzare. Modificare il contesto concettuale ed emozionale di una situazione, o il punto di vista secondo cui essa è vissuta, così da mutarne completamente il senso. Questo cambiamento si impone, ad esempio, per i concetti di ricchezza e di povertà e ancor più urgentemente per scarsità e abbondanza, la “diabolica coppia” fondatrice dell’immaginario economico. L’economia attuale, infatti, trasforma l’abbondanza naturale in scarsità, creando artificialmente mancanza e bisogno, attraverso l’appropriazione della natura e la sua mercificazione.
  • Ristrutturare. Adattare in funzione del cambiamento dei valori le strutture economico-produttive, i modelli di consumo, i rapporti sociali, gli stili di vita, così da orientarli verso una società di decrescita. Quanto più questa ristrutturazione sarà radicale, tanto più il carattere sistemico dei valori dominanti verrà sradicato.
  • Rilocalizzare. Consumare essenzialmente prodotti locali, prodotti da aziende sostenute dall’economia locale. Di conseguenza, ogni decisione di natura economica va presa su scala locale, per bisogni locali. Inoltre, se le idee devono ignorare le frontiere, i movimenti di merci e capitali devono invece essere ridotti al minimo, evitando i costi legati ai trasporti (infrastrutture, ma anche inquinamento, effetto serra e cambiamento climatico).
  • Ridistribuire. Garantire a tutti gli abitanti del pianeta l’accesso alle risorse naturali e ad un’equa distribuzione della ricchezza, assicurando un lavoro soddisfacente e condizioni di vita dignitose per tutti. Predare meno piuttosto che “dare di più”.
  • Ridurre. Sia l’impatto sulla biosfera dei nostri modi di produrre e consumare che gli orari di lavoro. Il consumo di risorse va ridotto sino a tornare ad un’impronta ecologica pari ad un pianeta. La potenza energetica necessaria ad un tenore di vita decoroso (riscaldamento, igiene personale, illuminazione, trasporti, produzione dei beni materiali fondamentali) equivale circa a quella richiesta da un piccolo radiatore acceso di continuo (1 kw). Oggi il Nord America consuma dodici volte tanto, l’Europa occidentale cinque, mentre un terzo dell’umanità resta ben sotto questa soglia. Questo consumo eccessivo va ridotto per assicurare a tutti condizioni di vita eque e dignitose.
  • Riutilizzare. Riparare le apparecchiature e i beni d’uso anziché gettarli in una discarica, superando così l’ossessione, funzionale alla società dei consumi, dell’obsolescenza degli oggetti e la continua “tensione al nuovo”.
  • Riciclare. Recuperare tutti gli scarti non decomponibili derivanti dalle nostre attività.

SUGGERIMENTO: Prova a leggere queste 8 R in chiave educativa: prova ad immaginarle al di fuori del contesto economico, come fondamentali di una nuova visione pedagogica per un mondo – finalmente – libero.

FONTI

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La savana

La savana è un bioma caratterizzato da precipitazioni scarse e quasi assenti nella stagione secca: a causa della scarsità d’acqua non si sviluppano foreste ma solo praterie erbose. Nelle aree di savana più vicine ai deserti cresce solo il manto erboso; allontanandosi dal deserto verso latitudini più piovose è possibile trovare arbusti e alberi isolati.

CLIMA DELLA SAVANA

Il clima della savana è composto da due stagioni: la stagione secca e la stagione umida.
Durante la stagione umida vi sono temporali frequenti. Nella stagione secca, invece, le precipitazioni sono quasi assenti, con un clima simile a quello desertico. La temperatura è abbastanza elevata.
A causa del riscaldamento globale il clima della savana sta cambiando: la stagione secca dura sempre di più e le precipitazioni sono più scarse.

TIPI DI SAVANA

Nel mondo troviamo tre diverse zone di savana:

  • la savana africana (la più conosciuta);
  • la savana centroamericana e sudamericana;
  • la savana asiatica e quella australiana.

Il clima è molto simile in queste tre zone; flora e fauna, tuttavia, differiscono dall’una all’altra.

Schede di geografia:
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