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PHILOSOPHY FOR CHILDREN: EDUCHIAMO IL PENSIERO

philosophy for children

La Philosophy for Children (P4C) è uno fra i programmi di educazione al pensiero più conosciuti al mondo; cronologicamente la P4C è la prima esperienza di pratica filosofica nel contesto educativo.

P4C: COS’È E COME FUNZIONA

La Philosophy for Children o P4C, detta anche “ curricolo”, nasce alla fine degli anni 70 negli Stati Uniti per opera di Matthew Lipman, che volle attuare un progetto educativo di origine deweyana centrato sulla pratica del filosofare per generare una comunità di ricerca anche fra i più piccoli.

Il curricolo di P4C è un percorso di introduzione non alla filosofia ma al pensiero filosofico ed al filosofare intesi come peculiari modalità cognitive. E’ riconosciuto da studiosi come Gardner e Sternberg come il più completo programma di “educazione del pensiero” attualmente in uso a livello internazionale.

La P4C è costruita in base a precise coordinate di ordine pedagogico e psico-pedagogico, parte dal presupposto che si possa imparare a pensare e che tale processo di “costruzione del pensiero” avvenga sempre come “pensiero condiviso”, attraverso un ricercare insieme.

LA PRATICA: IDEE, MATERIALI, PROCESSO

In un setting educativo si crea una vera e propria comunità di ricerca; questa si avvale di:

  • un facilitatore, che può essere un insegnante, un pedagogista, uno psicologo, adeguatamente formato
  • materiali didattici di tipo dialogico-argomentativo, ovvero una serie di racconti in forma dialogica costruiti appositamente per stimolare l’indagine e la riflessione filosofica
  • i protagonisti: i bambini e i ragazzi

Il facilitatore non deve guidare il dialogo ma lo deve accompagnare con interventi mirati, egli deve conoscere in precedenza i temi e le idee guida intorno ai quali si svilupperà il piano di discussione e, quindi, il dialogo. I bambini sono in grado di mettere in circolo domande, ipotesi, idee, emozioni e punti di vista formando una comunità di ricerca con regole condivise, in cui ognuno si arricchisce reciprocamente.

Cosa si intende per dialogo? Il dialogo, secondo la Philosophy for Children è:

  • un processo di ricerca che presuppone: un problema come oggetto di indagine, un pensiero che indaga su un oggetto, un linguaggio attraverso cui il pensiero si esprime e si costruisce
  • una relazione pedagogica comunicativa che si configura come: relazione ermeneutica (ciò che orienta il dialogo è l’intenzione di comprendere il pensiero dell’altro), relazione epistemologica (ciò che muove il dialogo è la necessità di conoscere e ri-conoscere oggetti ed esperienze).

Il materiale da utilizzare deve essere:

  • materiale che pone problemi di natura filosofica;
  • materiale che tocca una pluralità di temi e che presenta una molteplicità di idee guida;
  • materiale di facile lettura e comprensione.
  • testi brevi, con pochi personaggi, focalizzati su uno o più temi importanti (ex. la giustizia, la verità, il dolore, la diversità etc.);
  • immagini ricche di simboli, evocative, oppure estremamente essenziali ma aperte ad una pluralità di interpretazioni;
  • pellicole che rappresentino una situazione, che narrino una storia, che inducano a riflettere senza avere intento esplicitamente didascalico;

Da evitare, secondo il protocollo, l’utilizzo :

  • testi troppo lunghi, complicati, con un numero eccessivo di personaggi;
  • materiali esplicitamente costruiti a scopo didattico ma per un uso diverso dalla discussione filosofica in quanto spesso già intenzionalmente indirizzati ad uno specifico obiettivo cognitivo;
  • materiali troppo poveri di contenuto o eccessivamente banali.

Esempi di materiale:

  • opere d’arte: un quadro, una scultura
  • racconti (“Il Piccolo Principe”, “La coscienza di Zeno”, “Gli indifferenti”)
  • film vari che toccano temi di natura filosofica (la morte, la solitudine, l’indifferenza, la scelta, l’esistenza di Dio, la comunicazione e l’incomunicabilità, il fluire del tempo storico)

Dopo aver scelto il materiale si passa alla redazione del piano di discussione che definisce un possibile nucleo di interesse a cui andrà ad indirizzarsi la sessione di lavoro e intorno cui verterà il dialogo.

Esso può essere realizzato:

  • formulando domande fondamentali e generali che evocano la definizione di un concetto (che cos’è la verità ? cosa significa decidere? tutti gli esseri viventi devono decidere?)

  • formulando domande specifiche che richiedono risposte in merito a: le cause, le origini, i motivi, le conseguenze, le implicazioni di un fenomeno.

I BENEFICI EDUCATIVI E FORMATIVI

La filosofia per i bambini proposta secondo il metodo Philosophy for Children offre diversi benefici:

  • mira a potenziare e sviluppare: abilità di ragionamento e di argomentazione, abilità di pensiero critico, abilità di pensiero creativo, abilità cognitive di altro livello e di ordine superiore, abilità meta cognitive, abilità di pensiero narrativo di matrice bruneriana;
  • sviluppa abilità di pensiero logico formale ed abilità di pensiero logico informale;
  • promuove dal punto di vista cognitivo le competenze trasversali (metodo di studio, abilità di pensiero, abilità logico-argomentative, relazionali, ecc.)
  • consente l’acquisizione e lo sviluppo di abilità sociali e socio-emozionali, (empatia, difficoltà di socializzazione, comportamenti violenti e fenomeni di bullismo)
  • favorisce l’acquisizione e lo sviluppo di competenze linguistico-espressive;
  • favorisce il rispetto e l’integrazione dell’altro da sé: un’educazione al dialogo interculturale e al rispetto delle regole democratiche.

a cura della dott.ssa Antonia Ragone
pedagogista e docente,
gestisce “educazione, promozione della salute e scenari pedagogici

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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Esercizi per sviluppare grinta e resilienza

È facile motivare i bambini a fare qualcosa di semplice, ma quando ci scontriamo contro il muro della difficoltà, il gioco diventa molto più difficile. Qualsiasi campo, dall’arte allo sport (senza dimenticare la scuola), richiede dedizione ed esercizio per raggiungere dei risultati soddisfacenti.
Una premessa è doverosa: non intendiamo esaltare la cultura della competizione; quando parliamo di risultati soddisfacenti non intendiamo necessariamente il primeggiare. Il punto è un altro: se i bambini non raggiungono un certo grado di abilità, all’entusiasmo subentra la frustrazione e l’attività viene abbandonata.

Una tecnica che è stata studiata a lungo dai ricercatori è quella della pratica consapevole (deliberate practice): questa tecnica consiste nel ripetere degli esercizi per acquisire consapevolmente una determinata abilità (con l’obiettivo preciso di migliorare in futuro). I ricercatori suggeriscono che già dall’età di cinque anni sia possibile esercitarsi consapevolmente.

La pratica consapevole si appoggia su quattro principi fondamentali:

  • Si lavora sulle proprie debolezze: a differenza dell’approccio centrato sui punti di forza, nella pratica consapevole si lavora in modo mirato per superare le proprie debolezze e imparare a fare ciò che non si sa fare.
  • La concentrazione è essenziale: la pratica consapevole è impossibile in un ambiente ricco di distrazioni come smartphone, tablet e altre persone. Quando ci si esercita, parte dell’esercizio consiste nella scelta di un ambiente di lavoro tranquillo e privo di distrazioni.
  • Il feedback è fondamentale: la pratica consapevole è possibile e proficua soltanto se abbiamo una persona esperta (insegnante, coach) che ci restituisce un feedback al termine degli esercizi e in vista degli esercizi successivi.
  • Ci si allena fino a padroneggiare l’abilità: la pratica consapevole prevede che ci si eserciti fino a raggiungere un certo grado di padronanza dell’abilità sulla quale ci si sta esercitando. È importante che questo grado sia esplicitato fin dall’inizio.

La pratica consapevole è difficile: ecco perché è fondamentale motivare i ragazzi per evitare di disperdere le loro energie e per evitare che “gettino la spugna” abbandonandosi alle distrazioni. Ma come possiamo motivare i bambini affinché perseverino nella loro pratica? Ecco qualche idea:

  • Abituate i bambini a pensare che “sbagliare è OK”: il fallimento è una parte essenziale del processo di pratica consapevole. Si diviene maestri soltanto dopo aver imparato da centinaia, se non migliaia di errori e fallimenti. A questo fine, è utile raccontare ai bambini le storie di persone di successo che raccontano i propri errori e ciò che hanno imparato da essi.
  • Abituate i bambini a tollerare la frustrazione e la confusione: quando si lavora sulle proprie debolezze, la frustrazione e la confusione (la sensazione di “non capirci niente”) sono di casa. Questo non è un brutto segno: al contrario, indica che dobbiamo tenere duro e perseverare.
  • Mettete in discussione l’idea del talento: molti di noi hanno idea che il talento sia una capacità innata e che sia determinante nel successo. In realtà, i ricercatori hanno dimostrato che la pratica consapevole è due volte più importante del talento nel portarci all’eccellenza.

Sarebbe un errore pensare che la pratica consapevole sia un esercizio utile soltanto ai bambini: anche i grandi ne traggono un grande beneficio. Ecco perché è una buona idea ritagliarsi dei momenti per la pratica consapevole in famiglia, diventando degli esempi virtuosi per i nostri bambini.

Esercizi di resilienza per genitori

La resilienza è un tratto indispensabile per un genitore: serve per resistere alle notti insonni, ai mille impegni e ai problemi che si presenteranno giorno dopo giorno.

Essere resilienti (o diventare resilienti) non necessariamente ti porterà al successo; invece, ti insegnerà ad alzarti col sorriso tutti i giorni, a non gettare la spugna nemmeno di fronte ad una situazione disperata; la resilienza ti permetterà di piegarti senza spezzarti.

Come si allena la resilienza? Esiste un training specifico per imparare a rialzarsi dopo qualsiasi ostacolo? Oggi ti proponiamo due esercizi:

  • Impara dagli eventi: cosa hanno in comune una lezione di fisica, una corsa in un prato, una brutta indigestione e un matrimonio? Ciascuno di questi eventi può insegnarci moltissime cose; a patto, però, di imparare a guardare. Il primo esercizio di coaching per diventare resilienti è guardare ad ogni evento negativo della nostra giornata come ad un maestro che spiega. Cosa ci sta insegnando? Cosa possiamo imparare?
  • Per ogni situazione spiacevole, ammira ciò che di bello ti riserva: c’è sempre un altro lato della medaglia, fosse anche solo il sole che splende. Impara a concentrare la tua attenzione sul bicchiere mezzo pieno, sempre e comunque: ti sarà utile per affrontare i problemi con energia e lucidità.
  • Fa’ in modo di trovarti in situazioni più grandi di te; non importa quanto tu possa sentirti a disagio, non importa se diventa difficile conciliare tutti gli aspetti della tua vita; se hai una grande causa per cui batterti, nel suo nome sopporterai qualsiasi cosa: è quello che succede ad ogni genitore con i suoi figli.

I primi due esercizi si possono praticare anche insieme ai bambini; quando vi trovate in una situazione spiacevole (non trovate il gioco che stavate cercando al supermercato, è finita la cioccolata, avete perso un autobus), cominciate a ragionare su quel che potreste imparare da quella situazione e dai risvolti positivi che potrebbe portarvi. Se proprio non riuscite, esercitatevi prima con il problem solving e con il pensiero laterale: vi serviranno come allenamento per vedere le cose da più angolazioni differenti.

Una mamma col suo bambino – per fare un esempio tratto dalle nostre esperienze di vita – un giorno, persero un tram; abbattuti, si avviarono a piedi verso casa: fu così che scoprirono un quartiere della città che non avevano mai attraversato prima e, ciliegina sulla torta, scoprirono il negozio di granite più buono della città. Da quel giorno tornano a casa a piedi!

A proposito, hai fatto caso allo stretto legame che c’è tra resilienza e pensiero positivo? In effetti, le persone più tenaci, quelle che non si piegano di fronte a nulla, solitamente sono anche degli inguaribili ottimisti (e idealisti). Ecco perché conviene allenarsi insieme ai bambini: loro sono già campioni di pensiero positivo!

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

TORNA A:

BIBLIOGRAFIA
INGUGLIA C., LO COCO A. (2013), Resilienza e vulnerabilità psicologica nel corso dello sviluppo, Il Mulino, Bologna
TRABUCCHI P. (2007), Resisto dunque sono, Corbaccio

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Ogni problema ha una soluzione

Alessandro Magno, durante la sua campagna per conquistare l’oriente, si trovò di fronte ad una fortezza tra le montagne: vi era un unico sentiero che portava alla fortezza e assalirla passando da lì significava essere un bersaglio facile per gli arcieri nemici. Le pareti rocciose, però, erano verticali e perfettamente lisce; aggirare la fortezza sarebbe stato impossibile.

Il condottiero, dopo essersi consultato con i suoi consiglieri, con i generali e perfino con il suo maestro di retorica (che era Aristotele, ndr), concluse che l’unico modo per passare era riuscire ad attaccare la fortezza dall’alto; un assedio dal sentiero, infatti, sarebbe stato una sconfitta certa. In altre parole, il problema non era come attaccare la fortezza, ma come riuscire a scalare le pareti rocciose che la fiancheggiavano.

Alessandro, ebbe un’idea: utilizzò i pioli metallici che si utilizzavano per piantare le tende al suolo e li fece conficcare nella roccia, in modo tale da creare degli appigli; poi, fece passare una corda negli anelli di ciascun piolo: quel giorno nacque la scalata in cordata, la tecnica alpinistica che ancora oggi si utilizza per superare le pareti rocciose verticali.

Si narra che il comandante della fortezza, quando vide gli uomini di Alessandro sulle cime delle montagne, convinto di avere a che fare con delle divinità, si arrese senza lanciare neppure una freccia e consegnò loro le chiavi del bastione.

IL VERO PROBLEMA È INDIVIDUARE IL PROBLEMA

La storiella qui sopra, tratta dal testo di Giorgio Nardone Problem solving strategico da tasca, ci serve a comprendere una lezione preziosa: di fronte a un problema, è facile pensare che il problema sia trovare una soluzione. In verità, però, il vero problema è individuare il problema; questo è possibile solo se siamo in grado di scomporre i suoi elementi in modo abbastanza efficace e abbastanza creativo da trovare una strada alternativa.

Nel caso di Alessandro Magno, il condottiero si accorse che il punto non era tanto come assediare la fortezza, ma come scalare le pareti di roccia. Se si fosse concentrato sulle possibili tecniche per l’assedio, cercando un modo per arginare lo svantaggio dettato dalla posizione del sentiero, quasi certamente avrebbe perso.

Il segreto, in questo caso, è fare un passo indietro: invece di cercare una soluzione al problema, bisogna prima di tutto cercare di guardare il problema da punti di vista diversi. Per farlo, può essere di grande aiuto esercitare il proprio pensiero laterale.

Ecco come procedere nella pratica:

  • Sei di fronte ad un problema; prima di risolverlo, devi inquadrare per bene il problema
  • Immagina come un’altra persona potrebbe vedere il problema, dall’esterno
  • Solitamente interpretiamo i problemi sulla base dei nostri pregiudizi, dei preconcetti e spesso lo facciamo ricorrendo a stereotipi; è normale. Analizza uno ad uno gli elementi del problema e assicurati che non siano vittima dei tuoi preconcetti

In quest’ultimo caso, focalizzati su queste parole:

“Se si ha solo un martello, tutte le soluzioni avranno la forma di un chiodo”.
Bill Gates

Il trucco, è pensare che un martello potrebbe essere molto di più – o molto altro – che un semplice martello. Mettiti alla prova con un secondo problema: cerca di risolvere il test di Watzlawick; lo trovi qui:

Dopo averlo risolto, troverai anche degli altri approfondimenti per affinare la tua comprensione e la capacità di affrontare e risolvere problemi.

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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IL MODO MIGLIORE PER INSEGNARE AI BAMBINI? IL GIOCO!

gioco del riordino

Sara ha un grosso problema con le sue due bambine, di 5 e 7 anni: non riesce in nessun modo a convincerle che devono riordinare la cameretta dopo averci giocato; per di più, trova i loro disegni e i peluches sparsi ovunque per casa. Sara, però, non vuole ricorrere alle maniere forti: la disciplina è sacrosanta, ma non è esagerato rimproverare o punire un bambino perché ha lasciato in giro i suoi giocattoli? Così, ha un’idea: rispolvera la token economy e la trasforma in un gioco.

Prepara un grande tabellone, con un percorso, simile a quello di un gioco dell’oca (un grosso serpentone formato da tante caselle). Poi, prepara tre pedine realizzando due semplicissimi origami colorati: uno per ciascuna delle sue bimbe e una per sé. Infine, prepara un gigantesco mostro da un foglio di cartoncino.

Sara mette le tre pedine colorate sulla casella 1 e il mostro sulla casella zero; poi, spiega alle sue bimbe le regole del gioco: ogni giorno che riordineranno la cameretta e i loro giocattoli, la sera, prima di andare a dormire, avanzeranno di una casella. Se raggiungeranno le caselle 5, 10 e 15, riceveranno un premio via via più grande.  Ogni sera, però, anche il mostro (che chiameremo “Disordinivoro”) avanza di una casella: se raggiunge una delle pedine, tutti quanti dovranno ripartire da capo. Il gioco, animato con entusiasmo dalla mamma, è un grande successo: per tutto il mese le bimbe riordinano la cameretta con impegno e dedizione, aiutate di volta in volta da Sara.

E così, è nata una nuova, buona abitudine: quella a riordinare gli spazi personali.

UN GIOCO PER IMPARARE A RIORDINARE? PSICOLOGICAMENTE GENIALE!

Sara ha improvvisato una soluzione sulla base della sua fantasia e del suo istinto di mamma (che spesso aiuta nel problem solving più di mille corsi!); in realtà, il gioco che ha escogitato è un’applicazione (nella variante “di percorso”) della token economy.
Si tratta di  una tecnica psicologica di stampo comportamentale utilizzata per incentivare i comportamenti positivi senza ricorrere alla punzione (che, in psicologia comportamentle, si chiama punizione positiva).

Nel suo caso, ha avuto il merito di trasmettere il suo entusiasmo alle bambine, partecipando al gioco insieme a loro.

PRO E CONTRO DEL “GIOCO DEL RIORDINO”

Il gioco del riordino, ovvero la versione “casalinga” della token economy ideata da mamma Sara, presenta alcuni notevoli benefici:

  • Offre alle sue bambine un contratto educativo chiaro e coerente: le piccole sapranno in qualsiasi momento a cosa vanno incontro agendo in un modo o nell’altro
  • Evita le sfuriate e le alterazioni, contribuendo ad un clima di serenità in famiglia
  • Utilizza premi e rinforzi che qualsiasi genitore elargirebbe ai suoi bambini come elementi per incentivare comportamenti positivi e socialmente utili

Purtroppo, la token economy, così come le altre tecniche di stampo comportamentale, non sono ben viste nel nostro paese; le si accusa di calpestare i sentimenti e l’individualità del singolo, di essere fredde e impersonali, perfino di distruggere la comunicazione tra educatore e educando.

A questo proposito, vale la pena citare due righe, magistrali, di Claudio Ajmone, noto psicologo piemontese: “Le remore sull’uso di questa procedura si possono superare se si considera che è generalmente usata laddove altre procedure hanno fallito, che come tutti gli interventi ha carattere di provvisorietà, che è certamente preferibile a procedure punitive (e sarebbe ipocrisia ignorare che esistono), che il dare e l’avere è nella logica della vita quotidiana”.

In ogni caso, la versione che ha utilizzato Sara prevede anche la partecipazione dell’adulto; non vi è quindi “freddezza” o distacco; al contrario, è riuscita a creare un clima di scambio e condivisione, pur senza rinunciare alla sua autorevolezza.

A proposito, questo gioco vale anche in classe, sai? Ne abbiamo parlato a proposito del Good Behaviour Game.

BIBLIOGRAFIA E APPROFONDIMENTI

  • AJMONE C. (1985), Token Economy, Dalla rivista Psicologia e Scuola, numero 23,Febbraio-Marzo 1985, Giunti Barbèra ed.
  • KAZDIN A. (1977), The token economy: a review and evaluation, Plenum Pub Corp
  • PARKER H. (1995), Behaviour management at home, Specialty Pr
  • TOKEN ECONOMY, in Portale Bambini, Glossario

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CONTRASTARE IL BULLISMO: TRE LABORATORI PER LA SCUOLA

Di seguito riportiamo l’esperienza di una classe quinta della scuola primaria per l’A.S. 2017-2018. In previsione del passaggio alle scuole secondarie di primo grado sono stati organizzati laboratori attivi a scuola per consolidare e approfondire le tematiche legate all’autostima, consapevolezza di sé e degli altri, empatia, prevenzione del bullismo e sviluppo di una sana e positiva mentalità di crescita dei bambini.

I LABORATORI

  • Laboratorio per la creazione di slogan, locandine, campagne di consapevolezza e prevenzione di bullismo e cyberbullismo. Dalla lettura del libro “Lo Smontabulli” e la presentazione dei basilari e fondamentali concetti e termini legati alla pubblicità. I bambini, in gruppi di lavoro, hanno in autonomia concordato sull’argomento di interesse; scelto titolo e slogan. Creato locandine con materiali di recupero o in digitale. Scritto rime e creato siparietti di role-play da mostrare ai compagni.
  • Laboratorio artistico per la realizzazione di ritratti Wonder. Abbiamo letto qualche capitolo di un secondo libro “Wonder” e visto un film molto conosciuto e di grande successo tratto dall’omonimo bestseller divenuto un caso letterario. Un film che ci insegna ad abbattere le divergenze tra gli esseri umani, che la bellezza è soggettiva e che le doti che caratterizzano una persona sono ben altre. Dal personaggio principale e dalla necessità di nascondersi a volte dietro maschere, schermi ed avatar e, imitando lo stile usato nella copertina del libro e nelle varie campagne pubblicitarie annesse, sono nati bellissimi ritratti stilizzati, con pennello e tempere alla vecchia maniera.
  • Laboratorio di informatica: Avatar. ln seguito alla creazione dei ritratti con pennello e tempere abbiamo creato dei poster con uno
    strumento on line liberamente ispirato al libro (Poster creator). Scegliendo tra le opzioni proposte abbiamo analizzato come in semplici immagini stilizzate è pur sempre possibile riconoscere (-si) le differenze facendo delle piccole variazioni sui capelli, forma delle orecchie e del viso. Sui poster abbiamo scelto frasi (precetti) per il miglioramento dell’autostima. I bambini hanno imparato come salvare non riconosciuti sul pc e come modificarle gratuitamente direttamente sul web. Infine queste immagini son state scelte come avatar per il blog di classe.

a cura di Consuelo Napoli,
docente della scuola primaria

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I problemi? A volte siamo noi a crearli

Oggi ti proponiamo di risolvere un rapido test. In psicologia esiste un gioco piuttosto famoso, il test di Watzlawick; su un foglio di carta sono disegnati nove punti, disposti esattamente come quelli della figura qui sotto.

La richiesta è estremamente semplice: bisogna unire tutti e nove i punti, senza mai staccare la penna dal foglio e con un massimo di quattro linee. Incredibilmente, non sono in molti coloro che riescono a risolvere correttamente il problema. E tu, riesci a intravedere una soluzione?

COACHING CREATIVO: ROMPERE LO SCHEMA

La chiave per risolvere questo test è l’intelligenza creativa; certo, servono alcune nozioni basilari di logica e geometria, ma l’elemento distintivo è quello creativo: dopo aver esaminato tutte le possibili soluzioni e dopo aver compreso che ci troviamo in un vicolo cieco, bisogna riuscire a rompere lo schema.

In questo caso, lo schema è il quadrato immaginario intorno ai nove punti; perché non ci hai pensato? Se fai parte di quel 70% (o 90% a seconda dello studio scientifico che ha misurato i risultati) di persone che non sono riuscite ad intravedere la soluzione, semplicemente, non sei riuscita/o a capire che il quadrato formato dai nove punti era uno schema costruito unicamente dalla tua mente: il testo del problema, infatti, non vietava di uscire dai punti.

Questo, naturalmente, vale per la vita di tutti i giorni:

  • Nessuno ha detto che i videogiochi nuocciano ai bambini, eppure molte persone “sentono” che è così
  • Molti bambini si rifiutano di fare sport (nel nostro paese, un bambino su tre è sovrappeso…) e i genitori non trovano soluzioni

Fermiamoci a questi due casi, che sono significativi e si possono applicare con successo alla vita in famiglia.

Nel primo caso, semplicemente, si fa fatica a uscire dallo schema mentale per cui il bambino e il videogioco sono “separati” dal resto della famiglia, come fossero in una bolla invisibile; se provi a giocare insieme ai tuoi bambini, scoprirai che quello stesso videogioco è in grado di costruire relazioni.

Nel secondo caso, pochi genitori riescono a capire che lo schema da forzare è l’idea che sia il bambino a dover fare sport e non la famiglia! Curiosamente, gli osservatori sanitari indicano che anche nella popolazione adulta, una persona su tre è sovrappeso o obesa. La soluzione più logica sarebbe fare sport il sabato e la domenica, genitori e figli insieme. Molti bambini e ragazzi non fanno sport semplicemente perché non sono a loro agio nel contesto sportivo extra-scolastico; ma se fossero al parco o in piscina con mamma e papà, le cose starebbero diversamente.

Questi sono due esempi di schemi mentali che avvelenano le nostre vite e che, con un pizzico di intelligenza creativa, possiamo rompere. E tu, riesci a trovare qualche altro schema da mandare in frantumi?

ESERCIZI PER ALLENARE IL PENSIERO LATERALE

A proposito, se vuoi allenare il pensiero creativo e il pensiero laterale, puoi cominciare da questi esercizi:

Ti suggeriamo, però, di non perdere troppo tempo con libri e allenamenti: non più di 15 minuti al giorno. La creatività si esercita nella vita vera!

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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