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I BAMBINI “DIFFICILI”? ASPETTANO QUALCUNO CHE RIESCA A COMPRENDERLI

Ti è mai capitato di incontrare un “bambino difficile“? Forse ne hai uno a casa? Che brutta etichetta, a pensarci bene! Come se ci fossero bambini facili e bambini difficili, persone giuste e persone sbagliate. In realtà, ciascuno di noi è un individuo unico, che combina esperienze, emozioni, talenti e ideali in una miscela irripetibile.
I bambini cosiddetti “difficili” rappresentano un mix esplosivo: spesso hanno talenti straordinari; altre volte hanno un mondo di emozioni che non riescono ad esprimere. In alcuni casi vengono da contesti familiari e di vita davvero impegnativi. Tuttavia, nessun educatore dovrebbe rinunciare a tirar fuori il meglio da questi ragazzi:

Se si perde loro (gli ultimi) la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati“.
Don Milani

Don Milani parlava di un mondo rurale, dimenticato dalla politica e dall’istruzione, ma le sue parole calzano a pennello per tutti quei bambini che per il loro carattere finiscono per essere emarginati dal mondo della scuola. In questi casi, di solito, il problema è superare la corazza che questi bambini hanno costruito per proteggersi dalle insidie del mondo, una corazza fatta di provocazioni, rifiuto di ascoltare e di collaborare. Con questi bambini le regole non bastano: c’è bisogno di recuperare un canale di comunicazione emotiva e affettiva, impresa niente affatto semplice.

Ecco qualche idea (puoi integrarle con gli spunti sull’intelligenza emotiva e sull’ascolto attivo):

  • dai fiducia: cerca dei piccoli incarichi di responsabilità, per far capire al bambino che è importante e che abbiamo fiducia in lui;
  • conquista la fiducia: fai capire al bambino che può fidarsi di te, cerca di comportarti in modo prevedibile e sicuro;
  • gioca, ridi e scherza: la risata ha il potere di avvicinare i cuori delle persone;
  • parla con loro: il dialogo, se è sincero, apre un canale di comunicazione emotiva e aiuta gli altri ad abbassare le proprie barriere;
  • sii autentico: se il bambino sbaglia, non avere timore di correggerlo, trattandolo però con rispetto e spiegandogli chiaramente le cose.

Quando ti trovi di fronte ad un bambino con il quale tutti i tuoi tentativi di educare e comunicare sembrano vani, pensa alla fiaba popolare de “La bella addormentata“: dietro un muro impenetrabile di rovi, si cela un castello con la sua principessa. Il punto è trovare un passaggio!

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L’ARTE DEL PERDONO

Imparare a perdonare è un’abilità complessa, ma al tempo stesso necessaria per poter costruire la propria felicità e il proprio benessere. Questa convinzione è uno dei capisaldi di Martin Seligman, psicologo fondatore della cosiddetta “Psicologia positiva” (branca della psicologia che si occupa della costruzione del benessere prima che possano insorgere forme di disagio psicopatologico). Secondo Seligman, il perdono che fa star bene è quello incondizionato, quello che ci porta a perdonare gli altri senza aspettarci un risarcimento, un vincolo di riconoscenza né null’altro in cambio.

Il perdono è un’azione che richiede un grande sforzo emotivo e cognitivo: dobbiamo superare il nostro astio verso qualcuno, mettendo da parte rabbia, paura e sofferenza. Riuscirci significa perdonare, ma anche crescere, diventare emotivamente consapevoli.

Riuscire a perdonare qualcuno in modo incondizionato significa:

  • superare la paura che quella persona potrà farci male di nuovo;
  • superare l’idea che quella persona meriti una punizione per le sue azioni;
  • ritrovare il benessere psicologico e la felicità, che il rancore e l’astio finiscono per minare;
  • imparare a gestire le proprie emozioni negative in modo ottimale, ovvero lasciando spazio ai sentimenti ma non lasciando che questi possano guidare le nostre azioni in modo controproducente.

E adesso, un piccolo esercizio di coaching creativo per riflettere sull’arte del perdono:

  • trova 10 minuti di tempo;
  • liberati dagli altri pensieri e dalle preoccupazioni della quotidianità;
  • focalizzati su una persona che ti ha fatto un torto e cerca di ricordare quest’azione;
  • adesso prepara una cartolina da regalare a quella persona; noi ti suggeriamo di sperimentare la mail art, ma tutte le altre tecniche sono parimenti valide;
  • se ne avrai l’occasione, potrai davvero regalare questo pensiero alla persona in questione, altrimenti archiviala nel tuo archivio dei lavori creativi;
  • l’importante è che nel realizzare la cartolina, tu riesca a lasciar andare l’astio e il rancore e a concedere un perdono sincero.

Ti abbiamo proposto questo esercizio perché l’arte ha il grande potere di aiutarci a gestire le emozioni in modo spontaneo, istintivo e accessibile a tutti.

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LAVORETTI CON I ROTOLI DI CARTA IGIENICA

I lavoretti con i rotoli della carta igienica sono un’idea fantastica per riciclare i tubi di cartoncino dando fondo alla propria vena creativa. In questa pagina abbiamo raccolto alcune semplici idee, ideali per i bambini della scuola primaria e per i più grandicelli della scuola dell’infanzia. Se stai cercando idee per il Natale, abbiamo realizzato un articolo dedicato ai lavoretti di Natale con i rotoli della carta igienica.

PERSONAGGI CON I ROTOLI DI CARTA IGIENICA

Questo è il più semplice tra i vari lavoretti che puoi realizzare con i rotoli della carta igienica. Ecco un esempio:

Si utilizza il tubo di cartoncino come base per realizzare il volto e il corpo del nostro personaggio, dipingendolo con i colori a tempera. Successivamente, si incollano i dettagli dopo averli ritagliati nel cartoncino. Nel nostro caso, per realizzare i Re Magi abbiamo aggiunto le coroncine di cartoncino e le barbe. Per concludere, è possibile aggiungere occhi e nasi con il pennarello indelebile.

Abbiamo utilizzato questa tecnica anche per realizzare i personaggi di Halloween. Puoi trovare tutte le foto nell’articolo dedicato ai lavoretti di Halloween.

ANIMALI CON I ROTOLI DELLA CARTA IGIENICA

Utilizzando un procedimento simile a quello descritto per i personaggi con i rotoli della carta igienica, puoi realizzare anche dei simpatici animali. Dovrai utilizzare il rotolo per il corpo ed incollare dei pezzi di cartoncino per realizzare i dettagli.

Ecco un elefante: si attacca la proboscide davanti e le due orecchie sul retro.

Una farfalla: in questo caso è sufficiente realizzare le ali da incollare sul retro.

Un leone: noi abbiamo realizzato una criniera geometrica, sovrapponendo il cartoncino giallo e quello rosso.

Naturalmente puoi anche ritagliare il rotolo della carta igienica. In questo modo, sarà possibile realizzare degli animali differenti. Ecco un coccodrillo, ottenuto ritagliando una porzione triangolare dai due lati del rotolo.

Ecco invece un serpente: in questo caso, abbiamo ritagliato l’intero rotolo seguendo una linea a spirale e abbiamo aggiunto gli occhi e la lingua.

IL PESCE

Per cominciare si appiattisce il rotolo di carta igienica. Poi, si traccia la sagoma di un pesce come nella foto qui sotto:

Adesso ritaglia lungo le linee nere.

E infine colora il tuo pesce-rotolo con le tempere e aggiungi tutti i dettagli che vuoi.

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Ilaria

Ilaria è un nome femminile italiano.
Ecco la scheda del nome Ilaria; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:

ilaria origine significato nome onomastico

Vuoi stampare la scheda del nome IlariaClicca qui.

Ilaria è un nome di origine latina: deriva da “hilaris” che significa ilare, allegro. Ha dunque lo stesso significato del nome Allegra. Nella mitologia latina Ilaria era la figlia di Leucippo e sorella di Febe.

  • L’onomastico si festeggia il 31 dicembre, giorno in cui si ricorda Sant’Ilaria martire;
  • Il colore legato al nome Ilaria è il rosso, mentre la pietra portafortuna è il rubino.

SCOPRI I LIBRI DEI NOMI DI PORTALE BAMBINI

Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.

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TROPPE LODI FANNO MALE

L’autostima è un elemento fondamentale per crescere e vivere bene. Non è un caso che negli ultimi decenni si sia sviluppato un vero e proprio “movimento per l’autostima”, cultura abbracciata anche da esponenti autorevoli del mondo scientifico (l’autostima è uno dei tre pilastri dell’educazione di Paolo Crepet, per fare un esempio) ma che rischia di essere fraintesa.

Infatti, molti genitori hanno inteso il bisogno di autonomia come un bisogno di ricevere lodi e complimenti sempre e comunque, a prescindere dal merito effettivo. Errore. La psicologa Alessia Agliati, docente di pedagogia interculturale all’Università Bicocca di Milano sostiene che: “Se l’adulto si sostituisce continuamente al bambino stimandolo e lodandolo, non lascia al piccolo lo spazio necessario per verificare in autonomia l’esito delle sue azioni, e costruire dentro di sé questi criteri. Lasciamo ai bambini il tempo e lo spazio per dire a se stessi: ho raggiunto un obiettivo, quindi se ce l’ho fatta vuol dire che sono una persona capace, che ce la fa. È sui piccoli successi quotidiani che si costruisce l’autostima, non sulle lodi degli adulti”.

Le lodi, in altre parole, dovrebbero essere spese solo quando sono motivate. Se il bambino raggiunge un traguardo, è giusto lodarlo. In questo modo lo aiutiamo a costruire la propria autostima. Anche l’impegno può essere lodato.

Le lodi immotivate (e soprattutto le lodi spese di fronte ad un insuccesso), al contrario, producono l’effetto opposto: il bambino, nella sua intelligenza, si chiederà perché sta ricevendo dei complimenti di fronte a un fallimento. In questo modo si distrugge la capacità del bambino di autovalutarsi e lo si rende dipendente dal giudizio degli altri. Questa dipendenza e, a lungo andare, finisce per distruggere l’autostima.

FONTI

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EVITIAMO LA SINDROME DA “PRIMO DELLA CLASSE”

Quante volte, in modo inconsapevole, trasmettiamo ai nostri ragazzi il messaggio che è importante solo il primo e solo chi vince? Purtroppo capita a tutti – o quasi – anche perché, giustamente, ci piacciono le cose fatte per bene. In realtà, come consiglia la psicologa Maura Manca sul suo sito adolescienza.it, l’importante è far capire a bambini e ragazzi che li amiamo per quello che sono e che i risultati che conseguiranno (scolastici, sportivi, artistici etc.) non possono modificare l’amore che proviamo per loro.

Questa sicurezza di sentirsi amati permetterà ai ragazzi di affrontare le sconfitte in modo adeguato, ovvero imparando dai propri errori senza farne una tragedia. Se insegniamo loro che il nostro amore è condizionato a un dieci in pagella rischiamo invece di innescare una vera e propria sindrome da “primo della classe”, con reazioni esagerate e tragiche di fronte a un piccolo insuccesso.

Questo avviene specialmente nei contesti familiari in cui non si attribuisce alcuna importanza alla mentalità di crescita (il “growing mindset” di Carlol Dweck): l’intelligenza si misura nel qui ed ora in base ai risultati conseguiti. Si tratta di una visione della vita pericolosa, specialmente in campo educativo; crescere con l’idea che l’intelligenza sia un’entità fissa e che un quattro sia l’espressione della stupidità di un ragazzo rischia di avere ripercussioni serie sull’autostima e sulla considerazione di Sè. Molto diverso il caso di una famiglia in cui il quattro è l’espressione di un fallimento, di un errore (o di un traguardo non ancora raggiunto, se deciderai di adottare la tecnica del “non ancora”) a cui rimediare imparando dai propri errori e trovando il coraggio di andare avanti e migliorarsi.

Ma quali sono le pratiche migliori che un genitore può adottare per portare nella vita familiare questi spunti? Ecco qualche suggerimento proposto da Maura Manca:

  • lascia il tempo di elaborare la sconfitta;
  • non banalizzare il fallimento, non utilizzarlo come motivo di scherno o di critica eccessiva;
  • non trasmettere il messaggio che fallire una volta equivalga ad essere un fallito;
  • cerca di concentrarti sulla possibilità di migliorare, riscattarsi e apprendere dalla sconfitta.

Agire così diventa molto più semplice sei hai già introdotto in famiglia il concetto di “pedagogia dell’errore e della sconfitta” (come ti abbiamo suggerito in molti dei nostri articoli).

FONTI

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