Ecco la nostra ricetta per preparare le bolle di sapone in casa. In base alla quantità di liquido che volete preparare potete utilizzare cucchiai, misurini da sciroppo o tazzine da caffé. Il nostro consiglio è di non preparare una quantità eccessiva di liquido, altrimenti andrà sprecato.
Come fare le bolle di sapone
Ricetta (con glicerina)
OCCORRENTE
3 cucchiai d’acqua calda;
1 cucchiaio di detersivo liquido per piatti;
2 cucchiai di glicerina liquida.
PREPARAZIONE
Ponete l’acqua calda in un contenitore. Incorporate il detersivo per piatti mescolandolo con un cucchiaio o una forchetta finché non sarà ben disciolto nell’acqua. Infine incorporate la glicerina. Prima di utilizzare il liquido vi consigliamo di lasciarlo riposare per 24 ore.
Ponete l’acqua calda in un contenitore. Incorporate il detersivo per piatti mescolandolo con un cucchiaio o una forchetta finché non sarà ben disciolto nell’acqua. Infine incorporate lo zucchero, sciogliendolo nell’acqua calda. Anche in questo caso vi consigliamo di far riposare il liquido per 24 ore.
Come avete visto, preparare il liquido per le bolle è davvero semplicissimo e possiamo farlo con pochi ingredienti casalinghi; però, vi serviranno gli anelli da cui soffiare! La prima soluzione – riciclo creativo – è quella di utilizzare un vecchio tubo per le bolle di sapone. Dopo che le comprate, una volta terminato il liquido, dovete ricordarvi di risciacquare bene il barattolo e il tappo con l’anello. Potrete conservarli e utilizzarli in seguito, preparando delle ricariche istantanee con le ricette che trovate in questa pagina. Altrimenti, ci sono kit specifici, come questo.
Bolle giganti
Se volete provare anche voi a realizzare le bolle di sapone giganti, invece di un anello di plastica vi servirà uno strumento differente, come questo kit.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Perché parliamo spesso di empatia, resilienza e intelligenza emotiva? Semplice: una buona gestione delle emozioni è fondamentale per avere successo nella vita, ma soprattutto per il benessere. Gestire le proprie emozioni serve per risolvere i conflitti, per negoziare, per risolvere i problemi, per relazionarci con gli altri. In questo quadro generale, vogliamo introdurre un nuovo concetto, quello di “agilità emotiva” o anche agilità emozionale. Si tratta, secondo la psicologa Susan David, dell’essere “consapevoli di tutte le proprie emozioni, anche di quelle negative come rabbia e tristezza, e al tempo stesso in grado di accettarle e imparare da ciascuna di esse”.
Non esistono emozioni buone e cattive
Non c’è nulla di male nel sentirsi tristi. O arrabbiati. La nostra società esagera l’importanza della gioia, come se dovesse essere l’unica emozione da provare. Spesso confondiamo gioia con felicità. La felicità si realizza quando accettiamo di buon grado noi stessi, le nostre emozioni ed anche i nostri limiti. Vivere felici non ha niente a che vedere con le emozioni che si provano: significa veder realizzati i propri progetti di vita e di crescita personale. E’ naturale che lungo il cammino ci saranno momenti difficili. I ragazzi, soprattutto gli adolescenti, hanno una visione piuttosto distorta delle emozioni. Pensate a Facebook, dove siamo tutti sorridenti e gioiosi. Non è la vita: c’è un mondo sommerso, ma altrettanto umano. Sentirsi compresi dagli adulti e dai coetanei in tutte le proprie emozioni è fondamentale.
Impariamo da ogni emozione
Nessuna emozione è per sempre. Per quanto forti, le emozioni sono passeggere. Questo non vuol dire che non abbiano peso, ma semplicemente che dobbiamo vederle in prospettiva. “Cos’è che mi ha fatto provare quell’emozione?” La capacità di riflettere sui propri stati emotivi è cruciale, alla base dell’intelligenza emotiva e dei meccanismi della resilienza. Per questo gli adulti dovrebbero interrogare con gentilezza i ragazzi sulle proprie reazioni. Con ironia, curiosità e – sempre – tanta empatia. Una volta compresa, cerchiamo di imparare dall’emozione. Cosa mi ha insegnato? Come ho reagito? Cosa posso fare per reagire diversamente? Insegniamo a non ignorare le emozioni. Insegniamo ad affrontarle con coraggio e un pizzico di leggerezza, a passare oltre portandoci dentro il meglio di ciascuna emozione.
Educazione emotiva è insegnare a vivere tutte le emozioni
C’è già tantissima carne al fuoco fin qui, e vogliamo chiudere con una riflessione. Spesso abbiamo la pretesa di sapere cosa i ragazzi dovrebbero pensare. Niente di più sbagliato: nel nostro mondo c’è tanto divertimento oltre la scuola e la famiglia. Anche troppo. Se chiudiamo la porta al dialogo e all’empatia, la apriamo a una serie di fenomeni poco piacevoli, di cui le dipendenze digitali sono solo la punta dell’iceberg. Dovremmo, piuttosto, insegnare come pensare, come superare gli ostacoli, insegnare come si fa un progetto di vita invece di fornirne uno preconfezionato. Nel fare questo, la dimensione di cura è fondamentale. Don Milani diceva “I care”, che potremmo tradurre con “mi curo di te”, “mi stai a cuore”. Susan David dice “I see you”, letteralmente “ti vedo”, nel senso, empatico, del riconoscimento. Vedo te in quanto persona, vedo le emozioni che provi, i tuoi dubbi e le tue paure. È l’atteggiamento che ciascuno di noi dovrebbe adottare verso il mondo prima ancora che verso i suoi figli o alunni.
Il bilanciamento emotivo
Il bilanciamento emotivo (conosciuto anche come emotional balance) è la capacità di esercitare il controllo sulle proprie emozioni: chi dispone di un forte bilanciamento emotivo riesce a fronteggiare eventi spiacevoli e stressanti con successo. Sono tre le abilità che, connesse tra loro, costituiscono il bilanciamento emotivo: 1) la consapevolezza di sé, 2) la concentrazione/focalizzazione e 3) la capacità di dirigere la mente sul momento presente.
Prima ottenere un cambiamento nei comportamenti, dobbiamo sintonizzarci con le nostre emozioni e comprendere in che modo queste influiscono, positivamente e negativamente, sulle nostre vite. Facciamo un esempio: immagina di essere consapevole di avere la brutta abitudine di interrompere gli altri. Questa consapevolezza deriva dall’introspezione, dalla volontà di riconoscere i propri limiti e dalla forza di ammetterlo. Eppure, potresti essere consapevole di questo difetto, ma non riuscire a fermarti: questo succede se c’è la consapevolezza ma manca la capacità di dirigere la mente sul momento presente. Anche il bilanciamento emotivo, così come tutte le componenti dell’intelligenza emotiva, si può allenare.
PER EDUCARE CON LE FAVOLE:
Per aiutare i più piccoli a riconoscere le emozioni e a coltivare le buone pratiche che ci fanno stare meglio abbiamo scritto la raccolta di racconti “Cuorfolletto e i suoi amici”.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
La creatività è un aspetto del carattere sempre più importante nella società e nell’educazione. Ma come possiamo aiutare i bambini a svilupparla? Di seguito ti proponiamo tre suggerimenti offerti dal professor Alan Kazdin, professore di psichiatria infantile e direttore dello Yale Parenting Center.
Dialogo
È fondamentale che i genitori mantengano vivo il dialogo e che accolgano qualsiasi domanda, anche quelle più bizzarre. Se un bambino si abitua a pensare che le sue domande siano sciocche, o assurde, si ritirerà in se stesso e smetterà di interfacciarsi con gli adulti. Questa chiusura in se stessi è nemica della creatività, che invece nasce dall’apertura mentale, dall’apertura al mondo e alle nuove esperienze.
Condivisione
Una delle tecniche più efficaci per stimolare la creatività è il modeling, ovvero l’insegnamento impartito attraverso l’esempio. Ma come possiamo essere modelli creativi? Ad esempio, chiedendo ai bambini di allenare i muscoli della fantasia. A un bambino che sta giocando con le costruzioni potremmo chiedere: “Qual è la costruzione più strana che potremmo realizzare insieme? Che forma dovrebbe avere?”. E poi, giocare a costruire insieme. Questo principio si applica anche agli altri giochi infantili e al tempo libero.
Concretezza
Uno degli errori più diffusi è la credenza che la creatività sia una caratteristica totalizzante. Incoraggiare la creatività dei bambini è fondamentale, ma è altrettanto importante, quando la situazione lo richiede, riportarli con i piedi per terra e trasmettere loro l’importanza di portare a termine i nostri incarichi, di rispettare le scadenze e di porsi degli obiettivi da raggiungere. La lezione di vita più grande che possiamo impartire è quella della moderazione: una programmazione della vita eccessivamente rigida nuoce alla qualità della nostra vita, ma anche un eccesso di creatività! È giusto che i bambini sappiano quando possono sprigionare la propria creatività – in modo autentico e senza limiti – e quando invece devono attenersi alle istruzioni. Nei primi anni di vita, questa distinzione è tutt’altro che automatica e i genitori sono guide essenziali per svilupparla.
Per concludere: i bambini hanno bisogno di sviluppare la creatività e, allo stesso tempo, hanno bisogno di imparare a riconoscere quei contesti in cui, piuttosto che la creatività, occorre il senso del dovere. Bilanciare queste due istanze è il segreto per crescere un bambino autenticamente creativo.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Il benessere dei bambini è nelle nostre mani. Oggi sentiamo parlare spesso di educazione emotiva, educazione al rispetto e all’affettività; eppure, in tutti questi interventi – ciascuno dei quali ha una sua utilità – manca una dimensione globale: quella del benessere. Educare i bambini al benessere significa bilanciare all’interno del processo educativo tutte le dimensioni che compongono il benessere. Infatti, per essere felici non basta provare emozioni positive, né bastano i successi scolastici o professionali: il benessere nasce dall’intersezione di numerosi fattori. Come possiamo fare? Ecco qualche elemento chiave per educare i bambini al benessere:
insegna la gratitudine; ogni giorno, cerca insieme ai tuoi bambini qualcosa di bello a cui essere grata/o (può essere una cena particolarmente gradita, un bel tramonto, un piccolo successo scolastico etc.);
insisti sull’importanza di dare un senso alla propria vita; uno degli elementi più importanti per stare bene è trovare una “missione”, avere uno scopo che guidi le nostre azioni e che sia più grande di noi;
non demonizzare i successi; raggiungere i propri obiettivi (scolastici, sportivi o di altro tipo) non è un male; l’eccellenza deve essere riconosciuta e valorizzata; l’importante è insegnare ai bambini che il modo migliore per raggiungere l’eccellenza non è ricercare l’eccellenza ma fare, sperimentare e riprovare dopo gli insuccessi (come insegna la storia della lezione di ceramica);
coltiva i tuoi interessi e permetti ai bambini di coltivare i propri; chi si impegna in qualcosa che lo interessa, sperimenta un senso di profondo benessere; attenzione però che l’interesse non si trasformi in dipendenza, come avviene, spesso, con i videogiochi;
lascia che i bambini costruiscano relazioni positive; la famiglia è il primo grande modello di relazioni positive; genitori, nonni, zii e amici di famiglia permettono ai bambini di relazionarsi con altri adulti e di stringere i primi legami affettivi.
Questi cinque spunti si possono sintetizzare in una massima: cresci i bambini nell’amore. Se offrirai loro una casa che è anche un luogo sicuro, se parlerai loro con affetto, dedicandogli un po’ di tempo – in esclusiva – ogni giorno, sarà più facile per loro trovare il benessere.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Nell’ultimo decennio lo studio delle emozioni è letteralmente esploso: centinaia di studiosi hanno cercato di comprendere la natura delle emozioni, la loro funzione e le modalità attraverso le quali possiamo governarle al meglio. La scoperta più importante è quella legata alla brevità delle emozioni: un’emozione non dura a lungo nel tempo; possiamo sperimentarla per qualche secondo o al più per qualche minuto. Nessuna emozione dura giorni o settimane. Questa scoperta ha letteralmente rivoluzionato il campo del pensiero positivo e della felicità. Daniel Kahneman ha evidenziato nelle sue ricerche come il ricordo che abbiamo delle nostre esperienze passate si basa su brevi momenti, della durata di qualche secondo. Il nostro cervello li organizza in eventi positivi, negativi e neutri e tiene memoria soltanto di quelli positivi e negativi, dimenticando quelli neutri. In un’intervista rilasciata per la rivista Greater Good Magazine dell’Università di Berkeley, la dottoressa Barbara Fredrickson ha suggerito di applicare lo stesso principio dei micro-momenti emotivi alla vita in famiglia. L’amore, secondo la scienza, è molto diverso da quello romantico dell’immaginario collettivo: è un’emozione intensa e meravigliosa, ma ha vita breve. Anzi, brevissima! Per trasmettere l’amore ai nostri bambini, dobbiamo imparare a cogliere l’attimo: l’amore nasce da un abbraccio, da uno sguardo pieno di calore e da un applauso durante una recita. Quando viviamo uno di questi momenti, nel nostro cervello e in quello dei bambini si stabilisce una sorta di sincronia neurale: grazie ad una serie complessa di alterazioni biochimiche (in particolare, questi momenti di amore condiviso producono un incremento nella produzione di ossitocina), riusciamo a connetterci, diventiamo simili. L’effetto, secondo la Fredrickson, è la risonanza positiva: una condizione altamente benefica sia per i grandi che per i piccoli. Se riusciamo a stabilire una risonanza positiva, le nostre vite miglioreranno, dal punto di vista del benessere e della crescita personale. Non dobbiamo dimenticare che le emozioni positive, ancor più che al benessere, sono legate alla crescita: quando le sperimentiamo, il nostro cervello si apre al mondo, è pronto per imparare. Come possiamo coltivare questi momenti di amore e stabilire una risonanza positiva? Fortunatamente, i ricercatori hanno scoperto che non servono chissà quali prerequisiti: è sufficiente che grandi e bambini vivano in un ambiente sicuro e che ci sia un rapporto diretto (quindi bisogna essere in contatto, faccia a faccia, non dietro uno schermo). Ogni giorno abbiamo numerose occasioni per coltivare l’amore: basta prestare attenzione e cercarne qualcuna. Come abbiamo detto, si tratta di momenti fugaci: per questo è essenziale la presenza mentale, la capacità di cogliere l’attimo. Un sorriso reciproco, un bacio o un abbraccio sono tre esempi significativi. Qual è la portata innovativa di queste scoperte? Rispetto a quanto si pensava in passato e al sentire comune, ci aiutano a collocare l’amore in una dimensione più umana. Chiedere a una mamma o ad un papà di coltivare l’amore e di dedicare la propria attenzione – in via esclusiva – ai propri bambini 24 ore su 24 non è realistico ma, soprattutto, rischia di innescare dei sensi di colpa, di generare frustrazione. Queste ricerche ci riportano con i piedi per terra: l’amore è questione di minuti, di un piccolo numero di occasioni quotidiane. Non serve essere supereroi per amare. Basta imparare ad apprezzare la vita e a cogliere l’attimo. La nostra speranza è che questo messaggio sia di aiuto per i giovani genitori e che possa aiutare mamme e papà a vivere meglio – facendo pace con l’ansia di non fare abbastanza – e ad apprezzare questi micro-momenti.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.
Un antico proverbio dice: “Non devi passare il ponte, prima di raggiungerlo”. Significa che non dobbiamo sempre focalizzarci sulle aspettative, ma serve piuttosto imparare a vedersi nel presente. Ogni giorno, con le nostre azioni, lasciamo delle tracce e trasmettiamo messaggi. Chi ci circonda viene influenzato dai gesti che compiamo adesso, non dai buoni propositi per il futuro. Traduciamo in termini pedagogici questa riflessione: serve a poco dibattere sui metodi, se non ci sforziamo di dare l’esempio. In famiglia vale una regola d’oro che bisognerebbe sempre tenere a mente: “Siamo quello che facciamo ora, non quello che faremo poi”. Dove “poi” sta per un domani, forse, in futuro, mai. Questa frase, nella pratica quotidiana, si riflette sul rapporto genitori-figli: i bambini ci osservano ed apprendono da noi sia ciò che trasmettiamo consapevolmente, sia quello che invece gli comunichiamo senza rifletterci. Focalizziamoci sul fatto che, nel difficile compito di essere genitori, siamo coinvolti in un processo continuo di insegnamento ed apprendimento simultaneo. Lo psicologo svizzero Jean Piaget aveva evidenziato nei suoi studi sullo sviluppo cognitivo come in realtà già intorno ai due mesi di vita i neonati sappiano rispondere per imitazione. Di fronte a queste piccole spugne, materia da plasmare, abbiamo una responsabilità enorme. Pensiamo alla nostra vita di tutti i giorni e chiediamoci:
Come parlo con mio figlio?
Che gesti compio?
Cosa gli insegno con i miei comportamenti?
Siamo ciò che le nostre azioni dicono di noi, le intenzioni sono solo decorazioni. Se urliamo per avere rispetto, urleranno anche i bambini per ottenere qualcosa. Se anziché ascoltarli perdiamo tempo su internet, magari anche a leggere gli articoli su quanto sono dannosi gli smartphone, crescendo si isoleranno con i videogiochi e le chat. Il problema è che oggi i genitori per primi sono bombardati da articoli, consigli, suggerimenti su ciò che è meglio fare. Ma ci dimentichiamo il punto fondamentale. Mentre stiamo leggendo sul web le teorie educative più all’avanguardia, qualcuno ci sta guardando in attesa di ascolto. Siamo un modello, in tutto e per tutto, anche quando non ci pensiamo. Via il tablet, mettiamoci accanto al bambino e parliamo. Abbiamo detto che il miglior metodo, se esiste davvero un metodo per educare i figli, è essere un buon esempio. Non possiamo pretendere il rispetto delle regole, se noi per primi le infrangiamo. Spesso però capita che i bambini inneschino un comportamento opposto: imitano “al contrario”, per attirare l’attenzione o suscitare una risposta negativa da parte nostra. Che fare, dato che la prima reazione potrebbe a nostra volta essere negativa e quindi di cattivo esempio? Siamo tutti affascinati dalle aspettative per il futuro e non è un male, perché ci ispirano a inseguire nel presente i nostri obiettivi. Questo vale anche per i bambini. Solitamente ci si proietta in un percorso educativo dandosi degli obiettivi: sarò poco ansioso, sarò ferreo nelle regole, sarò empatico. Il problema nasce quando, stilata la wish list dei buoni propositi, ci troviamo di fronte alla realtà. Stanchezza, stress di grandi e piccini, non ci aiutano ad essere sempre l’esempio che vorremmo. Non colpevolizziamoci e, piuttosto, cerchiamo una strategia alternativa. Vi ricordate l’ultima volta che avete riso di gusto? O anche solo sorriso? Ecco, parti da qui. Come un esempio imperfetto – tutti noi lo siamo – ricorda di metterti in gioco e di sorridere alla vita. Molto spesso, come genitori, siamo concentrati sulle cose contingenti, siamo imbronciati e nervosi. Il valore di un sorriso, di fronte a un figlio, un amico, la vita stessa, è il miglior insegnamento che possiamo dare: contagioso come uno sbadiglio, è gratis e ci fa stare bene. Domani guardate i bambini e sorridete. Ripetete loro: «Fai come me». È il primo esempio: tutti gli altri verranno di conseguenza.
Non avete trovato il contenuto che stavate cercando? Chiedetecelo: ogni mese realizziamo i materiali più richiesti dai lettori! Ecco il modulo per le nuove richieste: Chiedi un contenuto.