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L’importanza del dono in famiglia

Diciamo spesso che è importante essere un esempio e che, solo vedendo le nostre azioni, più che ascoltando le nostre parole, i bambini apprenderanno il nostro sistema di valori.

C’è un campo di azione dove questa frase si applica molto concretamente e permette di mettere in pratica tanti degli spunti di riflessione che abbiamo proposto di recente: la gestione economica della famiglia. Saper capire il significato, di guadagno, risparmio e investimento porta inevitabilmente a capire un concetto importantissimo per la vita di adulti e bambini: il dono.

IL VALORE DEL DONO

Donare tempo, ascolto, amore incondizionato non è sempre semplicissimo. E’ difficile perché si è di corsa, si è stanchi, si è carichi di aspettative. Più volte ci siamo detti; perché non rallentare? Oggi aggiungiamo un tema alla riflessione: perché non donar-ci? Proviamo a trovare il tempo di riscoprire il senso di regalare qualcosa di nostro, anche solo un sorriso, a chi ci sta intorno. Facile? No, affatto. Siamo pieni di preoccupazioni, di impegni, di cose a cui badare. Come possiamo anche trovare il tempo per un sorriso?

Se sei arrivata/o fino a qui, occorre fare un passo indietro. Se il dono fosse davvero gratuito, non avrebbe significato. Il dono nasce dopo che si sono compiute una serie di azioni volte a renderlo prezioso: lavorare, fare sacrifici, perseguire obiettivi, sono tutte attività che ci portano a capire, se ben vissute, quanto sia importante e prezioso ogni cosa che riceviamo. Chi ha trovato tempo per noi, ha sottratto tempo ad altre attività, magari riorganizzando la propria giornata.

E’ qui che volevamo arrivare. Spesso regaliamo molto ai nostri figli: giochi, attività, vacanze. Ma siamo sicuri che siano veri doni? Sicuramente lo sono nelle nostre intenzioni, dato che per loro vorremmo sempre il meglio. La domanda più profonda che vogliamo portare alla vostra attenzione è invece un’altra: siamo sicuri che i bambini capiscano davvero quanto contano per noi quei doni? Quanto rappresentino un sacrificio che, per quanto piccolo, abbiamo fatto per loro? Provate a pensarci. Non stiamo forse regalando troppo? In una società dove si ha tutto, si sta perdendo il senso di quello che si offre, lo si sta banalizzando.

RISCOPRIAMO L’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Tranquilla/o, non ci metteremo, almeno non oggi, a raccontarti come gestire al meglio i budget familiari. Quello che vorremmo proporti è invece di lavorare su quattro concetti cardine dell’economia, che dovremmo portare nel nostro esempio quotidiano: investimento, guadagno, risparmio e dono. L’economia, se ci pensi, si basa su questi quattro pilastri, prima ancora che sulle politiche monetarie e sugli andamenti finanziari.

Vogliamo proporti di lavorare insieme ai bambini sui quattro concetti che ti abbiamo proposto. Anzi, sui 3 + 1. Il nostro obiettivo è di arrivare a capire l’importanza del dono, passando attraverso investimento, guadagno e risparmio. Per farlo, vi proponiamo un esercizio molto semplice.

COACHING CREATIVO PER IMPARARE A DONARE

Hai un salvadanaio? Beh, se non ne hai uno in casa, potresti recuperarlo o crearlo con una piccola scatola; sarà sufficiente decorarla e aprire una fessura, e si può fare anche con i bambini. Spiega che ogni azione che compiamo nel quotidiano ha un valore, positivo o negativo che sia. Per compiere queste azioni bisogna investire su se stessi. Il risultato sarà un guadagno.

Chiedi ai bambini di focalizzarsi su una cosa che vorrebbero imparare o individua noi una cosa che vorremmo insegnargli (ad esempio allacciarsi le scarpe, oppure chiudere una cerniera, imparare una tabellina). Decidete insieme di provare ad allenarvi per un po’ di giorni con costanza, stabilendo un tempo minimo ogni giorno. Quando riusciranno autonomamente, premia questo sforzo con un biglietto su cui sarà disegnato un cuore.

Al raggiungimento di cinque cuori, ma possono essere di più o di meno a seconda di come preferite, i bambini potranno scegliere di fare con te qualcosa che gli piace.

Volutamente non abbiamo inserito l’elemento monetario per allenarci solo sul guadagno, risparmio, dono, collegati al “tempo donato”. Ma, volendo, soprattutto con i più grandicelli, potrebbe essere utile allenarsi ad un corretto utilizzo della paghetta, dando un soldino come premio per un’azione responsabile e insegnando a risparmiare ed investire in qualcosa che ritengono piacevole, ma solo dopo aver guadagnato abbastanza da poterlo comprare. Sembrano attività banali, ma, se ci pensi, si sono un po’ perse negli anni. Forse vale la pena rispolverare il caro vecchio salvadanaio e usarlo insieme. Che ne dici?

 

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Esercizi di empatia

Riprendiamo il nostro discorso sull’ empatia, anche se forse ne hai sentito parlare troppo spesso ultimamente. Però non fermare la vostra lettura a queste poche righe, potreste stupirvi.

Non hai la sensazione che ultimamente questa “parola magica” venga tirata fuori dal cilindro come una coniglio bianco salvavita? Non sappiamo tu, ma noi abbiamo un po’ l’impressione che sia un termine di moda, ma che nella realtà pratica non lo si utilizzi correttamente. Questo accade non perché manchino gli esperti in grado di dare consigli sensati, ma perché si è perso un po’ il punto di partenza: l’empatia non si insegna.

Semplicemente, si vive insieme. lasciando spazio alle emozioni. In un contesto normale, non dovrebbe nemmeno esserci la necessità di parlare di una cosa così ovvia. Eppure il web ed i giornali spopolano di articoli su come l’essere empatici ci permetta di raggiungere la felicità. Ma che bella scoperta!

Il limite non è dato dal fatto che l’empatia non si possa insegnare, ma che si sia persa la capacità di viverla nel quotidiano. Ciò che è nascosto in noi va riscoperto, non solo attraverso la lettura, ma anche attraverso piccoli gesti quotidiani. E’ molto più semplice di quanto crediamo, ma spesso ci sottovalutiamo e pensiamo troppo poco a quante risorse possediamo dentro di noi senza saperlo.

Oggi ti facciamo una proposta, molto operativa: la palestra delle emozioni. Per ogni giorno di questa settimana, ti proponiamo un momento di empatia, da condividere con i tuoi affetti: non servirà molto tempo. Ti chiediamo però che quel tempo sia dedicato, prezioso, lontano dallo stress. Prima di proporti gli esercizi (che poi altro non sono che momenti di coccole e gioco) ti chiediamo di raccoglierti in te stessa/o e porti mentalmente quattro domande:

  1. Ho ascoltato davvero?
  2. La mia reazione fa stare bene me o chi mi sta di fronte?
  3. Le mie aspettative sono ragionevoli?
  4. Cosa farei al suo posto?

HO ASCOLTATO DAVVERO?

Ecco, se ti sei risposta/o con sincerità, praticamente conosci molto bene l’empatia. Ora coltivala, se ce ne fosse bisogno (noi siamo convinti che a mamme e papà non servano tutti questi consigli, ma il bello del confronto è che ci si rafforza insieme).

Lunedì: 30 minuti di coccole sul divano.
Prova a sederti insieme ai bambini cinque minuti e giocare a riempirli di coccole. E’ un buon momento per provare a chiedervi l’un l’altro come state. Spesso pensiamo di aver capito, ma in realtà ci mettiamo nei panni dell’altro immaginando i sentimenti che prova, non sentendoli veramente.

Martedì: trova somiglianze e differenze.
Prova ad amarti e apprezzarti per quel che sei, scoprendo le diversità degli altri. Capire le somiglianze, anche con chi non ci piace, aiuta a trovare punti di connessione e stabilire un legame.

Mercoledì: pratica l’apertura verso un altro punto di vista.
Raramente riusciamo a comprendere gli altri così bene come pensiamo di fare. È meglio che le persone dicano a te quello che sentono, piuttosto che tu dica a loro ciò che sentono. Allena la tua mente ad aprirsi a prospettive che non sono le tue ed evolviti realmente per immergerti prospettive diverse.

Giovedì: ascolta di più, parla di meno.
A turno, fai una domanda e mettiti in ascolto dell’altro, grande o piccolo che sia, per due minuti. Le persone si sentono più capite quando è consentito loro un ampio spazio per affermare la loro opinione.

Venerdì: non terminare le frasi degli altri.
Quando pensi di sapere quello che gli altri stiano dicendo dire, sei tentato a terminare le loro dichiarazioni. Questo deriva in parte dal desiderio di mostrare efficienza e in parte dal desiderio di dimostrare che riesci a comprendere il pensiero degli altri.

Sabato: non dare consigli se non sono richiesti.
Resisti alla tentazione di risolvere i problemi di cui le persone ti parlano. Quando dai loro un consiglio, il risultato che produce sembra quello minimizzare i loro sentimenti. Di solito, quello che vogliono le persone è avere qualcuno che ascolti le loro preoccupazioni.

Domenica: dai attenzione in modo sincero.
Chi ci ascolta capisce se siamo davvero interessati, è impossibile fingere empatia. Per cui regalati un momento in cui donarti veramente agli altri.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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Combattere l’apatia: riscopriamo la motivazione

Un mondo senza passioni

Bambini che non hanno voglia di giocare; bambini che non hanno voglia di studiare. Persone che vivono senza passioni e senza interessi. L’apatia è un problema del nostro mondo tanto quanto la frenesia.

L’apatia è la mancanza di reazioni emotive di fronte a una fonte di motivazione, ovvero uno stato di indifferenza nei confronti del mondo e dei suoi stimoli. Apatia non è depressione, in quanto l’apatico non sperimenta malessere psicologico per via della sua condizione.

Nel mondo ci sono sempre più bambini e genitori apatici. E’ un problema?

Riscopriamo la motivazione per vincere l’apatia

“I ricercatori hanno annunciato di aver finalmente trovato una cura per l’apatia. Purtroppo i pazienti non sembrano interessati.”

George Carlin

Per vincere l’apatia, dobbiamo riscoprire le motivazioni. Sin da bambini riceviamo mille stimoli, fino a rimanerne frastornati. Questo ci porta a due risultati: il primo, di fronte al troppo, va a finire che scegliamo il nulla. Secondo: viviamo senza mai scoprire cosa ci piace davvero.

Abbiamo cercato le soluzioni migliori per rivitalizzare la motivazione dei nostri bambini. Questi sono i nostri spunti:

  • Aiutiamo i bambini a scoprire cosa li appassiona. Senza obblighi e senza angosciarci; spesso sono loro stessi a chiedere e mostrarsi curiosi.
  • Non scegliamo noi per loro. Lasciamo che i bambini possano esplorare e seguire le proprie passioni.
  • Diamogli occasioni di confrontarsi con altri bambini che hanno le stesse passioni. Questo è anche un buon modo per socializzare, proprio come i bambini felici di una volta. Fare in compagnia è molto meglio che fare.
  • Insegniamogli a porsi degli obiettivi e delle sfide; senza esasperarle. Se non c’è competizione non c’è motivazione, ma senza esagerare. La sfida più grande è con se stessi.
  • Tempo libero: alla mente servono dei momenti di vuoto e di noia per poter rielaborare quello che sta facendo. Nel tempo libero diamo forma a noi stessi e facciamo un po’ di ordine mentale.

E se fossero mamma e papà ad essere un tantino apatici?

Succede. I ritmi di vita frenetici e la mancanza di tempo per sé stessi sono la causa principale di apatia in età adulta. Cosa fare in questo caso?

Prima di tutto: dovete prendervi del tempo per le vostre passioni. Cominciate con 15 minuti al giorno. Poi passate a 30. Se avete i bimbi per casa, abbiamo scritto una guida dedicata ad alcuni giochi che li tengono impegnati mentre voi fate altro. Anche la sabbia cinetica funziona bene allo scopo: sono giochi che stimolano i sensi e li fanno concentrare.

Una buona soluzione è scegliere un obiettivo (qualcosa che avreste voluto fare da bambini, una lingua da imparare, un libro da leggere) e un tempo limite per raggiungerlo.

Riscoprite l’empatia: emozionatevi ed emozionate, nelle piccole cose. Riscoprite un hobby, cucinate, prendetevi cura delle piante o dell’acquario. Impegnatevi ad essere d’esempio per i bambini, a fare tutto con entusiasmo.

#PROVIAMOCI!

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Genitori, siate felici: solo così lo saranno i vostri figli

Genitori, alleniamoci a credere in noi stessi: cresceremo bambini felici

Consigli e trucchi di sopravvivenza per imparare ogni giorno ad essere motivati e felici. Vi hanno detto che la buon’anima della Montessori insegnava l’autonomia. Vero. Che Goleman ha svelato al mondo i segreti dell’intelligenza emotiva. Vero anche questo. Vi hanno addirittura raccontato le sei regole d’oro per far mangiare le zucchine alle sette e mettere a letto i bambini alle nove sorridenti e radiosi come angeli. Vi hanno ricordato che i videogiochi fanno male, che bisogna portare i bambini al parco una volta al giorno insieme al cane, che devono dipingere e leggere fiabe danesi strappalacrime.

E’ stato tutto bellissimo ed istruttivo. Ora facciamo sul serio e diventiamo genitori coach. E allora la Montessori non serve?

Finora nessuno ha osato pronunciare il mantra che, dal giorno in cui siamo entrati in casa con il nostro fagottino, ci ripetetiamo tutti i giorni: “Cavolo se è difficile!”.
Nessuno ci ha detto la verità quando abbiamo deciso di mettere su famiglia: sarà complicato. Sarà faticoso. Non sempre sarà bello come lo avevate immaginato. Lo sapevamo, implicitamente, perché abbiamo visto le rughe solcare il volto dei vostri genitori negli anni, le amiche con le occhiaie dopo le notti insonni, i matrimoni saltare peggio che i petardi a Capodanno.

Ma solo dopo averci sbattuto la testa abbiamo scoperto che quelle difficoltà nascondono un grande segreto: si cresce insieme ai propri figli. E l’unico modo per dirsi felici è accettare questa verità: noi, con loro, siamo bambini che crescono ogni giorno. Impariamo allora a farlo al meglio con qualche spunto di riflessione e mirato.

Diventiamo coach di noi stessi. Saremo pronti ad essere allenatori emotivi dei nostri figli.

Prima domanda (da non fare): sono un bravo genitore? Partiamo da una domanda che non deve essere mai fatta. Nessuno qui vi sta chiedendo se vi sentite bravi o cattivi genitori. Nè ve lo chiederà mai.
E il motivo è semplice: non serve saperlo. Anzi, meno ci pensiamo, meglio è. In questo spazio chiediamo di pensare a noi stessi, soltanto a noi. Siamo uomini e donne, non dimentichiamolo, prima che genitori.

Prima lo capiremo, prima faremo nostra l’educazione alla felicità. Vogliamo aiutarvi a intraprendere un percorso incentrato su voi stessi, prima che sui vostri bambini. Crediamo che per rendere i concetti di empatia, resilienza, intelligenza emotiva parte del nostro bagaglio di competenze e risorse, si debba lavorare su di sé.

Chiediamoci se siamo felici, prima di pensare alla felicità dei nostri bambini. Domandiamoci se ci manca qualcosa e come raggiungerlo. Interroghiamoci su come cambieremmo la nostra vita. E facciamolo. In famiglia, sul lavoro, con i figli.

Ecco qualche spunto di riflessione e, per chi lo vorrà, un po’ di palestra delle emozioni da sperimentare insieme. Ultima dritta: parliamo, raccontiamoci e ascoltiamo. Noi vi proponiamo quotidianamente spunti di riflessione. Ma, se ci sono dubbi, chiedete senza paura.

L’educazione non cade dall’alto, ma si costruisce giorno dopo giorno. Cresciamo insieme ai nostri figli, non dimenticatelo. Come faccio ad insegnare la felicità al mio bambino? Ogni giorno, cara mamma o caro papà che ci leggi, alzati facendoti una domanda: cosa mi piacerebbe fare oggi? Questo prima ancora di chiederti cosa potrebbe piacere al tuo bambino. Ci sforzate di leggergli fiabe, di creare con loro, di dedicargli tempo. Spesso sacrificando (con gioia chiaramente) il nostro. Eppure non sempre siamo soddisfatti, spesso ci assale l’ansia di non fare abbastanza, di non essere all’altezza. Ecco, è arrivato il momento di imparare ad accettare la propria imperfezione. Tanto nessuno di noi è perfetto e ai bambini non interessa affatto (agli adulti che ci vogliono bene nemmeno).

Per crescere insieme, occorre trovare la quadra tra la propria felicità e quella dei propri figli. Mentre spesso ci dimentichiamo di noi stessi, nella frenesia di dare più che possiamo ai bambini. Riscopriamoci. Solo così i bambini scopriranno la felicità che è in loro. Riflettendosi nella nostra.

SPUNT-ESERCIZIO: lavoriamo con la tecnica del pomodoro

Qui vi proponiamo un esercizio, molto breve. Provate a farlo e scommettete sui voi stessi e sulla capacità di mantenere l’obiettivo, Si chiama tecnica del pomodoro: recuperate un timer da cucina (vi concediamo che non sia necessariamente un pomodoro). Puntatelo per dieci minuti, Ricordatevi che in quel lasso temporale esistete solo voi. Dimenticatevi del resto. Sembra una banalità. Ma è il primo passo verso l’autoconsapevolezza: ho dieci minuti in cui non sono mamma. Non sono papà. Sono soltanto io. Fatevi aiutare dall’altro genitore, se siete a casa con i bambini. O sperimentate quando siete soli. Dieci minuti non sono un’eternità.

Ma autoimporvi di ritagliarvi questo tempo è il primo segno di amore per voi stessi. Seguirà l’amore per i vostri figli, reso più armonioso dal vostro benessere.

a cura di Alessia de Falco

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Chi ha paura dei compiti? Come farli fare e controllarli.

Il Compitometro e altri spunti originali se i bambini non fanno volentieri i compiti

ETÀ: 6-11 anni

I compiti, questo nemico terribile. Ci hanno rovinato le domeniche e l’ultimo mese di vacanza. Eppure, di abolirli non si parla proprio. Anzi, molto psicologi ed educatori ne sostengono l’importanza. Ma cosa c’è di buono nei compiti?

  • i compiti insegnano il senso del dovere e della responsabilità
  • il problema non è se i compiti sono perfetti o meno. E’ importante che il bambino ce l’abbia fatta, che abbia perseverato e concluso il suo compito
  • imparare a fare i compiti vuol dire imparare a gestire la frustrazione, a non fare solo ciò che piace

E allora, vediamo come si possono aiutare i bambini a lavorare meglio e soprattutto in modo più responsabile.

La regola del tè e dei biscottini

aiutare i bambini a fare i compiti

E’ inutile dire ai bambini che i compiti sono divertenti, non ci crederanno e l’unica cosa che possiamo ottenere è una gran confusione nella loro testa. Non serve nemmeno fare i compiti al posto loro, perché così non imparano ad assumersi le proprie responsabilità. 

Invece, una buona soluzione pratica è quella di trasformare il momento dei compiti in un rituale. Il bambino è abitudinario, per cui avere uno spazio e un tempo sempre uguale lo rassicurerà. Dove e quando si fanno i compiti non è un dettaglio, è importantissimo! Scegliete un posto per i compiti e cercate di farli fare sempre nello stesso momento della giornata (es. sabato mattina).

I genitori possono aiutare notevolmente; basta essere accoglienti. Ad esempio, portare il tè coi biscotti a un bambino che fa i compiti. O una spremuta d’arancia. Insomma, non un premio ma un piccolo rinfresco che il bambino può associare allo sforzo di lavorare. Questo lasciandogli però la possibilità di concentrarsi. Essere accoglienti è il modo migliore di infondere sicurezza e aumentare la motivazione.

Prima o poi i bambini forzeranno quest’abitudine e proveranno a chiedervi il tè anche di domenica. La cosa migliore è però lasciare la magia dello spazio-compiti allo spazio-compiti. Quindi la cosa migliore è un po’ di fermezza.

Arrabbiarsi non serve

Ci stressiamo noi genitori e il bambino diventerà più insicuro. Non c’è davvero nessuna buona ragione per arrabbiarsi a causa dei compiti. Resistete anche alla tentazione di completare voi i compiti che mancano o correggere ogni errore: è importante che il bambino diventi responsabile di quello che ha fatto.

Stabilire un momento specifico per fare i compiti serve anche a questo: si evitano le sfuriate dell’ultimo minuto perché ci siamo accorti che mancava qualcosa.

Il Compitometro: auto-controllare i compiti in modo spiritoso

E’ la nostra soluzione “da battaglia”, si tratta di un tabellone con i vari giorni della settimana. Alla sera, dopo cena, è il momento di compilare il Compitometro: il bambino controlla i compiti che ha fatto e decide che valutazione assegnarsi. Si possono usare delle faccine colorate, dei simboli o quello che volete. Nascendo come gioco conviene cercare di renderlo un momento da vivere insieme, un momento di condivisione.

Il Compitometro ha alcune funzioni che lo rendono una strategia creativa efficace:

  • stando alle regole, è il bambino che si autogestisce le valutazioni; questo è importante per la sua autostima e per la sicurezza
  • chiedetegli perché si è dato un giudizio piuttosto che un altro: stimolerete il suo senso critico
  • con la scusa di un gioco potrete controllare ogni sera che abbia portato a termine i suoi compiti (e in caso intervenire in tempo utile)
  • si può sfruttare per eseguire il noioso controllo dei compiti giocando

Prepara il tuo compitometro

1) Comincia prendendo un foglio di carta o cartoncino. Noi abbiamo usato un foglio da disegno A3, ma può andar bene qualsiasi formato.
2) Scegli dove appenderlo: in cameretta o in cucina? Questo dipende molto dagli spazi che usate di solito. Se dopo cena i bambini vanno in camera ha senso metterlo lì, altrimenti è meglio una posizione più centrale.

bambini che non fanno i compiti
Il compitometro è una scheda giornaliera su cui assegnare una valutazione ai compiti fatti ogni giorno. Un modo giocoso per controllarli, stimolando il pensiero critico

3) Scegliete che simboli usare per valutare i compiti. Vanno bene i personaggi di un cartone o qualsiasi cosa attiri l’attenzione dei bambini e la loro curiosità. Magari, una forma che non sia troppo complessa.
4) E’ il momento di usarlo: ogni sera si fa un controllo e si segna l’autovalutazione corrispondente. Mi raccomando, la riflessione critica va molto bene ma non dite voi al bimbo come giudicarsi.

Esercizio per genitori coach: trasformiamo il momento dei compiti in uno spazio di attività creativa e stimoliamo la riflessione e il senso critico

Con gli esercizi precedenti del percorso genitori coach abbiamo imparato i giochi che rilassano i bambini, ma anche soluzioni creative per evitare i capricci e per i bambini che non vogliono mangiare. Questa volta mettiamo insieme le due cose: per affrontare con successo i compiti serve un ambiente rilassante ma anche tanta fantasia. Vi sentite pronti per sperimentare il Compitometro?

a cura di Alessia de Falco e Matteo Princivalle

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Evitare i capricci con un gioco: arriva il barattolo porta-capricci

Una soluzione tascabile per risolvere il problema dei capricci

ETÀ: 3-10 anni

Capricci, questi soliti noti. Chi di noi non si è ritrovato almeno una volta di fronte al proprio bambini urlante e scalpitante, senza alcuna idea su come calmarlo? Ebbene questo articolo fa al caso vostro. Come al solito, non vi stiamo per proporre una formula magica, ma un’idea salvavita nel momento in cui la situazione si fa ingestibile.

Una soluzione semplice è quella di lavorare sull’autocontrollo attraverso un gioco. Bisogna fare in modo che i bambini riconoscano quando stanno perdendo le staffe e riescano a fermarsi prima. Noi abbiamo provato con il barattolo porta-capricci, un gioco che aiuti i piccoli a controllarsi.
Provate, scoprire che basta davvero poco per gestire una situazione che tutti i genitori, prima o poi, vivono e temono.

Fermare i capricci dei bambini con il barattolo porta-capricci

I capricci sono molto diversi da vizi e brutte abitudini. Sono delle piccole esplosioni emotive in cui un bambino diventa irritabile e distruttivo. Nulla di cui preoccuparsi seriamente, ma avere una soluzione può essere un grande aiuto. I capricci dipendono da una mancanza di autocontrollo. Quindi, la cosa migliore è progettare un gioco che aiuti i piccoli a controllarsi, naturalmente prima che sia troppo tardi.

Gli esperti ci hanno insegnato alcune cose: ad esempio, a non assecondare i capricci e non cedere ai ricatti; poi, a non alzare la voce e a non esagerare coi premi per calmare i bambini. Già, ma a volte non è per nulla facile non alzare la voce. Alla ricerca di una soluzione creativa per risparmiarci i capricci, abbiamo inventato una specie di gioco a punti: il barattolo porta-capricci.

Ecco il gioco che evita i capricci

Il barattolo porta-capricci è una specie di salvadanaio in cui i bambini rinchiudono un “token” (ovvero una pedina, un segnalino) ogni volta che riescono a contenersi quando stanno per fare una scenata capricciosa.  Mamma o papà, se vedono che il bambino si è controllato (qui torniamo all’autocontrollo), gli danno un capriccio da mettere nel loro barattolo. Quando è pieno, ovvero quando abbiamo raggiunto il numero prestabilito di capricci da rinchiudere, si vince un piccolo premio.

Ma gli esperti saranno contenti di questa soluzione?

  • Ci aiuta a non alzare la voce, in quanto basta richiamare un bambino che sta per sbottare e invitarlo a calmarsi per avere il suo token
  • Ci aiuta a non cedere
  • Non asseconda il capriccio, in quanto lo fermiamo distraendo il bambino con il nostro gioco
  • Non si esagera coi premi: il premietto finale ricompensa l’autocontrollo nel corso del tempo ed è uno solo dopo dieci o venti capricci evitati

Quindi dovrebbe andar bene. Nella pratica l’esperimento è riuscito bene; bisogna ingegnarsi un po’ ad animare la cosa e dare molto peso al barattolo porta-capricci, ma i risultati ci sono stati!

Come costruire il barattolo porta-capricci

Come prima cosa scegliete il numero di capricci che andranno rinchiusi nel barattolo prima di dare un premio. Noi abbiamo optato per 20. I numeri bassi, tra dieci e trenta, funzionano meglio, soprattutto coi bambini più piccoli. Questo perché non hanno ancora sviluppato la capacità di concentrarsi per raggiungere un obiettivo lontano nel tempo.

A questo punto, dovrete realizzare i “token”, ossia i capricci da rinchiudere. Potete usare dei sassolini colorati, degli stecchini, delle palline. I più creativi potrebbero dipingere dei sassi-capriccio. Se cercate idee, potete dare un’occhiata alla nostra sezione creativa.

giocare coi capricci
Ecco dei token molto, molto originali

Infine, è il turno del barattolo: può essere un contenitore di plastica (meglio evitare il vetro visto che lo maneggeranno i bambini) trasparente o decorato. La scelta è tutta vostra e soprattutto dei bimbi. E’ possibile anche utilizzare un sacchetto di stoffa per contenere i capricci. In questo modo il bambino può tenerlo nello zainetto o nella giacca e averlo sempre con sé.

A questo punto dobbiamo scegliere il premio: i premi migliori sono piccole attività da fare tutti insieme, come andare a prendere un gelato. Quando si parla di premi, non giocate con l’affetto: non fare intendere ai bambini che se non riempiranno il barattolo gli vorrete meno bene. Basta una ricompensa golosa!
Fatto? Bene, siamo pronti ad utilizzare il nostro barattolo.

Esercizio n. 2 per diventare genitori coach: alleniamoci ad evitare i capricci attraverso qualche stratagemma creativo

Abbiamo già imparato alcune attività per tenere calmi i bambini per una mezz’ora. Se impariamo anche a evitare i picchi di emotività incontrollata, ne guadagneremo tutti in calma e serenità. Cosa ne dite di provare sul campo il barattolo porta-capricci e di escogitare altre soluzioni originali per risolvere il problema?
#proviamoci!

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