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SCUOLE PARENTALI E ISTRUZIONE PARENTALE: DI COSA STIAMO PARLANDO?

scuola parentale e istruzione parentale

Hai mai sentito parlare di “homeschooling” o di scuola parentale? Questo fenomeno, suscita sempre più interesse in Italia: l’idea di educare privatamente, a casa, i propri figli, specialmente in un momento non facile per la scuola italiana, è una possibilità che fa gola. In questo articolo approfondiamo questo tema, le possibilità e gli obblighi previsti dalla legge e i suggerimenti degli esperti.

COS’È LA SCUOLA PARENTALE

La scuola parentale (detta anche “homeschooling” o “istruzione parentale”) è la scelta di una famiglia, o di un gruppo di famiglie, di provvedere autonomamente all’istruzione dei propri figli. L’insegnamento può essere impartito da mamma e papà, oppure da un educatore privato.

La possibilità di educare i propri figli a casa è garantita dalla Costituzione: l’Art. 33, che richiamiamo qui sotto, ci spiega con chiarezza che qualsiasi privato ha la possibilità di costituire una scuola o un istituto educativo.
La scelta di educare a casa i propri figli, dunque, è una scelta legale, lecita e addirittura prevista dalla nostra Costituzione, a patto che i ragazzi prendano parte agli esami di Stato.

Articolo 33
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.
E` prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.
Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”.

LE INDICAZIONI DEL MIUR E GLI ESAMI DI FINE ANNO

Il Miur preso atto della possibilità di un’istruzione parentale, ha determinato alcune semplici regole per disciplinarlo. In sostanza, gli adempimenti per i genitori che intendono avviare una scuola parentale sono:

  • La comunicazione di tale volontà al dirigente scolastico della scuola più vicina alla famiglia.
  • La dimostrazione a tale dirigente scolastico che la famiglia ha le competenze tecniche (o le possibilità economiche) per sostenere tale scelta
  • Il sostenimento, ogni anno, di un esame di idoneità alla classe successiva

Ecco il testo che è possibile trovare sul sito ufficiale del Miur:

“I genitori o gli esercenti la potestà parentale, che intendono provvedere in proprio all’istruzione di minori soggetti all’obbligo di istruzione, devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola viciniore un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della “capacita tecnica o economica“ per provvedervi. Il dirigente scolastico ha il dovere di accertarne la fondatezza.
A garanzia dell’assolvimento del dovere all’istruzione, il minore e tenuto a sostenere un esame di idoneità all’anno scolastico successivo”.

Rispetto all’educazione pubblica impartita dal sistema scolastico, dunque, dovrà essere sostenuto un esame ogni anno, mirato a verificare che i ragazzi istruiti a casa abbiano un livello di istruzione assimilabile a quello degli altri.

EDUCAZIONE PARENTALE IN ITALIA: I NUMERI

I dati diffusi dal Miur per l’anno 2014-2015 indicano come l’educazione parentale sia ancora un fenomeno di nicchia: i minori istruiti privatamente erano 945; per avere un ordine di grandezza, in Inghilterra i ragazzi istruiti a casa sono stati 70 000. Si tratta però di un fenomeno destinato ad aumentare.

PREGI E DIFETTI DI UN’ISTRUZIONE PARENTALE

L’istruzione parentale permette di:

  • Vigilare in modo costante e attento sull’apprendimento del figlio
  • Progettare un percorso didattico in autonomia, personalizzandolo sulle esigenze del proprio figlio
  • Evitare il caos di una classe pollaio con esigenze profondamente diverse (stranieri, studenti con DSA, studenti con problemi familiari, culturali o socioeconomici)
  • Stabilire da sé le attività didattiche e le loro modalità di svolgimento

D’altro canto, la scelta di una scuola parentale solleva alcuni dubbi e criticità; in particolare:

  • Esclude il bambino dal gruppo dei pari
  • Evita il confronto con autorità diverse da quella dei genitori
  • Rende la socializzazione più difficoltosa
  • Rende il distacco dai genitori più difficoltoso
  • Esclude il bambino dal confronto con la diversità

 

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COME INTERAGIRE CON IL LINGUAGGIO EMOTIVO DEI BAMBINI

Hai letto la nostra introduzione all’intelligenza emotiva? Allora saprai senza dubbio quanto sia importante stabilire una connessione a livello emotivo con i bambini.

Perché il mio bambino non mi ascolta?
Perché non riesco a comunicargli tutto quello che vorrei?

Sono domande che, spesso al culmine della frustrazione, i genitori si pongono, entrando in crisi o facendosi tormentare dai sensi di colpa. Non si tratta di un tema banale: la capacità di comunicare, di interagire in modo positivo, è alla base di una convivenza pacifica e serena tra adulti, ma anche all’interno del nucleo familiare, coinvolgendo quindi i bambini.

Esistono molti approcci che studiano il linguaggio ed il comportamento, proponendo soluzioni ai principali momenti di conflitto che possono presentarsi nella quotidianità.

Oggi vogliamo approfondire alcuni concetti della PNL (Programmazione Neurolinguistica), una disciplina nata dagli studi di Richard Bandler e John Grinder negli Anni Settanta.

I due studiosi si sono focalizzati in particolar modo sul linguaggio e sulle risposte emotive e comportamentali di chi comunica e di chi riceve il messaggio. Bandler e Grinder fanno riferimento ai modelli linguistici della terapista famigliare Virginia Satir, di Milton Erickson e dello psicologo della Gestalt Frits Perls.

La disciplina include una serie di tecniche volte allo sviluppo personale, alla comunicazione, alla psicoterapia, allo sport, alle relazioni personali e lavorative. Spesso viene definita lo studio dell’eccellenza umana che ha sviluppato “tecniche per la libertà”.

Alla base della PNL vi è la convinzione che solo attraverso la consapevolezza dei propri pensieri e delle proprie azioni è possibile modificare i propri comportamenti.

COME DIRE LE COSE IN MODO GIUSTO

Le tecniche della PNL trovano riscontro anche nelle dinamiche familiari. Lungi da voler fornire in questo articolo una panoramica completa, che verrà declinata in più approfondimenti successivi, ciò che ci preme sottolineare è che è molto importante, indipendentemente dall’approcco utilizzato, focalizzarci su come comunicare nel modo giusto.
Non è semplice o banale comprendere cosa pensa un bambino. Tanto meno lo è comunicare correttamente con lui.

È stanco? Vuole solo essere coccolato? Come comportarsi se non smette di fare i capricci, se non ubbidisce, se litiga con la sorella o gli amichetti? Studi recenti hanno dimostrato che nei primi anni di vita la parte limbica del cervello (quella più emotiva) è molto sviluppata e lavora in modo diverso dagli adulti, con differenze sostanziali sul senso del tempo, le priorità, la memoria, la fantasia.

Per questo è importante che un adulto acquisisca le giuste competenze per rivolgersi linguisticamente alla mente e al sistema nervoso dei più piccoli. Occorre scoprire quali parole, quale tono, quali gesti usare per “sintonizzarci” e comunicare i bambini, aiutandoli a gestire le emozioni negative come la paura, la tristezza, la rabbia.

Capita a tutti di far veramente fatica a reggere un comportamento del proprio figlio/a, arrivando alla fine a sbottare, urlando “quante volte te l’ho già detto!!!”. Ecco, si tratta di un’abitudine da sradicare progressivamente, primo perchè nuoce a noi stessi, secondo perchè è disfunzionale e poco produttiva.

VISUALIZZARE LE EMOZIONI, PER CAPIRLE MEGLIO

La PNL propone di facilitare il cambiamento di un comportamento specifico attraverso una visualizzazione guidata. E’ un esperimento che possiamo fare anche a casa e che magari si rivelerà divertente oltre che produttivo.
Ecco cosa ci propone Michele de Santis, esperto di programmazione neuro-linguistica, sul portale Modena Bimbi, simulando la conversazione tra un papà e una bimba dopo un comportamento negativo della piccola, in sostituzione della classica sgridata con urla e strepiti:

“Sai, Anna, che ho trovato un biglietto dorato che ti permette di partecipare ad un evento magico…. Immagina, Anna, di recarti al cinema dove andiamo di solito …  E di presentare alle casse questo biglietto che ti dà diritto ad avere una sala di proiezione tutta per te … Anna, mentre ti avvicini alla sala, scosti le tende di velluto e metti il naso dentro … vedi ora la sala vuota e lo schermo davanti a te. Ci sono le luci accese e una musica di sottofondo, quella che a te piace di più …

Puoi sederti dove meglio credi, Anna, e quando avrai scelto il tuo posto, scoprirai che anche questa poltrona ha qualcosa di magico … Può prendere le dimensioni, la consistenza e il colore che a te piace di più … E mano a mano che ti accomodi su questa poltrona … ti rilassi sempre di più… Ora, guarda lo schermo bianco di fronte a te e incomincia a sentire nascere in te la curiosità per il meraviglioso film che sta per essere proiettato…. Si abbassano le luci in sala e diminuisce il volume della musica di sottofondo …

Inizia il film e ti stupisci nell’accorgerti che la protagonista del film …. Sei tu, proprio tu Anna! Il titolo del film è, infatti, “La bravissima Anna!” E, via via, che immagini di vedere te stessa sullo schermo gigante davanti a te, vedi che l’Anna del film è bravissima a mettere a posto tutti i suoi giochi, dopo che ha giocato e deve andare a mangiare… Osservi l’Anna che velocemente si china a raccogliere i vestiti di Anita, la tua bambola, i pezzi del didò, i pennarelli, i fogli ritagliati, le pentole e le tazzine…. Poi senti che Anna canticchia, mentre mette a posto tutto nei cassetti e ascolti la mamma che ti dice che “sei bravissima”… E poi senti che Anna è contenta e soddisfatta nel mettere a posto ogni cosa …

Poi, Anna, scopri che il biglietto dorato ti dà la splendida possibilità di uscire dal tuo corpo, come se fossi uno spiritello, un fantasmino, e di percorrere svolazzando lo spazio che ti separa dallo schermo gigante di fronte a te … E quando arrivi a toccare lo schermo con il tuo naso, trattieni per un attimo il respiro e ti immergi nello schermo … E indossi l’Anna del film, come se fosse un vestito nuovo … E poi guarda attraverso i suoi occhi, man mano che metti a posto … E ascolta attraverso le sue orecchie i complimenti di mamma e il tuo canticchiare e … Senti dentro, in un qualche punto del tuo corpo, quelle belle sensazioni che ti fanno stare bene …

Poi sfilati ed esci da Anna, come se ti dovessi togliere un maglione… ed esci dallo schermo … svolazza di nuovo fin sopra l’Anna che è rimasta a guardare il film, sprofondata nella poltrona magica… e immergiti nel suo corpo portando con te tutta la carica e l’entusiasmo per aver preso parte a questo incantesimo… guarda e riguarda il film tutte le volte che vuoi e alla fine, quando si riaccendono le luci e si sente la musica di sottofondo, lascia finire il film e decidi di alzarti e di uscire dalla sala, spostando di nuovo i tendaggi di velluto… per poi tornare qui, aprire gli occhi, sorridere e sentirti davvero bene!”

IMMAGINIAMO IL FUTURO PER VIVERE MEGLIO IL PRESENTE

Nel caso precedentemente citato è stata utilizzata una tecnica di programmazione mentale, di “ricalco sul futuro”, che coinvolge tutti e tre i livelli rappresentazionali (visivo, auditivo e cinestesico/tattile).
L’obiettivo è scrivere nell’inconscio nuove chiavi di lettura, facendo implicitamente riflettere sul proprio comportamento.

Non sempre sarà semplice mettere in pratica questi consigli, ma lavorare sulle visualizzazioni del comportamento può essere utile a trovare insieme il modo di comunicare e confrontarci, trovando insieme un equilibrio.

Si tratta di un affascinante binomio dissociazione/associazione: uscire dal corpo, entrare in soggettiva e poi riuscirne … Chi meglio dei bambini, pieni di fantasia, può riuscirci?

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LA FINE DELL’ANNO SCOLASTICO: STRESS E LITIGI TRA GENITORI E FIGLI. I CONSIGLI

La scuola sta volgendo al termine e si iniziano a tirare le somme dell’intero anno scolastico. Mancano le ultime valutazioni, le più importanti per chi deve recuperare. Mamma e papà, con calcolatrice alla mano, ogni sera fanno le medie dei voti per capire se la situazione è grave e quanto preoccupante, e tra genitori e figli iniziano le discussioni e i litigi.

A differenza del giovane, l’eventuale fallimento scolastico ancora non ufficialmente dichiarato, è già percepito dal genitore perché i voti, quei numeri che appaiono sul registro elettronico, sono più importanti di ogni altra cosa.

“I genitori pretendono troppo, mettono i propri figli sotto pressione, a volte anche in modo eccessivo”, spiega la psicologa Anna Oliverio Ferraris, “spesso mi capita di avere a che fare con bambini di prima elementare già ossessionati dai voti, che vogliono tutti 10 in pagella per fare contenta la mamma o la maestra, e che soffrono di tic o balbettano a causa dello stress”.

Il fondatore della scuola di Barbiana, don Lorenzo Milani, diceva: “Il voto monopolizza l’attenzione e l’interesse degli studenti, facendoli studiare solo per la valutazione, in una situazione di ansia e competizione”, ma spesso sono proprio mamma e papà a richiedere prestazioni alte, a volte minando l’autostima del proprio figlio.

Attenzione, quindi, ad affrontare un momento importante come la consegna dell’ultima pagella con responsabilità, aiutando il bambino o il ragazzo a capire e accettare i propri limiti e le proprie risorse senza troppi drammi.

I CONSIGLI DELL’ESPERTA

In aiuto ai genitori, ecco i consigli della psicologa Anna Oliverio Ferraris:

  • Non caricare di troppa ansia il proprio figlio e cercare di controllare le proprie emozioni.
  • Capire se l’insuccesso scolastico è legato a una reale difficoltà di studio o solo a uno scarso impegno del ragazzo.
  • Se il ragazzo dovesse avere dei debiti, si può decidere di optare per un aiuto esterno, con delle lezioni private (evitare di aiutarlo voi stessi per non creare ulteriori tensioni), ma se dovesse risultare veramente indietro rispetto agli altri compagni, sarebbe il caso forse di rivedere la scelta del percorso fatto, parlarne con lui e con i professori. Nel caso fosse necessario fargli perdere un anno, evitare di farne una tragedia, ma accogliere questa eventualità come una nuova possibilità.
  • Se il fallimento scolastico dovesse derivare da uno scarso impegno nello studio, è il caso di discuterne insieme e farsi delle domande: è un momento di ribellione? Ha problemi con i compagni o con i professori? C’è qualcosa che lo distrae? Trova noioso lo studio, e perché? E’ bene non giudicarlo ma trovare insieme una soluzione, e considerare anche il caso se fargli continuare o meno gli studi. Non tutti i ragazzi sono uguali.
  • Non far credere al proprio figlio che l’insuccesso scolastico sia un giudizio sulla persona. La riuscita a scuola non coincide con la riuscita nella vita, e neanche con una maggiore intelligenza.

Sapevate che: Albert Einstein accumulava in pagella molti 4 e 5 e addirittura dei 3; John Lennon all’età di 15 anni era bravissimo in arte ma non in religione e scienze a causa del suo “atteggiamento indisciplinato”; George Bush senior, il 41esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, collezionava votazioni medie in tutto, compresa l’intelligenza.

Non sempre andare bene a scuola vuol dire avere successo nella vita.

a cura di Alessandra Gaeta,
giornalista professionista

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Il cavallino Tamtam

cavallino tamtam

Tamtam era un cavallino di legno che amava ballare il valzer, sul suo carillon a forma di giostra. Da quando era uscito dalla fabbrica dei carillon, Tamtam non aveva smesso un attimo di saltare e danzare.
Un giorno, però, il suo bambino aveva caricato il carillon così forte che uno degli ingranaggi della sua giostra si era rotto. Tamtam, non poteva più ballare. “Aiutami!” aveva detto al suo bambino “io amo ballare su questo carillon; non posso certo passare la vita immobile, come un vaso!”.

“Certo”, gli disse il suo bambino, prendendo delicatamente in mano Tamtam e la sua giostra “ti porterò da un signore che ripara i carillon: gli basterà un attimo per farti tornare come nuovo”. Il bambino avvolse Tamtam in un fazzoletto di seta e, insieme alla sua mamma, uscì di casa per portarlo a riparare.

Arrivarono così nel laboratorio di un orologiaio, che aprì il fazzoletto di seta ed esaminò la giostra con attenzione. Poi, disse al bambino: “Non preoccuparti; è solo uno degli ingranaggi alla base che è scappato dal suo posto; in dieci minuti tornerà come nuovo; vado a prendere i miei attrezzi, mi ci vorrà un attimo”.

Il cavallino, però, aveva paura: “Cosa mi farà questo signore? Non voglio che smonti la mia giostra!”
“Stai tranquillo Tamtam” gli rispose il suo bambino “non ti succederà niente di male. Anche a me, una volta, è capitato di farmi male: la mamma mi ha portato da un dottore che mi ha fatto tornare come nuovo”.

L’orologiaio tornò con una piccola borsa di pelle lucida; era lì che teneva gli attrezzi per riparare i carillon: cacciaviti, pinzette e altri minuscoli strumenti di metallo scintillante. Stava per tirar fuori qualcosa, quando si accorse che Tamtam tremava dalla paura.
“Non preoccuparti cavallino” disse l’anziano signore “non ti farò del male. Prima di mettermi al lavoro, ti farò addormentare con un olio speciale: così, mentre io riparerò la tua giostra, tu potrai riposarti”. Poi prese un fazzoletto giallo, lo immerse in un barattolo di vetro giallo e lo appoggiò sulla fronte di Tamtam. L’olio profumato fece addormentare il cavallino in un minuto: non ebbe il tempo di chiudere gli occhi che già sognava di ballare in un prato, insieme ai suoi fratellini.

Quando si svegliò, si trovava su uno scaffale di legno; accanto a lui, c’era il suo bambino: non lo aveva lasciato da solo nemmeno per un minuto.
Insieme, ringraziarono l’orologiaio e tornarono a casa: da quel giorno, Tamtam tornò a ballare il valzer sulla sua giostra e non si fermò mai più.

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5 consigli per raccontare le storie

Ebbene sì, che fossimo appassionati di storie per bambini e letteratura per l’infanzia era evidente. Così, dietro suggerimento di qualche fan, ho deciso di pubblicare qualche trucco semplice semplice per animare la lettura dei vostri racconti. Via alla fantasia e al potere dell’animazione:

  • Rendete i bambini partecipi della lettura e dei colpi di scena (quando arrivate al punto “E ad un tratto accadde che…”, fate indovinare a loro il seguito); in questo modo diventeranno protagonisti di questo magico momento
  • Animate la lettura travestendovi e mimando i vari personaggi; ricordatevi che basta davvero pochissimo: se devo essere un cavaliere di solito utilizzo una penna come spada e una coperta come mantello. L’effetto scenico per i bimbi è importantissimo e dipende tutto dalla vostra improvvisazione
  • Fate qualche piccola modifica alla storia inserendo qualcosa che piace ai vostri bambini (se ho davanti degli appassionati divoratori di cioccolata, state certi che nella mia storia tutti ne faranno uso; anche quando leggete un libro potete inserire queste piccolezze senza modificarne la trama)
  • Disegnate il racconto insieme ai bambini; questa la uso da poco tempo, ma ha avuto grandi risultati: durante il racconto, disegnavo su un foglio i personaggi e le loro imprese. In questo caso i bambini possono aiutarvi e la lettura diverrà un bellissimo momento di condivisione
  • Riflettete con i bambini sugli avvenimenti che narrate: sono giusti? “Al posto di quel personaggio ti saresti comportato allo stesso modo? La storia diverrà un momento per imparare a comportarsi e a comprendere i comportamenti degli altri (leggi: momento educativo incredibile!)

Ultimo consiglio, che poi è un extra: cercate un angolo della casa da adibire a “spazio per i racconti”; potrebbe essere il divano, il letto dei vostri bimbi ma anche uno studio, un tappeto o chissà che altro posto; racconterete sempre lì le vostre storie, magari avvolti in una coperta morbida e calda. In questo modo diventa possibile ritagliarsi uno spazio-tempo caldo e accogliente, un momento magico da vivere con i bambini.

Avete bisogno di qualche bel racconto? Provate con le nostre favole della buona notte:

#1. Storia di una bimba che voleva parlare con la luna

#2. Il gabbiano e i pesci volanti

#3. Lo stregone dei dieci denari

#4. Lo scorpione e la lucertola

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Impariamo dai bambini a maneggiare i cuori con cura

Il nostro motto, da quell’ormai lontano 13 marzo 2014 in cui il Portale ha preso vita, è “Cresciamo insieme ai nostri figli”. Che si potrebbe anche tradurre in “Cresciamo insieme ai nostri studenti” e, ancor più in generale “Cresciamo insieme ai nostri affetti”. Ci siamo accorti di riscuotere sempre tanto successo quando vi invitiamo ad essere gentili e cercare gentilezza, a praticare empatia, a coltivare l’ascolto attivo.

Perchè è necessario ribadire tutte queste cose, quando invece sono innate nel nostro cuore?
Probabilmente perchè, oggi, tendiamo a rimuovere la cassetta degli attrezzi che avevamo costruito da bambini e che, nella sua genuinità, ci ricordava ogni giorno che ciò che è importante lo conserva il cuore.
Perchè dunque imparare dai più piccoli, a cui spesso vogliamo e dobbiamo insegnare?

IMPARIAMO DAI BAMBINI A RISCOPRIRE IL CUORE

Ecco cinque buoni motivi:

  • Perché i bambini parlano ancora attraverso il cuore (e, se fossero meglio assistiti dagli adulti, non avrebbero necessità di riscoprire la gentilezza o, peggio, l’empatia: e non dovremmo farlo nemmeno noi!).
  • Perché per comprendersi tra genitori e figli, aumentare la flessibilità nella comunicazione, bisogna fare un passo indietro, cambiare prospettiva.
  • Perché i bambini hanno fantasia e immaginazione: il problem solving nasce dalla capacità di vedere oltre, capacità che noi adulti affoghiamo nella logica.
  • Perché i figli sono dei modellatori naturali e capirsi è arte del modellamento: i bambini apprendono imitando i nostri comportamenti nei diversi contesti della vita e, di conseguenza, attraverso di essi possiamo guidarli. Anche noi possiamo rimodellarci, imparando dal confronto e senza far cadere il sapere dall’alto.
  • Perché i bambini si fidano ciecamente di noi e quella fiducia a noi a volte manca: come possiamo credere in concetti così naif, come la gentilezza e l’empatia, se non li sentiamo vivi nel nostro quotidiano?

Ecco perchè vogliamo crescere insieme ai bambini, imparando da loro.

Art: Eli Gros

COSA FARE PER IMPARARE (DAVVERO) DAI BAMBINI

Leggete questo brano, tratto dal film Will Hunting – Genio Ribelle:

Dal nostro divano di casa, con un libro in mano, per un istante possiamo pensare di sapere tutto quando, invece, siamo ben lontani dall’essere in grado di capire l’essenza di quel momento. Mancano le sensazioni e le emozioni che sono state vissute. Oltre a tutto il caos, la paura e il dolore che molte persone hanno provato. La voce dell’esperienza è molto più intensa e reale di qualsiasi altra voce proveniente da persone che non hanno mai vissuto sulla propria pelle ciò che dicono.

Ci impegniamo a criticare e giudicare le persone di cui non sappiamo niente o molto poco. A volte le nostre parole le feriscono più di quanto pensiamo, perché parliamo senza sapere. Non teniamo in considerazione quello che hanno potuto vivere perché non ci siamo trovati nei loro panni.Non siamo consapevoli di ciò che crediamo di sapere di loro, che, probabilmente, è molto meno di quanto stimiamo.

TRE DOMANDE PER RI-SCOPRIRCI:

  • ho ancora la forza o la voglia di emozionarmi?
  • so capire l’altro, senza prima giudicare?
  • so ascoltare davvero?

COACHING CREATIVO: PER PARLARE DEL MARE, BUTTIAMOCI NELL’ACQUA

Questo spunto ci aiuta a capire una cosa fondamentale: da adulti, ci limitiamo a conoscere superficialmente, a valutare su informazioni incomplete o che non possiedono la forza dell’esperienza vissuta.  Ci limitiamo a cercare risposte, senza “sentirle”, come invece fanno i bambini. Senza esperienza vissuta, non c’è empatia. E quella che per noi adulti dovrebbe essere esperienza vissuta, torna ad essere sterile dibattito, scambio di opinioni. Finiamo per chiederci perchè non si pratica gentilezza, quando in realtà noi di quella gentilezza non conosciamo più il significato.

Proviamo a:

  • trasformate l’esperienza in empatia.
  • non parlate del mare, ma buttatevi in acqua.
  • fatelo ogni giorno (eh sì, è un esercizio un po’ lungo da svolgere!)

Cosa significa? Ve lo spieghiamo con un esempio.
Tutti noi possiamo diventare esperti di nuoto, dare lezioni, spiegare in dettagli i diversi stili o dare consigli a chi ne ha bisogno. Questo aumenta il nostro ego (eh sì, sono apprezzato perchè ne so) o la stima che altri hanno di noi.

Ma non è abbastanza: la nostra conoscenza non è completa, finchè non ci siamo tuffati in acqua a nuotare. Pensate a un bambino di fronte al mare: vi spiegherà il fenomeno delle maree o si butterà tra le onde? Per noi crescere, con i bambini e non, significa questo: usare le parole con cura, non usarne troppe, lasciar spazio alle azioni e alle emozioni.

Senza la voce dell’esperienza, le frasi che pronunciamo non hanno lo stesso valore.






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