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AGLI INSEGNANTI AFFIDIAMO I CERVELLI DEI NOSTRI FIGLI

Dobbiamo avere il coraggio di affidare i nostri figli ai loro insegnanti,  con la consapevolezza che il loro cervello non appartiene a noi genitori, ma alla collettività.

L’insegnante è la persona alla quale un genitore affida la cosa più preziosa che possiede suo figlio: il cervello. Glielo affida perché lo trasformi in un oggetto pensante. Ma l’insegnante è anche la persona alla quale lo Stato affida la sua cosa più preziosa: la collettività dei cervelli, perché diventino il paese di domani“.
Piero Angela

Abbiamo scelto le parole di Piero Angela per la loro coerenza. Infatti, qualche tempo fa, durante la trasmissione “Carta Bianca”, Piero Angela ha ammesso: “Mio figlio Alberto fu bocciato in quinta elementare. Gli bruciò molto. Come la presi? Bene! Perché se uno non fa bene, deve essere punito. Qui ora si tende a dare la colpa agli insegnanti. Ma, pensai, se non ha fatto bene, deve rifare l’anno. Credo che quella bocciatura abbia innescato una spirale virtuosa. Qual è il segreto? Non lo so, forse è perché passano emozioni, non solo parole”.

Oggi, purtroppo, prevale la visione individualistica, quella secondo cui la vita dei singoli sia un fatto privato. Questa visione è quella che ci spinge a crescere i nostri bambini dentro ad una bolla, chiusi nelle loro torri dorate al sicuro dai mali del mondo. È evidente che la scuola si muove nella direzione opposta: quella comunitaria, corale.

Affidare i nostri figli alla scuola significa accettare che entrino a far parte di una comunità, all’interno della quale mamma e papà sono una parte e non il tutto. Mandare un bambino a scuola significa accettare che un insegnante lo educhi  a sostituire l’Io di quando si trova a casa con il Noi della classe.

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L’INTEGRAZIONE E’ UNA SOMMA DI CULTURE, NON UNA DIFFERENZA

In una scuola di Terni è stata vietata la recita natalizia (una messa in scena di quadri viventi raffiguranti la Natività) “perché disturba le diverse culture religiose presenti nell’istituto“. Così il dirigente scolastico ha motivato il suo divieto.

Questo gesto ha scatenato, com’era prevedibile, un vivace dibattito. La prima a denunciare l’accaduto è stata l’assessore comunale alla Scuola, Valeria Alessandrini: “Mi auguro che ci sia un ripensamento in considerazione del rispetto di quei valori cristiani che fanno parte della nostra storia e del nostro patrimonio culturale. Rispettare chi professa altre religioni non significa dover rinunciare per forza a riconoscere le nostre radici, anzi“. Secondo l’assessore “solo rispettando quello che siamo stati e, quindi, quello che siamo, riusciremo a far capire agli altri che ognuno è libero di professare la propria fede, ma è anche tenuto a rispettare la storia e la cultura del paese dove vive“.

Il discorso del disturbo alle diverse culture religiose, nasce da un’idea dell’integrazione che noi non condividiamo: laddove una cultura (in questo caso è quella cristiana cattolica, ma lo stesso discorso potrebbe valere per tante altre fedi o tradizioni) porta un messaggio di gioia e di amore, non disturba certo le altre.

L’integrazione ottenuta cancellando usanze, memoria e tradizioni è un’integrazione apparente, è una tabula rasa in cui le identità si perdono. Non ci si integra per differenza, eliminando qua e là tutte le differenze tra i popoli, ma per sommatoria, prendendo da ciascuno quanto ha di buono e mettendolo insieme.

NOTA

In seguito al dibattito che questa notizia ha suscitato, riportiamo la versione della scuola, così come viene riportata da Tuttoggi.it. Secondo la dirigente e gli insegnanti direttamente coinvolti, la polemica è assolutamente immotivata. Questo non cambia il nostro pensiero sull’inclusione (del tutto indipendente dal singolo fatto di cronaca), ma può certamente essere d’aiuto nel farsi un’idea sul fatto in sé.

A ripercorrere tutta la situazione è l’insegnante referente del plesso, Maria Teresa Anselmi, a nome e per conto di tutti gli insegnanti della scuola primaria “Anita Garibaldi”, che parla di “tanto rumore per nulla“. La premessa è importante: “Per annullare una manifestazione, è necessario che una manifestazione  sia stata organizzata. Non essendo stata organizzata nessuna manifestazione, si può dire che è stato annullato il nulla.
In data 6 novembre 2018, gli insegnanti della scuola “A. Garibaldi”, riuniti per rispettare un ordine del giorno stabilito, – spiegano – dedicano una parte della riunione a discutere su un’eventuale manifestazione natalizia che avrebbe coinvolto tutti gli alunni della scuola (si precisa che tale discussione non era all’o.d.g., tuttavia, in considerazione dei tempi ristretti prima del Natale, si è concordato di giungere rapidamente ad una decisione, per poi affrontare gli argomenti previsti).
Dalla discussione emergono una serie di proposte, nessuna delle quali raggiunge l’unanimità dei consensi: mercatino di Natale, tombolata, esecuzione di canti natalizi ed infine rappresentazione in cortile di un’ambientazione che ricordi quella tipica dei presepi. Per quest’ultima si parla di creare scene di vita quotidiana con botteghe, mercati, laboratori artigianali… nessuno ha parlato di “quadri sulla vita di Gesù”. Anche per questa proposta non si raggiunge l’accordo, si decide quindi di chiedere ilparere della Dirigente, molto occupata in altri impegni. Alla richiesta rapida di un parere, la Dirigente risponde di non ravvisarne la fattibilità. A questo punto, gli insegnanti, dovendo raggiungere altri colleghi per affrontare gli argomenti all’o.d.g., rimandano la decisione per riflettere meglio sulle diverse proposte e concordare le modalità organizzative, sentito anche il parere dei rappresentanti dei genitori durante i Consigli di Interclasse che si sarebbero tenuti in data 15 novembre. Nessuna manifestazione è stata annullata, semplicemente perché nulla era stato deciso.
Con rammarico gli insegnanti prendono atto che la situazione è stata strumentalmente utilizzata per fini che non attengono ai principi che guidano da sempre la nostra scuola. Sono principi dettati dalla Costituzione, ispirati ai valori universali, dichiarati nei nostri documenti ufficiali e condivisi nei diversi livelli di rappresentanza, come sancito dalla legge sull’autonomia scolastica.
Nel territorio, la nostra Scuola – ricordano i maestri – rappresenta un punto di riferimento importante per la scelta di moltissime famiglie residenti in zona e non. La scuola è frequentata da bambini di tutte le provenienze (sociali, etniche, culturali) e l’accoglienza, la tolleranza, il rispetto, l’inclusione sono alla base della mission dichiarata dalla scuola, condivisa e agita da tutti gli insegnanti. Il clamore suscitato in città lascia sbigottiti. Quanto scritto sulla stampa locale e  nazionale non corrisponde, né nelle intenzioni, né nei fatti, a quanto accaduto. Quanto uscito sui social network ci scandalizza per la gratuità, l’aggressività, la  volgarità, l’accanimento verso chi rappresenta la nostra Scuola e di conseguenza offende anche noi”.

FONTI

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IL CATTIVO ESEMPIO SIAMO NOI A DARLO

Una brevissima riflessione a proposito del caso del ragazzo che qualche tempo fa ha aggredito un’insegnante colpendola con una sedia. Un gesto grave, che meritava una risposta altrettanto severa. E in effetti, la punizione è arrivata: apprendiamo dal portale Orizzontescuola che nei confronti del sedicenne sono stati presi provvedimenti tutt’altro che lievi:

  • due settimane di sospensione;
  • lavori socialmente utili a vantaggio di ragazzi disabili, fino a giugno (ovvero per tutta la durata dell’anno scolastico);
  • 5 in condotta, con possibile promozione all’anno successivo da valutarsi in base al comportamento futuro;
  • studio a memoria di un intero canto della Divina Commedia (ci auguriamo si tratti del canto dodicesimo dell’Inferno);
  • in aggiunta a ciò, provvedimenti ulteriori sono stati presi anche nei confronti dei compagni che hanno incitato il ragazzo.

Possiamo discutere sul valore pedagogico delle singole misure adottate che, almeno ad un’analisi sommaria, centrano un duplice obiettivo: primo, quello di far comprendere la gravità dell’azione commessa e secondo, quello di offrire una possibilità di recupero al ragazzo. In aggiunta ai provvedimenti scolastici, è in essere la denuncia sporta alle autorità giudiziarie, che procederà parallelamente.

Quello che invece ci ha lasciato l’amaro in bocca, è la reazione del web a questa notizia di cronaca. Migliaia di commenti che incitavano all’odio, adducendo alla lievità della pena, migliaia di “hater seriali”, purtroppo, adulti. Adulti, peggio se genitori o insegnanti, che chiedevano a gran voce il riformatorio, l’espulsione a vita dalla scuola e molto altro.
Da qui la nostra domanda: come possiamo sperare di educare i ragazzi se, di fronte a un caso come questo, siamo noi i primi a cedere alla violenza sconsiderata? Forse, nel corso dei nostri percorsi scolastici, ci siamo persi un piccolo capolavoro del Manzoni, la “Storia della colonna infame” (vi proponiamo di leggere l’edizione gratuita messa a disposizione dall’editore SEI). Forse siamo noi i primi aggressori, spesso inconsapevoli.

 

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Contro la dipendenza digitale serve il timer

Abbiamo parlato anche troppo dei danni che l’abuso di smartphone, pc e tablet può causare ai bambini e ai ragazzi (in verità anche a noi adulti). Le linee guida dettate dalla Società Italiana di Pediatria, sono molto semplici: dai 2 ai 5 anni il tempo limite giornaliero è di 1 ora, mentre dai 5 agli 8 anni il tempo limite giornaliero è di 2 ore. In questo modo, si contrastano gli effetti nocivi che questi dispositivi hanno sul comportamento, sul sonno, sulle capacità cognitive e sul fisico.

Eppure, ancora troppe famiglie non riescono a far rispettare troppi limiti: in parte per ignoranza delle regole stesse e della serietà del problema (motivo per cui invitiamo tutti i nostri lettori a condividere i nostri articoli di divulgazione sul tema; purtroppo, non facendo notizia, nessuno è riuscito ancora a dargli la meritata rilevanza), in parte per la difficoltà di limitare il tempo trascorso davanti a uno schermo.

Si finisce, infatti, per ingaggiare una lite senza fine fatta di richiami verbali, di “ancora un ultimo video”, “è l’ultima partita” e così via. Questa via, ovvero quella della risoluzione per così dire amichevole, è fallimentare e non fa altro che generare tensioni in famiglia. Esiste invece una strada molto più efficace: è quella di limitare in modo automatico il tempo di utilizzo di un dispositivo, oltre alla limitazione di alcune app potenzialmente non adeguate (Youtube in primis).

Possiamo far sì che tablet e smartphone si disattivino automaticamente raggiunta una determinata soglia di utilizzo? Assolutamente sì, e non si tratta di un lavoro complicato. Ecco come fare:

  • per i dispositivi che utilizzano il sistema operativo iOS (iPhone e iPad), nelle impostazioni si trova una funzione chiamata “Tempo di utilizzo” (si trova nella sezione che contiene anche “Notifiche”, “Suoni” e “Non disturbare”); attraverso questa funzione è possibile impostare un tempo limite in modo semplice ed intuitivo;
  • per i dispositivi che utilizzano il sistema operativo Android, esiste una certa varietà di applicazioni che permettono di svolgere la stessa funzione; noi vi suggeriamo Screen Time, che potete scaricare anche sui device Amazon (i famosi Fire, che a noi piacciono tanto e di cui prima o poi ti proporremo una recensione). Ne esistono tante altre: basta digitare su un motore di ricerca “controllo parentale android” e troverai un elenco delle principali app.

Per concludere, vogliamo sottolineare due cose: la prima, per riuscire in questa missione è opportuno che sia il genitore il primo a dare l’esempio; non puoi certo pretendere di limitare i dispositivi dei tuoi figli se sei il primo a non staccare gli occhi dal cellulare! La seconda, è il concetto di buone abitudini e di educazione a piccoli passi: per costruire un percorso educativo radioso, non occorre partire dai massimi sistemi, ma piuttosto impegnarsi in piccole azioni concrete. Ad esempio, porre un limite salutare all’utilizzo di dispositivi tecnologici.

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Elsa

Elsa è un nome femminile italiano.

ELSA: SCHEDA DEL NOME

Questa è la scheda del nome Elsa di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:

elsa origine significato nome onomastico

Vuoi stampare la scheda del nome ElsaClicca qui.

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME ELSA

Elsa è una forma ipocoristica del nome Elisabetta. Come Elisabetta, deriva dal nome ebraico “Elisheva”, che significa “Il Signore è il mio giuramento”. Il nome Elsa coincide con il termine italiano elsa, che indica l’impugnatura della spada; tuttavia, non ha nessun collegamento con essa.

ONOMASTICO DEL NOME ELSA

L’onomastico si può festeggiare il 23 settembre, in memoria di Sant’Elisabetta, madre di Giovanni Battista.

CURIOSITÀ

Il colore legato al nome Desiree è il verde, mentre la pietra portafortuna è lo Smeraldo.

SCOPRI I LIBRI DEI NOMI DI PORTALE BAMBINI

Questa scheda fa parte del progetto “Libro dei nomi” di Portale Bambini: una raccolta open source di nomi maschili e femminili completi delle loro schede illustrate da stampare. Ci auguriamo che queste schede possano essere donate a migliaia di bambini, aiutandoli a non dimenticare le proprie radici. Il diritto al nome (e alla conoscenza di esso), infatti, è incluso tra i diritti fondamentali dei bambini.

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Desiree

Desiree è un nome femminile inglese, utilizzato anche in Italia. Il nome italiano corrispondente è Desiderata.

DESIREE: SCHEDA DEL NOME

Questa è la scheda del nome Desiree di Portale Bambini; una simpatica scheda stampabile in cui puoi trovare un riepilogo di tutte le principali informazioni legate a questo nome:

desiree origine significato nome onomastico

Vuoi stampare la scheda del nome DesireeClicca qui.

ORIGINE E SIGNIFICATO DEL NOME DESIREE

Desiree è la forma inglese del nome Desiderata, che deriva dal verbo “desiderare”. Si tratta di un nome gratulatorio, che in passato veniva dato a una figlia attesa per lungo tempo o con grande intensità.

ONOMASTICO DEL NOME DESIREE

L’onomastico si festeggia il 1 novembre, nel giorno di Ognissanti. Infatti, non esistono sante né beate col nome Desiree.

CURIOSITÀ

Il colore legato al nome Desiree è il verde, mentre la pietra portafortuna è lo Smeraldo.

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