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Stereotipi? Si superano con la fantasia

Esiste ancora uno stereotipo di genere forte? Le bambine sono messe in secondo piano anche se siamo nel 2017? La risposta la lasciamo agli esperti; quel che è certo è che di stereotipi di genere si parla tanto, sintomo che ancora qualcosa non va.

Basta passare davanti ad una cartoleria o ad un negozio di giocattoli per vedere, da un lato il rosa delle principesse e degli unicorni e dall’altro automobili e robot. E’ una considerazione banale, ma lo stereotipo di genere comincia da qui, dalla volontà – tutta degli adulti – di distinguere i bimbi dalle bimbe, di trovare a ciascuno il giocattolo o l’accessorio più adatto.

Ma perché si creano queste fastidiose categorizzazioni? Probabilmente per mancanza di fantasia; o meglio, poiché mancano la pazienza ed il rispetto necessari a lasciare che la fantasia dei bambini possa svilupparsi in libertà. Proviamo ad ascoltare di più, ad incoraggiare l’espressione dei bambini. Allo stesso tempo, agli adulti manca la forza creativa necessaria ad emanciparsi, a scoprire la propria strada e quel che piace. Così, si ripiega sulle soluzioni già pronte, che la società ha confezionato per noi: gli stereotipi.



Libri, libri per tutti

La fantasia è forte se sostenuta da un immaginario ricco. L’immaginario è l’insieme delle immagini mentali, delle nostre impressioni e credenze; non è qualcosa che si può definire facilmente, ma una cosa è sicura: le letture, così come l’arte, nutrono e favoriscono questo immaginario. Lo arricchiscono, dandogli la forza di influenzare positivamente la nostra vita.

Se vogliamo combattere davvero gli stereotipi, invece di limitarci alla propaganda, la lettura è un passo fondamentale: serve a sviluppare la coscienza critica ma anche a capire chi siamo. Molto spesso si finisce per immedesimarsi con lo stereotipo, non per stupidità né perché lo vuole qualche potere occulto: semplicemente la nostra fantasia è troppo rattrappita per suggerirci una strada.

Questa idea ha guidato Francesca Cavallo e Elena Favilli nella scrittura del bestseller Storie della buonanotte per bimbe ribelli. Un libro che nasce con l’intenzione di mettere in luce tutte quelle storie di donne astronaute, scienziate, scrittrici: donne che non si sono limitate a stare in cucina, ma hanno preso in mano il proprio destino e, tra mille difficoltà, hanno trovato la propria strada.

A SCUOLA DI FANTASIA, con Gianni Rodari: vi consigliamo vivamente di leggere Grammatica della fantasia, testo che affronta proprio il tema dell’immaginario e della fantastica, la disciplina che si occupa della fantasia e delle sue leggi. Potete trovare il libro qui.

Giocattoli in libertà

Si passa poi attraverso il mondo dei giocattoli: tutti i bambini ne hanno un bel po’ nella loro cameretta ed è uno dei terreni di battaglia contro gli stereotipi.

I giochi migliori non hanno colore né genere: sono quelli che attirano tanto i bimbi quanto le bimbe, senza differenza. Giochi di costruzioni, per esempio, ma anche giochi creativi, di società, teatro e drammatizzazioni/travestimenti o rompicapo. Tuttavia, prendete questa considerazione con le pinze: è giusto che i bambini giochino con quel che gli piace.

GIOCHI DA MASCHI O GIOCHI DA FEMMINE? Leggete il nostro approfondimento sui giochi per i maschietti e quelli per le femminucce (o meglio, per smontare questa assurda credenza)

Camerette “unisex”, all’insegna delle avventure

Anche la cameretta dice molto dei suoi occupanti. Su un sito di design, abbiamo trovato alcuni consigli per arredare e decorare le camerette dei bambini, tra cui:

  1. Arte per tutti. Bambini e bambine, in camera ci dovrebbero essere elementi adatti a generare arte. Questi non hanno sesso né colore
  2. No a principesse e supereroi: meglio qualcosa di avventuroso: ad esempio, una tenda degli indiani. Cerchiamo di privilegiare quegli elementi che non hanno di per sé un significato forte, ma che si prestano alla personalizzazione e all’interpretazione, che invitano alla scoperta
  3. Costruzioni, costruzioni, costruzioni: cercate la modularità, elementi che si possano smontare e rimontare. I bambini ne vanno pazzi e sarà per loro l’occasione di costruirsi da sé i propri spazi
  4. Spazio: cercate di lasciare lo spazio per muoversi tra i vari elementi della cameretta

Soprattutto, ricordatevi che sono consigli, non leggi: ciascun genitore, ciascun educatore ha dentro di sé i semi della parità, dell’uguaglianza creativa: bisogna solo ritrovarli nella confusione, dar loro una spolverata e lasciare che germoglino di nuovo vigorosi!



a cura di Matteo Princivalle

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Meditare fa bene ai bimbi: giochiamo a rilassarci con “l’omino del latte” e “il budino” 

Se si insegnasse la meditazione ai bambini di otto anni si eliminerebbe la violenza nel mondo nel giro di una generazione.

La frase del Dalai Lama non è solo una tra le più virali del web ma, probabilmente, anche una delle più vere. Meditare fa bene, sin da piccoli. Ne abbiamo avuto recente testimonianza anche in Italia, dove, presso l’Istituto Comprensivo Foligno 2, è stato avviato, in collaborazione con il maestro di Qigong Mauro Fiorucci, un percorso di meditazione mindfulness pensato per i bambini che hanno vissuto il trauma del terremoto.

Anche in contesti meno drammatici di quello citato, riscoprirsi attraverso tecniche di meditazione e rilassamento può essere una sana abitudine quotidiana, in grado di stimolare l’autostima e la creatività. Oggi traiamo alcuni spunti dal libro Giochiamo a rilassarci di Marina Panatero e Tea Pecunia che ci illustrano come far pratica insieme ai piccoli.

LEGGETE: Giochiamo a rilassarci, in offerta a 6,38 € su Amazon

Le due autrici hanno sottolineato come “In molti paesi tra cui Stati Uniti, Canada, Paesi Bassi, Israele, la meditazione  è stata introdotta nel curriculum scolastico, con ottimi risultati: miglioramento delle prestazioni scolastiche, aumento dell’attenzione, diminuzione dei casi di bullismo e attenuazione di comportamenti aggressivi e ipercinetici”. Meditare aiuta a trovare un equilibrio e a far affiorare spontaneamente idee e soluzioni creative.

Ecco alcuni consigli per incominciare:

  • Non forzate i bambini. Se l’idea di meditare non piace, lasciate perdere ed eventualmente riproponete l’idea più in là nel tempo.
  • Scegliete un ambiente tranquillo. Individuate un luogo dove non ci sono “interferenze”. Spegnete il cellulare ed evitate distrazioni.
  • Insegnate a fare le foglie nel ruscello. Raccontate ai bambini che, mentre si medita, i pensieri affiorano e vanno lasciati scorrere: come nuvole in cielo o come foglie in un ruscello. In questo modo sarà più facile visualizzare le immagini e capire cosa intendete dire.
  • Trovate la posizione più comoda. L’ideale è che il corpo sia centrato e rilassato, il peso deve distribuirsi uniformemente su tutte le parti del corpo che poggiano sul sostegno. L’importante è essere comodi, per i bambini più essere utile iniziare anche banalmente stando seduti su una sedia.
  • Fate attenzione al respiro. Per meditare occorre innanzitutto focalizzare l’attenzione sul respiro. Respirando in modo consapevole, si calma la mente. Spiegate che è normale che durante la respirazione ci si possa distrarre e pensare ad altro. A questo punto basta lasciar andare i pensieri e riportare l’attenzione sul respiro.
  • Invitate a visualizzare  immagini o situazioni rilassanti. Le visualizzazioni aiutano i bambini a controllare i pensieri e ordinare la mente, sfruttando anche la ricca immaginazione a loro disposizione. Può essere utile provare a dire: “Ora immagina di essere un fiore…. è mattina presto… il sole sta sorgendo…. tu sei un fiore… aspetti in silenzio il sole…goccioline di rugiada bagnano i tuoi petali… Il sole sta nascendo e i tuoi petali si aprono… lentamente sbocci… ti apri al sole”. Poi riportate l’attenzione al respiro: “Respira naturalmente. Fa’ un bel respiro… senti il tuo corpo e respira…. Resta ancora un minuto con gli occhi chiusi, quando sei pronto, aprili…”

Oppure si può invitare i bambini ad immaginare di stare in un punto della propria interiorità in cui esistono pace e sicurezza “Sei nel tuo luogo sicuro…. magari sei in mezzo alla natura o in una stanza… E’ un luogo di pace… sei tranquillo…

Due esempi pratici: l’omino di latte per fare la nanna …

La meditazione per i più piccoli deve essere anche gioco. Perché non provare con l’esercizio dell’omino del latte? Leggete qui: “L’aria entra, l’aria esce… senti l’aria nella pancia… senti che si rilassa il viso… rilassa le spalle… la pancia… poi immagina di essere trasparente e dall’alto inizia a scendere il latte e ti riempie partendo dai piedi, il latte ti riempie e sale… alle cosce, alla pancia, al petto, alle spalle, alle braccia, alle mani, al collo, alla testa. Poi il latte trabocca… ti cola addosso, sei un omino di latte. Ora puoi rimanere ancora un attimo con gli occhi chiusi, fa’ tre respiri profondi… quando sei pronto riapri gli occhi”. Questa meditazione aiuta i bambini che faticano a prendere sonno, rilassandoli.

… E il budino per stare attenti

Un’altra meditazione corporea è il “budino”. Si fa così: fate chiudere gli occhi, concentratevi sul respiro e poi suggerite di spostare l’attenzione sulle braccia e sulle mani. Poi invitate i bambini a stringere i pugni e sentire le braccia rigide… i muscoli tesi. Proseguite chiedendo di trattenere il respiro e poi di buttare fuori l’aria lentamente, rilassando contemporaneamente le braccia e le mani … che dovranno diventare molli come un budino…  Ripetete l’esercizio focalizzandosi sulle varie parti del corpo, dalla testa ai piedi. E’ una meditazione utile a rilassare e ritrovare la concentrazione, migliorando l’attenzione.

a cura di Alessia de Falco

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Montessori: la natura come elemento per crescere

Del metodo Montessori si parla tanto, ma si dice poco del pensiero di Maria Montessori circa la natura.

Sapevate che già lei, un secolo fa, sosteneva che i bambini trascorrevano troppo poco tempo a contatto con la natura? Strano? Niente affatto: la città come noi la conosciamo non è di recente invenzione; ce la portiamo dietro dall’Ottocento, epoca delle rivoluzioni industriali. Da allora, sempre più i bambini hanno perso il contatto con la natura.

Bambini e natura

Maria Montessori aveva avuto modo di osservare i bambini giocare all’aperto nei giardini froebeliani. Immediatamente si era accorta del legame magico tra bambini e natura, legame a cui proprio Froebel aveva già dato importanza. La natura è una maestra di spontaneità incredibile.

Nei giardini froebeliani (idea che poi la Montessori condividerà e porterà nelle sue Case dei bambini), i ragazzi avevano a disposizione aiuole da curare, in modo da poter sperimentare in modo diretto il ciclo di vita delle piante. Inoltre, si cercava, dove possibile, di allevare piccoli animali da cortile e realizzare un piccolo orto. Nelle strutture senza spazi adeguati, invece, ci si muniva di vasi.

Prendersi cura degli animali e delle piante, secondo Maria Montessori, è fonte di grande soddisfazione per il bambino: sapere che qualcuno ha bisogno di lui e che il suo lavoro produce la vita è un forte incentivo alla responsabilizzazione ma anche allo sviluppo emotivo, alla capacità di immaginare e controllare le emozioni che popolano il mondo dell’infanzia.

La natura inoltre è una maestra per l’apprendimento. Ne La natura in educazione si parla proprio di alcune attività didattiche realizzate sfruttando la natura, ad esempio le foglie e i rami per studiare le forme geometriche.

EDUCAZIONE AMBIENTALE

Queste attività a contatto con la natura non sono finalizzate solo allo sviluppo sensoriale ed emotivo del bambino, ma sono una parte importante dell’educazione ambientale. Secondo Maria Montessori è fondamentale l’educazione ambientale del bambino. Educazione ambientale però non significa insegnare nozioni sulla natura e sulla salvaguardia dell’ambiente, ma suscitare l’interesse del bambino verso l’ambiente. Fare in modo che si senta parte di un macrocosmo vivo e pulsante.

L’educazione ambientale è una piccola parte di quella che sarà l’educazione cosmica. Il bambino può imparare molto dalla natura: la pazienza, la curiosità, i legami tra le cose.

Cosa possiamo fare?

Senza voler fare lezioni sul metodo Montessori (che ricordiamo, è regolamentato da vari istituti proprio per evitare che sedicenti educatori prendano un po’ di qua e un po’ di là spacciandosi poi per montessoriani; il percorso è lungo e articolato), possiamo però riflettere sull’importanza della natura per i bambini: è un elemento che da pace, aiuta a ritrovare la concentrazione e la serenità e soprattutto è un importante fattore per lo sviluppo dei più piccoli.

Abbiamo già scritto una guida per realizzare esperimenti di giardinaggio in casa, che consideriamo il punto di partenza pratico per riscoprire la natura. Leggetela qui.

Possiamo anche coltivare la curiosità per gli elementi naturali: i bambini rimangono incantati quando vedono un fiume, uno stagno e anche solo un cespuglio fiorito. Approfittiamo per riscoprire con loro gli angoli di natura che sono rimasti nelle città!



a cura di Matteo Princivalle

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Yoga e bambini: un gioco per rilassarsi

Rilassarsi giocando con lo YOGA

Come tutti sanno, lo Yoga è una disciplina orientale millenaria che aiuta a ritrovare una condizione di armonia psicofisica ed è utile a sviluppare la conoscenza di sé. Se eseguita con continuità e costanza diventa uno strumento prezioso per la prevenzione e la cura disagi fisici e psichici.

Lo Yoga può essere insegnato anche ai bambini e rappresenta un toccasana per crescere bene dal punto di vista fisico ed emotivo e per imparare a socializzare in un ambiente ludico e piacevole.La pratica dello Yoga aiuta i più piccoli ad essere consapevoli del proprio corpo e dell’importanza della respirazione, a sviluppare un comportamento altruista e ad apprendere l’importanza del rispetto degli altri e del Pianeta.

Sicuramente occorre premettere che non si tratta di un’imitazione dello Yoga per adulti: deve essere piuttosto inteso come una pratica di gioco e movimento sano, prima ancora un insegnamento delle asana.

Imparare a conoscere il proprio corpo
Il gioco combinato con lo yoga insegna innanzitutto al bambino a conoscere il proprio corpo e a svilupparlo in modo armonioso. Lo yoga ha anche un altro merito: far capire sin da piccoli alcuni principi fondamentali, cioè la non violenza, il controllo di sé attraverso la consapevolezza delle proprie emozioni, il non possedere, e “NIYAMA”, cioè l’accontentarsi, ovvero non volere ciò che hanno gli altri, apprezzando ciò che si ha.
Durante un incontro di Yoga per bambini si possono introdurre diversi elementi. Giochi di squadra o a coppie, esercizi di riscaldamento, asana selezionate appositamente per i più piccoli, che siano adatte alla loro fase di sviluppo, ascolto di musica rilassante, danza e canto, racconti di storie dedicate a temi fondamentali come l’amicizia, il rispetto degli altri e dell’ambiente, momenti dedicati all’arte e alle emozioni, come il disegno e la colorazione dei mandala. Una lezione di Yoga per bambini può avere una durata variabile dai 30 ai 90 minuti a seconda dell’età dei partecipanti.

I benefici dello Yoga per bambini

Praticare Yoga fin da piccoli può essere fonte di numerosi benefici da non sottovalutare. Pensiamo a quante ore della giornata i bambini dedicano alla scuola e ai compiti rimanendo a lungo seduti. Dovrebbero dedicare una parte consistente del loro tempo al gioco e al movimento, ma sempre più spesso ciò non avviene. Lo Yoga aiuta a riportare un equilibrio sano tra impegni, divertimento e relax nelle giornate dei più piccoli.

Dal punto di vista fisico lo Yoga migliora l’elasticità e la flessibilità, la forza, la coordinazione, l’equlibrio e la consapevolezza del proprio corpo. Aiuta a ritrovare un senso di calma e di relax. Permette ai bambini di giocare, di fare attività fisica e allo stesso tempo di entrare in contatto con il proprio sé, con gli altri e con il mondo che li circonda.
Possiamo riassumere così i principali benefici dello Yoga per i bambini. Praticare Yoga sin da piccoli è utile per:
1) Migliorare la concentrazione
2) Stimolare l’equilibrio e l’elasticità.
3) Favorire la libertà di espressione.
4) Sviluppare la consapevolezza del respiro e del proprio corpo.
5) Dedicare più tempo al gioco come fondamentale strumento di crescita.
6) Migliorare la conoscenza di se stessi e la socializzazione.
7) Esprimere al meglio emozioni e stati d’animo.
8) Ridurre ansia, stress e aggressività.
9) Nutrire l’intelligenza razionale e emotiva per imparare a conoscere il mondo.
10) Stimolare la capacità di apprendimento.

Ma cosa vuol dire fare yoga? La parola alla mamma-maestra Sara

Chi è Sara? Sara Tramenote, che scopre lo yoga a trent’anni suonati; che vi si approccia come ad una ginnastica, per poi presto scoprire che fitness non è. Viene conquistata, piuttosto, dalla tranquillità che infonde, dalla libertà cui conduce, dal benessere che regala: al corpo, ma anche alla nostra parte invisibile e rumorosa… Il corso insegnanti, è perché vuole avere i giusti strumenti per raggiungere gli altri, facendo loro un dono prezioso: far venire voglia di conoscere lo Yoga. Si comincia sempre da un piccolo passo, no?

Sai cosa significhi la parola “Yoga”? Questo termine antichissimo significa “unione”: tra corpo, mente e spirito; questa unione, che ci fa stare bene e ci fa rendere conto di essere al mondo anche come parte di un grande Universo, riusciamo ad averla attraverso il respiro, delle posizioni a volte strambe che si chiamano “asana”, e la meditazione (ovvero un profondissimo ascolto di te stesso). Noi che amiamo lo Yoga c’impegniamo a farlo conoscere a più persone possibile… E tra queste persone, ci sei anche tu.

Siediti comodo, con la schiena ben dritta ed ogni parte del corpo rilassata; chiudi gli occhi… Cerca di respirare profondamente con la pancia e, quando butti fuori l’aria, buttala fuori tutta, strizzati insomma, in modo da cambiare completamente quella che circola nel tuo corpo: in questo modo, i tuoi organi, le tua ossa, i tuoi muscoli, tutto di te sarà un luogo pulito e, quindi, più sano.

Prova ora ad aprire le gambe e con esse, sempre stando seduto, cerca di disegnare un rombo, al cui interno piegarti e trovare silenzio; ascolta come, questa volta, il respiro spinga contro la tua schiena… Ecco: hai appena fatto l’ostrica!

Ora alzati, e cerca di sentire i piedi che come radici sprofondano nel terreno; immagina un’energia colorata che risalga lungo tutto il tuo corpo e che esca dalla punta delle dita delle braccia che ora andrai ad alzare… Chiudi gli occhi, e dai alla tua energia il tuo colore; respira, con tutto il tuo tronco, e da tutto il tuo tronco restituisci l’aria che ti è stata prestata.

Siamo già qui, eretti: prova allora a spostare il peso su una sola gamba, e cerca di diventare alto su quella gamba lì; sentirai l’altra leggera ed, allora, perché non la sollevi? Porta ora le mani nella posizione della preghiera, davanti al cuore… E non scordarti di respirare! Tieni lo sguardo su di un punto del pavimento un po’ lontano da te e, lentamente, cerca di portarti sull’altra gamba; se vuoi, puoi ora provare ad unire pollice ed indice di ogni mano… Hai assunto la posizione dell’albero, quindi… Perché non passare naturalmente ad una foglia da questo caduta?

Portati in ginocchio, il sederino sui talloni; piegati ora in avanti, la pancia aderisce alle cosce. Ed ora, stendi le braccia oltre il capo, punta i piedi e su, nel Monte Meru! Le braccia spingono forte contro il suolo, e la tua coda è lanciata verso il cielo; respira, come sempre, ma ascolta questa volta come siano torace e costato, ad aprirsi.

Riporta pure le ginocchia a terra, torna ad essere una foglia… Regalati un momento tutto per te, in cui lasciare andare tutti i pensieri e poter trovare una grande pace.

Ed ora, sempre lentamente, ritorna ad essere presente: qui ed ora. L’hai sentita, la potenza del respiro? Sei riuscito ad ascoltarti profondamente, nel silenzio che la tua mente può creare? Hai visto quanto ci sia da scoprire, del proprio corpo?

Eccolo qui, un soffio di quest’arte unica ed antichissima; è per tutti coloro che vogliano conoscersi a fondo senza paura, nel desiderio di stare bene, con estrema libertà nel cuore e nella mente.

a cura di Alessia De Falco e Sara Tramenote

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Spieghiamo ai bambini la libertà: solo così la storia continua ad aver valore nel tempo

Oggi, 25 aprile, è un giorno speciale per l’Italia, che ricorda con la Festa della Liberazione la fine della dittatura e l’inizio di un nuovo periodo di democrazia per il nostro Paese. Insegnare ai bambini la storia è fondamentale, per conoscere le nostre radici e comprendere il presente. Si tratta di una materia dal potenziale immenso, dato che permette di capire l’immenso potere del passato, per costruire il presente e gettare responsabilmente le basi per il futuro.

Ciascuno di noi è parte di un percorso, fatto di decisioni e valori che vengono trasmessi nel tempo e che portiamo dentro di noi attraverso la cultura e le idee che nel tempo maturiamo. Oggi non vogliamo parlare della storia del nostro Paese, anche se forse ora servirebbe davvero ricordare il passato. Ci teniamo però ad affrontare un tema che rappresenta uno dei pilastri della storia: la lotta per la libertà. E, declinata per i nostri bambini, l’amore ed il rispetto per la libertà. Nostra ed altrui.
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La storia ci insegna che libertà significa rispetto e fiducia nell’altro

Non è facile parlare di libertà, perché essa rappresenta un atto destabilizzante e rivoluzionario. Se ci pensiamo, essere liberi significa poter dire no, esprimere con convinzione ciò che pensiamo, essere fedeli a se stessa prima che agli altri. Si tratta di azioni che implicano un grande equilibrio ed un’altrettanto grande sicurezza, alla base del benessere e della crescita del bambino.

Insegniamo dunque, attraverso la storia e anche con il nostro esempio quotidiano, il rispetto verso se stessi e gli altri. Ci sono no che fanno male, a noi e agli altri, ma che ci rendono intrinsecamente liberi. Così come ci sono sì, spesso altrettanto sofferti, che ci portano avanti nel mondo.
Purtroppo spesso il detto popolare “attira più un cucchiaio di miele che un barile d’aceto” contiene la profonda essenza del nostro essere e dei nostri atti.

Spesso è più facile adattarsi, non esprimere un parere contrario, assuefarsi alla massa che pagare il prezzo di idee contrastanti. Questo è un punto cruciale: libertà significa saper accettare la diversità dei pensieri e delle azioni, nel rispetto reciproco. Libertà significa anche credere nelle regole, nei principi e nei valori che insegniamo, ispirando i nostri figli, dando valide motivazioni per crederci, trasmettendo fiducia e ricordando che prima di tutto vengono l’ascolto ed il rispetto.



Il gioco come strumento per insegnare ad essere liberi

Come possiamo insegnare la libertà ai bambini? Come possiamo spiegare che va a braccetto con il rispetto delle regole? Qualche anno fa Gherardo Colombo, ex-magistrato, e Elena Passerini, formatrice, hanno scritto un saggio su questo tema, intitolato Imparare la libertà. Il potere dei genitori come leva di democrazia.

Un focus particolare è stato posto sulle regole, spesso associate a restrizioni e punizioni. Ciò che invece è importante sottolineare è che esistono regole istitutive, che non limitano l’azione ma creano dei diritti. Sono queste le regole che, secondo gli autori, definiscono la nostra libertà, e permettono di immaginare una transizione dalla società “verticale”, organizzata gerarchicamente, alla società “orizzontale”, basata sull’assunzione individuale di responsabilità.

Al genitore spetta l’interiorizzazione delle regole, insegnando il senso del loro ruolo liberatorio. Spesso scuola e famiglia, implicitamente o esplicitamente, trasmettono un messaggio “verticale”, che di default costituisce il linguaggio dei divieti e delle restrizioni.

Occorre insegnare che il divieto fa parte di un mosaico più ampio che prevede il rispetto dell’altro, sancendo il confine della nostra libertà.In questo contesto, vogliamo evidenziare come il gioco possa essere considerato il luogo d’elezione per l’educazione alla libertà. Se ci pensiamo, i bambini oggi giocano in modo molto meno libero delle precedenti generazioni: trascorrono un tempo limitato all’aperto, giocano poco con oggetti “non prescrittivi” come sassi, biglie o un fazzoletto, usano in modo massiccio i videogiochi.

Insegnare la libertà significa invece non tracciare una mappa di leggi scritte a governare il gioco, ma incentivare i bambino a inventarne di nuove, a negoziarle con gli altri. Solo così si impara il valore delle regole che producono libertà.

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La libertà spiegata ai bambini … con la storia di una matita

Concludiamo questa riflessione citando un paragrafo di un saggio di Leonard E. Read, economista, intitolato Io, la matita:

Sono una matita da scrittura, la matita di legno ordinario familiare a tutti i ragazzi e le ragazze e gli adulti che sanno leggere e scrivere. Scrivere è sia la mia vocazione e il mio hobby, è tutto quello che faccio. Vi chiederete perché dovrei scrivere la mia genealogia. Beh, per cominciare, la mia storia è interessante. E, poi, io sono un mistero, forse più di un albero o un tramonto o anche un lampo di luce. Ma, purtroppo, chi mi usa mi da per scontata, come se fossi un mero incidente senza storia. Questo atteggiamento arrogante mi relega al livello di luogo comune. Si tratta di una specie di grave errore in cui l’umanità non può persistere troppo a lungo senza pericolo. (…) Stiamo morendo per mancanza di meraviglia, non per mancanza di meraviglie.

E’ il nostro modo per dire che, nella nostra piccolezza di esseri umani, minuscole matite per disegnare la storia, è importante ricordarsi dei tratti lasciati da chi è arrivato prima. Nella speranza di provare orrore per gli scarabocchi scuri, meraviglia per le pagine piene di colore.

Vi consigliamo di leggere:

Imparare la libertà. Un libro per genitori coraggiosi, per tutti coloro che ci siano ideali per i quali vale la pena combattere.



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I fattori che influenzano l’autostima

“Educare un bambino non significa fargli imparare qualcosa che non sapeva, ma fare di lui qualcuno che prima non esisteva”.
John Ruskin

Le parole del sociologo britannico ben sintetizzano uno dei compiti più difficili per una mamma o un papà: aiutare il proprio bambino a credere in se stesso. Migliorare l’autostima è una bella sfida: si tratta di costruire il passaporto di equilibrio e sicurezza per entrare nel mondo degli adulti.

Un bimbo che riceve fiducia e motivazione nel contesto familiare, più facilmente si integrerà a scuola e nella vita.  Secondo gli studi, esistono differenti fattori che influenzano l’autostima nei bambini, tra cui: 

  • fattore familiare: attraverso la famiglia il bambino inizia a vedere se stesso e il mondo.
  • fattore sociale: attraverso il contesto amicale il bambino si relaziona con i pari.
  • fattore scolastico: il bambino valuta se stesso in rapporto alla scuola e agli insegnanti.

Qualche consiglio per una robusta autostima

Coinvolgere i bambini nelle decisioni e nelle dinamiche familiari è il primo passo per aiutarlo a credere in se stesso. Banalmente, se andate a fare la spesa, chiedete a vostro figlio cosa manca nelle credenza. Se decidete di cambiare gli arredi della cameretta, fate scegliere a lui o a lei il colore.

Invitate sempre i bambini a “fare la loro parte”, sparecchiando, mettendo in ordine i giochi, senza invadere i loro spazi. E, mai dimenticarlo, visto che non tutte le ciambelle riescono col buco, incoraggiatelo sempre con frasi motivanti, come ad esempio “niente male ma sicuramente puoi farlo meglio … Vediamo insieme cosa si può migliorare“. 

Ecco la nostra palestra settimanale di compiti, gesti ed arte per lavorare sull’autostima. Senza impegno, ma con ingegno!

Amate in modo incondizionato
“Ti voglio bene” è il miglior incoraggiamento. Se il bambino capisce che l’amore non è filtrato dal giudizio e dall’approvazione, sarà più forte davanti alle difficoltà. E reagirà in modo costruttivo agli errori.

Siate sempre modello positivo
I bambini imparano in buona parte per imitazione. Per cui … Credete in voi stessi, altrimenti sarà difficile motivare gli altri.

Correggete il comportamento senza ferire la persona
Tutti sbagliamo, solo che a volte ci dimentichiamo che noi per primi siamo imperfetti. Che fare? Concentratevi sul comportamento, non date giudizi di valore sulla persona. Ricordatevi che è importante valorizzare lo sforzo fatto dal vostro bambino, anche se non è stato in grado di completare. Ammirate la determinazione, non la perfezione.

Incentivate l’assunzione di rischi sani
Fare gli “spazzaneve”, prevenire ogni difficoltà, danneggia l’autostima perché impedisce al bambino non riesce a testare le sue capacità. Se non si scopre fin dove ci si può spingere, ci si riempirà di ansia e paura. Non preoccupatevi: un bambino amato e cresciuto nella fiducia difficilmente supererà il limite e si metterà nei guai.

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