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Impariamo a descrivere le emozioni attraverso i colori

I colori sono uno degli strumenti base per lo sviluppo della creatività. Tramite i colori riusciamo a rappresentare non solo la realtà che ci circonda, ma anche la nostra personalità.

Spesso sono proprio i colori ad aiutarci ad esprimere le emozioni e le sensazioni che proviamo: “Vedo tutto rosa”, “È una giornata nera”, “Sono verde di rabbia” sono espressioni di uso comune.

Per questo è importante aiutare i bambini ad osservare, a conoscere il proprio stato d’animo ed acquisire le capacità di esprimersi con i vari linguaggi. Condividere le emozioni aiuta a capire che non si è soli, non si è soli nemmeno a provarle e che insieme si possono affrontare.

Art: Henri Matisse, La danza

PROVA AD UTILIZZARE I COLORI COME MEZZO PER ESPRIMERE LE EMOZIONI

Di seguito ti proponiamo due giochi da sperimentare in famiglia oppure in classe, basati proprio sull’uso dei colori in associazione alle emozioni. Si tratta di giochi molto semplici che non richiedono particolari abilità e vi aiuteranno a sviluppare la capacità di ascoltare i vostri stati d’animo più profondi e quelli altrui.

Tra l’altro sono un ottimo modo per stare insieme nelle giornate di pioggia, quando ci si annoia facilmente e la tentazione di piazzarci davanti alla TV è forte.

LE PALLINE COLORATE

Per il primo gioco ci siamo ispirati all famoso film d’animazione “Inside Out”. Nel cartone animato, ad ogni emozione è associato un colore:

  • GIOIA: colore GIALLO. Ha le sembianze di una stella.
  • TRISTEZZA: colore BLU. Il suo aspetto fisico ricorda una lacrima.
  • RABBIA: colore ROSSO. E’ un vivido fuoco.
  • PAURA: colore VIOLA. Assomiglia ad un nervo .
  • DISGUSTO: colore VERDE. Assomiglia ad un broccolo.

Cerca 5 palline o cinque oggetti dei colori prescelti, che rappresenteranno le emozioni. Noi ipotizziamo di usare delle palline con i colori dei personaggi di Inside Out, ma tu potresti fare una scelta diversa: del resto, i colori delle emozioni non sono universali!

A questo punto mettile in un sacchetto; a turno, ciascuno ne estrarrà una. Dopo averla estratta, chiedi ai bambini di pronunciare il nome dell’emozione corrispondente e invitali a rispondere alle nostre domande e a disegnare la risposta, come a raccontarci una breve storia.

Ad esempio: Pallina GIALLA: Cosa ti rende felice? Pallina ROSSA: Cosa ti fa arrabbiare? Pallina BLU: Cosa ti rende triste? Pallina VIOLA: Di cosa hai paura? Pallina VERDE: Cosa proprio non ti piace? 

Se raccoglierai i disegni, potrai realizzare un piccolo diario delle emozioni, da sfogliare insieme ai bambini ed arricchire man mano con nuove storie.

UN ALTRO ESERCIZIO: GLI SCAFFALI DEI COLORI

Di seguito ti proponiamo un’idea per lavorare su te stessa/o attraverso l’uso delle scale cromatiche. Si tratta degli “scaffali del colore”, ripiani o scatole in legno caratterizzati da una monocromia programmatica.

Procurati innanzitutto dei pannelli o delle scatole di cartone. Poi procedi a decorarli. Scegli un unico colore, ad esempio il blu, e chiedi l’aiuto dei bambini per raccogliere materiali diversi, nelle varie gradazioni e sfumature del colore che hai scelto: pasta, plastica, piume, materiali naturali, materiali di recupero, e così via.

In questa fase, il gioco consiste nell’osservazione, nella manipolazione e nella scelta dei materiali che poi andranno incollati; puoi anche decidere di colorare il pannello con una mano di tempera del colore che hai scelto. I materiali potrebbero essere incollati in maniera casuale, oppure a disegnare un motivo. Qualcuno potrebbe scegliere di riprodurre delle figure o, addirittura, un paesaggio.

Non esiste una scelta giusta ed una sbagliata: mettiti in gioco insieme ai bambini e, insieme, definite l’aspetto che avrà il vostro scaffale dei colori.

Al di là dell’elemento ludico e creativo, questo è il primo passo per riflettere su come, nell’uniformità, esistano tante sfumature diverse che fanno parte del nostro colorato bagaglio emozionale. Questi pannelli, inoltre, diventeranno dei pannelli sensoriali a tutti gli effetti, che i bambini potranno toccare e sperimentare.

Una volta realizzati, prova a fare un altro gioco con i bambini: chiedi loro cosa gli ricorda un determinato colore, che sensazioni gli suscita. Allenati insieme a loro a sentire e a raccontare: il dialogo e l’espressione del mondo interiore sono due conquiste niente affatto scontate, specialmente oggi, con i legami affettivi più fragili che mai.

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Laboratorio di scrittura creativa: proviamoci a casa!

Di solito i laboratori di scrittura creativa vengono proposti a scuola. Questo rende un po’ più difficile realizzarli a casa, perché hanno quel “gusto di compiti” che ai bambini piace poco.

Eppure, la scrittura è fondamentale per il bambino: allena il pensiero creativo (alla base del problem solving e della capacità di adattarsi), le abilità linguistiche e la capacità di astrazione. Abbiamo già parlato dell’importanza di raccontare storie ai bambini in due articoli, quello contenente le 5 buone ragioni per leggere una storia ogni sera e quello su come divertire ed educare raccontando una fiaba. Ascoltare storie è utile, ma bisogna anche scrivere! Oggi parliamo di questo.

Un libro per diventare dei professionisti della scrittura creativa

un libro sulla scrittura creativaIL FABBRICASTORIE

Un libro che ha avuto un grande successo, tanto che questa è l’edizione riveduta ed ampliata. Ecco perché è lo strumento ideale per imparare a proporre dei giochi di scrittura creativa:

  • E’ una sorta di manuale, che potete leggere insieme ai bambini
  • Contiene dritte e istruzioni che rendono il processo di apprendimento semplice e interattivo
  • Ci sono approfondimenti sui vari aspetti di una storia: personaggi, trama e svolgimento

Attenzione: questo libro è scritto pensando agli insegnanti della scuola primaria; questo significa che per utilizzarlo a casa dovrete “animare” gli esercizi insieme ai bambini, facendo in modo che la lettura e le esercitazioni diventino un momento magico. In ogni caso ci sentiamo di raccomandarlo per la sua completezza.

 

Prima di cominciare: il rito delle storie

Se vogliamo che per i bambini quello della scrittura creativa diventi un momento magico dobbiamo lavorare con attenzione sull’ambiente. Come fare? Cominciamo dagli oggetti dello scrittore: la penna e il quaderno che custodirà le storie. Possiamo costruire insieme un quadernone delle storie, decorando un quaderno ad anelli con la tecnica del decoupage insieme ai bambini (o come preferite, ci sono tantissimi modi creativi di decorare i quaderni). Nel quaderno, poi, inseriremo delle buste di plastica in cui i bambini inseriranno le storie che inventano e scrivono man mano. Anche una penna strana, o una penna che assomigli ad una stilografica o una penna antica è importante: faremo sentire i bambini dei veri e propri scrittori.

Un incentivo a scrivere è quello di regalare le storie che si inventano: inventiamo una storia da regalare all’amichetto. Oppure alla nonna. I bambini mettono molta cura nella preparazione di piccoli regali e questo è uno splendido modo per insegnare a donare attraverso la scrittura.

Giochi inventa-storie

Come rendere l’invenzione di una storia un gioco? Noi ci siamo ispirati alla scatola delle storie: una serie di tessere di cartone che rappresentano vari personaggi e le loro azioni e possono essere combinati uno dopo l’altro. Ma perché limitarsi a un gioco da tavolo? La cosa migliore è che siate voi a creare le vostre tessere, su fogli di carta, cartoncino o addirittura plastificati (si preparano le tessere su fogli di carta e poi si rivestono utilizzando la macchina plastificatrice e le buste protettive).

gioco per inventare storie

Ci sono tantissimi altri giochi pensati per aiutare i piccoli ad inventare una storia, dai dadi con i personaggi e le azioni ad appositi pupazzi parlanti. Secondo noi, però, il modo migliore è quello di aiutare il bambino nella creazione di un buon personaggio e in seguito lasciarlo libero di svilupparne le avventure. E’ importante, le prime volte, giocare insieme: i genitori sono i migliori animatori per i propri figli. Se trasmettiamo a un bambino la passione per la scrittura, faremo di lui un uomo migliore, ma soprattutto libero di pensare.

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Circle time

circle time

Oggi parliamo di uno strumento che ci piacerebbe vedere applicato più spesso in classe: stiamo parlando del circle time. In una scuola che giudica, che valuta, che riduce a numeri e lettere (perché spostare l’attenzione da una pagella di voti ad una di competenze significa questo, traslare i numeri in parole), che fatica ad includere, è uno strumento prezioso. Uno spazio democratico e davvero partecipativo. Scopriamo insieme come funziona.

CIRCLE TIME: ECCO COS’È

Il circle time è un momento di dialogo e condivisione durante il quale gli alunni sono seduti in cerchio insieme a un insegnante coordinatore. L’insegnante funge da mediatore, proponendo gli argomenti da trattare e moderando gli interventi. Si tratta di uno scambio democratico poiché insegnante ed alunni sono messi sullo stesso piano, si confrontano alla pari.

Si tratta di un metodo di lavoro introdotto a scuola di recente, ma già ampiamente collaudato dalla psicologia umanistica negli anni ’70 ed ancor prima – benché in modo spontaneo e non scientifico – dai gruppi scout e all’interno di alcune colonie. E come dimenticare la scuola democratica, che già dagli inizi del secolo scorso proponeva momenti di confronto alla pari tra alunni e insegnanti!

circle time in classe

Il circle time è una metodologia utile per:

  • migliorare l’ascolto della classe, specie nelle “nuove classi” e nei contesti in cui si cerca di realizzare l’inclusione
  • promuovere la partecipazione al dibattito degli alunni più timidi e di tutti coloro che normalmente stanno in disparte
  • gestire in modo propositivo gli alunni più esuberanti o quelli che presentano comportamenti problematici
  • facilitare l’inclusione
  • far emergere le competenze dei singoli alunni nel rispetto della diversità individuale
  • promuovere un approccio problematico e democratico ai problemi, ovvero: stimolare lo spirito critico

Si tratta di uno strumento incredibile, che facilita la comunicazione e la conoscenza reciproca, che aiuta a parlare dei propri problemi

CIRCLE TIME EFFICACE: ECCO COME FUNZIONA

Perché il cerchio magico sia efficace, è importante rispettare queste regole:

  • ci si posiziona tutti in cerchio; seduti per terra o sulle sedie, l’importante è che ci si possa guardare tutti negli occhi
  • ci vuole un insegnante che svolga la funzione di moderatore, che gestisca il circle time senza risultare impositivo
  • ci deve essere una scaletta degli argomenti, una specie di ordine del giorno di cui parlare; i partecipanti potranno aggiungere considerazioni personali e proporre nuovi spunti ma avere dei temi prefissati evita sessioni inconcludenti
  • a turno, alunni e insegnanti potranno dire la loro; può essere utile creare un piccolo rituale prima di prendere la parola (chi parla deve indossare un cappello particolare che ci si passa, oppure un oggetto, come uno scettro)

Gli obbiettivi principali di questo cerchio sono l’inclusione e la discussione; ciascun alunno si dovrebbe sentire parte di un gruppo e, ciascuno con i propri tempi e modi, dovrebbe rivendicare un ruolo attivo all’interno della comunità. E’ una metodologia che permette di soddisfare tanto il bisogno di inclusione quanto quello di individualità dei bambini, tutto questo senza sentirsi giudicati, in un ambiente protetto. In questo senso è importante che l’insegnante mantenga un atteggiamento di ascolto attivo, non giudicante.

In Danimarca esiste un’ora di empatia, molto simile al “tempo del cerchio”, in cui i ragazzi parlano mangiando torte o crostate preparate da loro (ne abbiamo parlato a proposito di empatia a scuola). Loro la chiamano Klassens Tid. 

ASCOLTO ATTIVO: L’INSEGNANTE DEVE COMPRENDERE E SPRONARE

Il ruolo dell’insegnante è fondamentale: non deve fare domande e fornire risposte, per la durata del circle time dovrà fungere da facilitatore. Stimolando i ragazzi a interagire, mantenendo un clima cordiale e positivo, invitando a contributi propositivi. L’insegnante in questo spazio non deve “risolvere” il problema che si sta discutendo; deve fare in modo che siano gli alunni a risolverlo, collaborando e dibattendo. Deve ascoltare in modo attivo, con attenzione ed empatia.

Si tratta di un ruolo tutt’altro che facile. Del resto, l’apprendimento cooperativo è tutt’altro che facile.

L’IMPORTANZA DI UNA PROGETTAZIONE CONSAPEVOLE DA PARTE DEGLI INSEGNANTI

Come ogni metodologia didattica, è necessario che l’intero gruppo docente sostenga con convinzione il circle time. Questo dovrà essere progettato in modo tale da avere dei tempi e degli spazi fissi.

La durata del circle time dovrebbe essere oggetto di progettazione; dovrebbe esserci abbastanza spazio per permettere a tutti di prendere la parola ma senza dispersioni. Approssimativamente tra 40 e 75 minuti, ma ciascuna classe adotterà le sue regole. Anche lo spazio dovrebbe essere fisso: scegliere un luogo in cui riunirsi è importante per farlo diventare un rito del benessere in classe.

Anche gli argomenti che la classe affronterà dovrebbero essere programmati con attenzione: senza una guida, il cerchio magico rischia di risultare dispersivo ed infruttuoso.

PER APPROFONDIRE

Sul dialogo tra alunni e insegnanti nella scuola democratica, rimandiamo alla voce Wikipedia “educazione democratica“. Benché non parli specificamente di circle time, potrete trovare gli embrioni della filosofia umanistica che lo ha portato alla luce negli anni ’70.

Se vi sta a cuore la tematica della gestione del clima emotivo e cooperativo in classe, vi consigliamo il libro “Apprendimento cooperativo in classe“, edito da Erickson. Presenta numerosi spunti pratici e scientificamente solidi.

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Risolvere i problemi

Oggi parliamo di un bel problema: come insegnare a risolvere i problemi? Sembra banale, ma non lo è. Mamme e papà sono istintivamente portati a proteggere, a volte fin troppo, i loro cuccioli, spesso con il risultato di sostituirsi a loro. Aiutare i bambini a risolvere un problema significa infondere fiducia o migliorare l’autostima.

Attenzione però: aiutare non significa risolvere al posto loro, ma insegnargli un metodo, mostrare la strada da percorrere. Questo il compito più difficile per un genitore: imparare a guidare, stando accanto, ma senza prendere il comando.

Di recente su Internazionale è apparso un articolo intitolato “Lo studente anatra e lo studente capovolto” che illustra un intervento della psicologa dello Sviluppo Daniela Lucangeli in merito alla classe capovolta. Ne riprendiamo una metafora molto significativa a nostro avviso: oggi, sempre più spesso, la scuola trasmette tante informazioni, in linea con una società che prevede flussi di comunicazione rapidi e multisorgente.
Si perde invece il verso senso dell’insegnare, lo sviluppo di quell’intelligenza sociale che prevede uno sforzo creativo nell’elaborare l’informazione e farla propria.

La stessa cosa accade quando ci accingiamo a risolvere un problema: dobbiamo elaborare le informazioni a nostra disposizione, analizzare il contesto,

Come si risolve un problema?

Vediamo insieme di capire come affrontare i problemi, lasciando la giusta autonomia ai piccoli nella sperimentazione, mantenendo al minimo il nostro coinvolgimento diretto. Il problem solving si contraddistingue per sei fasi che ciascuno di noi mette in atto, più o meno consapevolmente. Ve le elenchiamo di seguito, possono costituire un punto di partenza per “organizzare i lavori

  • Ti sembra di capire bene qual è il problema? Sei pronto a pensare a possibili soluzioni?
  • Credi di aver esaurito le soluzioni possibili? Hai idee sufficienti per iniziare a valutarle?
  • Mi sembra che tu sappia qual è la soluzione migliore.
  • Ti sembra di preferire una delle soluzioni proposte?
  • Ora che hai scelto la soluzione migliore, cosa devi fare per metterla in pratica?

Ora pensa a come farai a sapere se la tua soluzione funziona davvero. Potresti stabilire un momento per valutare se la tua decisione stata buona.

Ricordate poi una cosa fondamentale: non sempre i bambini vi chiedono aiuto perché vogliono aiuto. Spesso lo fanno per avere un incoraggiamento, per sentirsi sorretti dalla vostra fiducia. Abituatevi ad ascoltarli e a spronarli a fare da sé, senza mai abbandonarli. In questo modo si sentiranno accettati e si muoveranno sempre più spediti verso la conquista dell’indipendenza.

In termini generali, la capacità di risolvere i problemi è una delle componenti cognitive che utilizziamo quando ci troviamo di fronte ad un problema, insieme al problem finding e al problem shaping. Spesso, però (per ragioni di semplicità e training) si utilizza il termine problem solving per indicare la sommatoria di tutte queste componenti.

Per risolvere un problema in modo efficace, c’è bisogno di logica e creatività in parti uguali e, soprattutto, della capacità di elaborare una strategia.

Ma cos’è un problema? Lo psicologo Gaetano Kanisza li ha definiti così: ” Un problema sorge quando un essere vivente, motivato a raggiungere una meta, non può farlo in forma automatica o meccanica, cioè mediante un’attività istintiva o attraverso un comportamento appreso“.

APPROCCI AL PROBLEM SOLVING

Esistono numerosi approcci diversi alla soluzione dei problemi; solitamente, utilizzano una metodologia per tappe, o passaggi, che affrontano le varie fasi della risoluzione del problema. Ciascun metodo ha vantaggi e svantaggi.

PROBLEM SOLVING STRATEGICO

Ideato dal prof. Giorgio Nardone, psicologo ed esponente della scuola di Palo Alto (una tra le scuole psicologiche e psicoterapeutiche di maggior rilevanza mondiale), questo approccio affronta il problema a partire dalla composizione e scomposizione dei suoi elementi.

PDCA

La metodologia PDCA, conosciuta anche come ciclo di Deming, è uno degli approcci più diffusi alla soluzione dei problemi. PDCA sta per Plan, Do, Check, Act; in italiano potremmo tradurre questo acronimo con Pianifica, Prova, Verifica, Implementa.

Questo modello ha il pregio di essere intuitivo ed efficace e di avere un buon meccanismo di correzione: le fasi Check e Act permettono di “raddrizzare il tiro” nel caso in cui la fase progettuale non sia stata troppo brillante.

COMINCIA AD ALLENARE LE TUE CAPACITÀ DI RISOLVERE I PROBLEMI

Ecco alcune risorse per cominciare da subito ad allenare le tue capacità di risolvere i problemi:

BIBLIOGRAFIA
ALBERTI G. E., GANDOLFI A. (2008), La pratica del Problem Solving, Franco Angeli
DUNKER K. (1945), On problem-solving, Psychology Monographs, trad. It. “La psicologia del pensiero produttivo”, Giunti-Barbera, Firenze
ENGEL A. (2008), Problem solving strategies, Springer
KANIZSA G. (1973), Il “problem solving” nella psicologia della Gestalt, in G. Mosconi, V. D’Urso, (a cura di), “La soluzione dei problemi”, Giunti-Barbera, Firenze
NARDONE G. (2013), Problem solving strategico da tasca, Ponte alle Grazie

 

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Tetris per bambini e altri bei rompicapi

Che bello il tetris per bambini e gli altri rompicapi!

Snaturare un gioco per renderlo educativo significa non aver capito un bel niente di educazione. E nemmeno di giochi!

Se state cercando un gioco che piaccia ai bambini, sia educativo e soprattutto li faccia giocare tranquilli, benvenuti nel mondo dei tetris di legno. Si tratta di un’alternativa ai videogiochi particolarmente adatta ad occupare il tempo in casa.

Lo sapevate che i giochi rompicapo di legno sono stati inventati nella Cina antica? Da oltre 3000 anni sono uno dei giocattoli preferiti dai piccoli. E non dobbiamo perderli! Si tratta di uno strumento formidabile per lo sviluppo del cervello dei bambini, che imparano l’arte di concentrarsi e testare soluzioni a un problema. tetris di legno colorato

Che tipo di gioco è? Si tratta di un gioco di abilità: il bambino deve combinare i pezzi di legno per risolvere il rompicapo. Una specie di cubo di Rubick più semplice e adatto ai piccoli.

E’ educativo? Assolutamente: il tetris per bambini è un’attività dal grande potenziale educativo in quanto richiede due abilità: la prima, quella di problem-solving, ovvero la capacità di risolvere i problemi in modo strategico; la seconda è la visualizzazione spaziale, in quanto per poter risolvere un tetris bisogna rappresentare lo spazio e gli spostamenti dei blocchi nella propria mente. Un esercizio particolarmente benefico, che aiuta a sviluppare l’intelligenza spaziale (come i giochi di orientamento).

POTREBBE INTERESSARVI ANCHE: rompicapo in legno, la guida completa ai più bei rompicapi per bambini 

Tetris per bambini: quali vi consigliamo

Abbiamo selezionato per voi due modelli di tetris di legno adatti ai bambini. Il primo è più semplice, si tratta del modo migliore per introdurre i piccoli al mondo dei rompicapi. Il secondo è per bambini che si sono già cimentati con altre sfide e vogliono qualcosa di davvero divertente.

Entrambi i modelli sono interamente costituiti di legno, quindi sono particolarmente piacevoli al tatto. Sono giochi che ci sentiamo di raccomandare in quanto i bambini devono assumere un ruolo attivo per risolverli e sono stimolati a sviluppare la capacità di problem-solving, ovvero pensare e testare soluzioni ai problemi.

tetris con pezzi di legno colorati per bambiniTetris con pezzi di legno colorati 

  • E’ un gioco interamente in legno
  • Ha un livello di difficoltà medio-facile, è adatto a bambini dai 3 anni in su (contiene pezzi piccoli)
  • Richiede attenzione e concentrazione
  • Tantissime soluzioni possibili
  • costa solo 9,99€!

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tetris di legno 3d per bambini

Tetris 3D Bianco e Nero 

  • Livello di difficoltà medio-difficile, per piccoli enigmisti
  • I colori tenui del legno bianco e nero favoriscono la concentrazione
  • Compatto: si può portare in viaggio e occupa pochissimo spazio
  • costa solo 9,90€!

 

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Consigli per rendere più divertenti i rompicapi

Ci sono una serie di buone pratiche per aiutare i bambini ad appassionarsi a questi giochi, evitando che cadano presto nel dimenticatoio. Eccone alcune:

  • Le prime volte, risolveteli insieme animando il momento del gioco con entusiasmo. Eviterete che venga visto come noioso.
  • Evitate di risolvere il rompicapo al posto dei bambini: questo significherebbe sminuire le loro abilità e soprattutto insegnare che c’è qualcuno sempre pronto ad aiutare.
  • Fate proprio il montessoriano “Insegnami a fare da solo“: spiegate ai bambini come funziona il gioco, magari date un piccolo aiuto ma guidateli verso l’autonomia

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Impariamo a far rispettare le regole usando l’intelligenza emotiva

regole intelligenza emotiva

“Il segreto della felicità è la libertà.
Il segreto della libertà è il coraggio.
Il segreto del coraggio è la disciplina”.
Maria Rita Parsi

Le regole sono un potente alleato nella vita individuale e sociale. Un bambino che rispetta le regole, tendenzialmente, è un bambino felice e libero dallo stress: sa quali sono i limiti entro cui muoversi e agisce di conseguenza.

DISCIPLINA ED INTELLIGENZA EMOTIVA SONO ALLEATE!

A prima vista si potrebbe pensare che il rispetto delle regole sia “nemico” delle emozioni e dell’intelligenza emotiva; in verità, però, non è così. La disciplina è il fattore in più che permette di costruire e mantenere relazioni soddisfacenti.

Pensiamo ad una regola semplice: “Non si alzano le mani”. Analizzandola sotto il profilo dell’intelligenza emotiva, essa ci permette di:

  • Gestire al meglio le relazioni sociali con gli altri, anche nei momenti di crisi emotiva
  • Riconoscere la rabbia e le proprie emozioni distruttive, frenandole prima che facciano danni
  • Controllare le proprie emozioni 
  • Riconoscere e comprendere le emozioni che hanno portato un’altra persona a farci infuriare

Un procedimento simile si può fare per la maggior parte delle altre regole di convivenza: quasi sempre, la disciplina, anche nelle sue forme più dure, ci insegna a rispettare e comprendere gli altri, valutando con attenzione i nostri stati d’animo.

Del resto, colpire al volto un compagno in un impeto di rabbia, non è certo un esempio di intelligenza emotiva! Meglio allontanarsi a riflettere per qualche minuto: questo è l’atteggiamento di una persona emotivamente stabile e competente.

TRASMETTERE LE REGOLE ATTRAVERSO L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Rispetto a quanto detto, possiamo fare un altro passo avanti: costruire un legame emotivo per trasmettere le regole come valore; se imponiamo una regola in cui non crediamo, i bambini se ne accorgeranno subito. Se ci vedranno appassionati e determinati a far rispettare dei valori sociali, al contrario, riusciremo nel nostro intento.

Quest’ultima osservazione, però, nasconde un lato oscuro: non possiamo trasmettere regole in cui crediamo. Esempio e condivisione emotiva sono alla base del rispetto.

Ecco i consigli d’oro per mescolare insieme regole e intelligenza emotiva in un mix dirompente di civiltà:

  • Abbi il coraggio di far rispettare le regole in cui credi: non cedere e non chiudere un occhio
  • Difendile con la testa, ma soprattutto col cuore: fai vedere che per te sono un valore
  • Spiegale con chiarezza ai bambini: le regole, per essere efficaci, devono essere iconiche (al posto di “sii gentile” utilizza “Chiedi sempre le cose per favore” e “Dì grazie quando qualcuno fa qualcosa per te”)

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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