Blog

10 modi autorevoli per dire di no

Si fa come dico io.
Perchè?
Perchè lo dico io.
Fine della discussione.

 Molto spesso la diplomazia familiare inizia e finisce con queste tre frasi. Troppo stanchi per gestire trattative e dirimere controversie, i genitori tagliano corto. Può sembrare una soluzione molto efficace, ma sul lungo periodo presenta delle pecche.
È difficile avere collaborazione se non c’è fiducia e, per ottenere quest’ultima, non c’è altra soluzione che il dialogo. Pensateci bene: ascoltereste qualcuno che vi dice: Devi fare così perché lo dico io? O vi sentireste prevaricati?

 Oggi affrontiamo un tema che spesso riscontriamo nelle nostre vite quotidiane: la negoziazione, la gestione del conflitto. Nella vita, in famiglia, sul lavoro, è tutto un negoziato, un tentativo, di raggiungere un accordo, spesso senza successo.

Una volta si pensava che l’eccesso di democrazia creasse confusione e che a scegliere dovessero essere i genitori. Oggi i genitori stabiliscono le regole, hanno il compito di insegnare a rispettarle, ma spesso si trovano a dover gestire anche il conflitto che deriva da una maggiore apertura al dialogo. Proviamo a trasformare una situazione spiacevole in momento di crescita per la famiglia: dove c’è litigio, dove la discussione diventa estenuante, impariamo l’arte di gestire le criticità. Come? Proprio attraverso la negoziazione, che significa reggere le fila del dialogo, della stima e della motivazione.

La tenacia è il segreto per la buona riuscita di una strategia familiare efficace. Non stancatevi di ascoltare e motivare, anche di fronte alle complicazioni create dai capricci e dalle fissazioni tipiche dei bambini. L’altra regola è: mai cedere sulle regole date. Se avete stabilito dei limiti per le questioni di rilievo, rispettateli e fateli rispettare. Cedere significa annullare automaticamente qualsiasi posizione di forza da cui negoziare. Non vi stiamo dicendo di essere dittatori, ma persone autorevoli. Da ascoltare. Da stimare. Da seguire come esempio.

Non c’è bisogno di una carriera diplomatica per capire che tutto questo ha bisogno di metodo: mentre le pubblicità esaltano il quality time, con stereotipi di famiglie allegre e sorridenti fin dal risveglio, la realtà è ben altra: nella miriade di attività quotidiane, spesso non si ha la pazienza, la forza, di sedersi a un tavolo e parlare. Nè con i bambini, nè con gli adulti. Proviamo a vivere la negoziazione come un momento per ricostruire la squadra, per arrivare a un accordo, aumentando la fiducia reciproca: se io collaboro, anche tu collabori.

 Di seguito vi proponiamo dieci consigli per allenarvi a diventare negoziatori e gestire le crisi diplomatiche in famiglia.

1) Partite da subito
Sin dalla più tenera età, è bene insegnare ai piccoli che non tutto è scontato. Per cui la trattativa si basa su una richiesta e un negoziato e non prevede automaticamente un feedback positivo.

2) Siate coerenti
L’educazione è un percorso basato sulla coerenza. Se cedete su alcune regole che avete dato, non potete poi pretendere di farle rispettare senza polemiche. Insomma, se è no, è no.
3) Dimostrate la vostra autorevolezza
La credibilità di un genitore è basata sulla capacità di gestire un negoziato con i figli. Fategli vedere che sapete mantenere la calma, ascoltare e trovare soluzioni.

4) Non temete il conflitto
La conflittualità, purché non si trasformi in rissa, può essere costruttiva. Senza litigare non si cresce. A volte si alzerà la voce o si scatenerà un pianto. Non fatevi venire sensi di colpa. Se c’è amore, le difficoltà si superano.

5) Imparate a dire i no e a crederci
Il sì è più semplice, ma è la morte del negoziato. Non cedete per evitare lo scontro: difendere le proprie idee, con educazione, è il modo migliore per insegnare ai figli a rispettare e far rispettare le idee proprie ed altrui.

6) Usate regole e sanzioni.

Ogni intesa prevede incentivi, regole e sanzioni. Se il dialogo non basta, se siete di fronte ad un episodio grave, non sentitevi cattivi genitori se sanzionate un comportamento negativo. Solo capendo il limite, si può amare la libertà e viverla concretamente nella propria vita 

7) Vivete le sfumature
Cercate, pur sentendovi dalla parte della ragione, di non arroccarvi su una posizione, anche con gli adulti. Solitamente una valida trattativa non prevede solo bianco e nero, ma una serie di colori intermedi. Non significa avere una posizione incerta, ma provare a vedere e capire le motivazioni altrui.

8) Prendete tempo
Se le posizioni sono troppo distanti o incompatibili, prendere tempo significa vedere le cose da una prospettiva diversa. Smussando gli spigoli, sarà più semplice riprendere il negoziato.

9) Capite dove volete arrivare
Stabilite il vostro obiettivo, cosa volete davvero e dove potete mediare. E’ importante capire cosa si è disposti a dare in cambio di ciò che ci viene chiesto e pesarlo rispetto a quanto siamo disposti a cedere.

10) Parlate in prima persona
Le generalizzazioni non servono, dire “io penso così” significa esporsi in prima persona e dare fiducia all’io del nostro interlocutore.

 Come avrete capito, raggiungere un punto di intesa non è mai semplice. Ma è importante farlo, per valorizzare, nel rispetto delle regole comuni, le diversità di ogni membro della famiglia, premiando gli sforzi reciproci. Senza mai dimenticarvi il sorriso.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

GENITORI: SIATE DISPONIBILI, NON A DISPOSIZIONE

Promuovere l’autonomia di un figlio, secondo il famoso motto montessoriano “aiutami a fare da solo”, non è semplice. Ci vuole pazienza, determinazione, ma anche una visione della vita e di noi stessi un po’ particolare. Per insegnare a un bambino a fare da solo, bisogna non rendersi sempre disponibili. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi.

Spesso sei tu a vestirlo, ad allacciargli le scarpe, ad imboccarlo se è stanco o svogliato. Da un lato c’è la mancanza di tempo, che ti spinge ad intervenire per risolvere il problema. Dall’altro il senso di colpa, che ti fa sentire inadeguato/a e ti porta ad intervenire più del dovuto.

Risultato? Bambini che non hanno voglia di fare e che, con una vita eccessivamente semplificata, non sono pronti ad affrontare gli ostacoli. Forse finché sono piccoli è un problema di rilevanza relativa: ma cosa accade quando poi ci si confronta con il mondo del lavoro o le relazioni sociali al di fuori della famiglia?

Vediamo allora perché è così difficile dire no, ma anche perché è importante imparare a farlo. Per te stesso/a, prima ancora che per i tuoi figli.

INTELLIGENZA EMOTIVA È SAPER DIRE NO!

Dire no a una situazione che non ti piace, a un comportamento che non condividi, è sinonimo di rispetto per te stesso/a, non solo per gli altri. Significa avere la forza di far capire che per te così non va bene.

Non è solo importante nella relazione genitore-figlio, ma anche nei rapporti tra adulti. Essere troppo disponibile, anche quando non puoi o non vuoi, ti porta ad esaurire le tue energie, a vivere scontento/a. Ecco perché bisogna selezionare attività, persone, eventi, sulla base di ciò che realmente ti fa stare bene.

EVITIAMO DI FARCI CONDIZIONARE DAL SENSO DI COLPA

Qualche no in più non ti renderà più cattivo/a, per cui non sentirti in colpa. I genitori di oggi vivono immersi in un flusso di informazioni che li mette continuamente in discussione o li paragona a modelli di perfezione estrema. Li si vorrebbe presenti ma non troppo, creativi ma precisi, educatori ma anche amici.

Si chiede troppo, almeno nella teoria, a questi “poveri” genitori che, nella pratica, devono far coesistere tante istanze, in un equilibrio molto precario. Dire no a troppe attività, a troppe richieste, significa semplificare e focalizzare l’attenzione sulle cose davvero importanti. Per farlo, occorre davvero fare un decluttering emotivo profondo, coinvolgendo tutta la famiglia.

L’altro punto fondamentale è il rispetto delle regole: “NO” in famiglia significa avere regole condivise che, nel bene o nel male, tutti seguono. Dire un no a un bambino che urla significa regalargli un futuro da adulto equilibrato. Costa fatica però: cedere è molto più semplice, anche solo per non sentire il pianto.

DISPONIBILI, NON A DISPOSIZIONE: COSÍ CRESCIAMO GLI ADULTI DI DOMANI

Ti stiamo dicendo di diventare un dittatore? Assolutamente no! Ti suggeriamo però di non fare quello che a volte viene definito “genitore spazzaneve”: non spianare la strada, perché i benefici magari ci saranno nell’immediato, ma non nel futuro. In un mondo di persone sempre più fragili, il miglior regalo che puoi fare ai tuoi figli è la regola, è l’essere presente, disponibile, ma non costantemente a disposizione.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Combattiamo gli stereotipi con la Media Education

Spesso sui siti che affrontano temi legati all’educazione, come facciamo noi di Portale Bambini, parole come televisione, iphone, ipad sono connotate negativamente. Sappiamo tutti che è preferibile ridurre il numero di ore trascorse davanti ai media e che sicuramente giocare all’aperto è più salutare.

Non possiamo tuttavia nasconderci dietro un dito. I bambini che stiamo crescendo sono nativi digitali, piccoli esperti di tecnologie che a due anni sanno sbloccare uno smartphone e a sei navigare su Internet. Quando parliamo di Media Education, inteso come educazione ai media, lo facciamo sempre con l’intento di dare linee guida agli adulti su come veicolare la comunicazione ai più piccoli. Sappiamo da recenti ricerche che uno dei principali mali della società contemporanea è il fatto di non saper discernere la veridicità delle informazioni.

Allenati in maniera erronea dai social media, spesso tendiamo a farci influenzare da commenti o notizie soltanto parzialmente vere.
I genitori oggi hanno diverse sfide da affrontare: tra queste anche la capacità di insegnare ai bambini, gli adulti di domani, a porsi con senso critico di fronte ai flussi di comunicazione. Finché sono molto piccoli, potremo filtrare ciò che percepiscono. Ma cosa succede quanto crescono e diventano autonomi?

Oggi gli insegnanti e i genitori devono trasformarsi in edu-comuni-catori

La Media Education di matrice anglofona introduce un concetto di “alfabetizzazione mediale” che può tornarci utile a questo proposito. L’obiettivo è di insegnare sia l’autonomia critica, sia il concetto di partecipazione critica alla cultura (mediatica) del nostro tempo, intesa come esercizio della cittadinanza democratica.

Secondo Cary Bazalgette, esiste un nesso profondo tra educazione alla cittadinanza e media education: tutti dovrebbero essere in grado di usare tecniche di decodifica che permettano di comprendere cosa è vero e cosa non lo è; chi è rappresentato e chi non lo è. Genitori ed insegnanti dovrebbero trasformarsi in edu-comuni-catori, capaci di insegnare ai bambini ad avere uno sguardo esterno, a valutare l’informazione ed eventualmente approfondirla o prendere le distanze.

Questo è anche un modo per combattere il pregiudizio. I mass media hanno la capacità di modellare una determinata realtà sociale, influenzando gli spettatori, anche quelli passivi o meno attenti.In pratica spesso alcuni fenomeni sociali vengono sovrarappresentati o sottorappresentati operando una distorsione della realtà. Se si viene sistematicamente esposti a queste distorsioni, il rischio è di percepire in maniera non corretta un evento o un’informazione.

Non possiamo ridurre il potere dei media, ma possiamo allenare il nostro senso critico e quello dei bambini. Leggere insieme un quotidiano, commentare una notizia, confrontarsi, lasciare sempre aperto il dialogo: ecco i pilastri per trasformare la Media Education in uno strumento di crescita e confronto per la famiglia.

Facciamo un test: sappiamo come funzionano i media?

La prossima volta che leggiamo un articolo di giornale, una pagina web, quando guardiamo un video o la tv, proviamo a farci queste domande:

  • Chi è che controlla la produzione e la distribuzione di questo medium? Come guadagna da esso? 
  • Come questo medium raggiunge il suo pubblico? 
  • Che tecnologie utilizza il medium? Quali linguaggi? E’ uno strumento che da voce a tutti o solo a qualcuno?
  • Posso fidarmi di quello che leggo? Esiste una bibliografia? Conosco l’autore o posso discutere con lui dei contenuti pubblicati? 

Rispondere è il primo passo verso la consapevolezza dei media che utilizziamo. Purtroppo siamo noi adulti i primi ad essere scarsamente alfabetizzati ai media, ma una volta che cominceremo ad allenare il nostro pensiero critico-creativo diventeremo ottimi insegnanti per i più piccoli.
Quando vi sentirete pronti, provate a discutere di media con i bambini, insegnate loro come realizzare un piccolo giornalino (o delle dispense da regalare ad amici e parenti), a distinguere fonti attendibili e non, a capire cosa si nasconde dietro i media. Insegnerete loro a diventare persone consapevoli.

a cura di Alessia de Falco e Matteo Princivalle

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Educare alla bellezza: la salvezza del nostro mondo

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

Queste parole furono scritte da un giornalista, Peppino Impastato, tanti anni fa. Ve le riproponiamo, per riflettere insieme durante questa settimana.

Che cos’è la bellezza?

È una domanda forse banale, ma vale la pena porsela ogni volta che parliamo di intelligenza emotiva. In una società dominata dal progresso tecnologico, dalle mode, dagli status symbol, parlare di educazione alla bellezza è importantissimo.

Chiediamoci che messaggi stiamo inviando ai bambini sulla bellezza: un gioco pubblicizzato in TV? Uno zainetto alla moda? Un cellulare di ultima generazione? Forse qualcosa non va. Spesso confondiamo nell’immaginario collettivo ciò che appare con ciò che è bello. Seguiamo i canoni sociali diffusi, i bisogni indotti da una cultura del conformismo, la competizione serrata. Così corriamo il rischio di scambiare ciò che è bello con ciò che piace a tutti, uniformando un concetto che in realtà è l’apoteosi della personalizzazione.

I bambini per fortuna ci aiutano a riflettere sul concetto di vera bellezza è a riportarlo nelle nostre vite. Impariamo o riscopriamo, prendendo spunto dai più piccoli, la meraviglia: guardare il cielo, cercare le costellazioni, correre in un prato prendendoci per mano, ma anche più banalmente giocare insieme.

Quando ci donano un fiorellino raccolto con cura per dimostrarci amore e riconoscenza, i bambini ci parlano della bellezza. Loro ancora sanno cos’è: proviamo ad ascoltarli. È necessario che siano proprio gli adulti a riprendere il tema dell’educazione alla bellezza, guardando la vita con occhi nuovi. È un percorso educativo e formativo profondo che coinvolge il pensiero, l’osservazione, la riflessione.

Bisogna imparare ad andare oltre lo sguardo, oltre ciò che appare. Non è semplice in un mondo pervaso dall’esteriorità e dalla frenesia, che impedisce l’introspezione. Per questo così spesso parliamo di intelligenza emotiva ed empatia: è arrivato il momento di dedicare tempo al tempo, di scoprire ciò che vale per davvero, di superare lo sguardo svagato e superficiale.

Occorre ascoltare, portare alla luce le emozioni e le vibrazioni di quanto ci sta intorno, della vita e quindi di noi stessi. La bellezza sta qui, più vicino di quanto si pensi: non servono stanze piene di giochi o vestiti all’ultima moda, ma un cuore aperto e ricettivo.

Ecco sette spunti per allenarci a riscoprire la bellezza, allenandoci quotidianamente. Uno al giorno, per una settimana.

Bellezza è stupore

Come quello che potete ammirare sul volto di un bambino quando vede una farfalla (o un giocattolo nuovo). Impariamo da quell’espressione, impariamo a fare nostre la meraviglia e lo stupore, applicandole nella vita quotidiana. E ai bambini, insegniamo che in quest’espressione è racchiusa la felicità di chi ammira la bellezza.

Bellezza è scoperta

Questa settimana, scegliete qualcosa da scoprire. Può essere un animale, un dinosauro, una nuova ricetta da preparare insieme ai bambini. Liberiamoci della routine e usciamo dagli schemi: vedrete che il risultato sarà molto bello. I bambini sono esempi incredibili di curiosità e scoperta: prendiamo esempio.

Bellezza è unicità

E’ bello scoprire che siamo speciali, che ciascuno di noi è unico. E allora, perché non proviamo insieme a fare il gioco dell’unicità: cerchiamo insieme qualcosa che ci rende diversi da tutti gli altri  membri della famiglia o della classe. Un modo particolare per imparare ad apprezzare l’unicità e la diversità, osservandole come le due facce di una stessa medaglia.

Bellezza è diversità

Alleniamoci a vedere la bellezza in qualcosa di diverso dal solito. Per imparare a vedere la bellezza della diversità possiamo fare in modo simile al gioco dell’unicità, ma con una differenza: invece che cercare cosa ci rende diversi dagli altri, cerchiamo una caratteristica che rende gli altri diversi da noi. Facciamo il gioco della diversità dopo quello dell’unicità: impareremo che anche gli altri sono speciali.

Bellezza è rispetto

Rispetto per la vita, rispetto per gli altri, rispetto per il mondo che ci circonda. Insegniamo ai bambini (e impariamo noi per primi) che rispettare è bello.

Bellezza è gratitudine

Quanto è bello dire grazie? O fare un piccolo dono? Secondo noi, bellissimo. Se tutti ringraziassimo il mondo sarebbe un posto migliore. Proviamoci: ringraziamo quando qualcuno fa qualcosa per noi e pensiamo a quanto è importante questo gesto.

Bellezza è libertà

Libertà di fare qualcosa di inaspettato, fuori dagli schemi. Magari, di farlo insieme ai bambini: un’eccezione alle regole. Senza dimenticarci del rispetto e della gratitudine per la libertà che ci stiamo prendendo.
È ancora possibile  parlare di educazione alla Bellezza? Peppino Impastato sognava una terra libera dall’abitudine e dalla rassegnazione, facendo leva proprio sull’educazione alla bellezza. E altri, prima e dopo di lui, hanno creduto nella possibilità che la Bellezza possa salvare il mondo, perché l’uomo ha bisogno di contemplare ciò che è bello, per essere elevato alla Verità e alla Bontà.

L’educazione alla Bellezza diventa, quindi, essenziale per la persona umana, perché essa stessa possa riconoscersi come “cosa bella” e, di conseguenza, come partecipe di bontà e di verità.

Chi è educato alla Bellezza, è capace di sviluppare capacità relazionali degne del suo essere personale, perché riconosce che l’oggetto possiede una bellezza intrinseca, che deriva dalla sua partecipazione alla Bellezza dell’Essere, e non dal gusto personale di chi guarda. Per questo, il gusto è facoltà da educare, al pari delle altre facoltà umane, perché l’uomo, unico essere al mondo che necessita di educazione e aspira alla Bellezza, possa essere ricondotto al grande albero dell’Essere, da cui, spesso inconsapevolmente, trae la sua linfa e il suo sostentamento.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Impariamo a descrivere le emozioni attraverso i colori

I colori sono uno degli strumenti base per lo sviluppo della creatività. Tramite i colori riusciamo a rappresentare non solo la realtà che ci circonda, ma anche la nostra personalità.

Spesso sono proprio i colori ad aiutarci ad esprimere le emozioni e le sensazioni che proviamo: “Vedo tutto rosa”, “È una giornata nera”, “Sono verde di rabbia” sono espressioni di uso comune.

Per questo è importante aiutare i bambini ad osservare, a conoscere il proprio stato d’animo ed acquisire le capacità di esprimersi con i vari linguaggi. Condividere le emozioni aiuta a capire che non si è soli, non si è soli nemmeno a provarle e che insieme si possono affrontare.

Art: Henri Matisse, La danza

PROVA AD UTILIZZARE I COLORI COME MEZZO PER ESPRIMERE LE EMOZIONI

Di seguito ti proponiamo due giochi da sperimentare in famiglia oppure in classe, basati proprio sull’uso dei colori in associazione alle emozioni. Si tratta di giochi molto semplici che non richiedono particolari abilità e vi aiuteranno a sviluppare la capacità di ascoltare i vostri stati d’animo più profondi e quelli altrui.

Tra l’altro sono un ottimo modo per stare insieme nelle giornate di pioggia, quando ci si annoia facilmente e la tentazione di piazzarci davanti alla TV è forte.

LE PALLINE COLORATE

Per il primo gioco ci siamo ispirati all famoso film d’animazione “Inside Out”. Nel cartone animato, ad ogni emozione è associato un colore:

  • GIOIA: colore GIALLO. Ha le sembianze di una stella.
  • TRISTEZZA: colore BLU. Il suo aspetto fisico ricorda una lacrima.
  • RABBIA: colore ROSSO. E’ un vivido fuoco.
  • PAURA: colore VIOLA. Assomiglia ad un nervo .
  • DISGUSTO: colore VERDE. Assomiglia ad un broccolo.

Cerca 5 palline o cinque oggetti dei colori prescelti, che rappresenteranno le emozioni. Noi ipotizziamo di usare delle palline con i colori dei personaggi di Inside Out, ma tu potresti fare una scelta diversa: del resto, i colori delle emozioni non sono universali!

A questo punto mettile in un sacchetto; a turno, ciascuno ne estrarrà una. Dopo averla estratta, chiedi ai bambini di pronunciare il nome dell’emozione corrispondente e invitali a rispondere alle nostre domande e a disegnare la risposta, come a raccontarci una breve storia.

Ad esempio: Pallina GIALLA: Cosa ti rende felice? Pallina ROSSA: Cosa ti fa arrabbiare? Pallina BLU: Cosa ti rende triste? Pallina VIOLA: Di cosa hai paura? Pallina VERDE: Cosa proprio non ti piace? 

Se raccoglierai i disegni, potrai realizzare un piccolo diario delle emozioni, da sfogliare insieme ai bambini ed arricchire man mano con nuove storie.

UN ALTRO ESERCIZIO: GLI SCAFFALI DEI COLORI

Di seguito ti proponiamo un’idea per lavorare su te stessa/o attraverso l’uso delle scale cromatiche. Si tratta degli “scaffali del colore”, ripiani o scatole in legno caratterizzati da una monocromia programmatica.

Procurati innanzitutto dei pannelli o delle scatole di cartone. Poi procedi a decorarli. Scegli un unico colore, ad esempio il blu, e chiedi l’aiuto dei bambini per raccogliere materiali diversi, nelle varie gradazioni e sfumature del colore che hai scelto: pasta, plastica, piume, materiali naturali, materiali di recupero, e così via.

In questa fase, il gioco consiste nell’osservazione, nella manipolazione e nella scelta dei materiali che poi andranno incollati; puoi anche decidere di colorare il pannello con una mano di tempera del colore che hai scelto. I materiali potrebbero essere incollati in maniera casuale, oppure a disegnare un motivo. Qualcuno potrebbe scegliere di riprodurre delle figure o, addirittura, un paesaggio.

Non esiste una scelta giusta ed una sbagliata: mettiti in gioco insieme ai bambini e, insieme, definite l’aspetto che avrà il vostro scaffale dei colori.

Al di là dell’elemento ludico e creativo, questo è il primo passo per riflettere su come, nell’uniformità, esistano tante sfumature diverse che fanno parte del nostro colorato bagaglio emozionale. Questi pannelli, inoltre, diventeranno dei pannelli sensoriali a tutti gli effetti, che i bambini potranno toccare e sperimentare.

Una volta realizzati, prova a fare un altro gioco con i bambini: chiedi loro cosa gli ricorda un determinato colore, che sensazioni gli suscita. Allenati insieme a loro a sentire e a raccontare: il dialogo e l’espressione del mondo interiore sono due conquiste niente affatto scontate, specialmente oggi, con i legami affettivi più fragili che mai.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.

Laboratorio di scrittura creativa: proviamoci a casa!

Di solito i laboratori di scrittura creativa vengono proposti a scuola. Questo rende un po’ più difficile realizzarli a casa, perché hanno quel “gusto di compiti” che ai bambini piace poco.

Eppure, la scrittura è fondamentale per il bambino: allena il pensiero creativo (alla base del problem solving e della capacità di adattarsi), le abilità linguistiche e la capacità di astrazione. Abbiamo già parlato dell’importanza di raccontare storie ai bambini in due articoli, quello contenente le 5 buone ragioni per leggere una storia ogni sera e quello su come divertire ed educare raccontando una fiaba. Ascoltare storie è utile, ma bisogna anche scrivere! Oggi parliamo di questo.

Un libro per diventare dei professionisti della scrittura creativa

un libro sulla scrittura creativaIL FABBRICASTORIE

Un libro che ha avuto un grande successo, tanto che questa è l’edizione riveduta ed ampliata. Ecco perché è lo strumento ideale per imparare a proporre dei giochi di scrittura creativa:

  • E’ una sorta di manuale, che potete leggere insieme ai bambini
  • Contiene dritte e istruzioni che rendono il processo di apprendimento semplice e interattivo
  • Ci sono approfondimenti sui vari aspetti di una storia: personaggi, trama e svolgimento

Attenzione: questo libro è scritto pensando agli insegnanti della scuola primaria; questo significa che per utilizzarlo a casa dovrete “animare” gli esercizi insieme ai bambini, facendo in modo che la lettura e le esercitazioni diventino un momento magico. In ogni caso ci sentiamo di raccomandarlo per la sua completezza.

 

Prima di cominciare: il rito delle storie

Se vogliamo che per i bambini quello della scrittura creativa diventi un momento magico dobbiamo lavorare con attenzione sull’ambiente. Come fare? Cominciamo dagli oggetti dello scrittore: la penna e il quaderno che custodirà le storie. Possiamo costruire insieme un quadernone delle storie, decorando un quaderno ad anelli con la tecnica del decoupage insieme ai bambini (o come preferite, ci sono tantissimi modi creativi di decorare i quaderni). Nel quaderno, poi, inseriremo delle buste di plastica in cui i bambini inseriranno le storie che inventano e scrivono man mano. Anche una penna strana, o una penna che assomigli ad una stilografica o una penna antica è importante: faremo sentire i bambini dei veri e propri scrittori.

Un incentivo a scrivere è quello di regalare le storie che si inventano: inventiamo una storia da regalare all’amichetto. Oppure alla nonna. I bambini mettono molta cura nella preparazione di piccoli regali e questo è uno splendido modo per insegnare a donare attraverso la scrittura.

Giochi inventa-storie

Come rendere l’invenzione di una storia un gioco? Noi ci siamo ispirati alla scatola delle storie: una serie di tessere di cartone che rappresentano vari personaggi e le loro azioni e possono essere combinati uno dopo l’altro. Ma perché limitarsi a un gioco da tavolo? La cosa migliore è che siate voi a creare le vostre tessere, su fogli di carta, cartoncino o addirittura plastificati (si preparano le tessere su fogli di carta e poi si rivestono utilizzando la macchina plastificatrice e le buste protettive).

gioco per inventare storie

Ci sono tantissimi altri giochi pensati per aiutare i piccoli ad inventare una storia, dai dadi con i personaggi e le azioni ad appositi pupazzi parlanti. Secondo noi, però, il modo migliore è quello di aiutare il bambino nella creazione di un buon personaggio e in seguito lasciarlo libero di svilupparne le avventure. E’ importante, le prime volte, giocare insieme: i genitori sono i migliori animatori per i propri figli. Se trasmettiamo a un bambino la passione per la scrittura, faremo di lui un uomo migliore, ma soprattutto libero di pensare.

Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.

Iscrivetevi alla Newsletter o al canale Telegram per ricevere gli ultimi aggiornamenti dal sito.