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Scusa: una delle sei paroline magiche da insegnare

Non è semplice ammettere un errore anche se è il modo migliore per crescere e migliorare le nostre relazioni. Pensiamoci: quante volte abbiamo chiesto scusa di recente, pur sapendo di essere dalla parte del torto?

Chiedere scusa non è mai un segnale di debolezza. Eppure oggi viene questa parola viene usata quasi come forma di scherno o come distratto intercalare: serve per far presente che non abbiamo capito qualcosa, una sorta di “mi dispiace”. L’aver perso la buona abitudine di scusarsi spesso ha impatto anche sui bambini, che spesso si scusano soltanto per farci contenti, senza aver riflettuto abbastanza sull’errore commesso.

Sicuramente insegnare ai più piccoli a scusarsi è una bella impresa. E’ però importante provarci, per far capire il valore delle azioni compiute e focalizzarci su un aspetto importante della vita. Per convivere in equilibrio è necessario riconoscere i propri errori, per evitare di ripeterli: spesso questo non accade e ci ostiniamo a sostenere la nostra posizione, anche quando siamo palesemente in torto.

Iniziare da piccoli a chiedere scusa, sinceramente pentiti, è una grande risorsa per il futuro. Partiamo dalle piccole azioni quotidiane: se il nostro bambino rompe un giocattolo di un amico, facciamogli presente che ha fatto una cosa sbagliata ed incoraggiamolo a chiedere scusa e a far giocare l’altro bimbo con i suoi giochi. Accompagnare un’azione errata ad un gesto altruista è un ottimo esempio per educare i nostri figli a non combinare guai e ad essere sempre gentili.

In questo modo, i bambini capiranno qual è l’azione scorretta e qual è quella corretta. Chiedere scusa però non basta: occorre l’empatia.
Occorre insegnare ai bambini “a non farlo più”, entrando in sintonia con la persona cui “fanno del male”.

LA PICCOLA PALESTRA DELLA PAROLA “SCUSA”

L’educazione emotiva è fondamentale ed è importante, come diciamo sempre, saper gestire le emozioni. Uno psicologo statunitense, Erik Fisher, in una recente intervista alla CNN ha proposto a questo proposito “Il mantra della famiglia”, per imparare a parlare insieme di sentimenti ed emozioni. Si fa in 4 step:

  • Pensare ai valori che si vogliono trasmettere e creare un “mantra di famiglia” che li espliciti: del tipo “noi siamo i Johnson e aiutiamo gli altri”.
  • Essere d’esempio: dobbiamo per primi scusarci, cambiando il nostro comportamento se sbagliato.
  • Saper vedere le cose sotto una diversa luce: aiutiamo i bambini a figurarsi come possano sentirsi gli altri , chiedendo come starebbero se fosse successo a loro o come pensano si senta il loro amico o ancora di cosa avrebbe bisogno per stare meglio.
  • Seguire la regola del “due volte al giorno”, cioè ogni giorno bisogna dire o fare almeno due cose gentili per qualcuno altro.

Se vuoi approfondire o trovare nuovi spunti, ti ricordiamo un libro che abbiamo recentemente presentato sulla nostra pagina Facebook. Si intitola Le sei storie delle parola magiche, edizioni Gribaudo, ed è stato scritto da Sara Agostini con le illustrazioni di Marta Tonin.

Parla con leggerezza di sei parole rimosse nel nostro vivere quotidiano (Ti voglio bene, Per piacere, Grazie, Scusa, Pazienza, Ciao) che possono aiutarci ad affrontare con serenità anche i momenti di tensione più forte con gli altri.

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Giochi rompicapo in legno per bambini

Rompicapo di legno per piccoli enigmisti (4-6 anni)

Le abilità logiche e il pensiero laterale si possono allenare sin dalla tenera età. L’importante è non proporre mai giochi troppo difficili per l’età e le abilità del bambino, per evitare che abbandoni il rompicapo in preda alla frustrazione!

Noi vi consigliamo caldamente di cominciare da uno dei due giochi proposti qui sotto: l’aeroplano da smontare e rimontare oppure la Torre di Hanoi di legno (con soli tre dischi però!). La soluzione è semplice da trovare anche per i meno esperti; un ottimo modo per introdurre i giochi di logica ai bambini.

L’AEROPLANO

L’aeroplano rompicapo è un primo approccio, semplice e adatto ai piccini, ai giochi di logica. L’obiettivo del gioco è smontare e rimontare questo velivolo di legno. Si tratta di un gioco FACILE, indicato come primissimo approccio ai rompicapi.aeroplano rompicapo in legno

Il giocattolo è composto da 9 pezzi di legno; contiene pezzi piccoli per cui è meglio aspettare che i bambini siano grandi abbastanza da non rischiare di ingerirne qualcuno.

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LA TORRE DI HANOI 

Uno dei giochi di logica più famosi e difficili al mondo. Vi rimandiamo alla pagina Wikipedia se vi interessa approfondire il rompicapo e la soluzione da un punto di vista matematico.

Come si gioca? Si comincia con tutti gli anelli disposti in ordine decrescente (come nella figura qui sotto). Obiettivo è spostare la torre, sempre in ordine crescente, su un altro paletto. Si può muovere però un solo disco per volta e bisogna impilarli sempre in ordine decrescente (non è possibile mettere un disco più grande su di uno più piccolo).
Quante mosse servono per spostare una torre composta da tre dischi? Il numero minimo è sette mosse.

Ma con nove dischi non diventa difficilissimo da risolvere? Assolutamente sì! Per far divertire i piccoli bisogna cominciare con tre dischi (la soluzione in questo caso è FACILE) e, una volta che prendono confidenza, aumentare a 4 o al massimo 5 dischi. Il livello di difficoltà è progressivo; questo significa che prima di aggiungere un disco è bene aspettare che il bambino abbia imparato a risolvere con semplicità lo step precedente. Un segreto? La maggior parte dei grandi non riesce a risolvere questo rompicapo con nove dischi. 

torre di hanoi: gioco di logica in legno

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Rompicapo di  legno intermedi (7-10 anni)

LA PIRAMIDE 

Un altro gioco logico per bambini, sempre prodotto artigianalmente in legno è quello della piramide. La soluzione dell’enigma è MEDIA, con nove blocchi da sistemare nella base di legno per formare la piramide come quella della figura.
piramide rompicapo di legno

 

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IL MAIALINO 

Smontare e rimontare questo maialino di legno (interamente in TEAK) può sembrare semplice, ma vi assicuriamo che si tratta di una sfida di livello INTERMEDIO anche per i più grandicelli.

maialino di legno

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Bisogna aiutare i bambini a trovare la soluzione?

In linea di massima vale il principio montessoriano “aiutami a fare da solo”: possiamo smontare e rimontare un rompicapo insieme ai bambini le prime volte, ma poi è bene che siano liberi di sperimentare e fare da sé. Quello che invece è utile è spronarli affinché la motivazione sia sempre alta.

Dobbiamo ricordarci che mentre un videogioco è in grado di catturare e mantenere l’attenzione del bambino da sé, anzi, se non ne moderiamo l’utilizzo arriva a diventare una dipendenza, con i rompicapi, i giochi di logica, gli indovinelli non accade la stessa cosa. Siamo noi a dover rendere magico il momento di questi giochi, a dover guidare i più piccoli affinché ne scoprano la magia e la bellezza.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE: La nostra pagina sugli indovinelli logici

LOGICA GIOCHI è il distributore di tutti i rompicapo mostrati in questa pagina. Abbiamo selezionato quest’azienda per la qualità e l’assortimento del suo catalogo, che ci è piaciuto da subito. Questo non è un articolo sponsorizzato. 

Logica Giochi è un produttore di rompicapo di qualità

a cura di Matteo Princivalle

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Evviva la curiosità: un’amica preziosa

Sempre più spesso si parla di bambini apatici, che non si appassionano a nulla. Vi capita mai di chiedere al vostro piccolo che gira inquieto per casa: “Hai tanti giocattoli. Perché non ne prendi uno e ci giochi un po’? A volte la risposta è: “Non so cosa fare”. O anche: “Non mi va”.

Non preoccupatevi però. Siamo i primi a sostenere che i bambini non debbano essere oberati di impegni ed attività e che un po’ di noia aiuti a reinventarsi le giornate, riscoprendo la fantasia.

È però importante non confondere la noia con l’apatia, una condizione che spesso ritroviamo anche negli adolescenti e negli adulti che di fronte a un sovraccarico di stimoli, si trovano ad essere passivi e svogliati. Sembra un paradosso, nell’epoca dell’iper informazione, ma in realtà si tratta solo di una conseguenza della pioggia di fatti e notizie che ci arrivano in tempo reale, di stimoli sempre più simultanei, di ritmi frenetici e stressanti.

Anche questa non è una novità e sicuramente è una condizione con cui inevitabilmente ci troviamo costretti a convivere, salvo decidere di abbandonare tutto e trasferirsi su un’isola deserta. Che fare? (Ammesso di non trasferirsi su un’isola deserta …)

Albert Einstein diceva: “Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso”. Questo è un buon punto di partenza. La curiosità, ci aiuta a vincere il male oscuro dell’indifferenza, così diffuso al giorno d’oggi. Essere curiosi non significa farsi i fatti degli altri, come spesso ci incentivano a credere i social media. Piuttosto significa riscoprire il senso critico, senza limitarsi all’apparenza, talvolta ingannevole, delle cose.

PERCHÉ LA CURIOSITÀ FA BENE

La curiosità è un’arma potentissima a disposizione di adulti e bambini: insegna a non avere limiti e a provare a superarli quando ci sono. Allenare la mente ad essere curiosa permette di vedere il mondo con lenti diverse, a non arenarsi di fronte alle difficoltà, a scoprire angoli e sfumature nascoste, a non fossilizzarsi in inutili convinzioni, a provare ad immaginare qualcosa che nessuno ha immaginato prima.

Significa vivere con passione e credere nei sogniEppure abbiamo visto che questa risorsa, innata nei bambini, viene spesso sottovalutata o peggio dimenticata. Riscoprirla ed allenarla nel quotidiano non è difficile, anzi lo facciamo senza accorgercene. Ecco tre azioni quotidiane per stimolarla e un esercizio creativo da fare in famiglia, insieme.

PARLIAMO A TAVOLA

La cena in famiglia può essere una preziosa palestra per la curiosità. Facciamoci raccontare cos’é successo durante il giorno, ascoltiamo, chiediamo pareri e opinioni, senza interrompere e sovrapporci. E, soprattutto, senza TV accesa o smartphone a portata di mano.

LEGGIAMO

Informarsi è sempre un buon modo per far nascere in noi buone domande e nuovi interessi. Cerchiamo sempre di confrontare più fonti quando ci documentiamo su un fatto e ricordiamoci che nessun parere è verità assoluta, anche se tutti devono essere rispettati.

DIFENDIAMO LE NOSTRE IDEE, RISPETTANDO QUELLE ALTRUI

Pensarla diversamente non è un reato, ma un arricchimento. Insegniamolo sin dalla più tenere età, ricordando che è importante avere le proprie idee e crederci, ma è altrettanto importante rispettare ciò che pensano gli altri. Dal confronto, dalla contaminazione, nascono le soluzioni migliori e realmente innovative.

UN GIOCO PER TUTTA LA FAMIGLIA

Sapete qual è un buon modo per allenarsi in famiglia ad essere curiosi? Magari può non piacere a tutti, ma fare piccoli esperimenti scientifici (come ad esempio mettere un po’ d’olio nell’acqua e vedere ciò che succede), piantare insieme dei semini e coltivarli, aiuta i bambini ad interessarsi di ciò che accade intorno a loro.

Un’altra cosa da fare insieme è preparare il libro degli animali o delle piante (magari carnivore, un successone tra i piccoli): basta munirsi di un quadernone ad anelli, cartelline plastificate, fogli.

Una o due volte a settimana potete preparare una piccola scheda con l’immmagine di un animale ed un breve testo sulle sue caratteristiche, anche ovviamente pescando da Internet, stampando testi e immagini. Oppure potete fare dei collage. Così facendo stimolerete i bambini, da sempre piccoli scienziati, realizzando una piccola enciclopedia personalizzata sulla base dei gusti dei lettori.

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Esperienze sensoriali: l’educazione da salvare

Sempre più spesso i bambini non fanno abbastanza esperienza dei propri sensi. Rimangono incollati agli schermi e si divertono con i videogiochi, “scordandosi” di quelle attività come i giochi con le costruzioni, i pasticci artistici e

Non stiamo parlando dei primi anni di vita dei bambini! All’asilo nido e alla scuola dell’infanzia si da tantissima importanza allo sviluppo sensoriale. Purtroppo, però,da qualche parte nel passaggio alla scuola primaria si perde questo elemento. E così, gli stessi bambini che a 5 anni erano instancabili artigiani, si ritrovano a 8, 9 anni che, terminati i compiti, si intrattengono facendo scorrere il dito su un tablet o con gli occhi fissi davanti a uno schermo.

L’IMPORTANZA DI SVILUPPARE LA MANUALITÀ E GLI ALTRI SENSI

La maggior parte dei pedagogisti concorda nel sottolineare l’importanza della manipolazione per l’educazione del bambino. Manipolazione attraverso cui si sviluppa il cervello, ma soprattutto si rafforza l’identità del bambino attivo. Al contrario degli schermi di tv e tablet, che esaltano il ruolo passivo del bambino, la semplice fruizione di un contenuto ideato e realizzato da altri.

Chi muove le sue dita in modo maldestro ha anche un intelletto maldestro nonché idee e pensieri poco flessibili, mentre invece colui che è capace di muovere le sue dita bene ha anche pensieri e idee flessibili ed è in grado di compenetrare l’essenza delle cose.

Rudolf Steiner

Guardare un bambino rende evidente che lo sviluppo della sua mente passa attraverso i suoi movimenti.

Maria Montessori

Il lavoro manuale con un fine pratico aiuta ad acquisire una disciplina interiore.

Maria Montessori

Imparare a modificare il mondo con le proprie mani, in modo sottile, ci insegna che possiamo farlo anche con la mente. Perché? Semplicemente perché anche il gesto più piccolo è frutto di un’accurata progettazione da parte del bambino.

Manualità è libertà. Libertà di fare e di creare. Questo è il messaggio più potente che dovremmo diffondere.

I sensi sono creatività autentica, sono un modo tutto nostro di percepire e interpretare il mondo. Rispetto alla tv, che mostra il mondo visto dalla finestra di un altro, i sensi sono la nostra finestra, quella che nessun altro ha.

EPPURE NON VENGONO CONSIDERATI ABBASTANZA

Lo sviluppo sensoriale non gode di grande fama presso le agende politiche. Se da un lato sempre più famiglie scelgono un metodo educativo (e di conseguenza le scuole) ispirato alla pedagogia montessoriana o steineriana, purtroppo il “senso comune” è focalizzato sulle competenze e sull’alternanza scuola lavoro.

Questo fa sì che, entrando nella scuola primaria, si comincino a costruire, mattoncino dopo mattoncino, quelle competenze considerate utili per il futuro, a scapito delle emozioni e dei sensi. Si rinuncia al mondo della creatività infantile per concentrarsi sul “mondo delle materie e dei saperi”, un’imitazione di quello dei grandi.

COSA POSSIAMO FARE?  

Pensiamo all’essere bambini come a qualcosa di importante. Non è una perdita di tempo. Né il gioco è “il lavoro dei bambini”. Giocare è giocare, è esperienza di vita, è un tassello fondamentale dell’educazione. Fate giocare i bambini.

Poi pensiamo che a 8 anni un bambino non è meno bambino, può comunque divertirsi col bricolage, coi soldatini e con l’arte. Anzi, è importante che lo faccia! Un ragazzo abituato a manipolare e a usare i sensi crescerà in armonia, sicuramente più forte e più pronto ad affrontare il mondo.

C’è una difficoltà in più rispetto al passato: la tecnologia è potente ed insidiosa, si insinua nelle case e comincia a strappare spazio e importanza a tutte le altre attività, manualità inclusa. Non serve una caccia alle streghe tecnologica, è sufficiente che i grandi costruiscano una rete intorno ai bambini per valorizzare quel mondo di attività fisico-manuali che sta lentamente scomparendo dall’infanzia. Quindi: mamma e papà, fate scoprire ai bambini la bellezza dei piccoli lavoretti creativi!

a cura di Matteo Princivalle

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I bambini hanno diritto alla lentezza

“A scuola a cinque anni. A sei anni corso di musica. A sette quello di tennis. E così via, verso una sfilza di obiettivi e traguardi che segneranno i primi passi della loro carriera. Eppure, a farne le spese è il benessere psicologico, con un numero sempre maggiore di bambini in terapia, o comunque sotto controllo”. (L’Adige, 2016).

NON DIMENTICHIAMO CHE IL VERO TRAGUARDO È LA VITA FELICE

Successo, potere, denaro non sono demoni da fuggire a prescindere. Ci sono persone che sono felici dei traguardi che raggiungono in ambito lavorativo, sportivo, politico. Non è un male! Il male è quando la smania di successo mette in ombra il diritto alla felicità.

Il pensiero strategico è sacrosanto! Ma cominciamo ad applicarlo insegnando ai bambini a raggiungere i propri obiettivi, non quelli che il mondo vorrebbe da loro. Lasciamo da parte quelle teorie che tentano di inculcare la competizione sfrenata, quegli atteggiamenti che, in modo sottile, fanno passare un messaggio simile. La prima vittima è sempre la lentezza. I bambini vivono in un mondo che scorre lento, fatto di giochi, di finzione, di piccoli interessi e passatempi. Ciascuno di questi è fondamentale per il bambino, è un tassello verso la sua crescita armonica.

IMPARIAMO AD ASPETTARE E A SORPRENDERCI

C’è un albo illustrato, dal titolo piuttosto eloquente: ASPETTA. Si può raccontare attraverso un’unica immagine secondo noi:

Un bambino, che vorrebbe ammirare il mondo, si trova costretto ai ritmi degli adulti, a non poter guardare gli ombrelli colorati sotto la pioggia, le papere al parco e tutte le altre curiosità del mondo. In omaggio a questo testo, abbiamo pubblicato qualche giorno fa il gioco della meraviglia (ecco le istruzioni). Sono pagine per riflettere, sulla fretta e sullo stupore, sulla lentezza e sulla bellezza. Potete trovare l’albo su Amazon, qui.

Ci pensano già la tv, il mondo digitale e frenetico in cui viviamo ad aumentare il ritmo. Sono uno strumento potente, ma rischiano di “deviare” l’immaginario dei bambini verso modelli che non gli appartengono. Evitiamo di aggiungere ulteriore pressione come genitori o insegnanti.

Che un bambino a cinque anni sia già in una classe di scuola è il primo segnale del mondo che corre. E non è un male il correre; a patto di fare attenzione a non slogarsi una caviglia. I bambini hanno un orologio interno molto preciso: sono dei vulcani, si appassionano a mille cose, studiano, giocano. Cerchiamo di non forzare questo ritmo. Lasciamo che perdano il loro tempo libero, che lo passino ad annoiarsi o a mettere in fila bastoncini: è segno che la fantasia sta lavorando.

SPUNT-ESERCIZIO: un po’ di lentezza ogni giorno

Come sempre facciamo, ci piace calare la teoria educativa nella vita quotidiana. Ecco qualche consiglio per rispettare il diritto alla lentezza:

  • la scuola impegna già tanto tempo, evitiamo di inserire altre attività strutturate (corsi sportivi e altre discipline)
  • se sono i bambini a chiederlo, nessun problema: possono sperimentare quello che vogliono, a patto che non diventi un’ossessione
  • occhio ai campanelli d’allarme: se un bambino cerca di saltare il corso di nuoto sta esprimendo un disagio; forse è il caso di tornare indietro e lasciargli i pomeriggi liberi
  • cercate di stimolare il gioco e la socializzazione; portiamoli al parchetto, il più possibile
  • se impiegano più tempo ad imparare qualcosa, cerchiamo di rispettarne il diritto alla lentezza
  • proviamo a misurare il tempo libero che hanno: 5 ore ogni giorno è l’ideale, 4 ore un buon compromesso, 3 un po’ poche

E per i genitori amanti dell’arte e della letteratura, se ancora non l’avete fatto, vi consigliamo un classico che potete leggere anche insieme ai bambini: “STORIA DI UNA LUMACA CHE SCOPRI’ L’IMPORTANZA DELLA LENTEZZA“.

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L’ascolto attivo

Ognuno di noi desidera che gli altri ascoltino col cuore ciò che ha da dire. Ecco perché l’ascolto attivo è una tra le metodologie più efficaci per costruire relazioni positive (coi bambini ma non solo; l’intera società ha bisogno di buoni ascoltatori).

Ma cosa vuol dire ascoltare attivamente? Ecco quattro caratteristiche fondamentli per poter parlare di ascolto attivo:

  • L’ascolto attivo è empatico. Per comprendere a fondo il messaggio dell’altro occorre comprendere anche le sue emozioni e i suoi sentimenti. Le emozioni sono parte integrante della comunicazione e giocano un ruolo cruciale nelle interazioni sociali.
  • L’ascolto attivo è non giudicante. Quando ascoltiamo attivamente non dobbiamo offrire giudizi, consigli e soluzioni, a meno che non sia il nostro interlocutore a chiederli.
  • L’ascolto attivo è sopra le parti. Quando ascoltiamo attivamente il nostro obiettivo non è stabilire se il nostro interlocutore sia dalla parte della ragione secondo il nostro punto di vista oppure no. Basta cambiare prospettiva per veder sfumare il torto e la ragione.
  • L’ascolto attivo richiede tempo. Solo chi non ha fretta può ascoltare attivamente.

L’ascolto attivo in famiglia

Quante volte ci capita di discutere? Quanto spesso pensiamo di non essere capiti o di non comprendere fino in fondo il nostro interlocutore? Sono sensazioni che proviamo dentro e fuori le pareti domestiche, ma non dobbiamo stupirci o preoccuparci.

Al posto di sentirci frustrati, dobbiamo imparare a mettere in atto strategie di comunicazione efficace, utilizzando un metodo da sperimentare nel quotidiano. Se ci facciamo caso, i problemi di comunicazione spesso nascono da un equivoco: parlare e comunicare sono due concetti completamente differenti. Finché non si percepisce questa diversità, è piuttosto complicato adottare strategie di comunicazione volte a raggiungere l’obiettivo prefissato.

Quanto gestiamo situazioni difficili, non possiamo improvvisare o metterci su un piedistallo: dobbiamo entrare in empatia con chi ci ascolta.
Non dimentichiamo mai una cosa importantissima: chi ci ascolta è diverso da noi, per cui è necessario capire il modo più valido per entrare in sintonia. Senza abbinare capacità di persuasione ed ascolto, non riusciremo a massimizzare il risultato ma, soprattutto, a valorizzare la ricchezza del confronto, a volte del disaccordo, per migliorare le idee, le proposte, le soluzioni.
Di seguito vi proponiamo due punti su cui lavorare e, in abbinamento, due semplicissimi esercizi per allenarvi a diventare comunicatori efficaci.

Parlare è essenziale, ma il punto fondamentale è come comunicare

Uno dei grandi ostacoli della comunicazione è , come dicevano, l’incapacità di entrare in sintonia con chi ci ascolta. Avete presenti quelle lunghe diatribe con i vostri figli? Ecco, si possono trasformare in un’occasione di confronto, superando i metodi classici di comunicazione e le credenze limitanti che producono conflitti in famiglia.

Il primo punto è: sono davvero sicuro di saper bilanciare “cosa dico”, ossia il contenuto del messaggio, e “come lo dico” cioè quali strumenti, oltre alle parole scelte, utilizzo per far capire dove voglio arrivare? Proviamo in primo luogo a riflettere sull’efficacia del nostro messaggio: siamo sicuri di essere lineari e di usare le tecniche verbali e non verbali in modo corretto? Facciamo un esempio: se dico no, ma il tono di voce non è fermo e la postura sicura, perdo parte del potenziale di comunicazione del mio messaggio. Altro punto: se sgrido, o più tranquillamente spiego la ragione di un no, faccio un discorso lineare e determinato o sbotto sull’onda emotiva?

ESERCIZIO N. 1 – PROVIAMO A FARE STORYTELLING

Per aiutarvi a capirlo e lavorare su voi stessi, vi proponiamo un esercizio di storytelling, cioè un racconto scritto, anche sotto forma di appunti, di un caso accaduto o di come vi comportereste in una determinata situazione. Munitevi di carta e penna e provate a buttare giù il racconto, immaginando ad esempio l’ultima volta che avete discusso. Cosa avete detto? Come lo avete detto? Siete riusciti a trasmettere le vostre emozioni, ma anche le vostre ragioni, al bambino che vi ascolta? A mente fredda, cambiereste qualcosa?

Rileggete il vostro scritto, e provate a immaginare lo stesso discorso in modo più lineare, cercando di ottenere il massimo coinvolgimento possibile oltre che il consenso. In poche parole, provate a rendere efficace la vostra comunicazione

La capacità di ascolto: perché è così potente per una buona comunicazione

Una valida strategia comunicativa efficace si basa sulla disponibilità di accettare e vivere positivamente i cambiamenti, costruendo un flusso di comunicazione che sia, contemporaneamente ascendente e discendente. Per realizzare con successo queste attività, occorre creare dal primo istante una buona immagine verso le persone con cui entriamo in contatto per raggiungere il nostro scopo, facendo sentire l’interlocutore a suo agio. Spesso lo dimentichiamo, ma uno dei modi migliori per essere percepiti positivamente è la focalizzarci sull’altro, prima ancora che su noi stessi.

ESERCIZIO 2 – L’ASCOLTO ATTIVO

Sappiamo davvero ascoltare? Mettiamoci alla prova con un esercizio di ascolto attivo. Per ascoltare ci vuole innanzitutto disponibilità verso l’altro, chiunque egli sia e di qualunque problema voglia parlarci (ovviamente nei limiti di una corretta relazione e di etica professionale), bisogna avere un’apertura mentale tale da comprendere, accettare e non valutare. Spesso proviamo un irrefrenabile bisogno di rispondere o di non ascoltare se l’argomento non è di nostro interesse.

Proviamo un esercizio banalissimo: regaliamo tre minuti di pura attenzione al nostro interlocutore, senza fare assolutamente nulla.
Se è il bambino a parlarci, non fingiamo attenzione, magari facendo altro o rispondendo a monosillabi, sediamoci vicino a lui o lei e ascoltiamo davvero. Solo così metteremo davvero in pratica tutto quello che la nostra intelligenza emotiva ci suggerisce.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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