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PUPAZZI DI LANA

PUPAZZI DI LANA: ISTRUZIONI

Per cominciare dovrai realizzare due piccoli telai di cartoncino come quello che puoi vedere nella foto. Sul telaio, dovrai avvolgere il filo di lana.

Quando la matassa avrà raggiunto la consistenza che desideri dare al tuo pupazzo (più lo vorrai grande e più servirà lana), annoda il filo e sfila la matassa dal telaio.

Otterrai un groviglio di fili ordinato come un anello:

Forma la testa del pupazzo e annoda un piccolo pezzo di filo di lana sotto di essa:

In questa foto puoi vedere il corpo del pupazzo con la testa, a sinistra, e le braccia, a destra. Le braccia sono state realizzate utilizzando lo stesso telaio del corpo, ma con un po’ meno lana. Inoltre, la matassa delle braccia ha due nodi invece di uno.

Posiziona le braccia facendole passare all’interno della matassa del corpo:

Con un pezzo di filo, aggiungi un nodo sotto il punto in cui le braccia sono inserite nel corpo. Poi, fissale al corpo formando una sorta di “X” con il filo di lana e annodandolo sul retro. Infine, con le forbici taglia i fili di lana nella parte inferiore del corpo.

I nostri bimbi hanno realizzato il volt del pupazzo con la carta, ma potresti utilizzare anche gli occhietti adesivi.

Il nostro pupazzo è molto rudimentale: del resto, lo abbiamo costruito insieme ai bambini. Volendo dedicare un po’ di tempo e attenzione in più è possibile realizzare un telaio più grande per il corpo e utilizzare una quantità superiore di lana: in questo modo il corpo del pupazzo assumerà una consistenza più corposa. Potresti anche utilizzare fili di lana di colori diversi per le braccia e per il corpo.

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L’effetto Ikea

L’effetto IKEA si può riassumere in poche parole: se un individuo auto-produce qualcosa, il valore che attribuirà alla sua creazione sarà superiore a quello oggettivo e a quello che attribuirebbe ad un oggetto simile precostruito.
Questo effetto non vale solo per gli amanti del fai da te e del bricolage: gli studi scientifici che lo hanno indagato hanno scoperto che è universale.
C’è un’unica condizione: chi auto-produce deve riuscirci con successo. Di fronte a un fallimento, l’effetto IKEA si annulla e anzi, si genera frustrazione.

I ricercatori della Harvard Business School, per farsi un’idea della portata di questo effetto, lo hanno applicato a vari ambiti in una serie di studi: la costruzione di un mobile, la realizzazione di un origami, una costruzione con i lego. L’effetto IKEA si applica a tutti questi campi: chi produce qualcosa con le proprie mani e con la propria testa, poi, lo apprezza molto di più di un manufatto similare ma già assemblato.

L’EFFETTO IKEA APPLICATO

Questa distorsione cognitiva non dovrebbe valere esclusivamente per i produttori di mobili, ma soprattutto per chi educa.
Dovremmo ricordarci la nostra storia: l’uomo è passato attraverso millenni di evoluzione durante i quali ha sviluppato capacità artigianali sempre più raffinate, durante i quali ha imparato a costruire da sé ciò di cui aveva bisogno. I nostri cervelli e le nostre vite sono costruiti intorno al concetto di “artigianalità”. Se annulliamo la dimensione artigianale annulliamo la costruzione del valore.

Un bambino alle prese con lo studio dell’evoluzione dell’uomo ha due strade. La prima è quella di leggere due pagine fitte e noiose, assimilarle e trasformarle in una mappa colorata. In questo modo, sotto la guida attente di un insegnante e con il supporto della famiglia, imparerà a capire e a rielaborare ciò che legge e che ascolta; quel bambino, magari con un po’ di fatica, imparerà che lo studio è “artigianato della mente”.
La seconda strada è quella – molto in voga negli ultimi anni – di studiare su un testo che è già un collage di mappe, schemi e illustrazioni.
Quel libro solo in apparenza aiuta il bambino; in verità, lo espropria della facoltà più importante dell’uomo: quella di trasformare la materia grezza in un prodotto finemente lavorato.
Se allo “studio da costruire” sostituiamo dei concetti preconfezionati non produciamo una conoscenza migliore, ma una conoscenza profondamente superficiale, quasi autistica (nel senso etimologico del termine).

FONTI

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PUPAZZI FAI DA TE CON LANA E CALZINI

Sapevi che si possono realizzare dei bei pupazzi fai da te utilizzando un calzino o un gomitolo di lana? È più semplice di quel che sembra ed è un modo per regalare ai tuoi bambini un pupazzo riciclato al 100%, evitando acquisti inutili e costosi.

PUPAZZI FAI DA TE CON I CALZINI: ISTRUZIONI

Per realizzare un pupazzo fai da te con un vecchio calzino avrai bisogno di:

  • un vecchio calzino (pulito!);
  • forbici;
  • cotone;
  • ago e filo;
  • una pallina di legno decorativa;
  • occhi adesivi per pupazzi.

pupazzi fai da te con calzini 1

Comincia tagliando il calzino appena sotto il tallone:

pupazzi fai da te con calzini 2

Partendo dalla punta del piede, taglia a metà il calzino con le forbici, poi ricuci i lembi separatamente, come nella foto. In questo modo darai forma alle gambe del tuo pupazzo fai da te.

pupazzi fai da te con calzini 3

Ecco il corpo del pupazzo:

pupazzi fai da te con calzini 4

Procedi riempendo il calzino con il cotone per imbottitura.

pupazzi fai da te con calzini 5

Per finire, cuci l’estremità superiore del calzino richiudendola; poi incolla la pallina che andrà a formare la testa utilizzando la colla a caldo e applica gli occhietti adesivi. Nel pupazzo che abbiamo realizzato e che puoi vedere nella foto, abbiamo modellato le braccia con ago e filo, stringendo il cotone lungo i contorni.

pupazzi fai da te con calzini 6

Gli scarti del calzino si possono utilizzare per confezionare al pupazzo un cappellino e una sciarpa:

pupazzi fai da te con calzini 7

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Teatro per caso

Il teatro per caso è una scatola da riempire con una varietà di burattini, disegni e piccoli oggetti di uso quotidiano a partire dai quali si dovrà inventare e mettere in scena una storia.

TEATRO PER CASO: ISTRUZIONI

Il teatro per caso è nato a partire da una scatola di cartoncino inutilizzata. Dopo aver fabbricato una “copertina” per la scatola, abbiamo pensato di riempirla con oggetti comuni e personaggi di cartoncino e di utilizzarla per generare delle storie da recitare attraverso una combinazione di elementi casuali.

Il gioco è semplice: due gioc-attori pescano due elementi a caso ciascuno, estraendoli dalla scatola ad occhi chiusi. Gli attori dovranno inventare una storia breve o una scena a partire dai propri oggetti e la metteranno in scena.
Quanto più si riesce a riempire la scatola, tanto più il laboratorio diventa variegato e divertente. Potresti anche scegliere di trascrivere le storie e le scene inventate dai piccoli attori.

In questa foto puoi vedere la copertina che abbiamo realizzato per la nostra scatola:

In questa foto puoi vedere l’interno. Abbiamo tolto un po’ di personaggi e materiali per rendere meglio l’idea, ma la scatola può essere riempita molto di più.

 

 

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Margherita, i tulipani e la bellezza

Conosci la storia dei tulipani? Questi fiori, originari dell’Asia, vennero importati nei Paesi Bassi dove divennero presto una merce di lusso. Erano così cari che la spesa per acquistare un singolo bulbo di tulipano avrebbe permesso ad un’intera famiglia di mangiare per qualche anno. Naturalmente, questo commercio diede origine ad una vera e propria bolla speculativa e presto, centinaia di olandesi finirono sul lastrico.

Se quegli stessi olandesi avessero piantato margherite e crisantemi nei loro giardini, avrebbero potuto ammirare una fioritura colorata senza spendere un occhio della testa. La parabola storica dei tulipani (che è un caso reale) ci insegna due lezioni importanti:

  • esistono tante cose belle libere e gratuite. Approfittiamone; 
  • la bellezza è straordinariamente multiforme.

MARGHERITA E I TULIPANI: ISTRUZIONI

Ispirati dalla storia dei tulipani, abbiamo realizzato questa composizione floreale 3D. La realizzazione è alquanto semplice: abbiamo ritagliato i tulipani e la margherita nel cartoncino bianco, poi, dopo aver colorato tutti gli elementi, abbiamo piegato a metà i tulipani e li abbiamo incollati lungo la linea di piegatura, in modo che i margini rimanessero sollevati dal foglia.

 

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COSA HAI SENTITO? LABORATORIO TATTILE

Nella nostra società l’educazione sensoriale dei bambini sta assistendo a uno squilibrio: da un lato troviamo la grande tradizione pedagogica (iniziata dalle sorelle Agazzi e da Maria Montessori, proseguita dal Reggio Emilia Approach e da tanti altri) dell’educazione sensoriale che stimola i sensi e la motricità; dall’altro troviamo il monopolio sempre più schiacciante degli schermi digitali. Il risultato è che i sensi stessi vivono uno squilibrio: le esperienze visive diventano un assoluto mentre quelle tattili si fanno sempre più rare.
Per stimolare anche il senso del tatto abbiamo realizzato un semplice libro tattile fai da te.

IL LIBRO TATTILE: ISTRUZIONI

IMPORTANTE: questo libro è fantastico se viene sfogliato ad occhi chiusi. Fate toccare tutte le pagine ai bambini, poi chiedete loro che materiali e che sensazioni hanno percepito.

Il nostro libro tattile è semplicissimo: abbiamo realizzato alcune pagine ritagliandole dai fogli di cartoncino colorato da disegno; abbiamo praticato dei fori sul margine sinistro delle pagine e le abbiamo rilegate con un filo di lana. Poi, su ciascuna pagina, abbiamo incollato materiali diversi.

Questa è la copertina, fatta di cartone ondulato:

Qui ci sono spago e cartoncino:

Qui ci sono sezioni di sughero e cartoncino:

Cotone:

Filo di lana e spugna sintetica:

E infine, la quarta di copertina, che è anche l’unica facciata all’interno della quale abbiamo inserito un testo:

La domanda “che cosa hai sentito?” può trasformarsi in un esercizio narrativo: chiedere ai bambini di descrivere la propria esperienza tattile significa aiutarli a costruire un vocabolario “oltre i colori” (e quindi oltre il senso della vista), un vocabolario in cui possano trovare spazio texture, odori e sensazioni.
I sensi sono profondamente legati alle emozioni e al linguaggio: se recidiamo questo vincolo, le conseguenze avranno un impatto globale.

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