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IL GRANCHIO E SUO FIGLIO

il granchio e suo figlio

IL GRANCHIO E SUO FIGLIO

Fedro

Un giovane granchio, camminando di lato, non si accorse di uno scoglio e si ferì ad una zampa. Tornato a casa, sua mamma, un enorme granchio dal carapace rosso, gli disse: “Figlio mio, per forza ti ferisci! Devi camminare diritto per vedere gli scogli, perché ti ostini a muoverti di lato?”

E il granchietto, dalla lingua tagliente e dalla mente acuta, rispose alla madre: “Camminerò diritto, ma tu, prima fammi da guida!”

 

È sciocco pretendere di insegnare agli altri quando siamo noi i primi ad andare storti (per la strada come nella vita).

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IL VECCHIO E LA ZUCCA

il vecchio e la zucca fiaba africana

IL VECCHIO E LA ZUCCA

Fiaba africana

C’era una volta un pover’uomo, che abitava insieme al figliolo. Un giorno si ammalò e, sentendo che stava per morire, disse al ragazzo: “Quando il mio funerale sarà finito, prendi qualche seme di zucca e piantali sulla mia tomba”. Poi, il vecchio morì. Il figlio, con le lacrime agli occhi, obbedì e fece proprio come gli aveva detto il padre. Le zucche crescevano bene e, quando la prima di esse fu matura, il ragazzo la raccolse e la portò a casa.  Quando tagliò la prima fetta di zucca, scoprì che all’interno era piena di monete d’argento. Pieno di gioia e meraviglia, il ragazzo fu tentato di tagliare anche le altre, ma decise di aspettare che fossero ben mature. E così, nel giro di un mese, il ragazzo era diventato ricchissimo.

Il re di quel paese, venuto a sapere delle zucche magiche, mandò i suoi soldati a derubare il ragazzo, che non poté fare nulla per fermarli. Ma non appena i soldati del re, tornati al palazzo, rovesciarono le monete dalle ceste, al posto loro uscirono ragni, serpenti e scorpioni velenosi. Terrorizzato, il re fece riportare indietro quelle bestiacce al giovane che aveva fatto derubare. Ma quando il ragazzo aprì le ceste, ecco al loro posto le monete d’oro e d’argento.
E così, da quel giorno nessun altro provò a derubarlo.

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L’OSTRICA E I DUE LITIGANTI

L’OSTRICA E I DUE LITIGANTI

Jean de la Fontaine

Due pescatori, durante la pesca, trovarono un’ostrica e si misero a litigare perché non riuscivano a stabilire chi dei due l’avesse trovata per prima e dovesse tenersela. Così, a furia di litigare, decisero di trovare un giudice che potesse risolvere la contesa.

Il giudice, dopo un’attenta riflessione, mangiò l’ostrica. Poi, divise le due parti del guscio e ne diede una a ciascuno dei due litiganti. “Questa è la soluzione migliore” disse loro “ciascuno di voi è stato risarcito della sua parte; e adesso, tornate la lavoro”.

Tra i due litiganti, un terzo gode (specialmente se è un giudice o un avvocato).

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Le fate

le due fate - perrault

Le fate

Charles Perrault

C’era una volta una donna che aveva due figlie: la maggiore era arrogante e superba, mentre la minore era gentile e cortese con tutti. La madre, però, preferiva di gran lunga la prima, che le assomigliava in tutto e per tutto: così, alla più piccola toccavano le pulizie di casa, la cucina e tutte le altre faccende di casa.

Un giorno, mentre andava a prendere l’acqua al pozzo, la ragazza vide un’anziana signora che le chiese una brocca d’acqua; corse subito al pozzo, riempì la brocca e gliela offrì. La vecchia, che in realtà era una fata, le fece un’incantesimo: ogni volta che apriva la bocca per dire una parola gentile, uscivano fiori e pietre preziose.

La madre, vedendo il suo potere, mandò al pozzo anche la sorella, in modo che anche lei ricevesse il dono della fata. Quando però la sorella incontrò l’anziana signora che le chiese dell’acqua, le rispose in malo modo di andarsela a prendere. E così, la fata lanciò anche su di lei un incantesimo: ogni volta che apriva la bocca per dire qualcosa di malvagio o scortese, uscivano rospi e serpenti velenosi.

Quando tornò a casa, la madre, per la rabbia, cacciò di casa la sorella minore, che dovette scappare nei boschi. Per fortuna, però, incontrò il re, che tornava da una battuta di caccia. Il sovrano, vedendo che dalla sua bocca uscivano fiori e pietre preziose, la portò con sé e la sposò. L’altra sorella, trascorse tutta la sua vita da sola e abbandonata da tutti, nel cuore del bosco.

Le parole gentili valgono addirittura più delle pietre preziose. 

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IL CAVALIERE

il cavaliere

IL CAVALIERE

Una favola di Portale Bambini

 

C’era una volta un cavaliere valoroso che, durante una grande battaglia, perse la vita. In punto di morte, chiese agli spiriti che gli permettessero di terminare la guerra. Il guerriero, in punto di morte, si trasformò in un fantasma: riprese la sua spada, indossò l’armatura e ripartì per il fronte: lì, mise in fuga i nemici e, da solo, sconfisse un intero esercito.

Una volta vinta la guerra, il generale volle a tutti i costi incontrare quell’eroe coraggioso, che da solo aveva messo in fuga tanti nemici. Il cavaliere, prima di un’occasione così importante, decise di andare alle terme a fare un bagno per levarsi la polvere di dosso e affidò a uno scudiero la sua armatura, perché la tirasse a lucido. Purtroppo, però, un fantasma, se non è coperto di polvere, è invisibile: così, ne il generale ne gli altri soldati riuscirono più a vederlo per rendergli omaggio. Al cavaliere non restò altro che ringraziare gli spiriti che gli avevano permesso di vincere tutti i nemici e poi, volare in cielo.

Non basta tirarsi a lucido per diventare diversi da ciò che si è realmente.

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IL CONSIGLIO DEI TOPI

il consiglio dei topi

IL CONSIGLIO DEI TOPI

Jean de La Fontaine

In una casa abitava il gatto Mangialardo: era così abile a catturare i topi che questi, per la paura e per evitare di essere divorati, dovevano vivere rintanati nei buchi del pavimento e nelle fessure tra le pareti. Lì, però, non trovavano niente da mangiare e soffrivano la fame. Un giorno, il gatto andò a trovare la sua fidanzata; così, i topi uscirono tutti allo scoperto e si riunirono in consiglio. Il loro presidente, che era un topo assai saggio, propose una soluzione: “Secondo me dovremmo attaccare un campanello al collo del gatto, così tutti noi sentiremo quando si avvicina e avremo il tempo di metterci al riparo”.

Tutti i topi applaudirono questa proposta e la votarono in coro; dopo il voto, però, fu il momento di decidere chi tra i topi avrebbe legato al collo del gatto il campanello: nessuno si offrì volontario: i topi non ne volevano sapere di rischiare la vita in quel modo. E così, il presidente sciolse il consiglio.

 

Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. 

 

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