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ATTRAVERSO L’ARTE LA SCUOLA FORMA L’UMANITA’

Il nostro compito non è creare artisti o curatori, ma formare adulti capaci di ascoltare, capire ed apprezzare le forme di espressione che li circondano. La mia speranza è che i miei studenti continuino per tutta la loro vita a capire la bellezza che li circonda.
Mark Rothko

Il ruolo del teatro e dell’arte nel curricolo scolastico (dalla scuola dell’infanzia alla scuola secondaria) viene spesso sottovalutato. Eppure, l’arte non è una materia opzionale, ma uno dei pilastri educativi per riuscire a formare gli adulti di domani. La formazione classica dedicava un ampio spazio all’arte: dal canto alla musica, dal teatro alla tragedia. Nell’Antica Grecia, il teatro era un fenomeno culturale di primo piano. Oggi il teatro è stato soppiantato da tv e videogiochi per quanto riguarda il tempo libero e nella scuola tradizionale fatica a trovare un posto stabile.

La scuola dovrebbe assumere un ruolo nella salvaguardia dell’arte teatrale, attraverso laboratori condotti da professionisti. A differenza dell’educazione motoria, che ha visto recentemente una riforma significativa, per quanto riguarda le esperienze di laboratorio teatrale, si è registrato un passo indietro. Come si legge su Orizzonte Scuola, “il recente accordo firmato tra il MIUR e la FITA, che prevede il coinvolgimento di operatori non professionisti nei progetti di pedagogia teatrale avviati nelle scuole e che smentisce parte di quanto invece previsto all’interno del Decreto legislativo n° 60 del 13 aprile 2017 ovvero il coinvolgimento di operatori professionali accreditati“.

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L’AUTORITA’ DEI GENITORI VISTA DAI BAMBINI

Lo psicologo Willilam Damon, nel 1977 ha condotto uno studio per analizzare come i bambini percepivano il rapporto di autorità con l’adulto (genitore). Lo ha fatto intervistando un gruppo di bambini e proponendo loro delle situazioni in cui l’adulto chiedeva al bambino di obbedire in situazioni difficili. Nello studio di Damon, nessuno tra i bambini intervistati ha mai messo in dubbio che si dovesse obbedire all’adulto, né ha dubitato dell’autorità del genitore.

Questo studio ci aiuta a comprendere come il bambino cerchi nei genitori dei punti di riferimento, delle guide sicure capaci di aiutarlo a risolvere i problemi della quotidianità e capaci di fornirgli istruzioni di comportamento chiare e precise.

Il problema è nel punto di vista dell’adulto. Valeria Ugazio, nel 1984 ha condotto uno studio sulla percezione di questa autorità non più dal punto di vista del bambino, ma anche da quello della madre. Gli studi sui bambini hanno confermato l’ipotesi di Damon: i bambini si considerano “sottomessi” all’autorità genitoriale. Le madri, invece, non riescono ad attribuire una relazione di autorità altrettanto chiara.
Accade così che “il bambino si viene a trovare in una condizione di “potere apparente”, nella quale gli viene riconosciuta una posizione di preminenza, mentre di fatto è la madre a dettare le regole della relazione. Egli, dice la Ugazio, regna ma non governa“.

La responsabilità dei genitori consiste nel raccogliere questa richiesta di autorità: stabilire regole ragionevoli e comprendere a fondo limiti e potenzialità del bambino

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I DANNI CAUSATI DAI GENITORI PERMISSIVI

Oggi vogliamo proporti una breve panoramica su quelli che, secondo la psicologia dello sviluppo, sono i limiti e i danni causati da genitori eccessivamente permissivi.

Ciò che chiamiamo permissività quindi è la tendenza a porre solo poche restrizioni ai desideri del bambini, a non punirlo, a richiedergli raramente o mai di comportarsi in modo più maturo (ad esempio assumere qualche responsabilità)…
Sembra esistere una relazione tra eccessiva indulgenza dei genitori e aggressività dei figli (soprattutto in casa), ma il problema è complesso: da un lato la permissività può dipendere da una scelta ideologica dei genitori, a cui può essere ricondotto lo scarso autocontrollo dei bambini; dall’altro lato il comportamento permissivo può essere invece il risultato dell’incapacità dei genitori di esercitare la propria autorità su bambini particolarmente difficili. 
Quando una eccessiva indulgenza si associa alla freddezza, il quadro che ci troviamo di fronte è ancora più negativo. In questo caso la permissività non nasce dalla convinzione che sia meglio lasciare il bambino più libero possibile né dalla incapacità di dominare la situazione, bensì dal desiderio di evitare seccature e di tenere a distanza il bambino“.

Secondo le analisi degli psicologi dello sviluppo, lo stile genitoriale permissivo è particolarmente dannoso. Ecco perché:

Il comportamento di questi genitori può apparire responsivo se considerato in termini ristretti, perché essi tendono ad accontentare le domande immediate del bambino, al puro scopo di tacitarle. In una prospettiva più larga, però, questo si risolve nel trascurare un’esigenza di fondo ben più importante, che è quella di promuovere lo sviluppo del bambino ponendogli delle regole ragionevoli, e fornendogli dei criteri realistici di interazione con gli altri. Lo scarso coinvolgimento dei genitori è considerato nocivo per lo sviluppo emotivo, l’autostima e l’autocontrollo dei bambini“.

FONTI

A. Berti, A. Bombi, Psicologia del bambino, Il Mulino, 1985

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GENITORI SEMPRE PIU’ ISTERICI

Essere genitori oggi è una sfida titanica: tra i ritmi frenetici e gli aiuti alla famiglia praticamente inesistenti si finisce per cedere alla quotidianità che ci strema. Paolo Sarti, pediatra fiorentino, nel suo “Facciamola finita!”, denuncia una situazione difficile da sostenere:

I genitori sono così fragili ed emotivi da ritrovarsi incapaci di porre regole, di predisporre con autorità e solidità paletti tali da consentire al bambino di orientarsi una volta adulto: tutto subito, tutto garantito, tutto gratis, tutto ossessivamente e individualmente semplificato.  Facciamola finita di non fare i genitori. Sono ormai molti anni che esercito la professione di pediatra e non avevo mai visto una generazione di bambini così in crisi.
Se l’aver mollato sull’educazione avesse almeno prodotto genitori più liberi, più riposati, più tranquilli, non più stressati da quest’impegno quotidiano e costante! Certo sarebbe stato comunque un problema, perché di fatto rinunciare a educare produce bambini a rischio, ma almeno i genitori avrebbero potuto “starsene in pace” a dedicarsi alle loro cose. Niente di tutto questo. Spesso oggi, oltre ad avere bambini stressati e disorientati, abbiamo anche genitori sempre più isterici, stremati, pentiti di essersi riprodotti. Insoddisfatti e tormentati nella loro quotidianità, e con un unico obiettivo ormai: quello di far passare il tempo più velocemente possibile e arrivare quanto prima al punto in cui il bambino avrà superato la sua “bambinità” e si ritroverà finalmente adulto, accoppiato e con un buon lavoro (ma, naturalmente, senza andarsene di casa! perché mai dovrebbe farlo? dove potrebbe star meglio?)“.

Il punto su cui riflettere è la situazione drammatica in cui versano mamma e papà. I genitori, oggi, si trovano tempestati di diktat pedagogici e psicologici che impongono di fare questo, quello e quell’altro (solitamente a tutto vantaggio dei bambini e senza pensare alla famiglia nel suo insieme). Nessuno li prepara però a far rispettare le regole! Nessuno prepara i futuri genitori a comprendere la differenza tra sentimenti e comportamenti dei bambini. Nessuno parla di disciplina ragionando su come, alle volte, sia necessaria. Abbiamo sentito parlare tanto di intelligenza emotiva, di empatia e di comunicazione, ma gli stessi psicologi che hanno dato vita a questi costrutti li hanno circondati da uno steccato di buone regole.
Così, si finisce per cadere in un mondo edulcorato in cui il bambino non viene rispettato, ma venerato. Un mondo che, proprio come lo zucchero, nuoce innanzitutto ai bambini che lo abitano.

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I quattro tipi di genitori

Ne “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” vengono tracciati quattro profili di genitori, simili agli stili emotivi dei genitori descritti da John Gottman:

  • “autoritari: questi genitori sono esigenti e non responsivi. Vogliono obbedienza e hanno standard molto alti –le classiche mamme tigri. I figli di genitori autoritari tendono a esser bravi a scuola ma a volte soffrono di bassa autostima, depressione, e scarse abilità di socializzazione;
  • autorevoli (da non confondersi con autoritari): questi genitori sono esigenti ma responsivi. Stabiliscono anche loro standard elevati ma sono supportivi nel loro modo di educare. I bambini di genitori autorevoli sono valutati come socialmente e intellettualmente più abili di quelli di altri tipi di genitori;
  • permissivi: questi genitori sono molto responsivi ma raramente esigono un comportamento maturo dal loro bambino, basandosi invece sulla autoregolazione che fa il bambino stesso. I figli di genitori permissivi tendono ad avere problemi a scuola e di comportamento in generale;
  • disimpegnati: questi genitori non sono né responsivi né esigenti, ma non fino al punto di essere negligenti. I bambini di genitori disimpegnati sono piuttosto scarsi sotto tutti gli aspetti”.

E tu, in quale di queste quattro classi ti inseriresti?

Ricordati che secondo gran parte della ricerca educativa lo stile ottimale è quello del genitore autorevole. Questo riesce a stabilire regole chiare e ben precise, è esigente ma al tempo stesso rispetta i tempi del bambino. Lo stile genitoriale non è innato: può essere modificato attraverso la consapevolezza, l’allenamento e attraverso programmi mirati.

FONTI

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Le bugie dei bambini

bugie bambini

Ti sei mai domandata/o come nasca nei bambini il meccanismo della menzogna? In questo articolo proviamo a riassumere brevemente cosa ci dice la psicologia dello sviluppo.

LE BUGIE DEI BAMBINI PICCOLI

All’inizio del secolo scorso sono stati fatti i primi studi sulla menzogna. Per i bambini più piccoli, è una bugia qualsiasi uso “cattivo” del linguaggio, comprese parolacce ed errori. Addirittura questi utilizzano delle pseudobugie, parole ingannevoli dette però senza cognizione, senza che il bambino se ne renda conto o abbia un preciso scopo.

A 6 anni un’affermazione falsa è considerata una bugia a prescindere dalle intenzioni. Tra i 7 e gli 8 anni, l’intenzione diventa più importante. Ma questi saggi psicologi, come hanno fatto ad arrivare a questa conclusione? Semplice: Piaget ha ideato un esperimento interessante. Ha proposto ai bambini che interrogava questa storiella:

“Un bambino non sa il nome delle vie. Un signore gli chiede dov’è via Carouge. Egli la indica in modo sbagliato. E’ una bugia o no?”

Il bambino più grande risponde di no: la bugia è quando si sa la verità e la si nasconde. Quello di 6 anni non ha dubbi: il nostro bimbo ha mentito. Volendo approfondire, sempre Piaget ha escogitato una storia ancora più diabolica

“Il bambino, che sa i nomi delle vie, da un indirizzo sbagliato al signore che gli chiedeva dove fosse via Carouge. Tuttavia, il signore non si perde.
Un altro bambino, che non sa i nomi delle vie, da l’indirizzo sbagliato e il signore si perde”. 

A 6 anni i bambini ritenevano più cattivo il secondo bambino, visto che il signore si era perso. Solo dopo i 7 la cattiva intenzione del primo bambino era ritenuta tremendamente sbagliata.

BUGIE E TEORIA DELLA MENTE

Più recentemente, le bugie sono state studiate nell’ambito della teoria della mente (argomento interessantissimo ma lungo e tecnico, diciamo che si intende per teoria della mente la capacità di capire che gli altri pensano e il tentativo di interpretare i loro pensieri). È emerso dalle ricerche che a 4-5 anni un bambino è in grado di architettare un semplice imbroglio per autoproteggersi; in pratica, sta programmando una bugia ancor prima di capirne bene la natura. Il tutto, con un altro esperimento:

A dei bambini si davano una serie di adesivi e gli si faceva indicare il loro preferito per portarselo via. Prima di loro però c’era un pupazzo che ne sceglieva uno. In questo caso c’era O un pupazzo bianco, che non sceglieva mai l’adesivo selezionato dal bambino, O un pupazzo nero, che prendeva sempre quello indicato come preferito. Di fronte al pupazzo nero, i bambini di 3 anni continuavano a indicare l’adesivo preferito (e se lo facevano portar via), mentre quelli più grandi ne indicavano uno di minor valore, che gli sarebbe stato sottratto senza problemi. In pratica, mentivano per imbrogliare il pupazzo“.

Che mentire sia parte integrante della nostra natura umana?! Mentire non è facile: bisogna costruire una storia coerente e credibile, ricordarsela, non contraddirla, rimanere impassibili ed evitare di tradirsi. Per fare questo, è richiesto un ottimo controllo cognitivo ed emotivo oltre a spiccate doti sociali: ricordiamoci sempre che perché riesca deve convincere chi la ascolta.

EDUCAZIONE E BUGIE

Come dovrebbe porsi un educatore o un genitore di fronte alle bugie dei bambini? Se hai letto questo articolo, probabilmente stai cercando questo genere di informazioni. La strada migliore, a nostro avviso, è quella dell’autenticità: se l’onestà è un valore in famiglia (così come viene proposto ne “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni), è bene che i membri della stessa non dicano bugie. Può capitare – ci mancherebbe – ma sarà necessario spiegare con fermezza che le menzogne minano il valore fondamentale dell’onestà.

Ci vuole pazienza. Come hanno evidenziato i ricercatori, le prime bugie non hanno alcuna intenzione nociva e sono frutto della condizione infantile. Prima degli 8-9 anni, l’onestà può essere un modello positivo di vita sociale, ma non ci si può aspettare che i bambini riescano ad interiorizzarla.

FONTI

  •  A. Berti, A. Bombi, Corso di Psicologia dello Sviluppo, Il Mulino, 2005

 

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