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Non sprecare: riciclo creativo e laboratori naturali

Non sprecare: come insegnare ai bambini l’amore per la natura

Il futuro del nostro Pianeta dipende dai piccoli e grandi gesti che ogni giorni compiamo, ma anche da ciò che insegniamo ai nostri figli. Trasmettere ai bambini l’importanza di uno stile di vita eco-sostenibile non è difficile: serve però il nostro esempio, utilizzando la creatività per rendere tutto più divertente ed istruttivo.

L’insegnamento continuo e graduale permette di acquisire sin da piccoli la consapevolezza degli atti che compiamo e di imparare a rispettare la natura e gli altri. Le parole chiave da ricordarci sempre sono: coinvolgimento, informazione, divertimento.

(Art: Veronika Richterova)

Facciamoci aiutare a differenziare i rifiuti: ecco un gioco!

Per trasmettere ai propri figli uno stile di vita eco-sostenibile, è utile coinvolgerli nelle azioni che compiamo quotidianamente: ad esempio possiamo insegnargli a fare la raccolta differenziata, spiegando cosa succederebbe se accumulassimo rifiuti difficili da smaltire, come le bottiglie di plastica. Trasformiamo in un gioco un’attività che per un adulto è spesso una noia. Ci sono tanti modi per farlo!

Potreste ad esempio inventare un racconto dove i protagonisti sono proprio i rifiuti oppure, in alternativa, i protagonisti potrebbero essere piccoli eroi che cercano di salvare il mondo dalle discariche. Vi segnaliamo inoltre, se i bambini sanno già scrivere, alcuni giochi enigmistici dedicati alla raccolta differenziata. Li trovate qui: https://www.scribd.com/doc/147409709/Gioco-Raccolta-Differenziata

e

Ispiratevi infine ai nostri indovinelli per bambini e inventatene di nuovi, magari sui materiali da riciclare!




Tutto (o quasi) si trasforma: evviva il riciclo creativo!

Non tutto va buttato: spesso alcuni materiali si prestano ad essere riutilizzati per inventare nuovi giochi o fare lavoretti. E’ il caso della carta di giornale che con qualche accortezza si trasforma in cartapesta, ma anche dei rifiuti umidi domestici che possono trasformarsi in un concime naturale per le piante. Spesso pubblichiamo gallery in cui trovate lavoretti con i tappi di plastica, con le bottiglie o con i flaconi di detersivo. Sono tutte idee che servono a spiegare, giocando e divertendosi, come le cose possono trasformarsi e prendere nuova vita.

E’ anche un modo per far capire ai bimbi che spesso ci si diverte con poco e che non abbiamo necessariamente bisogno di tablet o computer per passare il tempo.

Rispettiamo gli spazi comuni e non sprechiamo

Insegniamo ai bambini che si può vivere meglio se sprechiamo meno. Un esempio sono le auto: perché non proviamo ad organizzare una sorta di car-pooling tra genitori? Si tratta di un modo per ottimizzare gli spostamenti e aiutare i piccoli a socializzare. Anche in casa si può fare tantissimo: non c’è bisogno di far scorrere troppa acqua per fare una doccia. Semplicemente, anche chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti aiuta ad evitare inutili sprechi d’acqua o evitare di lasciare accese le luci.

Dulcis in fundo: la pappa non si lascia nel piatto! Magari provate a rendere più divertente i pranzi, raccontando la storia di Mister Zucchina o della Signora Carota. Ne avevamo parlato in un nostro approfondimento su come trasformare il cibo a tavola in un’esperienza ludica. Infine, se vi recate in un parco giochi, ricordate che tutte le strutture presenti sono un bene condiviso e per questo devono essere sempre mantenute in buone condizioni. Non è mai troppo presto per aver cura degli spazi comuni.

Ecco i due esercizi per la settimana

Non vi diciamo nulla di nuovo: ritagliatevi del tempo da dedicare ai vostri figli, sperimentando piccoli lab o giochi creativi per trasmettere un messaggio educativo, in questo caso il rispetto dell’ambiente. Ecco di seguito qualche idea.

Giocare con i doni della natura

Pesciolini profumati, foglie e fiori pressati, cornici di conchiglie, composizioni sotto vetro, collage di semi, zoo di pietra. Potete realizzare tante idee semplici e fantasiose con materiali naturali: fatevi ispirare dai nostri lab!

Creare il “trasforma-gioco” più fantasioso

Scegliete un oggetto che vi piacerebbe riciclare: una bottiglia di plastica, tappi, bastoncini di legno e fate un piccolo laboratorio. Anche in questo caso potete ispirarvi ai molteplici spunti che abbiamo pubblicato negli ultimi mesi: ce n’è per tutti i gusti, basta provare.

a cura di Alessia de Falco

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Un assaggio del metodo danese

Di metodo danese abbiamo già parlato in passato, ma a differenza di altri non avevamo mai scritto un articolo cercando di “riassumere” il metodo (si potrà riassumere un metodo?). Così, abbiamo pensato di introdurlo a partire dai sei punti chiave del libro, che illustrano i principi guida dell’educazione secondo i danesi.

Il metodo danese in sei punti

IL METODO DANESE è stato sintetizzato, intelligentemente, con un acronimo, PARENT (genitore), che peraltro costituisce la scaletta che seguono i capitoli del libro. Sei aspetti dell’educazione e della vita in famiglia, secondo i danesi.

P sta per Play, gioco
Ma non un gioco qualsiasi: quello libero, attraverso il quale i bambini diventano equilibrati e resilienti. E’ il gioco all’aperto, senza regole imposte dall’alto, il gioco che rende davvero felici.
Abbiamo approfondito il tema del gioco libero in una delle nostre “lezioni danesi”: ESERCIZI PER INSEGNARE LA RESILIENZA

A sta per Authenticity, autenticità
La sincerità è importante, molte volte i bambini accettano la verità di buon grado, meglio di quanto non farebbero con una serie di bugie confezionate ad arte. Ed essere sinceri è il primo passo per creare un legame, per insegnare a gestire le emozioni.
Un elemento importante per lavorare sull’autenticità sono le storie; leggete la nostra “lezione danese” a proposito di FIABE E AUTENTICITA’

R per Reframing, ristrutturazione
Riformulare le proprie esperienze, ristrutturarle e riviverle nella nostra mente è un meccanismo innato; tuttavia, imparare a controllarlo può farci vivere molto meglio.

E sta per Empathy, empatia
E’ sulla bocca di tutti, ma soprattutto nei nostri cuori: solo riscoprendo l’empatia riusciremo a cambiare questo mondo. L’empatia, però, non si insegna come la matematica; si pratica, cominciando dall’esempio e dal dialogo.

N di No Ultimatums, nessun ultimatum
I genitori, seguendo il metodo danese, dovrebbero essere democratici, evitando minacce, pene e quel braccio di ferro a cui spesso assistiamo. Partendo dal presupposto che insegnare la democrazia e il rispetto significa crescere bambini più sereni e più educati. Questo non vuol dire che non ci siano regole naturalmente; è un modo diverso di vivere la comunità, più solidale e partecipato ma non per questo meno civile.

T è per Togheterness and Hygge, intimità ed hygge 
La hygge è l’atmosfera di casa, quella che scalda il cuore non appena richiusa la porta alle spalle. Su questo concetto si è scritto e parlato tanto, è uno dei punti di forza dei danesi (ma mica una loro esclusiva, è un concetto antico e trasversale!) e ogni famiglia dovrebbe lavorare in questa direzione.

Vi siete riconosciuti in qualcuno di questi punti? Noi sì: da sempre sosteniamo l’importanza dell’empatia e del dialogo, così come della libertà di sperimentare e sbagliare. Nella pratica non è sempre facile, ma provare può essere divertente. A patto di non farne una questione di principio e di vivere la famiglia con serenità e senza ansie.

Metodo o non metodo?

Di metodi educativi è pieno il mondo. Soprattutto, ne sono piene le librerie. Verrebbe da pensare che qualcuno ha da guadagnare nel vendere queste ricette per la felicità un tanto al chilo. Ma come stanno davvero le cose? Un grande filosofo del novecento, Feyerabend, si è schierato contro il metodo, dicendo che tra scienza e magia la differenza era sottile. Un altro, Michael Serres, ha rincarato la dose, sostenendo che dal metodo non nasce nulla e che le più grandi scoperte dell’umanità sono nate “per caso” (semplificandolo all’estremo). Entrambi sostenevano che non dovremmo perdere la nostra umanità per far spazio a un metodo.

Più recentemente, abbiamo recensito il libro ESSERE GENITORI NON E’ UN MESTIERE, secondo cui è sbagliato vedere i genitori come “professionisti”; ci vuole amore spontaneo e buonsenso, non un manuale d’istruzioni. Ma allora perché parliamo di metodo danese? La soluzione, secondo noi, sta nel mezzo: studiare un metodo (o un libro sull’educazione) deve essere un momento di riflessione, di crescita personale. L’errore sta nel seguirlo in modo rigido, o nel sentirsi in colpa quando ce ne allontaniamo.

La consapevolezza non è mai un male. La conoscenza neppure. Sicuramente abbiamo tanto da imparare, senza per questo vivere la famiglia come una sfida: deve essere un luogo armonioso e felice, in cui la spontaneità è padrona. Ecco perché, nonostante tutto, ci sentiamo di condividere con voi gli spunti sul metodo danese.

VOLETE APPROFONDIRE? VI CONSIGLIAMO DI LEGGERE: IL METODO DANESE PER CRESCERE BAMBINI FELICI ED ESSERE GENITORI SERENI

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Scusa: una delle sei paroline magiche da insegnare

Non è semplice ammettere un errore anche se è il modo migliore per crescere e migliorare le nostre relazioni. Pensiamoci: quante volte abbiamo chiesto scusa di recente, pur sapendo di essere dalla parte del torto?

Chiedere scusa non è mai un segnale di debolezza. Eppure oggi viene questa parola viene usata quasi come forma di scherno o come distratto intercalare: serve per far presente che non abbiamo capito qualcosa, una sorta di “mi dispiace”. L’aver perso la buona abitudine di scusarsi spesso ha impatto anche sui bambini, che spesso si scusano soltanto per farci contenti, senza aver riflettuto abbastanza sull’errore commesso.

Sicuramente insegnare ai più piccoli a scusarsi è una bella impresa. E’ però importante provarci, per far capire il valore delle azioni compiute e focalizzarci su un aspetto importante della vita. Per convivere in equilibrio è necessario riconoscere i propri errori, per evitare di ripeterli: spesso questo non accade e ci ostiniamo a sostenere la nostra posizione, anche quando siamo palesemente in torto.

Iniziare da piccoli a chiedere scusa, sinceramente pentiti, è una grande risorsa per il futuro. Partiamo dalle piccole azioni quotidiane: se il nostro bambino rompe un giocattolo di un amico, facciamogli presente che ha fatto una cosa sbagliata ed incoraggiamolo a chiedere scusa e a far giocare l’altro bimbo con i suoi giochi. Accompagnare un’azione errata ad un gesto altruista è un ottimo esempio per educare i nostri figli a non combinare guai e ad essere sempre gentili.

In questo modo, i bambini capiranno qual è l’azione scorretta e qual è quella corretta. Chiedere scusa però non basta: occorre l’empatia.
Occorre insegnare ai bambini “a non farlo più”, entrando in sintonia con la persona cui “fanno del male”.

LA PICCOLA PALESTRA DELLA PAROLA “SCUSA”

L’educazione emotiva è fondamentale ed è importante, come diciamo sempre, saper gestire le emozioni. Uno psicologo statunitense, Erik Fisher, in una recente intervista alla CNN ha proposto a questo proposito “Il mantra della famiglia”, per imparare a parlare insieme di sentimenti ed emozioni. Si fa in 4 step:

  • Pensare ai valori che si vogliono trasmettere e creare un “mantra di famiglia” che li espliciti: del tipo “noi siamo i Johnson e aiutiamo gli altri”.
  • Essere d’esempio: dobbiamo per primi scusarci, cambiando il nostro comportamento se sbagliato.
  • Saper vedere le cose sotto una diversa luce: aiutiamo i bambini a figurarsi come possano sentirsi gli altri , chiedendo come starebbero se fosse successo a loro o come pensano si senta il loro amico o ancora di cosa avrebbe bisogno per stare meglio.
  • Seguire la regola del “due volte al giorno”, cioè ogni giorno bisogna dire o fare almeno due cose gentili per qualcuno altro.

Se vuoi approfondire o trovare nuovi spunti, ti ricordiamo un libro che abbiamo recentemente presentato sulla nostra pagina Facebook. Si intitola Le sei storie delle parola magiche, edizioni Gribaudo, ed è stato scritto da Sara Agostini con le illustrazioni di Marta Tonin.

Parla con leggerezza di sei parole rimosse nel nostro vivere quotidiano (Ti voglio bene, Per piacere, Grazie, Scusa, Pazienza, Ciao) che possono aiutarci ad affrontare con serenità anche i momenti di tensione più forte con gli altri.

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Giochi rompicapo in legno per bambini

Rompicapo di legno per piccoli enigmisti (4-6 anni)

Le abilità logiche e il pensiero laterale si possono allenare sin dalla tenera età. L’importante è non proporre mai giochi troppo difficili per l’età e le abilità del bambino, per evitare che abbandoni il rompicapo in preda alla frustrazione!

Noi vi consigliamo caldamente di cominciare da uno dei due giochi proposti qui sotto: l’aeroplano da smontare e rimontare oppure la Torre di Hanoi di legno (con soli tre dischi però!). La soluzione è semplice da trovare anche per i meno esperti; un ottimo modo per introdurre i giochi di logica ai bambini.

L’AEROPLANO

L’aeroplano rompicapo è un primo approccio, semplice e adatto ai piccini, ai giochi di logica. L’obiettivo del gioco è smontare e rimontare questo velivolo di legno. Si tratta di un gioco FACILE, indicato come primissimo approccio ai rompicapi.aeroplano rompicapo in legno

Il giocattolo è composto da 9 pezzi di legno; contiene pezzi piccoli per cui è meglio aspettare che i bambini siano grandi abbastanza da non rischiare di ingerirne qualcuno.

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LA TORRE DI HANOI 

Uno dei giochi di logica più famosi e difficili al mondo. Vi rimandiamo alla pagina Wikipedia se vi interessa approfondire il rompicapo e la soluzione da un punto di vista matematico.

Come si gioca? Si comincia con tutti gli anelli disposti in ordine decrescente (come nella figura qui sotto). Obiettivo è spostare la torre, sempre in ordine crescente, su un altro paletto. Si può muovere però un solo disco per volta e bisogna impilarli sempre in ordine decrescente (non è possibile mettere un disco più grande su di uno più piccolo).
Quante mosse servono per spostare una torre composta da tre dischi? Il numero minimo è sette mosse.

Ma con nove dischi non diventa difficilissimo da risolvere? Assolutamente sì! Per far divertire i piccoli bisogna cominciare con tre dischi (la soluzione in questo caso è FACILE) e, una volta che prendono confidenza, aumentare a 4 o al massimo 5 dischi. Il livello di difficoltà è progressivo; questo significa che prima di aggiungere un disco è bene aspettare che il bambino abbia imparato a risolvere con semplicità lo step precedente. Un segreto? La maggior parte dei grandi non riesce a risolvere questo rompicapo con nove dischi. 

torre di hanoi: gioco di logica in legno

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Rompicapo di  legno intermedi (7-10 anni)

LA PIRAMIDE 

Un altro gioco logico per bambini, sempre prodotto artigianalmente in legno è quello della piramide. La soluzione dell’enigma è MEDIA, con nove blocchi da sistemare nella base di legno per formare la piramide come quella della figura.
piramide rompicapo di legno

 

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IL MAIALINO 

Smontare e rimontare questo maialino di legno (interamente in TEAK) può sembrare semplice, ma vi assicuriamo che si tratta di una sfida di livello INTERMEDIO anche per i più grandicelli.

maialino di legno

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Bisogna aiutare i bambini a trovare la soluzione?

In linea di massima vale il principio montessoriano “aiutami a fare da solo”: possiamo smontare e rimontare un rompicapo insieme ai bambini le prime volte, ma poi è bene che siano liberi di sperimentare e fare da sé. Quello che invece è utile è spronarli affinché la motivazione sia sempre alta.

Dobbiamo ricordarci che mentre un videogioco è in grado di catturare e mantenere l’attenzione del bambino da sé, anzi, se non ne moderiamo l’utilizzo arriva a diventare una dipendenza, con i rompicapi, i giochi di logica, gli indovinelli non accade la stessa cosa. Siamo noi a dover rendere magico il momento di questi giochi, a dover guidare i più piccoli affinché ne scoprano la magia e la bellezza.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: La nostra pagina sugli indovinelli logici

LOGICA GIOCHI è il distributore di tutti i rompicapo mostrati in questa pagina. Abbiamo selezionato quest’azienda per la qualità e l’assortimento del suo catalogo, che ci è piaciuto da subito. Questo non è un articolo sponsorizzato. 

Logica Giochi è un produttore di rompicapo di qualità

a cura di Matteo Princivalle

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Evviva la curiosità: un’amica preziosa

Sempre più spesso si parla di bambini apatici, che non si appassionano a nulla. Vi capita mai di chiedere al vostro piccolo che gira inquieto per casa: “Hai tanti giocattoli. Perché non ne prendi uno e ci giochi un po’? A volte la risposta è: “Non so cosa fare”. O anche: “Non mi va”.

Non preoccupatevi però. Siamo i primi a sostenere che i bambini non debbano essere oberati di impegni ed attività e che un po’ di noia aiuti a reinventarsi le giornate, riscoprendo la fantasia.

È però importante non confondere la noia con l’apatia, una condizione che spesso ritroviamo anche negli adolescenti e negli adulti che di fronte a un sovraccarico di stimoli, si trovano ad essere passivi e svogliati. Sembra un paradosso, nell’epoca dell’iper informazione, ma in realtà si tratta solo di una conseguenza della pioggia di fatti e notizie che ci arrivano in tempo reale, di stimoli sempre più simultanei, di ritmi frenetici e stressanti.

Anche questa non è una novità e sicuramente è una condizione con cui inevitabilmente ci troviamo costretti a convivere, salvo decidere di abbandonare tutto e trasferirsi su un’isola deserta. Che fare? (Ammesso di non trasferirsi su un’isola deserta …)

Albert Einstein diceva: “Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso”. Questo è un buon punto di partenza. La curiosità, ci aiuta a vincere il male oscuro dell’indifferenza, così diffuso al giorno d’oggi. Essere curiosi non significa farsi i fatti degli altri, come spesso ci incentivano a credere i social media. Piuttosto significa riscoprire il senso critico, senza limitarsi all’apparenza, talvolta ingannevole, delle cose.

PERCHÉ LA CURIOSITÀ FA BENE

La curiosità è un’arma potentissima a disposizione di adulti e bambini: insegna a non avere limiti e a provare a superarli quando ci sono. Allenare la mente ad essere curiosa permette di vedere il mondo con lenti diverse, a non arenarsi di fronte alle difficoltà, a scoprire angoli e sfumature nascoste, a non fossilizzarsi in inutili convinzioni, a provare ad immaginare qualcosa che nessuno ha immaginato prima.

Significa vivere con passione e credere nei sogniEppure abbiamo visto che questa risorsa, innata nei bambini, viene spesso sottovalutata o peggio dimenticata. Riscoprirla ed allenarla nel quotidiano non è difficile, anzi lo facciamo senza accorgercene. Ecco tre azioni quotidiane per stimolarla e un esercizio creativo da fare in famiglia, insieme.

PARLIAMO A TAVOLA

La cena in famiglia può essere una preziosa palestra per la curiosità. Facciamoci raccontare cos’é successo durante il giorno, ascoltiamo, chiediamo pareri e opinioni, senza interrompere e sovrapporci. E, soprattutto, senza TV accesa o smartphone a portata di mano.

LEGGIAMO

Informarsi è sempre un buon modo per far nascere in noi buone domande e nuovi interessi. Cerchiamo sempre di confrontare più fonti quando ci documentiamo su un fatto e ricordiamoci che nessun parere è verità assoluta, anche se tutti devono essere rispettati.

DIFENDIAMO LE NOSTRE IDEE, RISPETTANDO QUELLE ALTRUI

Pensarla diversamente non è un reato, ma un arricchimento. Insegniamolo sin dalla più tenere età, ricordando che è importante avere le proprie idee e crederci, ma è altrettanto importante rispettare ciò che pensano gli altri. Dal confronto, dalla contaminazione, nascono le soluzioni migliori e realmente innovative.

UN GIOCO PER TUTTA LA FAMIGLIA

Sapete qual è un buon modo per allenarsi in famiglia ad essere curiosi? Magari può non piacere a tutti, ma fare piccoli esperimenti scientifici (come ad esempio mettere un po’ d’olio nell’acqua e vedere ciò che succede), piantare insieme dei semini e coltivarli, aiuta i bambini ad interessarsi di ciò che accade intorno a loro.

Un’altra cosa da fare insieme è preparare il libro degli animali o delle piante (magari carnivore, un successone tra i piccoli): basta munirsi di un quadernone ad anelli, cartelline plastificate, fogli.

Una o due volte a settimana potete preparare una piccola scheda con l’immmagine di un animale ed un breve testo sulle sue caratteristiche, anche ovviamente pescando da Internet, stampando testi e immagini. Oppure potete fare dei collage. Così facendo stimolerete i bambini, da sempre piccoli scienziati, realizzando una piccola enciclopedia personalizzata sulla base dei gusti dei lettori.

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Esperienze sensoriali: l’educazione da salvare

Sempre più spesso i bambini non fanno abbastanza esperienza dei propri sensi. Rimangono incollati agli schermi e si divertono con i videogiochi, “scordandosi” di quelle attività come i giochi con le costruzioni, i pasticci artistici e

Non stiamo parlando dei primi anni di vita dei bambini! All’asilo nido e alla scuola dell’infanzia si da tantissima importanza allo sviluppo sensoriale. Purtroppo, però,da qualche parte nel passaggio alla scuola primaria si perde questo elemento. E così, gli stessi bambini che a 5 anni erano instancabili artigiani, si ritrovano a 8, 9 anni che, terminati i compiti, si intrattengono facendo scorrere il dito su un tablet o con gli occhi fissi davanti a uno schermo.

L’IMPORTANZA DI SVILUPPARE LA MANUALITÀ E GLI ALTRI SENSI

La maggior parte dei pedagogisti concorda nel sottolineare l’importanza della manipolazione per l’educazione del bambino. Manipolazione attraverso cui si sviluppa il cervello, ma soprattutto si rafforza l’identità del bambino attivo. Al contrario degli schermi di tv e tablet, che esaltano il ruolo passivo del bambino, la semplice fruizione di un contenuto ideato e realizzato da altri.

Chi muove le sue dita in modo maldestro ha anche un intelletto maldestro nonché idee e pensieri poco flessibili, mentre invece colui che è capace di muovere le sue dita bene ha anche pensieri e idee flessibili ed è in grado di compenetrare l’essenza delle cose.

Rudolf Steiner

Guardare un bambino rende evidente che lo sviluppo della sua mente passa attraverso i suoi movimenti.

Maria Montessori

Il lavoro manuale con un fine pratico aiuta ad acquisire una disciplina interiore.

Maria Montessori

Imparare a modificare il mondo con le proprie mani, in modo sottile, ci insegna che possiamo farlo anche con la mente. Perché? Semplicemente perché anche il gesto più piccolo è frutto di un’accurata progettazione da parte del bambino.

Manualità è libertà. Libertà di fare e di creare. Questo è il messaggio più potente che dovremmo diffondere.

I sensi sono creatività autentica, sono un modo tutto nostro di percepire e interpretare il mondo. Rispetto alla tv, che mostra il mondo visto dalla finestra di un altro, i sensi sono la nostra finestra, quella che nessun altro ha.

EPPURE NON VENGONO CONSIDERATI ABBASTANZA

Lo sviluppo sensoriale non gode di grande fama presso le agende politiche. Se da un lato sempre più famiglie scelgono un metodo educativo (e di conseguenza le scuole) ispirato alla pedagogia montessoriana o steineriana, purtroppo il “senso comune” è focalizzato sulle competenze e sull’alternanza scuola lavoro.

Questo fa sì che, entrando nella scuola primaria, si comincino a costruire, mattoncino dopo mattoncino, quelle competenze considerate utili per il futuro, a scapito delle emozioni e dei sensi. Si rinuncia al mondo della creatività infantile per concentrarsi sul “mondo delle materie e dei saperi”, un’imitazione di quello dei grandi.

COSA POSSIAMO FARE?  

Pensiamo all’essere bambini come a qualcosa di importante. Non è una perdita di tempo. Né il gioco è “il lavoro dei bambini”. Giocare è giocare, è esperienza di vita, è un tassello fondamentale dell’educazione. Fate giocare i bambini.

Poi pensiamo che a 8 anni un bambino non è meno bambino, può comunque divertirsi col bricolage, coi soldatini e con l’arte. Anzi, è importante che lo faccia! Un ragazzo abituato a manipolare e a usare i sensi crescerà in armonia, sicuramente più forte e più pronto ad affrontare il mondo.

C’è una difficoltà in più rispetto al passato: la tecnologia è potente ed insidiosa, si insinua nelle case e comincia a strappare spazio e importanza a tutte le altre attività, manualità inclusa. Non serve una caccia alle streghe tecnologica, è sufficiente che i grandi costruiscano una rete intorno ai bambini per valorizzare quel mondo di attività fisico-manuali che sta lentamente scomparendo dall’infanzia. Quindi: mamma e papà, fate scoprire ai bambini la bellezza dei piccoli lavoretti creativi!

a cura di Matteo Princivalle

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