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CONTRASTARE IL BULLISMO: TRE LABORATORI PER LA SCUOLA

Di seguito riportiamo l’esperienza di una classe quinta della scuola primaria per l’A.S. 2017-2018. In previsione del passaggio alle scuole secondarie di primo grado sono stati organizzati laboratori attivi a scuola per consolidare e approfondire le tematiche legate all’autostima, consapevolezza di sé e degli altri, empatia, prevenzione del bullismo e sviluppo di una sana e positiva mentalità di crescita dei bambini.

I LABORATORI

  • Laboratorio per la creazione di slogan, locandine, campagne di consapevolezza e prevenzione di bullismo e cyberbullismo. Dalla lettura del libro “Lo Smontabulli” e la presentazione dei basilari e fondamentali concetti e termini legati alla pubblicità. I bambini, in gruppi di lavoro, hanno in autonomia concordato sull’argomento di interesse; scelto titolo e slogan. Creato locandine con materiali di recupero o in digitale. Scritto rime e creato siparietti di role-play da mostrare ai compagni.
  • Laboratorio artistico per la realizzazione di ritratti Wonder. Abbiamo letto qualche capitolo di un secondo libro “Wonder” e visto un film molto conosciuto e di grande successo tratto dall’omonimo bestseller divenuto un caso letterario. Un film che ci insegna ad abbattere le divergenze tra gli esseri umani, che la bellezza è soggettiva e che le doti che caratterizzano una persona sono ben altre. Dal personaggio principale e dalla necessità di nascondersi a volte dietro maschere, schermi ed avatar e, imitando lo stile usato nella copertina del libro e nelle varie campagne pubblicitarie annesse, sono nati bellissimi ritratti stilizzati, con pennello e tempere alla vecchia maniera.
  • Laboratorio di informatica: Avatar. ln seguito alla creazione dei ritratti con pennello e tempere abbiamo creato dei poster con uno
    strumento on line liberamente ispirato al libro (Poster creator). Scegliendo tra le opzioni proposte abbiamo analizzato come in semplici immagini stilizzate è pur sempre possibile riconoscere (-si) le differenze facendo delle piccole variazioni sui capelli, forma delle orecchie e del viso. Sui poster abbiamo scelto frasi (precetti) per il miglioramento dell’autostima. I bambini hanno imparato come salvare non riconosciuti sul pc e come modificarle gratuitamente direttamente sul web. Infine queste immagini son state scelte come avatar per il blog di classe.

a cura di Consuelo Napoli,
docente della scuola primaria

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I problemi? A volte siamo noi a crearli

Oggi ti proponiamo di risolvere un rapido test. In psicologia esiste un gioco piuttosto famoso, il test di Watzlawick; su un foglio di carta sono disegnati nove punti, disposti esattamente come quelli della figura qui sotto.

La richiesta è estremamente semplice: bisogna unire tutti e nove i punti, senza mai staccare la penna dal foglio e con un massimo di quattro linee. Incredibilmente, non sono in molti coloro che riescono a risolvere correttamente il problema. E tu, riesci a intravedere una soluzione?

COACHING CREATIVO: ROMPERE LO SCHEMA

La chiave per risolvere questo test è l’intelligenza creativa; certo, servono alcune nozioni basilari di logica e geometria, ma l’elemento distintivo è quello creativo: dopo aver esaminato tutte le possibili soluzioni e dopo aver compreso che ci troviamo in un vicolo cieco, bisogna riuscire a rompere lo schema.

In questo caso, lo schema è il quadrato immaginario intorno ai nove punti; perché non ci hai pensato? Se fai parte di quel 70% (o 90% a seconda dello studio scientifico che ha misurato i risultati) di persone che non sono riuscite ad intravedere la soluzione, semplicemente, non sei riuscita/o a capire che il quadrato formato dai nove punti era uno schema costruito unicamente dalla tua mente: il testo del problema, infatti, non vietava di uscire dai punti.

Questo, naturalmente, vale per la vita di tutti i giorni:

  • Nessuno ha detto che i videogiochi nuocciano ai bambini, eppure molte persone “sentono” che è così
  • Molti bambini si rifiutano di fare sport (nel nostro paese, un bambino su tre è sovrappeso…) e i genitori non trovano soluzioni

Fermiamoci a questi due casi, che sono significativi e si possono applicare con successo alla vita in famiglia.

Nel primo caso, semplicemente, si fa fatica a uscire dallo schema mentale per cui il bambino e il videogioco sono “separati” dal resto della famiglia, come fossero in una bolla invisibile; se provi a giocare insieme ai tuoi bambini, scoprirai che quello stesso videogioco è in grado di costruire relazioni.

Nel secondo caso, pochi genitori riescono a capire che lo schema da forzare è l’idea che sia il bambino a dover fare sport e non la famiglia! Curiosamente, gli osservatori sanitari indicano che anche nella popolazione adulta, una persona su tre è sovrappeso o obesa. La soluzione più logica sarebbe fare sport il sabato e la domenica, genitori e figli insieme. Molti bambini e ragazzi non fanno sport semplicemente perché non sono a loro agio nel contesto sportivo extra-scolastico; ma se fossero al parco o in piscina con mamma e papà, le cose starebbero diversamente.

Questi sono due esempi di schemi mentali che avvelenano le nostre vite e che, con un pizzico di intelligenza creativa, possiamo rompere. E tu, riesci a trovare qualche altro schema da mandare in frantumi?

ESERCIZI PER ALLENARE IL PENSIERO LATERALE

A proposito, se vuoi allenare il pensiero creativo e il pensiero laterale, puoi cominciare da questi esercizi:

Ti suggeriamo, però, di non perdere troppo tempo con libri e allenamenti: non più di 15 minuti al giorno. La creatività si esercita nella vita vera!

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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I TRE TIPI DI INSEGNANTE

tre tipi di insegnante

È possibile tratteggiare dei “tipi di insegnante” senza cadere nello stereotipo? Secondo Lee Canter, studioso di Assertive Discipline nei contesti scolastici, i comportamenti degli insegnanti sono molteplici, ma si possono ricondurre sostanzialmente a tre categorie. Scopriamo insieme quali sono:

INSEGNANTE INSICURO

  • Non dà particolare valore alla disciplina in classe
  • Di fronte ad un comportamento scorretto, se può, fa finta di niente ed evita di intervenire
  • Se invece non può evitare il confronto, potrebbe provare con delle minacce, ma non ci sono conseguenze concrete per il “minacciato”
  • Spesso è incoerente e agisce in modo diverso a seconda delle situazioni
  • Non ha aspettative sui suoi alunni e non le esplicita chiaramente
  • Non richiede (né si aspetta) che gli si obbedisca

Questo insegnante non viene rispettato dagli studenti, che lo mettono alla prova e non riescono a stabilire una relazione positiva di apprendimento; il suo stile potrebbe produrre risultati con gli studenti appassionati della sua disciplina (con i quali riuscirà a comunicare più facilmente), ma difficilmente la classe diventerà un ambiente di apprendimento omogeneo.

INSEGNANTE OSTILE

  • Ritiene che chi si comporta bene faccia solo il suo dovere
  • Ricorre a punizioni e conseguenze spesso esagerate
  • Minaccia i suoi studenti con rabbia
  • Dà giudizi sui suoi studenti piuttosto che sui loro comportamenti, parla loro in seconda persona (“Sei un maleducato!”)

Questo insegnante otterrà disciplina e rispetto in classe, ma sarà temuto dai suoi studenti, che non riusciranno a costruire una relazione positiva con lui; l’apprendimento in un ambiente ostile, infatti, è ostacolato dalle emozioni negative (rabbia e paura)! Inoltre, gli studenti, sapendo di non poter parlare apertamente con l’insegnante, sfogheranno tra loro timori e frustrazioni.

INSEGNANTE RISOLUTO

  • Chiarisce subito alla classe le regole
  • Esplicita le sue aspettative e le sue necessità
  • È coerente, sempre e comunque
  • Stabilisce conseguenze per chi infrange le regole, così come premi per chi le rispetta con particolare solerzia
  • Fa rispettare le regole, senza chiudere un occhio: premi e conseguenze non restano sulla carta, ma sono parte integrante della vita di classe
  • È un ottimo comunicatore e instaura un clima positivo di comunicazione e dialogo

Questo insegnante è quello che Canter auspica: risoluto e determinato, giusto, fermo ma aperto al dialogo. La sua classe rispetta le regole poiché sa bene che ci sono conseguenze per chi si comporta in modo antisociale, ma al tempo stesso vede nell’insegnante una guida.

RISOLUTI SI PUÒ DIVENTARE?

La risolutezza e l’assertività sono virtù che si possono conquistare. Già, non si acquistano: si conquistano, lottando per ogni briciola di risolutezza! La crescita personale, infatti, è una sorta di guerra di trincea: non basta leggere qualche libro o partecipare ad un convegno: per diventare risoluti bisogna riuscire a cambiare se stessi, un’impresa degna di Ercole.

La buona notizia è che puoi cominciare immediatamente, su due fronti. Il primo è quello delle tecniche pratiche per la gestione della classe; ecco due letture brevi che ti suggeriamo:

L’altro fronte è quello delle Soft Skill, le competenze personali e interpersonali; intelligenza emotiva, capacità comunicative, problem solving. Per riuscire a sviluppare competenze in queste aree, puoi procedere secondo il metodo che abbiamo definito coaching creativo: studiare il meglio che è stato scritto/detto, comprenderlo ed infine sintetizzarlo, in modo personale. Quello che in effetti non viene detto, è che non esiste “un’empatia”: esiste “il tuo modo di essere empatico”, che solo tu potrai trovare! Vuoi cominciare il tuo percorso? INIZIA QUI.

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REGOLE IN CLASSE EFFICACI: ECCO COME FARE

regole di classe

Perché un insegnante possa lavorare al meglio, occorre una classe disciplinata: laddove i ragazzi rispettano le regole e l’autorità del docente, sarà più semplice portare l’innovazione didattica e tutte le buone pratiche che permettono di insegnare meglio. Eppure, disciplinare una classe è tutt’altro che semplice!

Le regole in classe hanno un obiettivo fondamentale: far capire con chiarezza quale comportamento ci si aspetta dagli studenti. Una buona classe dovrebbe avere delle regole efficaci, che non lascino spazio alla contestazione.

LE TRE CARATTERISTICHE DELLE REGOLE EFFICACI IN CLASSE

Lo studioso americano Lee Canter, teorico della disciplina assertiva, ha individuato tre elementi chiave da rispettare perché le regole siano efficaci:

  • Le regole devono essere chiare, immediate e comprensibili: “rispetta gli altri” non è una regola efficace; “non alzare le mani”, al contrario, lo è; la regola, in altre parole, non deve essere soggetta all’interpretazione degli studenti
  • Le regole, una volta stabilite, devono valere sempre: se si chiude un occhio una volta, la regola perderà la sua efficacia
  • Agli studenti devono essere ben chiare le conseguenze delle regole: premi per chi le rispetta, azioni correttive per chi le viola; conoscere queste conseguenze in anticipo mette gli studenti in condizione di fare una “scelta informata”

Dopo aver stabilito le regole seguendo questo schema, è possibile utilizzare il Good Behaviour Game (GBG): un gioco a piccoli gruppi che incentiva il buon comportamento degli studenti attivando un meccanismo di controllo tra pari: in altre parole, sono gli stessi compagni a vigilare sul rispetto delle regole. Scopri come funziona qui.

Combinare regole efficaci e rinforzi positivi è il modo migliore per motivare una classe a comportarsi in modo educato e rispettoso. Allo stesso tempo, si riesce a creare un clima di collaborazione e ordine, indispensabile per evitare l’effetto “insegnante cattivo”.

Ecco cosa fare per mettere in pratica questi tre suggerimenti, passo dopo passo:

  • Prova a scrivere su un foglio tutte le regole e verifica che siano chiare, oltre ogni dubbio
  • Stabilisci premi e conseguenze: usando il buonsenso sarà difficile contestare premi e provvedimenti disciplinari; se decidi di applicare il Good Behaviour Game, non si utilizzeranno penalità o punizioni, ma unicamente premi
  • Prepara un cartellone o dei fogli delle regole, in modo tale che la classe abbia sempre accesso ad esse
  • Spiega con chiarezza queste regole e il loro senso agli studenti
  • Una volta entrate in vigore, ricordati che il livello di tolleranza deve essere pari a zero!

 

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IL DIARIO DEI RICORDI

diario dei ricordi

La Maestra Francesca (maestrainbluejeans) ha realizzato un laboratorio particolare per la fine dell’anno scolastico: il diario dei ricordi. Questo diario, estremamente artigianale, si compone di una decina di schede, che servono a focalizzare l’attenzione dei bambini su alcuni ricordi significativi legati all’anno scolastico che sta per concludersi.

In particolare:

  • Un momento in cui il bambino si è sentito artista
  • Un momento in  cui il bambino si è sentito atleta
  • Una lezione appresa
  • Un momento indimenticabile
  • Un momento che ha riempito il bambino di orgoglio

Per ciascuna scheda, c’è uno spazio bianco che il bambino può completare, a piacere, con un’illustrazione o un breve testo. Noi ne abbiamo realizzata una versione illustrata in bianco e nero, che ricalca in modo abbastanza fedele il progetto della maestra Francesca; puoi scaricarlo qui:

COACHING CREATIVO: COSTRUIRE LA CASA DELLA MEMORIA

La memoria autobiografica e la memoria storica (ma in generale tutte “le memorie”) devono essere costruite, sviluppate e mantenute nel tempo. Proprio come una casa, richiedono un lavoro solido e una manutenzione costante: solo così riusciremo a mantenere in forma la nostra memoria negli anni.

Il diario dei ricordi è un esempio di esercizio creativo per allenare la memoria autobiografica dei bambini: attraverso le schede, si focalizzano i pensieri sui momenti che hanno contribuito a renderci quello che siamo.

La memoria è costantemente al lavoro e, cosa ancora più importante, contribuisce in modo continuativo e pervasivo a definire il Sé; cosa significa tutto ciò? Principalmente una cosa: ricordare i momenti positivi e i nostri successi aiuterà i bambini a sviluppare l’autostima e un’immagine positiva di se stessi.

In sostanza: il primo e più grande esercizio di autostima e pensiero positivo è quello attraverso cui rievochiamo e rielaboriamo gli episodi positivi della nostra vita. Ecco perché il diario dei ricordi è tanto importante!

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • BADDELEY A., EYSENCK M. (2011), La memoria, Il Mulino, Bologna
  • BERTI A., BOMBI A. (2005) Corso di psicologia dello sviluppo, Il Mulino, Bologna

 

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LE CARTE DELLE RISPOSTE, PER MANTENERE ALTA L’ATTENZIONE IN CLASSE

carte delle risposte

Mantenere alta l’attenzione in classe significa migliorare la qualità delle lezioni, dell’apprendimento e l’approccio dei ragazzi allo studio. Ma quali sono le tecniche più efficaci per riuscirci? Oggi proviamo con un’idea che arriva direttamente dagli Stati Uniti: le carte delle risposte (o “Response Cards“, RC).

I primi studi su questa tecnica didattica risalgono al 1994, quando tre ricercatori americani Gardner, Heward e Grossi si accorsero che fornire a ogni studente dei cartoncini da utilizzare per rispondere alle domande dell’insegnante, manteneva alta la loro attenzione e migliorava la qualità della didattica. Da allora, numerosi studi hanno messo alla prova – e garantito – l’efficacia delle Response Card.

COME UTILIZZARE LE CARTE DELLE RISPOSTE

Le carte delle risposte sono carte prestampate o precompilate (su un cartoncino, o meglio su un foglio che in seguito si plastifica); tra le più comuni troviamo:

  • Le carte Sì/No
  • Le carte Vero/Falso 
  • Le carte A/B/C/D

Ad ogni studente vengono consegnate le varie carte, in modo che possa scegliere tra le varie opzioni.

Esempio: in una classe di 20 studenti serviranno 20 carte Sì e 20 carte No.

Queste carte sostituiscono le domande che l’insegnante pone durante la lezione: invece che chiedere a un volontario o a uno studente scelto a caso di rispondere, l’insegnante pone la domanda a tutta la classe, scrivendola sulla lavagna; i ragazzi risponderanno scegliendo una delle carte delle risposte e mettendola ben in vista sul banco.

Esempio: abbiamo appena spiegato la differenza tra rettili e anfibi. L’insegnante scrive la domanda: “Il coccodrillo è un rettile?”; gli studenti scelgono tra le carte Sì/No e mettono sul banco la carta che rappresenta la loro risposta.

È possibile realizzare carte personalizzate con varie risposte per le varie lezioni; la loro progettazione è lasciata alla fantasia di ogni insegnante.

PRO  E CONTRO DELLE CARTE DELLE RISPOSTE

Le carte delle risposte, a giudicare dagli studi scientifici comparativi, funzionano; ci sono evidenze positive anche nel caso di studenti con problemi comportamentali e nei contesti più difficili (aree rurali, aree urbane disagiate).

Ma quali sono i principali punti di forza di questa tecnica didattica?

  • Insegnano a distinguere in modo chiaro un quesito e la sua soluzione logica: questo strumento è ideale laddove non vi siano da dare risposte creative, ma unicamente basate su operazioni logiche del tipo vero/falso o con un limitato numero di opzioni
  • Permettono di esercitarsi in un clima disteso e non competitivo, lontano dall’ansia della valutazione
  • Consentono di imparare dagli altri: infatti, guardare le carte dei compagni è perfettamente lecito
  • Proporre in classe queste carte è semplicissimo e non richiede un training apposito: chiunque può utilizzare le carte delle risposte, in sostituzione delle domande agli studenti o come integrazione alla propria spiegazione; si preparano in pochi minuti e la loro applicazione richiede pochi minuti; dunque, perché non provare?

Sul fronte delle critiche, ci sono due obiezioni principali che si potrebbero muovere alla tecnica:

  • Le carte delle risposte, proprio come un quiz a crocette, non permettono di verificare la correttezza del ragionamento dei ragazzi; per assurdo, questi potrebbero rispondere in modo completamente casuale
  • Le carte delle risposte promuovono una visione didattica “tipo quiz”, in cui alla creatività si sostituiscono delle risposte preconfezionate

La prima critica è sensata, ma bisogna considerare il fatto che le Response Card non nascono per analizzare o migliorare la qualità del ragionamento degli studenti, bensì per migliorarne l’attenzione durante le lezioni. I processi logici e cognitivi andranno comunque valutati in un’altra sede.

La seconda critica sarebbe corretta se e solo se l’insegnante utilizzasse esclusivamente le Response Card nel corso delle sue lezioni, caso alquanto improbabile; come ogni strumento, anche le carte delle risposte devono essere progettate ed utilizzate tenendo bene a mente i loro punti di forza così come i limiti. Una buona lezione si progetta a partire da un ventaglio di strumenti, non di uno solo!

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • GARDNER R., HEWARD W. L., GROSSI T. A. (1994), Effects of response cards on student participation and academic achievement: a systematic replication with inner-city students during whole-class science instruction, Journal of Applied Behavior Analysis, 27, pp. 63-71
  • LAMBERT M. C., CARTLEDGE C., HEWARD W. L. (2006), Effects of response cards on disruptive behavior and academic responding by fourth-grade urban students, Journal of Positive Behavior Interventions, 8, pp. 88-99
  • TWYMAN J., HEWARD W. (2018), How to improve student learning in every classroom now, https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0883035516301082#bib0110

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