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Circle time

circle time

Oggi parliamo di uno strumento che ci piacerebbe vedere applicato più spesso in classe: stiamo parlando del circle time. In una scuola che giudica, che valuta, che riduce a numeri e lettere (perché spostare l’attenzione da una pagella di voti ad una di competenze significa questo, traslare i numeri in parole), che fatica ad includere, è uno strumento prezioso. Uno spazio democratico e davvero partecipativo. Scopriamo insieme come funziona.

CIRCLE TIME: ECCO COS’È

Il circle time è un momento di dialogo e condivisione durante il quale gli alunni sono seduti in cerchio insieme a un insegnante coordinatore. L’insegnante funge da mediatore, proponendo gli argomenti da trattare e moderando gli interventi. Si tratta di uno scambio democratico poiché insegnante ed alunni sono messi sullo stesso piano, si confrontano alla pari.

Si tratta di un metodo di lavoro introdotto a scuola di recente, ma già ampiamente collaudato dalla psicologia umanistica negli anni ’70 ed ancor prima – benché in modo spontaneo e non scientifico – dai gruppi scout e all’interno di alcune colonie. E come dimenticare la scuola democratica, che già dagli inizi del secolo scorso proponeva momenti di confronto alla pari tra alunni e insegnanti!

circle time in classe

Il circle time è una metodologia utile per:

  • migliorare l’ascolto della classe, specie nelle “nuove classi” e nei contesti in cui si cerca di realizzare l’inclusione
  • promuovere la partecipazione al dibattito degli alunni più timidi e di tutti coloro che normalmente stanno in disparte
  • gestire in modo propositivo gli alunni più esuberanti o quelli che presentano comportamenti problematici
  • facilitare l’inclusione
  • far emergere le competenze dei singoli alunni nel rispetto della diversità individuale
  • promuovere un approccio problematico e democratico ai problemi, ovvero: stimolare lo spirito critico

Si tratta di uno strumento incredibile, che facilita la comunicazione e la conoscenza reciproca, che aiuta a parlare dei propri problemi

CIRCLE TIME EFFICACE: ECCO COME FUNZIONA

Perché il cerchio magico sia efficace, è importante rispettare queste regole:

  • ci si posiziona tutti in cerchio; seduti per terra o sulle sedie, l’importante è che ci si possa guardare tutti negli occhi
  • ci vuole un insegnante che svolga la funzione di moderatore, che gestisca il circle time senza risultare impositivo
  • ci deve essere una scaletta degli argomenti, una specie di ordine del giorno di cui parlare; i partecipanti potranno aggiungere considerazioni personali e proporre nuovi spunti ma avere dei temi prefissati evita sessioni inconcludenti
  • a turno, alunni e insegnanti potranno dire la loro; può essere utile creare un piccolo rituale prima di prendere la parola (chi parla deve indossare un cappello particolare che ci si passa, oppure un oggetto, come uno scettro)

Gli obbiettivi principali di questo cerchio sono l’inclusione e la discussione; ciascun alunno si dovrebbe sentire parte di un gruppo e, ciascuno con i propri tempi e modi, dovrebbe rivendicare un ruolo attivo all’interno della comunità. E’ una metodologia che permette di soddisfare tanto il bisogno di inclusione quanto quello di individualità dei bambini, tutto questo senza sentirsi giudicati, in un ambiente protetto. In questo senso è importante che l’insegnante mantenga un atteggiamento di ascolto attivo, non giudicante.

In Danimarca esiste un’ora di empatia, molto simile al “tempo del cerchio”, in cui i ragazzi parlano mangiando torte o crostate preparate da loro (ne abbiamo parlato a proposito di empatia a scuola). Loro la chiamano Klassens Tid. 

ASCOLTO ATTIVO: L’INSEGNANTE DEVE COMPRENDERE E SPRONARE

Il ruolo dell’insegnante è fondamentale: non deve fare domande e fornire risposte, per la durata del circle time dovrà fungere da facilitatore. Stimolando i ragazzi a interagire, mantenendo un clima cordiale e positivo, invitando a contributi propositivi. L’insegnante in questo spazio non deve “risolvere” il problema che si sta discutendo; deve fare in modo che siano gli alunni a risolverlo, collaborando e dibattendo. Deve ascoltare in modo attivo, con attenzione ed empatia.

Si tratta di un ruolo tutt’altro che facile. Del resto, l’apprendimento cooperativo è tutt’altro che facile.

L’IMPORTANZA DI UNA PROGETTAZIONE CONSAPEVOLE DA PARTE DEGLI INSEGNANTI

Come ogni metodologia didattica, è necessario che l’intero gruppo docente sostenga con convinzione il circle time. Questo dovrà essere progettato in modo tale da avere dei tempi e degli spazi fissi.

La durata del circle time dovrebbe essere oggetto di progettazione; dovrebbe esserci abbastanza spazio per permettere a tutti di prendere la parola ma senza dispersioni. Approssimativamente tra 40 e 75 minuti, ma ciascuna classe adotterà le sue regole. Anche lo spazio dovrebbe essere fisso: scegliere un luogo in cui riunirsi è importante per farlo diventare un rito del benessere in classe.

Anche gli argomenti che la classe affronterà dovrebbero essere programmati con attenzione: senza una guida, il cerchio magico rischia di risultare dispersivo ed infruttuoso.

PER APPROFONDIRE

Sul dialogo tra alunni e insegnanti nella scuola democratica, rimandiamo alla voce Wikipedia “educazione democratica“. Benché non parli specificamente di circle time, potrete trovare gli embrioni della filosofia umanistica che lo ha portato alla luce negli anni ’70.

Se vi sta a cuore la tematica della gestione del clima emotivo e cooperativo in classe, vi consigliamo il libro “Apprendimento cooperativo in classe“, edito da Erickson. Presenta numerosi spunti pratici e scientificamente solidi.

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Risolvere i problemi

Oggi parliamo di un bel problema: come insegnare a risolvere i problemi? Sembra banale, ma non lo è. Mamme e papà sono istintivamente portati a proteggere, a volte fin troppo, i loro cuccioli, spesso con il risultato di sostituirsi a loro. Aiutare i bambini a risolvere un problema significa infondere fiducia o migliorare l’autostima.

Attenzione però: aiutare non significa risolvere al posto loro, ma insegnargli un metodo, mostrare la strada da percorrere. Questo il compito più difficile per un genitore: imparare a guidare, stando accanto, ma senza prendere il comando.

Di recente su Internazionale è apparso un articolo intitolato “Lo studente anatra e lo studente capovolto” che illustra un intervento della psicologa dello Sviluppo Daniela Lucangeli in merito alla classe capovolta. Ne riprendiamo una metafora molto significativa a nostro avviso: oggi, sempre più spesso, la scuola trasmette tante informazioni, in linea con una società che prevede flussi di comunicazione rapidi e multisorgente.
Si perde invece il verso senso dell’insegnare, lo sviluppo di quell’intelligenza sociale che prevede uno sforzo creativo nell’elaborare l’informazione e farla propria.

La stessa cosa accade quando ci accingiamo a risolvere un problema: dobbiamo elaborare le informazioni a nostra disposizione, analizzare il contesto,

Come si risolve un problema?

Vediamo insieme di capire come affrontare i problemi, lasciando la giusta autonomia ai piccoli nella sperimentazione, mantenendo al minimo il nostro coinvolgimento diretto. Il problem solving si contraddistingue per sei fasi che ciascuno di noi mette in atto, più o meno consapevolmente. Ve le elenchiamo di seguito, possono costituire un punto di partenza per “organizzare i lavori

  • Ti sembra di capire bene qual è il problema? Sei pronto a pensare a possibili soluzioni?
  • Credi di aver esaurito le soluzioni possibili? Hai idee sufficienti per iniziare a valutarle?
  • Mi sembra che tu sappia qual è la soluzione migliore.
  • Ti sembra di preferire una delle soluzioni proposte?
  • Ora che hai scelto la soluzione migliore, cosa devi fare per metterla in pratica?

Ora pensa a come farai a sapere se la tua soluzione funziona davvero. Potresti stabilire un momento per valutare se la tua decisione stata buona.

Ricordate poi una cosa fondamentale: non sempre i bambini vi chiedono aiuto perché vogliono aiuto. Spesso lo fanno per avere un incoraggiamento, per sentirsi sorretti dalla vostra fiducia. Abituatevi ad ascoltarli e a spronarli a fare da sé, senza mai abbandonarli. In questo modo si sentiranno accettati e si muoveranno sempre più spediti verso la conquista dell’indipendenza.

In termini generali, la capacità di risolvere i problemi è una delle componenti cognitive che utilizziamo quando ci troviamo di fronte ad un problema, insieme al problem finding e al problem shaping. Spesso, però (per ragioni di semplicità e training) si utilizza il termine problem solving per indicare la sommatoria di tutte queste componenti.

Per risolvere un problema in modo efficace, c’è bisogno di logica e creatività in parti uguali e, soprattutto, della capacità di elaborare una strategia.

Ma cos’è un problema? Lo psicologo Gaetano Kanisza li ha definiti così: ” Un problema sorge quando un essere vivente, motivato a raggiungere una meta, non può farlo in forma automatica o meccanica, cioè mediante un’attività istintiva o attraverso un comportamento appreso“.

APPROCCI AL PROBLEM SOLVING

Esistono numerosi approcci diversi alla soluzione dei problemi; solitamente, utilizzano una metodologia per tappe, o passaggi, che affrontano le varie fasi della risoluzione del problema. Ciascun metodo ha vantaggi e svantaggi.

PROBLEM SOLVING STRATEGICO

Ideato dal prof. Giorgio Nardone, psicologo ed esponente della scuola di Palo Alto (una tra le scuole psicologiche e psicoterapeutiche di maggior rilevanza mondiale), questo approccio affronta il problema a partire dalla composizione e scomposizione dei suoi elementi.

PDCA

La metodologia PDCA, conosciuta anche come ciclo di Deming, è uno degli approcci più diffusi alla soluzione dei problemi. PDCA sta per Plan, Do, Check, Act; in italiano potremmo tradurre questo acronimo con Pianifica, Prova, Verifica, Implementa.

Questo modello ha il pregio di essere intuitivo ed efficace e di avere un buon meccanismo di correzione: le fasi Check e Act permettono di “raddrizzare il tiro” nel caso in cui la fase progettuale non sia stata troppo brillante.

COMINCIA AD ALLENARE LE TUE CAPACITÀ DI RISOLVERE I PROBLEMI

Ecco alcune risorse per cominciare da subito ad allenare le tue capacità di risolvere i problemi:

BIBLIOGRAFIA
ALBERTI G. E., GANDOLFI A. (2008), La pratica del Problem Solving, Franco Angeli
DUNKER K. (1945), On problem-solving, Psychology Monographs, trad. It. “La psicologia del pensiero produttivo”, Giunti-Barbera, Firenze
ENGEL A. (2008), Problem solving strategies, Springer
KANIZSA G. (1973), Il “problem solving” nella psicologia della Gestalt, in G. Mosconi, V. D’Urso, (a cura di), “La soluzione dei problemi”, Giunti-Barbera, Firenze
NARDONE G. (2013), Problem solving strategico da tasca, Ponte alle Grazie

 

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Tetris per bambini e altri bei rompicapi

Che bello il tetris per bambini e gli altri rompicapi!

Snaturare un gioco per renderlo educativo significa non aver capito un bel niente di educazione. E nemmeno di giochi!

Se state cercando un gioco che piaccia ai bambini, sia educativo e soprattutto li faccia giocare tranquilli, benvenuti nel mondo dei tetris di legno. Si tratta di un’alternativa ai videogiochi particolarmente adatta ad occupare il tempo in casa.

Lo sapevate che i giochi rompicapo di legno sono stati inventati nella Cina antica? Da oltre 3000 anni sono uno dei giocattoli preferiti dai piccoli. E non dobbiamo perderli! Si tratta di uno strumento formidabile per lo sviluppo del cervello dei bambini, che imparano l’arte di concentrarsi e testare soluzioni a un problema. tetris di legno colorato

Che tipo di gioco è? Si tratta di un gioco di abilità: il bambino deve combinare i pezzi di legno per risolvere il rompicapo. Una specie di cubo di Rubick più semplice e adatto ai piccoli.

E’ educativo? Assolutamente: il tetris per bambini è un’attività dal grande potenziale educativo in quanto richiede due abilità: la prima, quella di problem-solving, ovvero la capacità di risolvere i problemi in modo strategico; la seconda è la visualizzazione spaziale, in quanto per poter risolvere un tetris bisogna rappresentare lo spazio e gli spostamenti dei blocchi nella propria mente. Un esercizio particolarmente benefico, che aiuta a sviluppare l’intelligenza spaziale (come i giochi di orientamento).

POTREBBE INTERESSARVI ANCHE: rompicapo in legno, la guida completa ai più bei rompicapi per bambini 

Tetris per bambini: quali vi consigliamo

Abbiamo selezionato per voi due modelli di tetris di legno adatti ai bambini. Il primo è più semplice, si tratta del modo migliore per introdurre i piccoli al mondo dei rompicapi. Il secondo è per bambini che si sono già cimentati con altre sfide e vogliono qualcosa di davvero divertente.

Entrambi i modelli sono interamente costituiti di legno, quindi sono particolarmente piacevoli al tatto. Sono giochi che ci sentiamo di raccomandare in quanto i bambini devono assumere un ruolo attivo per risolverli e sono stimolati a sviluppare la capacità di problem-solving, ovvero pensare e testare soluzioni ai problemi.

tetris con pezzi di legno colorati per bambiniTetris con pezzi di legno colorati 

  • E’ un gioco interamente in legno
  • Ha un livello di difficoltà medio-facile, è adatto a bambini dai 3 anni in su (contiene pezzi piccoli)
  • Richiede attenzione e concentrazione
  • Tantissime soluzioni possibili
  • costa solo 9,99€!

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tetris di legno 3d per bambini

Tetris 3D Bianco e Nero 

  • Livello di difficoltà medio-difficile, per piccoli enigmisti
  • I colori tenui del legno bianco e nero favoriscono la concentrazione
  • Compatto: si può portare in viaggio e occupa pochissimo spazio
  • costa solo 9,90€!

 

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Consigli per rendere più divertenti i rompicapi

Ci sono una serie di buone pratiche per aiutare i bambini ad appassionarsi a questi giochi, evitando che cadano presto nel dimenticatoio. Eccone alcune:

  • Le prime volte, risolveteli insieme animando il momento del gioco con entusiasmo. Eviterete che venga visto come noioso.
  • Evitate di risolvere il rompicapo al posto dei bambini: questo significherebbe sminuire le loro abilità e soprattutto insegnare che c’è qualcuno sempre pronto ad aiutare.
  • Fate proprio il montessoriano “Insegnami a fare da solo“: spiegate ai bambini come funziona il gioco, magari date un piccolo aiuto ma guidateli verso l’autonomia

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Impariamo a far rispettare le regole usando l’intelligenza emotiva

regole intelligenza emotiva

“Il segreto della felicità è la libertà.
Il segreto della libertà è il coraggio.
Il segreto del coraggio è la disciplina”.
Maria Rita Parsi

Le regole sono un potente alleato nella vita individuale e sociale. Un bambino che rispetta le regole, tendenzialmente, è un bambino felice e libero dallo stress: sa quali sono i limiti entro cui muoversi e agisce di conseguenza.

DISCIPLINA ED INTELLIGENZA EMOTIVA SONO ALLEATE!

A prima vista si potrebbe pensare che il rispetto delle regole sia “nemico” delle emozioni e dell’intelligenza emotiva; in verità, però, non è così. La disciplina è il fattore in più che permette di costruire e mantenere relazioni soddisfacenti.

Pensiamo ad una regola semplice: “Non si alzano le mani”. Analizzandola sotto il profilo dell’intelligenza emotiva, essa ci permette di:

  • Gestire al meglio le relazioni sociali con gli altri, anche nei momenti di crisi emotiva
  • Riconoscere la rabbia e le proprie emozioni distruttive, frenandole prima che facciano danni
  • Controllare le proprie emozioni 
  • Riconoscere e comprendere le emozioni che hanno portato un’altra persona a farci infuriare

Un procedimento simile si può fare per la maggior parte delle altre regole di convivenza: quasi sempre, la disciplina, anche nelle sue forme più dure, ci insegna a rispettare e comprendere gli altri, valutando con attenzione i nostri stati d’animo.

Del resto, colpire al volto un compagno in un impeto di rabbia, non è certo un esempio di intelligenza emotiva! Meglio allontanarsi a riflettere per qualche minuto: questo è l’atteggiamento di una persona emotivamente stabile e competente.

TRASMETTERE LE REGOLE ATTRAVERSO L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Rispetto a quanto detto, possiamo fare un altro passo avanti: costruire un legame emotivo per trasmettere le regole come valore; se imponiamo una regola in cui non crediamo, i bambini se ne accorgeranno subito. Se ci vedranno appassionati e determinati a far rispettare dei valori sociali, al contrario, riusciremo nel nostro intento.

Quest’ultima osservazione, però, nasconde un lato oscuro: non possiamo trasmettere regole in cui crediamo. Esempio e condivisione emotiva sono alla base del rispetto.

Ecco i consigli d’oro per mescolare insieme regole e intelligenza emotiva in un mix dirompente di civiltà:

  • Abbi il coraggio di far rispettare le regole in cui credi: non cedere e non chiudere un occhio
  • Difendile con la testa, ma soprattutto col cuore: fai vedere che per te sono un valore
  • Spiegale con chiarezza ai bambini: le regole, per essere efficaci, devono essere iconiche (al posto di “sii gentile” utilizza “Chiedi sempre le cose per favore” e “Dì grazie quando qualcuno fa qualcosa per te”)

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

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L’importanza del dono in famiglia

Diciamo spesso che è importante essere un esempio e che, solo vedendo le nostre azioni, più che ascoltando le nostre parole, i bambini apprenderanno il nostro sistema di valori.

C’è un campo di azione dove questa frase si applica molto concretamente e permette di mettere in pratica tanti degli spunti di riflessione che abbiamo proposto di recente: la gestione economica della famiglia. Saper capire il significato, di guadagno, risparmio e investimento porta inevitabilmente a capire un concetto importantissimo per la vita di adulti e bambini: il dono.

IL VALORE DEL DONO

Donare tempo, ascolto, amore incondizionato non è sempre semplicissimo. E’ difficile perché si è di corsa, si è stanchi, si è carichi di aspettative. Più volte ci siamo detti; perché non rallentare? Oggi aggiungiamo un tema alla riflessione: perché non donar-ci? Proviamo a trovare il tempo di riscoprire il senso di regalare qualcosa di nostro, anche solo un sorriso, a chi ci sta intorno. Facile? No, affatto. Siamo pieni di preoccupazioni, di impegni, di cose a cui badare. Come possiamo anche trovare il tempo per un sorriso?

Se sei arrivata/o fino a qui, occorre fare un passo indietro. Se il dono fosse davvero gratuito, non avrebbe significato. Il dono nasce dopo che si sono compiute una serie di azioni volte a renderlo prezioso: lavorare, fare sacrifici, perseguire obiettivi, sono tutte attività che ci portano a capire, se ben vissute, quanto sia importante e prezioso ogni cosa che riceviamo. Chi ha trovato tempo per noi, ha sottratto tempo ad altre attività, magari riorganizzando la propria giornata.

E’ qui che volevamo arrivare. Spesso regaliamo molto ai nostri figli: giochi, attività, vacanze. Ma siamo sicuri che siano veri doni? Sicuramente lo sono nelle nostre intenzioni, dato che per loro vorremmo sempre il meglio. La domanda più profonda che vogliamo portare alla vostra attenzione è invece un’altra: siamo sicuri che i bambini capiscano davvero quanto contano per noi quei doni? Quanto rappresentino un sacrificio che, per quanto piccolo, abbiamo fatto per loro? Provate a pensarci. Non stiamo forse regalando troppo? In una società dove si ha tutto, si sta perdendo il senso di quello che si offre, lo si sta banalizzando.

RISCOPRIAMO L’EDUCAZIONE FINANZIARIA

Tranquilla/o, non ci metteremo, almeno non oggi, a raccontarti come gestire al meglio i budget familiari. Quello che vorremmo proporti è invece di lavorare su quattro concetti cardine dell’economia, che dovremmo portare nel nostro esempio quotidiano: investimento, guadagno, risparmio e dono. L’economia, se ci pensi, si basa su questi quattro pilastri, prima ancora che sulle politiche monetarie e sugli andamenti finanziari.

Vogliamo proporti di lavorare insieme ai bambini sui quattro concetti che ti abbiamo proposto. Anzi, sui 3 + 1. Il nostro obiettivo è di arrivare a capire l’importanza del dono, passando attraverso investimento, guadagno e risparmio. Per farlo, vi proponiamo un esercizio molto semplice.

COACHING CREATIVO PER IMPARARE A DONARE

Hai un salvadanaio? Beh, se non ne hai uno in casa, potresti recuperarlo o crearlo con una piccola scatola; sarà sufficiente decorarla e aprire una fessura, e si può fare anche con i bambini. Spiega che ogni azione che compiamo nel quotidiano ha un valore, positivo o negativo che sia. Per compiere queste azioni bisogna investire su se stessi. Il risultato sarà un guadagno.

Chiedi ai bambini di focalizzarsi su una cosa che vorrebbero imparare o individua noi una cosa che vorremmo insegnargli (ad esempio allacciarsi le scarpe, oppure chiudere una cerniera, imparare una tabellina). Decidete insieme di provare ad allenarvi per un po’ di giorni con costanza, stabilendo un tempo minimo ogni giorno. Quando riusciranno autonomamente, premia questo sforzo con un biglietto su cui sarà disegnato un cuore.

Al raggiungimento di cinque cuori, ma possono essere di più o di meno a seconda di come preferite, i bambini potranno scegliere di fare con te qualcosa che gli piace.

Volutamente non abbiamo inserito l’elemento monetario per allenarci solo sul guadagno, risparmio, dono, collegati al “tempo donato”. Ma, volendo, soprattutto con i più grandicelli, potrebbe essere utile allenarsi ad un corretto utilizzo della paghetta, dando un soldino come premio per un’azione responsabile e insegnando a risparmiare ed investire in qualcosa che ritengono piacevole, ma solo dopo aver guadagnato abbastanza da poterlo comprare. Sembrano attività banali, ma, se ci pensi, si sono un po’ perse negli anni. Forse vale la pena rispolverare il caro vecchio salvadanaio e usarlo insieme. Che ne dici?

 

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Esercizi di empatia

Riprendiamo il nostro discorso sull’ empatia, anche se forse ne hai sentito parlare troppo spesso ultimamente. Però non fermare la vostra lettura a queste poche righe, potreste stupirvi.

Non hai la sensazione che ultimamente questa “parola magica” venga tirata fuori dal cilindro come una coniglio bianco salvavita? Non sappiamo tu, ma noi abbiamo un po’ l’impressione che sia un termine di moda, ma che nella realtà pratica non lo si utilizzi correttamente. Questo accade non perché manchino gli esperti in grado di dare consigli sensati, ma perché si è perso un po’ il punto di partenza: l’empatia non si insegna.

Semplicemente, si vive insieme. lasciando spazio alle emozioni. In un contesto normale, non dovrebbe nemmeno esserci la necessità di parlare di una cosa così ovvia. Eppure il web ed i giornali spopolano di articoli su come l’essere empatici ci permetta di raggiungere la felicità. Ma che bella scoperta!

Il limite non è dato dal fatto che l’empatia non si possa insegnare, ma che si sia persa la capacità di viverla nel quotidiano. Ciò che è nascosto in noi va riscoperto, non solo attraverso la lettura, ma anche attraverso piccoli gesti quotidiani. E’ molto più semplice di quanto crediamo, ma spesso ci sottovalutiamo e pensiamo troppo poco a quante risorse possediamo dentro di noi senza saperlo.

Oggi ti facciamo una proposta, molto operativa: la palestra delle emozioni. Per ogni giorno di questa settimana, ti proponiamo un momento di empatia, da condividere con i tuoi affetti: non servirà molto tempo. Ti chiediamo però che quel tempo sia dedicato, prezioso, lontano dallo stress. Prima di proporti gli esercizi (che poi altro non sono che momenti di coccole e gioco) ti chiediamo di raccoglierti in te stessa/o e porti mentalmente quattro domande:

  1. Ho ascoltato davvero?
  2. La mia reazione fa stare bene me o chi mi sta di fronte?
  3. Le mie aspettative sono ragionevoli?
  4. Cosa farei al suo posto?

HO ASCOLTATO DAVVERO?

Ecco, se ti sei risposta/o con sincerità, praticamente conosci molto bene l’empatia. Ora coltivala, se ce ne fosse bisogno (noi siamo convinti che a mamme e papà non servano tutti questi consigli, ma il bello del confronto è che ci si rafforza insieme).

Lunedì: 30 minuti di coccole sul divano.
Prova a sederti insieme ai bambini cinque minuti e giocare a riempirli di coccole. E’ un buon momento per provare a chiedervi l’un l’altro come state. Spesso pensiamo di aver capito, ma in realtà ci mettiamo nei panni dell’altro immaginando i sentimenti che prova, non sentendoli veramente.

Martedì: trova somiglianze e differenze.
Prova ad amarti e apprezzarti per quel che sei, scoprendo le diversità degli altri. Capire le somiglianze, anche con chi non ci piace, aiuta a trovare punti di connessione e stabilire un legame.

Mercoledì: pratica l’apertura verso un altro punto di vista.
Raramente riusciamo a comprendere gli altri così bene come pensiamo di fare. È meglio che le persone dicano a te quello che sentono, piuttosto che tu dica a loro ciò che sentono. Allena la tua mente ad aprirsi a prospettive che non sono le tue ed evolviti realmente per immergerti prospettive diverse.

Giovedì: ascolta di più, parla di meno.
A turno, fai una domanda e mettiti in ascolto dell’altro, grande o piccolo che sia, per due minuti. Le persone si sentono più capite quando è consentito loro un ampio spazio per affermare la loro opinione.

Venerdì: non terminare le frasi degli altri.
Quando pensi di sapere quello che gli altri stiano dicendo dire, sei tentato a terminare le loro dichiarazioni. Questo deriva in parte dal desiderio di mostrare efficienza e in parte dal desiderio di dimostrare che riesci a comprendere il pensiero degli altri.

Sabato: non dare consigli se non sono richiesti.
Resisti alla tentazione di risolvere i problemi di cui le persone ti parlano. Quando dai loro un consiglio, il risultato che produce sembra quello minimizzare i loro sentimenti. Di solito, quello che vogliono le persone è avere qualcuno che ascolti le loro preoccupazioni.

Domenica: dai attenzione in modo sincero.
Chi ci ascolta capisce se siamo davvero interessati, è impossibile fingere empatia. Per cui regalati un momento in cui donarti veramente agli altri.

PER EDUCARE CON LE FAVOLE:

Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.

libri cuorfolletto e i suoi amici

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