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Lapbook delle prime parole in inglese

Stai cercando una soluzione per raccogliere tutte le prime parole in inglese (colori, giorni della settimana e mesi, numeri etc.)? Noi abbiamo preparato questo lapbook tematico:

Il lapbook è una soluzione grafica 3D, che raccoglie in un unico foglio sagome, cartellini e piccole creazioni di carta contenenti testi e parole. Si tratta di una sorta di mappa mentale, ma anziché svilupparla su un foglio, si utilizza la carta in tutte le sue possibilità e dimensioni.

LAPBOOK DELLE PRIME PAROLE IN INGLESE: ISTRUZIONI

Per cominciare, realizza la struttura del lapbook: noi abbiamo utilizzato un foglio di cartoncino azzurro piegato in due (di dimensioni leggermente maggiori di un foglio A4). Ti suggeriamo di scegliere la forma a cartellina, con la piega a metà del foglio: in questo modo sarà possibile chiudere il lapbook proteggendo gli elementi all’interno. Puoi personalizzare la copertina della cartellina con il nome e il cognome del suo proprietario.

A questo punto, dovrai realizzare i singoli elementi del lapbook. Noi abbiamo utilizzato:

  • Sole e raggi  per la coniugazione del verbo “to HAVE”;
  • fiore e petali per la coniugazione del verbo “to BE”
  • nuvole e gocce di pioggia per i numeri;
  • disco girevole per i giorni della settimana;
  • arcobaleno per i colori;
  • foglie apribili per le persone;
  • cartoncini con i saluti e la domanda “What’s your name”.

Ciascun elemento è stato realizzato con un inserto in cartoncino bianco (più resistente della carta da fotocopie). Ecco qualche foto da cui trarre ispirazione:

Schede di inglese:
🔴 Inglese – classe prima
↩️ Inglese – tutte le schede

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Il fiore delle tabelline

Stai cercando un’idea per raccogliere le tabelline in formato tascabile, così da averle sempre a portata di mano per un ripasso? Prova con il fiore delle tabelline.

fiore delle tabelline

FIORE DELLE TABELLINE: ISTRUZIONI

Per realizzare questo oggetto ti serviranno:

  • fogli di cartoncino colorato;
  • fogli a quadretti;
  • fermacampione;
  • penne e matite.

Per cominciare, sui fogli a quadretti scrivi tutte le tabelline, poi ritaglia la colonna di ciascuna tabellina in modo da ottenere una striscia rettangolare. Su un foglio di cartoncino colorato, prepara la sagoma di un petalo del fiore: dovrà essere grande abbastanza da contenere il rettangolo con le tabelline. Ritagliala. Adesso, utilizzandola come modello, ritaglia altri dieci petali (in totale dovranno essere undici). Incolla su ciascun petalo una delle strisce di carta contenenti le tabelline e usane uno come copertina. Sovrapponi tutti i petali e con un punteruolo fai un foro alla base. Infine, fai passare attraverso i fori un fermacampioni e ferma il tuo fiore delle tabelline.

Su Portale Bambini puoi trovare altre risorse per imparare le tabelline, tra cui le filastrocche in rima per ciascuna tabellina e le cruci-tabelline. Scopri tutte le nostre idee:

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L’uomo di Neanderthal

L’uomo di Neanderthal (o Homo Neanderthalensis) è un ominide estinto, vissuto nel Paleolitico, tra 200 mila anni fa e 40 mila anni fa. Viene chiamato così perché i primi ritrovamenti fossili di questi ominidi sono stati fatti nella valle di Neander (in Germania).

L’UOMO DI NEANDERTHAL: COSE DA SAPERE

QUANDO E DOVE: l’uomo di Neanderthal popolò la Terra nel Paleolitico, tra 200 mila anni fa e 40 mila anni fa. Questi ominidi vissero in Europa e in Asia.

ASPETTO FISICO DELL’UOMO DI NEANDERTHAL: l’uomo di Neanderthal era più basso di noi: i maschi erano alti circa 1,60 m e le femmine 1,50 m. Il corpo era tozzo e muscoloso, con ossa robuste: era un corpo lento ma estremamente forte, a differenza di noi (Homo Sapiens), che siamo più snelli e veloci.

CULTURA: L’uomo di Neanderthal era capace di realizzare semplici vestiti utilizzando le pelli degli animali che cacciava; inoltre, rispetto all’Homo Erectus, che utilizzava esclusivamente pietre scheggiate (i chopper), l’uomo di Neanderthal produceva attrezzi per lavorare la pelle e sapeva lavorare anche l’osso, con cui realizzava dei rudimentali acciarini. Gli uomini di Neanderthal avevano sviluppato la capacità simbolica e quella artistica: questi ominidi seppellivano i propri morti insieme ai loro oggetti e a un corredo funerario; questo ci rivela che credevano che potessero servirgli dopo la morte (forma di immaginazione). Inoltre, sono stati ritrovati dei manufatti in osso che gli uomini di Neanderthal utilizzavano come ornamento (proprio come i bracciali, le collane e i monili di oggi).

SCOMPARSA DELL’UOMO DI NEANDERTHAL: si sa poco sulla scomparsa improvvisa dell’uomo di Neanderthal, circa 40 mila anni fa. Alcuni studiosi sostengono che questa specie si sia incrociata con l’Homo Sapiens, altri ritengono che si sia estinta a causa dei conflitti con l’Homo Sapiens, che ebbe la meglio grazie alla sua cultura superiore e alla tecnologia.

L’UOMO DI NEANDERTHAL: IDEE DIDATTICHE

Noi abbiamo sintetizzato le informazioni principali in un lapbook “modello intervista”:

Schede di storia:
🔴 Storia – Classe prima
🟠 Storia – Classe seconda
🟡 Storia – Classe terza
🟢 Storia – Classe quarta
🔵 Storia – Classe quinta
↩️ Storia – Tutte le schede

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I FIORI DEI VERBI

Hai dei problemi a far memorizzare i modi e i tempi dei verbi? Sei in ottima compagnia! Noi, però, abbiamo deciso di non arrenderci e abbiamo messo a punto i fiori dei verbi, una soluzione creativa facile da portare in giro e da consultare (con la speranza che la forma simpatica e i colori aiutino a ricordare meglio).

Ecco la nostra – semplice – creazione:

I FIORI DEI VERBI

Realizzare i fiori dei verbi è semplicissimo: dovrai realizzare sette petali per ciascun tempo verbale (uno per ogni persona più uno per il nome del tempo, il modo e la coniugazione).
Su ciascuno dei petali si coniuga una persona del verbo. Dopo aver completato la coniugazione di tutte le persone di un tempo, si pratica un foro all’estremità dei petali e si uniscono con un fermacampioni.

Ecco i nostri fiori dei verbi chiusi:

Ed ecco i fiori dei verbi aperti:

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La scatola delle sillabe

Stai cercando un gioco didattico per aiutare i bambini a formare le loro prime parole? Scopri con noi la scatola delle sillabe: un rimedio semplicissimo e divertente da portare sempre con te, per imparare divertendosi.

SCATOLA DELLE SILLABE

Prima di cominciare dovrai realizzare la tua scatola delle sillabe: noi abbiamo scelto una scatolina di cartone con una bella stampa a fiori, un sacchetto in tulle e abbiamo realizzato le tessere delle sillabe in cartoncino. È importante inserire un gran numero di sillabe (noi avevamo tutte le combinazioni dalla A alla Z), che renderanno il gioco più divertente.

La versione base del gioco consiste nel formare delle parole utilizzando i cartoncini delle sillabe. Ogni giocatore pesca una manciata di cartoncini e cerca di formare quante più parole possibili.

Naturalmente, si possono inventare delle varianti interessanti. Noi, ad esempio, abbiamo cominciato a formare degli anagrammi: ciascun giocatore, dopo aver trovato una parola (senza farla vedere agli altri giocatori) disponeva le sillabe a caso e gli altri giocatori dovevano indovinare la parola che aveva formato.

Il Cuorfolletto Creative Shop è il negozio online della nostra casa editrice. Qui potete acquistare le nostre raccolte di lapbook, minibook fai-da-te, giochi pop-up e tanti altri formati da stampare e costruire insieme, trasformando ogni attività in un piccolo laboratorio di meraviglia. Acquistando uno dei nostri prodotti, sostenete la casa editrice e ci aiutate a continuare a offrire anche tante attività gratuite.

Lettura e comprensione. Primavera
Lapbook e pop-up. I Romani
Lapbook e pop-up. Primavera

Le raccolte disponibili nel Cuorfolletto Creative Shop possono essere acquistate anche con Carta del Docente. Vi offriamo un’assistenza continua per ogni fase dell’acquisto e del download dei materiali, oltre che un supporto dedicato nell’assemblaggio dei materiali, con video tutorial e spiegazioni.

Schede di italiano:
🔴 Italiano – Classe prima
🟠 Italiano – Classe seconda
🟡 Italiano – Classe terza
🟢 Italiano – Classe quarta
🔵 Italiano – Classe quinta
↩️ Italiano – Tutte le schede

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DSA: RICONOSCERE LA PATOLOGIA, MA NON PATOLOGIZZARE CIO’ CHE E’ EDUCABILE

“Siamo ormai a livelli di allarme nella diagnosi di disturbi dell’apprendimento – spiega la dottoressa Daniela Lucangeli, presidente del Cnis, professore ordinario di psicologia dello sviluppo e dell’educazione e prorettore dell’università di Padova-  bisogna distinguere tra patologie e difficoltà. Manca il raccordo tra la ricerca e il mondo dei non specialisti e questo crea problemi, si tratta di interrompere informazioni non adeguate che i non specialisti ricevono quando i figli fanno fatica a scuola. Per questo è particolarmente importante questo congresso”.

In sostanza c’è una sorta di corsa alla diagnosi?

Sì, c’è questo rischio perché fa comodo a tutti dare una diagnosi. C’è invece bisogno di capire quando si tratta di  disturbo vero e proprio e quando di difficoltà: i genitori vanno aiutati a non confondere sintomi simili e cause, conseguenze e bisogni diversi. Bisogna riconoscere la patologia ma non patologizzare ciò che è educabile, e non si possono subire condizionamenti perché si rischia più di quanto si aiuti.

Si patologizza di più per scarsa conoscenza o per  convenienza?

Per entrambe. C’è bisogno di un’analisi più attenta e anche di una competenza più specifica nelle istituzioni scolastiche. D’altro canto però la situazione è complessa e di grandissima emergenza e siccome i sintomi sono simili si tende a semplificare. Questo congresso è lungo percorso di confronto col mondo dell’ educazione, ma anche un grido d’ allarme.

Quanti sono i casi in cui si tratta di veri e propri disturbi dell’apprendimento?

I disturbi dell’apprendimento non possono superare il 2,5 – 3% della popolazione. Questo secondo l’ Organizzazione Mondiale della sanità. Invece a scuola fanno fatica 5 bambini su  25: non è possibile . Quello che sappiamo senza alcun dubbio, è che in età plastica del cervello, dal nido fino all’università,  ci sono enormi possibilità di intervenire sulle capacità di apprendimento.

Non ci sono quindi più bambini con problemi rispetto al passato?

Non è possibile. Perché sono fattori che hanno a che fare con aspetti biologici dell’ organizzazione cervello. Se se ci sono 5 bambini con disturbi dell’apprendimento in una classe dovrebbero essercene  anche 5 di eccezionali … Ma è possibile implementare le  potenzialità individuali, basta sapere come si fa. Ecco perché è importante creare un ponte tra ricerca e scuola.

Come si  distinguono i disturbi patologici dalle difficoltà nell’apprendimento?

Il disturbo patologico c’è fin dalla nascita ed è persistente. Per distinguere con chiarezza il disturbo dalla difficoltà si valuta la resistenza al trattamento: nella difficoltà strategie giuste di insegnamento migliorano significativamente la capacità di apprendere, mentre nel disturbo persiste una condizione non adeguata alle caratteristiche dell’età.

Quando il bimbo ha un problema di apprendimento il genitore si preoccupa e pensa subito allo specialista. Quali sono i passi giusti da fare in questi casi?

La legge dice che scuola deve fare il meglio per ottenere il successo formativo, cioè anche chiedere aiuto a specialisti. Ma la prima richiesta va fatta alla scuola, ed è quella di modificare le strategie didattiche. Il primo passo del genitore non è andare subito dal neuropsichiatra, ma appunto valutare se il bambino modifica le proprie strategie al modificare delle strategie di insegnamento a scuola.

Lei dirige anche il centro regionale per bimbi con difficoltà di apprendimento, cioè non patologici. In quanto tempo si ottengono miglioramenti? E come fare perché questa sia un’opportunità per tanti?

L’80% dei bambini migliora significativamente con 20-30 ore di trattamento didattico specializzato. L’accademia mondiale dello Iard (accademia sulle difficoltà dell’apprendimento, ndr) terrà proprio a giugno a Padova il suo  congresso mondiale proprio per dare risalto scientifico ai nostri risultati che evidenziano come usando strategie didattiche si plasticizzano funzioni cognitive. L’obiettivo non è che siano centri esterni ad occuparsi di questo, ma che si faccia direttamente nelle scuole.

Lei al congresso terrà una conferenza magistrale sugli effetti rischiosi dell’ eccesso dei compiti per casa. Ma quando i compiti sono davvero utili?

Alle elementari i bambini già stanno a scuola molte ore, se i compiti li impegnano per più di un’ora o un’ora e mezza, non solo ne va della qualità del loro lavoro, ma la scuola brucia loro tutto il tempo di vita. E bimbi hanno bisogno cognitivo di gioco e di tempo a loro misura. Ovviamente l’apprendimento va stabilizzato a casa, ma se viene richiesto un approccio prestazionale questo renderà deboli le strategie intelligenti e stabilizzerà quelle ripetitive e quindi un apprendimento passivo e a breve termine. Per questo troppi compiti invece di essere utili sono rischiosi.

I genitori di bambini che invece non hanno compiti da fare si devono preoccupare?

Troppo fa male, niente anche. L’obiettivo dei compiti è assimilare ciò che si apprende a scuola e favorire l’autonomia nel metodo. Non c’è una ricetta, sta agli insegnanti misurare il carico quantitativo e qualitativo. Ma, in generale, diciamo che una mezz’ora almeno a casa sui libri non fa male, due ore sì.

Per i ragazzi più grandi la situazione è ancora più complessa. Ritiene che andrebbero insegnate strategie per fissare le informazioni e collegarle come la tecnica dei loci di Cicerone piuttosto che la conversione fonetica di Leibnitz?

Esistono vere e proprie strategie per l’ apprendimento attivo in modo che lo studente monitori la comprensione e fissi le informazioni variando strategia a seconda della materia. Sono meccanismi che evolvono naturalmente nello sviluppo, ma dipende da quanto la mente viene istruita a questo. Queste strategie bisogna insegnarle e chi lo fa ne vede i frutti. Ma se con tutte le ore che chiediamo ai ragazzi sui libri non ci sono risultati in proporzione, è evidente che qualche domanda dobbiamo porcela …

FONTI

  • Il Giornale di Vicenza, 30 marzo 2012, pag. 7

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