Una volta, una volpe che si era avvicinata troppo ad un pollaio cadde in una trappola. Il gallo, che si era alzato prima di tutti gli altri animali del pollaio, si accorse subito dell’intrusa in trappola.
La volpe, vedendo il gallo, capì che aveva ancora una possibilità di salvarsi. “Amico caro” gli disse “Mentre andavo a trovare un mio amico malato sono rimasto imprigionato in questa trappola; ti prego, non dirlo a nessuno: non vorrei che qualcuno si preoccupasse per me. Sono certo che riuscirò a liberarmi col tuo aiuto, senza far perdere tempo agli altri animali”. Ma il gallo sapeva bene che si trattava di un inganno: così, diede la sveglia a tutta la fattoria e per la volpe fu la fine.
I malvagi non meritano aiuto.
ALTRE FAVOLE DA LEGGERE
Ti è piaciuta questa favola? Leggi anche la versione de “Il gallo e la volpe” di Jean de la Fontaine.
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Questa lettera merita di essere letta e condivisa da genitori, insegnanti, dirigenti scolastici, pedagogisti e da chiunque abbia a cuore la sorte dei nostri figli:
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Dipingere con i fiori può essere un bel laboratorio per insegnare a riconoscere i tanti fiori della flora italiana, ma anche un modo per sperimentare tecniche pittoriche diverse e che coinvolgano la manualità.
COME DIPINGERE CON I FIORI
Cosa ti serve:
colori a tempera
fiori di campo e fiori comuni (mi raccomando, non raccogliere specie protette!)
un foglio di carta da disegno e pittura
Come si fa:
Andate in un prato, al parco o in mezzo alla natura: raccogliete un mazzolino di fiori ed erbe variegate; noi abbiamo usato 7/8 specie vegetali diverse (tra cui fiori di trifoglio, tarassaco, bottoni d’oro, ranuncolo selvatico, alcune erbe spontanee), ma non c’è limite al numero. Durante il periodo invernale si possono usare fiori e foglie d’appartamento o le varietà resistenti al gelo.
Raccogliete i fiori, cercando di lasciare ai piccoli la massima autonomia possibile; quando raccoglierete i fiori, potete staccarli dallo stelo con le mani o con una forbicina (noi vi suggeriamo il primo metodo perché vi permette di sguinzagliare i più piccoli e farli raccogliere in libertà); bisogna raccogliere i fiori lasciando qualche centimetro di stelo, che fungerà da impugnatura per immergerli nel colore
Tornate a casa
Preparate in un piattino un po’ di colori a tempera; dovranno essere diluiti solo leggermente: se esagerate con l’acqua, diventeranno troppo poco densi e non riuscirete ad apprezzare le texture dei fiori
Immergete delicatamente un fiore o una foglia dalla forma particolare in un colore; è importante immergerne appena la punta, senza esagerare
A questo punto, picchiettate il foglio con il fiore o la foglia colorata
Potete utilizzare un fiore per ogni colore e sovrapporre i colori tra loro, come nel disegno che abbiamo realizzato noi per la copertina
Se volete, una volta ultimato il disegno, potete incollare al foglio anche i fiori e le foglie che avete utilizzato; col tempo seccheranno, donando alla composizione un tocco materico molto originale
ATTENZIONE: le tempere ad acqua sono colori atossici e facili da lavare; potreste provare anche con gli acrilici. Vi sconsigliamo, invece, di utilizzare gli acquerelli per bambini, poiché il colore non deve essere troppo diluito (altrimenti non si notano le forme di foglie e fiori, che il colore finisce per inzuppare).
Parte dell’originalità di questo laboratorio è nella diversità della flora italiana: noi abbiamo raccolto alcune specie della mezza montagna trentina, in Val di Non. Se voi lo sperimenterete in Liguria, in Sardegna, sull’Appennino o nel Salento (e in ogni altra parta d’Italia, naturalmente), troverete di volta in volta decine di specie diverse: un bel modo per andare alla scoperta delle meraviglie naturali che il nostro paese ci offre.
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Palla prigioniera, conosciuta anche come palla avvelenata, è uno dei giochi a squadre più conosciuti e amati dai bambini di tutto il mondo. Se ti serve un ripasso rapido del regolamento, puoi trovarlo qui sotto, insieme alle varianti e ai nostri suggerimenti.
PALLA PRIGIONIERA / PALLA AVVELENATA
Tipologia: competitivo a squadre Materiale occorrente: una palla, un campo in cui giocare Giocatori: 10 o più giocatori, in numero pari Età: dai 6 anni in su
Dividete a metà il campo di gioco; in fondo a ciascuna estremità del campo tracciate una linea per delimitare l’area dei prigionieri della squadra avversaria.
Le squadre si dispongono ciascuna nella sua metà del campo.
Si sorteggia a caso chi comincerà con la palla, oppure la si lancia al centro del campo.
I giocatori di una squadra devono colpire quelli della squadra avversaria con la palla.
Ogni volta che un giocatore viene colpito, prende la palla e si dispone nella prigione avversaria, ovvero l’area oltre la linea di fine del campo avversario; da lì, può cercare di liberarsi colpendo qualcuno con la palla.
Se un giocatore afferra la palla al volo, non viene eliminato e al suo posto viene eliminato chi ha lanciato la palla.
Se la palla arriva nell’area dei prigionieri, questi possono tentare di liberarsi lanciandola contro gli avversari.
Vince la squadra che riesce ad eliminare tutti gli avversari.
Ricapitolando:
Esistono due modi per eliminare un giocatore: colpirlo con la palla o prendere al volo la palla che ha lanciato
Esiste un unico modo per liberarsi se si viene colpiti: aspettare che il pallone entri nell’area dei prigionieri, raccoglierlo e colpire un avversario col pallone; in questo modo si può liberare un solo prigioniero per volta
I giocatori di una squadra non possono entrare nel campo avversario, né oltrepassare la linea di fondo campo, da cui comincia la prigione della squadra avversaria
Consigli:
Se giocherai in un prato o all’aperto, ti suggeriamo di delimitare il campo di gioco utilizzando dei gessi giganti colorati o del nastro segnaletico bianco e rosso; si tratta di materiali economici e che permettono di allestire un campo in pochi minuti
Ti suggeriamo di utilizzare un pallone morbido; in ogni caso è sconsigliato l’utilizzo di palloni di cuoio o rigidi, che colpendo un giocatore potrebbero fargli male
VARIANTI DELLA PALLA PRIGIONIERA
La variante più diffusa consiste nell’aumentare il numero dei palloni in gioco: la palla prigioniera classica viene giocata con un unico pallone; tuttavia, se ne potrebbero utilizzare due o tre. Considera che il dodgeball, uno sport che riprende gran parte delle regole della palla prigioniera (o meglio, è la sua evoluzione sportivo-agonistica), si gioca con tre palloni!
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Oggi è stata votata dall’Assemblea Nazionale francese la proposta di mettere al bando gli smartphone all’interno delle scuole elementari e medie. La proposta, appoggiata fortemente dal presidente Emmanuel Macron, ha percorso rapidamente il suo cammino verso l’applicazione; così, da settembre, gli “smartphone francesi” dovranno fermarsi all’ingresso degli istituti.
In teoria anche adesso il loro utilizzo sarebbe vietato in classe: gli smartphone dovrebbero rimanere negli zaini; tuttavia, i docenti non possono certo perquisire gli allievi e sequestrare eventuali telefoni accesi, né tantomeno possono e vogliono trasformarsi in gendarmi.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
In Italia, al contrario, il governo Gentiloni ha promosso la “politica di uso accettabile“, tollerando l’utilizzo in classe di smartphone e tablet. Si tratta di una politica ambigua, che ufficialmente permette il loro utilizzo solo a fini didattici; tuttavia, come può un insegnante vigilare sull’uso che venti o trenta studenti fanno dei loro smartphone e, al contempo, svolgere una lezione?
Sul tema, genitori e insegnanti sono spaccati a metà: da un lato, chi vorrebbe promuovere lo smartphone come strumento didattico, dall’altro chi lo ritiene uno strumento di distrazione di massa.
Esistono fondamentalmente due punti critici per cui lo smartphone in classe diventa un’ingestibile distrazione:
L’appeal di chat, app e videogiochi: pensare che uno studente con uno smartphone e una connessione veloce preferisca seguire la spiegazione e gli approfondimenti proposti dal docente invece di scrivere agli amici o divertirsi con un gioco online è simpatica utopia; i pediatri stanno lanciando appelli su appelli per limitare l’uso di smartphone e videogame a casa, perché a scuola le cose dovrebbero essere diverse?
L’impossibilità di vigilare sulle attività della classe: la situazione in classe è già critica; lo dimostrano i numerosi video e filmati che riprendono atti di bullismo di vario genere. Permettere l’uso libero degli smartphone rischierebbe di accentuare il fenomeno.
A favore, invece, dell’introduzione dello smartphone, vi sono:
I possibili usi didattici collaborativi
La possibilità di attuare una didattica sempre più personalizzata, assistita dai media
A proposito dei possibili vantaggi degli smartphone in classe, ti suggeriamo di leggere questo articolo. Che, tuttavia, presenta un cono d’ombra: si parla prevalentemente dell’uso di uno smartphone/tablet da parte di docente e studenti insieme. Dunque, non ha a che vedere con il divieto per gli studenti di portare i loro dispositivi in classe, ma con il proibizionismo tout-court.
Per intenderci: potremmo adottare una soluzione ibrida, in cui ogni classe è dotata di smartphone, tablet e pc (siano essi della scuola, come sarebbe bene, o del docente, come soluzione temporanea e/o d’emergenza) ma al tempo stesso si vieta ai ragazzi di portare in classe i propri dispositivi.
Umberto Eco, a proposito di televisione, parlò di apocalittici e integrati, ovvero chi la condannava e chi la guardava con piacere. In questo caso, però, servirebbe un approccio differente: un’analisi realistica di limiti e potenzialità di questo strumento. Solo così potremo muoverci secondo una logica educativa invece che assecondando ideologie e partigianerie pedagogiche del “pro” e del “contro”.
Anche perché, lo stesso Eco, ha affermato in un’altra occasione che: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli”.
Non c’è incoerenza; il pensiero di questo grande intellettuale era complesso e aveva a che fare con la comprensione del fenomeno mediatico.
La scuola, però, si trova a dover prendere una decisione seria e pragmatica, qui ed ora.
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La lezione frontale rimane da sempre uno dei metodi più utilizzati dagli insegnanti: si tratta di un modello collaudato, relativamente semplice e che – non ce ne vogliano i fautori dell’apprendimento collaborativo – offre buoni risultati.
Tuttavia, non bisogna pensare alla lezione frontale come ad un momento di pura noia; esiste un filone di ricerca educativa che si è concentrato proprio sulle tecniche da inserire all’interno della lezione frontale per mantenere alta l’attenzione degli studenti. Un esempio è la tecnica delle carte delle risposte; un’altra proposta è la pausa attiva.
UN ESEMPIO DI PAUSA ATTIVA: PORTIAMO IL MOVIMENTO IN CLASSE
La pausa attiva nasce dalla considerazione che il movimento fa parte della vita di tutti i bambini; i bambini imparano muovendosi molto più di quanto potrebbe sembrare. E allora, perché non utilizzare proprio il movimento per realizzare dei micro-intervalli all’interno delle lezioni frontali, trasformando lo svago in un’occasione per potenziare gli apprendimenti?
Ecco un esempio:
IL GIOCO DELLE PALLE DI NEVE
Partecipanti: intera classe
Occorrente: un foglio di un vecchio giornale per ciascun bambino Tipologia: competitivo e collaborativo
Ad ogni bambino viene dato un foglio di giornale, che dovrà appallottolare per formare una “palla di neve”
Si divide la classe in due aree; poi si dividono gli studenti in due gruppi che si sistemeranno nelle due aree
Al “VIA!”, ciascuno studente lancia la sua palla di neve nell’area della squadra avversaria; i giocatori devono stare fermi e non possono buttare le palle di neve avversarie fuori dalla propria area
Trascorsi 30 secondi, il gioco si interrompe: vincerà la squadra che ha lanciato più palle di neve nell’area avversaria
Mentre gli studenti tornano ai loro posti, due di loro, uno per squadra, raccoglieranno le palle di neve e le butteranno nel cestino
Questo gioco ha una durata complessiva di 3-5 minuti; il lancio di palline inoffensive, in realtà, è un esercizio di potenziamento oculo-motorio che offre ai ragazzi un’occasione di movimento sempre più rara al giorno d’oggi (specialmente nelle grandi città).
L’insegnante dovrà stabilire precise regole all’inizio: evitare urla e strepiti, tornare al proprio posto in modo ordinato al termine della partita.
Il primo libro divulgativo in lingua italiana per promuovere la tecnica delle pause attive è “Maestra facciamo una pausa?” di Raffaella Mulato e Stephan Riegger, che offrono ai lettori una panoramica sulle sperimentazioni in atto oltre a dedicare un intero capitolo agli esempi pratici. Le pause attive sono esercizi brevi e sicuri, da svolgere in classe; possono durare uno o due minuti, massimo cinque. Il libro contiene anche un supporto multimediale, contenente diversi filmati che mostrano proprio come mettere in pratica la tecnica delle pause attive.
Se sei curioso di saperne di più, puoi leggere gratuitamente le prime 20 pagine del libro su Issuu, cliccando qui.
PRO E CONTRO DELLA PAUSA ATTIVA
I punti di forza di questa tecnica didattica sono:
Il fatto che piacerà moltissimo ai bambini
Il mantenimento dell’attenzione attraverso le micro-pause
La stimolazione motoria, che migliora la qualità dell’apprendimento ed è sempre più necessaria a bambini e ragazzi
Il principale svantaggio, invece, è:
La difficoltà di organizzare delle pause attive “disciplinate”; infatti, se i bambini si disperdono e non rientrano nei ranghi al termine di ciascuna pausa, si rischia di perdere molto più tempo. Inoltre, se non giocano in silenzio, potrebbero disturbare le classi vicine
Per ovviare a questo inconveniente, è necessario un certo allenamento da parte dei docenti. Da un lato, è una buona pratica la lettura attenta del testo “Maestra facciamo una pausa?”, che contiene numerose testimonianze ed esempi pratici; dall’altro, ci vorrà un po’ di esercizio.
WEBSTER, E. K., WADSWORTH, D. D., & ROBINSON, L. E. (2015). Preschoolers’ time on-task and physical activity during a classroom activity break. Pediatric exercise science, 27(1), 160–167.
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