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LETTERA AGLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO

Oggi vogliamo condividere le parole che la maestra Francesca Scaglione, autrice di @maestrainbluejeans, ha indirizzato alle colleghe e ai colleghi che lavorano nell’ambito del sostegno.

Sii forte che nessuno ti sconfigga, nobile che nessuno ti umili, e te stesso che nessuno ti dimentichi“.
Paulo Coelho

Tante insegnanti di sostegno mi scrivono per confidarmi le loro difficoltà relazionali con alcune colleghe di classe. Si sentono umiliate, non considerate, escluse…sole. Le comprendo, anche per me è stato così in passato, per molti anni, fino a quando ho preso consapevolezza che una persona può avere “potere” su un’altra solo se questa glielo concede.
Lavorando sulla propria autostima ogni insegnante di sostegno riuscirà ad “uscire dall’angolo” e fare la differenza per tutta la classe! Il cuore e le competenze delle insegnanti di sostegno possono davvero cambiare la scuola! Prendendo spunto dalle parole di Gandhi che diceva: “sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo” vi scrivo: insegnanti di sostegno, siate il cambiamento che volete vedere nella scuola, fate sentire la vostra voce!
Ricordate: “Se vuoi qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto.”

Ad oggi, gli insegnanti di sostegno faticano a trovare il giusto riconoscimento all’interno del mondo scolastico ma anche presso l’opinione pubblica. Fa pensare il fatto che il Ministro dell’Istruzione, qualche mese fa, abbia dovuto ribadire come queste figure sono insegnanti contitolari della classe a tutti gli effetti e non dedicati esclusivamente ad un allievo.
Proprio agli insegnanti di sostegno vogliamo esprimere un pensiero di gratitudine: se la scuola italiana è la più inclusiva d’Europa, buona parte del merito è vostro, della vostra competenza e della vostra passione. Grazie!

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I GIOCHI E GLI OGGETTI DEI BAMBINI

Siamo sicuri che i bambini abbiano bisogno di giocattoli? O piuttosto avrebbero bisogno di stimoli naturali?

In Europa ed in America, dove il dinamismo incessante della civiltà ha allontanato sempre più l’umanità dalla natura, la società, per corrispondere al suo bisogno di attività offre al bambino un numero infinito di giocattoli invece di offrirgli mezzi che ne stimolino l’intelligenza. A quella età egli tende a toccare tutto mentre gli adulti gli lasciano toccare poche cose e gliene proibiscono molte. Ad esempio, l’unica cosa reale che gli si lascia toccare a volontà è la sabbia…
Nei paesi in cui l’industria del giocattolo non è tanto progredita, troverete bimbi molto differenti: sono più calmi, sani ed allegri. Si ispirano alle attività che li circondano, sono esseri normali che toccano e adoprano gli oggetti adoprati dagli adulti…
Di fronte a questo stato di cose, il prof. Dewey disse: il bambino è stato dimenticato…
Egli vaga senza scopo, facendo capricci su capricci, distruggendo giocattoli, cercando invano soddisfazioni per la sua anima, mentre l’adulto non riesce a vedere nel suo vero essere“.
Maria Montessori

La verità è che il gioco migliore è quello che si può godere in libertà nella natura. Sabbia, terra, acqua, aree verdi: sono questi gli spazi sui quali si costruiscono un’infanzia ed una fanciullezza serene. Il nostro mondo ha dimenticato questi principi e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, cominciando dall’aumento del disagio psicologico e psichiatrico in età infantile (campo ben diverso e meglio supportato dai dati rispetto all’aumento dei disturbi specifici dell’apprendimento di cui parla il prof. Giacomo Stella e con il quale è bene non confondersi).

Se vogliamo stimolare la concentrazione e disporre i bambini all’apprendimento, dobbiamo necessariamente riprenderci gli spazi naturali dell’infanzia, garantendo ai più piccoli il diritto di giocare in libertà.

 

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HYGGE SIGNIFICA LASCIARE I PROBLEMI FUORI DALLA PORTA DI CASA

La vita è ricca di problemi, di piccoli drammi e di malumori. I bambini, però, sono come piccole spugne, capaci di captare e assorbire la negatività dell’ambiente circostante. Ecco perché, se vogliamo seguire uno stile di vita “Hygge” ispirato al modello danese (non è difficile, significa solo trasformare la famiglia in una comunità gioiosa; leggi il nostro articolo a proposito di Hygge), dovremmo riuscire a confinare i nostri problemi nel recinto della vita privata, evitando che questi deteriorino l’atmosfera familiare.

“Il concetto di intimità e hygge ha molte implicazioni, ma fondamentalmente significa mettere da parte se stessi a beneficio del gruppo. Significa lasciare i problemi fuori della porta e sacrificare i bisogni e i desideri personali per rendere più piacevole riunirsi con gli altri. È un’esperienza molto più bella da trasmettere ai propri figli. A loro non piacciono i drammi degli adulti, le negatività, e le controversie. I bambini sono molto felici di stare tutti insieme e in un’atmosfera intima, serena e accogliente con le persone care! E se imparano l’hygge, saranno in grado di trasmetterlo un giorno anche ai loro figli“.
J. Alexander

Qualcuno potrebbe pensare che questo spunto sia di difficile applicazione. In effetti lo è: richiede un deciso cambiamento di pensiero. Richiede all’Io di fare un passo indietro, riservando dei momenti esclusivamente al Noi, alla comunità e alla convivialità.
L’atmosfera accogliente è il terreno migliore per aiutare i bambini a crescere sereni. Maria Montessori era convinta dell’importanza dell’ambiente come luogo centrale dell’apprendimento infantile. Lo stile di vita Hygge punta proprio a generare un ambiente caldo e accogliente. Ecco perché ci piace.

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LA SCUOLA DANESE INSEGNA A COLLABORARE E AD ESSERE UMILI

metodo danese collaborazione

Leggendo “Il metodo danese per crescere bambini felici ed essere genitori sereni” puoi farti un’idea piuttosto accurata della società danese e dei suoi punti di forza, specialmente per quanto riguarda l’educazione e l’istruzione dei bambini e dei ragazzi. Uno dei punti che ci ha colpito maggiormente, è la visione di “gaia coralità”, lo star bene insieme mettendo da parte l’individualismo a beneficio della collettività.

Il principale risvolto scolastico di questa filosofia di vita è l’umiltà: chi è più bravo ha diritto ad essere valorizzato, ma ha il dovere di declinare il suo talento per aiutare i compagni.

Ai bambini viene insegnato a cercare i punti di forza e i punti deboli degli altri e a capire come fare per aiutare le persone, andando più in profondità e non restando solo in superficie. I danesi incoraggiano anche l’umiltà negli alunni più bravi, perché siano empatici e si preoccupino degli altri. Preoccuparsi solo di sé non è hyggeligt. In effetti, i danesi sono conosciuti in tutto il mondo per essere persone simpatiche con cui è facile lavorare. Questo perché sono eccellenti nel gioco di squadra. Danno una mano agli altri se hanno bisogno d’aiuto, e sono umili perfino quando sono i migliori. E chi non apprezza colui che è più bravo e resta umile?

E nel nostro paese c’è spazio per l’umiltà?

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LA LIBERTA’ DEL BAMBINO

L’ambiente è un grande educatore. Interagendo con l’ambiente i bambini fanno le prime scoperte e apprendono una serie di lezioni estremamente importanti. Oggi si parla di ambiente di apprendimento. In realtà, già Maria Montessori si era occupata di esso:

Il primo problema dell’educazione è di provvedere al bambino un ambiente che gli permetta di sviluppare le funzioni a lui assegnate dalla natura. Il che non significa soltanto accontentare il bambino e permettergli di fare ciò che gli piace, ma disporci a collaborare con un comando della natura, con una delle sue leggi, la quale decreta che lo sviluppo si effettui per mezzo di esperienze nell’ambiente“.

Il concetto di libertà, secondo Maria Montessori, è dunque ben diverso dalla sregolatezza:

Quando diciamo che dobbiamo rendere completa la libertà del bambino, che la sua indipendenza e il suo normale funzionamento devono essere assicurati dalla società, non parliamo di un vago ideale, ma ci riferiamo a osservazioni dirette sulla vita, sulla natural, rivelatrici di questa verità. Soltanto per mezzo della libertà e delle esperienze sull’ambiente l’uomo può svilupparsi.
Parlando di indipendenza e libertà del bambino non trasferiamo in questo campo le idee di indipendenza e di libertà che riteniamo ideali nel mondo degli adulti…
Essi non hanno l’ampiezza dell’infinito orizzonte della natura. Solo il bambino offre in se stesso l’immagine della maestà della natura, la quale dà la vita dando libertà e indipendenza: e la dà seguendo determinate leggi riguardo al tempo e ai bisogni dell’essere; essa fa della libertà una legge di vita: essere liberi o morire“.

Queste riflessioni si sommano a quelle sulla libera scelta, altro aspetto fondamentale per poter parlare di libertà.

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L’EFFETTO DUNNING KRUGER

L’effetto Dunning Kruger è un particolare fenomeno cognitivo per il quale le persone tendono a sovrastimare le proprie competenze nei campi in cui sono poco esperte. Per dirla con Bertrand Russell:

Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni

Nel 1999, gli psicologi David Dunning e Justin Kruger della Cornell University dimostrarono che gli individui tendono a sovrastimare il proprio livello di abilità e sono incapaci di valutare correttamente quello degli altri. Il primo effetto svanisce attraverso un allenamento specifico. Così, uno scacchista alle prime armi tenderà a ritenersi invincibile ed estremamente dotato. Dopo un anno di intenso allenamento, questa sua convinzione sarà notevolmente ridimensionata.

L’incompetenza in un certo dominio produce due grossi risultati: il primo è il non sapere e il non saper fare qualcosa, il secondo è il non rendersi conto di questi limiti. Ecco perché l’ignoranza è un nemico tanto pericoloso: chi ne soffre non lo sa.
Dunning e Kruger paragonarono l’effetto che oggi porta il loro nome all’anosognosia, quella condizione per cui alcuni malati neuropsicologici, in seguito al danneggiamento di determinate aree cerebrali, non si rendono conto della propria malattia.

L’EFFETTO DUNNING KRUGER E L’IMPORTANZA DELLA SCUOLA

Dunning e Kruger arrivarono alla conclusione che l’unico modo per allineare il livello di abilità percepito dall’individuo con quello reale è l’allenamento. Con il crescere delle competenze, cresce anche la consapevolezza dei propri limiti. Per gli autori dello studio, il paradosso consiste nel fatto che “per far sì che una persona prenda coscienza della propria incompetenza, è necessario renderla competente“.

La buona notizia, che deriva proprio dal paradosso di cui sopra, è che questo effetto si può sconfiggere, evitando che le persone incompetenti causino danni. La risposta all’effetto Dunning Kruger si chiama scuola. La scuola è il luogo migliore per educare da un lato all’utilizzo critico del “dubbio””, dall’altro per esaltare il ruolo del duro lavoro, dello studio e dell’allenamento. Del resto, senza impegno e senza fatica non si ottengono risultati e si torna a cadere nel circolo vizioso dell’effetto Dunning Kruger.

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